Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Contro la distruzione della scuola pubblica

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Un volantino di Sinistra Critica per lo sciopero della scuola di venerdì.

No alla dismissione della scuola pubblica!

No al concorso truffa!

Noi il debito non lo paghiamo!

Il governo Monti prosegue sulla strada della dismissione dell'istruzione pubblica segnata da Berlusconi, Tremonti e Gelmini, confermando l’attuazione di tutti i provvedimenti del governo precedente (responsabile di 8 miliardi di tagli e di oltre 150mila licenziamenti) e tagliando ulteriori 200 milioni di euro alla scuola pubblica con la spending review. La scuola statale è stata gettata sul lastrico, costringendo gli studenti in classi sovraffollate, in cui è impossibile esercitare una didattica di qualità, in cui l'incolumità di docenti e studenti è messa a repentaglio visto che si opera in deroga ai parametri stabiliti dalla legge per la sicurezza sui luoghi di lavoro e di studio, diminuendo le ore di studio nella scuola dell’obbligo, negando il diritto allo studio e all’integrazione degli studenti disabili.

Per coprire questa situazione il ministro Profumo ha tirato fuori dal cilindro un concorso per i docenti, propagandando oltre 11mila assunzioni di giovani insegnanti.

In realtà le assunzioni – già previste dalla stessa Gelmini per far entrare i docenti in graduatoria al posto di quelli che vanno in pensione – sono solo una minima parte dei circa 100mila posti vacanti su cui ogni anno lavorano i precari, sono spalmate su due (o forse tre) anni scolastici e non coprono neanche i pensionamenti previsti.

Inoltre il concorso è rivolto ai soli docenti già in possesso di abilitazione, che hanno già vinto un concorso precedente o si sono abilitati nelle scuole di specializzazione a numero chiuso e che quindi hanno già ampiamente maturato il diritto ad essere assunti a tempo indeterminato senza alcuna ulteriore procedura concorsuale, scorrendo le graduatorie. In questo modo si punta a costruire una ulteriore divisione tra i precari della scuola, quelli che avranno vinto il concorso e che saranno inseriti in una ennesima graduatoria di merito, e la grande maggioranza che rimarrà a marcire nelle graduatorie “ad esaurimento”. Gli aspiranti docenti iscritti ai costosi corsi TFA dovranno aspettare un prossimo concorso (forse tra dieci anni?) per provare a conquistare un contratto a tempo indeterminato, nel frattempo andranno anche loro ad ingrossare le fila dei precari della scuola, che in assenza di investimenti cospicui non avranno alcuna prospettiva di stabilizzazione.

Nella scuola si è ormai costituito un enorme esercito di riserva di quasi 300mila precari (o aspiranti tali) che i governi neoliberisti utilizzano come leva per la sottrazione dei diritti anche agli insegnanti di ruolo e per la squalificazione dell’istruzione pubblica. La proposta di legge n. 953 (inizialmente presentata dalla deputata Aprea del PdL) prevede lo smantellamento degli organi collegiali, annullando le conquiste di democrazia ottenute con anni di lotte da insegnanti e studenti. La scuola che ha in mente questo parlamento, complici entrambi i principali schieramenti politici, prevede la partecipazione dei privati agli organi di autogoverno degli istituti, smascherando finalmente il concetto di “autonomia” sbandierato dal centrosinistra come un avanzamento democratico e che invece si traduce nell’aziendalizzazione delle scuole, messe in competizione tra loro sul mercato a spese del diritto allo studio e dell’indipendenza del sapere.

L’ennesima riforma del sistema pensionistico attuata dalla ministra Fornero colpisce in modo particolare le lavoratrici ed i lavoratori della scuola, costringendoli a rimanere al lavoro oltre i 67 anni, rallentando il turn-over, costringendo molti precari ad andare in pensione con un reddito da fame. Il blocco del contratto collettivo, scaduto nel 2009, peggiora la già scandalosa situazione retributiva dei dipendenti della scuola, peggio ancora per i precari neoassunti che devono rinunciare anche ai miseri scatti di anzianità per i primi cinque anni.

Le politiche contro la scuola pubblica sono politiche contro i lavoratori e le lavoratrici, sia direttamente perché colpiscono i diritti di chi lavora nella scuola, sia indirettamente perché negano sostanzialmente il diritto allo studio per i lavoratori e le lavoratrici di domani, puntando a costruire una massa ignorante ed asservita al dominio dei padroni sui luoghi di lavoro e ai poteri forti nella società in generale. Queste politiche vengono giustificate con la necessità di aggiustare i conti pubblici per il pagamento del debito, accumulato negli anni al fine di favorire speculatori e capitalisti. Le lavoratrici ed i lavoratori, le studentesse e gli studenti non hanno contribuito alla formazione del debito, sono anzi in credito di democrazia e di diritti, e con la lotta se li riprenderanno!

 

Chiediamo:

il rifinanziamento immediato della scuola pubblica statale restituendo gli 8 miliardi di euro indebitamente sottratti dal governo Berlusconi;

l’assunzione dei pecari su tutti i posti vacanti;

un sistema di reclutamento che garantisca l’assunzione a tempo indeterminato dei precari entro tre anni di servizio prestato per supplenze.

Sinistra Critica



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