Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Sciopero europeo, governo cileno

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14N, lo sciopero è europeo, il governo cileno

di Checchino Antonini

16 novembre 12

 

da popoff.globalist.it

Ho letto in ritardo questo efficace commento di Checchino Antonini alla montatura bipartisan sui “violenti che vanno fermati”, mentre cercavo la registrazione del coraggioso intervento di Luciano Governali a La7 di ieri sera, in difesa del movimento del 14 novembre contro due iene (Porro e Telese) e un abile rappresentante dei repressori, che difendeva ovviamente l’operato della polizia, per due ragioni: per aver partecipato ai pestaggi e in quanto sindacalista della sua categoria.

Luciano Governali è oggi un giovane precario laureato, impegnato nei collettivi universitari e in Ateneinrivolta. Sapeva i rischi che correva partecipando a una trasmissione come minimo ambigua, guidata da due vecchie volpi della manipolazione, ma una discussione all’interno del movimento aveva portato alla decisione di rischiare. Ed ha giganteggiato rispetto ai due conduttori, e a maggior ragione al poliziotto che raccontava le solite favole che conosciamo da decenni (Pinelli che si suicida, la pioggia di candelotti ridotta a uno