Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Troppi amici di Monti

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Troppi amici di Monti

Sergio Marchionne continua a credersi il Re Sole. Vale la pena di leggere l’intervista rilasciata a Raffaella Polato sul “Corriere della sera” di oggi: http://www.corriere.it/economia/12_novembre_01/marchionne-fiat-chrysler_093dfc3e-23f4-11e2-9217-937e87f32cd3.shtml?fr=box_primopiano Si sono indignati in tanti per l’arroganza con cui ha spacciato per ovvia e naturale la decisione di affiancare alla cassa integrazione motivata con la crisi, una mobilità dichiaratamente per rappresaglia, per mettere i lavoratori in conflitto tra loro. Ma pochi hanno sottolineato la sincerità con cui ha ribadito la sua ammirazione per Monti, ovviamente ricambiata: “Credo nell'Italia, quella di Mario Monti, quella che vuole cambiare”. E poi ancora: “So che l'alternativa a Monti non è bella. Se non ci va lui, all'estero, chi ci mandiamo? Abbiamo recuperato credibilità. Il coraggio di quest'uomo che si è giocato tutto, faccia e credibilità, è unico”.

Alla giornalista che gli chiede “Quanto gioca la sua presenza sulla sua scommessa per l'Italia?”, Marchionne risponde francamente: “Un bel po'. E anche la speranza che rimanga. […] Avete scritto che ieri ci siamo sentiti. È vero. Mi ha detto solo: «Decisione stoica, la ringrazio». […] Anche se «chi comanda è solo», quella di Monti è un'Italia diversa da quella che ho conosciuto in questi anni. È quella per cui si può scommettere”.

Ed è logica tanta simpatia reciproca: l’uno e l’altro non accettano “lezioni di democrazia”, e considerano “stoiche” decisioni che potrebbero essere considerate casomai “sadiche”.

Marchionne spesso è spudorato nelle sue dichiarazioni. Ad esempio sostiene che il sindacato in Italia sarebbe “troppo frammentato”, dimenticando che alcuni di questi sindacati sono stati creati e finanziati proprio da lui o dai suoi predecessori. Ma in fondo lo ammette quando dice che “con Cisl, Uil, Fismic, Ugl condividiamo un progetto, hanno accettato di mettersi in gioco, la loro parte la fanno. Perché devono essere considerati servi di un padrone che non esiste più se non nella storia dell'Ottocento?”.

Beh, che il “padrone” non esista più dall’Ottocento se lo dice da solo. E non penso al solo Marchionne, ma a tutta la storia della famiglia Agnelli e dei suoi fidi Valletta o Romiti, che è analoga: le loro fortune sono state basate non solo sulla repressione (ad esempio i “reparti confino” prima del licenziamento) ma anche sulla creazione di sindacati servili. Di cui sono continuatori ed eredi quelli che fanno ricorso oggi contro le sentenze della magistratura sul reintegro, e denunciano il presunto “estremismo” della FIOM. [Sui precedenti storici si veda il libro Cento .. e uno anni di FIAT.]

Intanto in Borsa il titolo crolla e chiude in calo del 4,66% a 3,93 euro, dal momento che uno scontro così diretto può presumibilmente riflettersi sulla scarsa vendibilità delle auto FIAT sul mercato italiano, già provocata dalla scarsità di modelli a prezzi accessibili (e la scelta di privilegiare la produzione di SUV, le Maserati, ecc. conferma che si pensa soprattutto all’esportazione). L’ha osservato perfino “il Sole-24 ore”, con una certa inquietudine, in due note di Carlo Dell’Aringa e Andrea Malan che sottolineano entrambe la scarsa corrispondenza tra le promesse e le realizzazioni di Marchionne.

Invece sono entusiasti i sindacati padronali: "Una svolta storica, un salto di qualità", commentano scodinzolando i leader della Cisl, Raffaele Bonanni e della Uil, Luigi Angeletti. "Era quello che volevamo sentirci dire", afferma il numero uno della Ugl, Giovanni Centrella, mentre il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo si dice "assolutamente soddisfatto". Ovvio, sono pagati per questo.

È vero che questi sindacati continuano ad avere credibilità in settori arretrati di lavoratori, che si accontentano di gratifiche sottobanco e della promessa del mantenimento del posto di lavoro a discapito di altri, ma ciò si deve anche e soprattutto al fatto che la CGIL e la stessa FIOM non pensano minimamente a combatterli denunciandone il carattere di sindacati gialli, e sollecitano invece un loro “ripensamento”…

La chiave di volta di tutto è il rapporto – diretto o tramite SEL - di CGIL e FIOM con il PD, che a parte qualche dichiarazione platonica di Stefano Fassina, che chiede al governo "di verificare il cambio di rotta" della FIAT, avalla sempre la politica del governo Monti, inclusa la sua complicità attiva con Marchionne. La linea, d’altra parte, non la dà Fassina, ma casomai Letta. Anche Maurizio Landini, tuttavia, si limita ad accusare il governo per “il suo silenzio”, e a chiedere agli altri sindacati di “assumersi la responsabilità del disimpegno Fiat in Italia e in Europa".

Landini evidentemente ha assunto ormai il linguaggio fumoso della maggioranza camussiana, che chiede ai sindacati padronali di fare il loro dovere (che è come chiedere alle tigri di seguire una dieta vegetariana), e al governo di non tacere, fingendo di non sentire quel che ha detto e fatto. Ma, visto che il vertice della FIOM pensa tanto a una sua proiezione politica, cioè elettorale, come ha spiegato bene Giorgio Airaudo che in più occasioni con notevole sprezzo del ridicolo ha parlato di Landini come del Lula italiano, bisogna avvertirli: Non li potremo mai votare, come non potremo votare nessuno che si collochi al rimorchio del PD (magari sganciandosene e rivendicando la propria fiera indipendenza quando non viene accettato, per poi fare alleanze comunali, provinciali e regionali dovunque riesca). Perfino il moderatissimo “manifesto” ha cominciato a ospitare articoli come quello di Enrico Grazzini e Tiziana Drago di ieri, che sottolineavano questo in polemica con Asor Rosa e lo stesso Vendola. Non basta a farci cambiare idea lo pseudosciopero generale di 4 ore del 14 novembre, magari allungato a 8 da qualche categoria, ma comunque privo di significato perché costruito come risposta a un appello con cui la ultraconcertativa CES (Confederazione europea dei sindacati) chiedeva una mobilitazione europea. Che servirebbe, ma dovrebbe avere obiettivi concreti, a partire dalla riduzione di orario, che invece è sparita da ogni piattaforma. Altrimenti chiamare sciopero generale una fermata solo simbolica può portare frustrazione e scoraggiamento, come sta accadendo in Grecia, dove più di una dozzina di scioperi senza obiettivi concreti proclamati dai sindacati membri della CES come Adedy e Gsee, e da quello concorrente legato al settarissimo KKE, il PAME, sono serviti solo a far scaricare la combattività operaia in manifestazioni sterili.

Bisogna discuterne: io avevo cominciato a farlo in uno scritto sullo Sciopero Generale, e in uno di Ernest Mandel ugualmente inserito sul sito: Mandel: sciopero generale. Parliamone, anche in occasione di questo sciopero parziale del 14 novembre…

 

Appendice

Giorgio Airaudo ha esposto molte volte il suo progetto politico. Ne avevo riportato un esempio, ma era in coda a un lungo collage di articoli e lettere sul caso dell’esclusione di Sergio Bellavita (Documenti sul "caso Bellavita"), e può essere passato inosservato. Lo ripropongo per chiarire che non sto facendo un processo alle intenzioni…

      Una spiegazione plausibile, in un’intervista di Luca Telese

Lo strappo di Airaudo: «Landini è un Lula, il lavoro torni in Parlamento»
di Luca Telese [articolo pubblicato su "Pubblico" il 5.10.2012]

«In fondo è semplice: nel prossimo Parlamento (...) dobbiamo riportare il lavoro e i diritti». Dai giorni della festa di Vasto, l’idea del cosiddetto «Partito della Fiom», che tanti commentatori aveva fatto indispettire, è ormai diventata una realtà. Dirigenti di primo piano del centrosinistra - da Tonino Di Pietro, a Paolo Ferrero, a Oliviero Diliberto - invocano il nome di Maurizio Landini come un uomo della provvidenza. Il leader dell’Idv ha inventato la locuzione «Italia dei lavori» per indicare che il suo partito cerca un rapporto strutturale con gli uomini del sindacato più antico d’Italia. Tutti chiedono a Landini di candidarsi. In questa intervista il numero due della Fiom Giorgio Airaudo abbandona le ultime riserve.
Non si chiede più «Se». Spiega piuttosto «Come», «Perché », e a quali condizioni il suo sindacato vuole partecipare alle politiche.


Airaudo, ha visto che tutti vi vogliono in campo, a sinistra?
Chiarisco per l’ennesima volta una cosa: la Fiom era e resta un sindacato che fa il suo mestiere: non chiudiamo sedi e battenti, però...
Ecco, però cosa?
Però è ormai chiaro che dobbiamo portare le battaglie del lavoro dentro la campagna elettorale. Bisogna organizzare una coalizione del lavoro che possa esprimersi nelle prossime elezioni.
Meno male che la Fiom non fa politica!
Non la Fiom. Stiamo parlando di una presenza di uomini e donne che vengono dal sindacato, e che abbandonano i loro ruoli nel sindacato se e quando si candidano...
Quindi vediamo se ho capito: chi si candida esce dalla Fiom, ma i vostri uomini portano le idee della Fiom nel dibattito delle politiche... E’ una bomba atomica!
Solo se qualcuno ha strane idee su di noi, se ci immagina come dei cosacchi.
Insomma, la notizia c’è tutta.

Ma scusa, quando si è candidato, dimettendosi, Giorgio Benvenuto, qualcuno si è stupito? Quando Franco Marini è diventato prima leader del Ppi, e poi parlamentare e presidente del Senato, qualcuno si è indignato? Ci sono state rimostranze per Carniti nei Cristiano sociali prima e nel Pd poi? Per Pizzinato nel Pds? Per Cofferati sindaco? Per D’Antoni prima con Andreotti e poi, pure lui, nel Pd?
Beh, a fare l’avvocato del diavolo, questi erano percorsi personali...
Meglio per noi, quindi! Noi non stiamo parlando di carriere personali, ma di una comunità che si propone di riportare in Parlamento i temi cruciali del lavoro e dei diritti. Sarebbero grave se non fossero candidati perché sostengono queste idee.
Quali idee, per esempio?
Quella che la riforma previdenziale della Fornero ha creato ingiustizie e sperequazioni inaccettabili, per esempio. Quella che bisogna tutelare i lavoratori giovani e precari, che spesso vengono messi in contrapposizione ai cosiddetti garantiti....
Quindi nessun imbarazzo quando arriveranno le reazioni?
Quale sarebbe la loro colpa? Nel tempo in cui nelle assemblee elettive impazzano i Batman, le Catwoman, i Superman, le veline che sfilano smutandate (ma con l’indennità!) e le festeggiatrici del letame, sarebbe assai curioso che dei lavoratori fossero considerati come bestie rare, o peggio ancora dei panda, come è successo - senza colpe sue - al sopravvissuto della Thyssen, Boccuzzi.
Vorrei che lei mi facesse esempi e nomi.
Quanti ne vuole: penso a lavoratori-simbolo come Lamorte, Barozzino e Pignatelli, i tre licenziati di Melfi che non sono mai stati riammessi in azienda, malgrado le sentenze. Sono la prova che i diritti non sono uguali per tutti in questo paese...
Oppure?
Penso a uno degli operai di Termini Imerese, che potrebbe seguire la più grave dismissione italiana senza dover rincorrere i parlamentari.... Credo che serva una deputato dell’Ilva. Ma anche dei buoni giuristi...
Mi dica un altro profilo...
Una delle donne-coraggio di Pomigliano, rimaste senza stipendio con i figli a carico. Magari servirebbe uno della Bertone, che se ci fosse davvero la concorrenza di cui i tecnici parlano starebbe ancora lavorando per la Bmw, come 3 anni fa, senza essere cassintegrato Fiat.

Volete auto-rappresentarvi?
Visto che in Parlamento nessuno rappresenta più il lavoro che ci sarebbe di male? Io spero che nelle primarie irrompano i temi del lavoro e della necessità di salvare l’industria in questo paese.
Ma chi tifate, Bersani?
Dice Di Pietro a Pubblico che ci sono tanti Bersani: io ne vedo due. Il primo dice che vanno corrette le leggi della Fornero, il secondo le ha votate. Il primo va bene, il secondo no.

E Renzi?
Renzi vedo che si arrabbia molto sulle regole del Pd dicendo che lo danneggiano. Quando Marchionne ha violato le regole del diritto contro gli operai, non lo abbiamo visto scendere incampo per difenderle. Si deve essere spaesato. Stava dalla parte sbagliata.
Allora confessa, farai campagna per Vendola. Aspetto di vedere anche lui che dice su questi temi. Non firmiamo cambiali a nessuno.

 Potreste candidare anche uno dei vostri? ( Ride) E perché no? A noi interessano i contenuti e le scelte, mica le carriere.

Ma Landini potrebbe candidarsi, come chiedono molti?
Io credo che lui, in potenza, sia il Lula italiano. Capisco che oggi, dato il suo ruolo, si ponga il problema di tutelare l’autonomia della Fiom, ma in campo ci starebbe molto bene.... Oddìo....
Voi vi appassionate alle figurine: ma quello di cui parlo non è un problema di carriere private: è il modo che dobbiamo trovare per difendere una storia collettiva. nel tempo in cui tutti i poteri forti si difendono, e la società civile è abbandonata e sotto assedio.

Pubblico giornale - 05.10.12

 



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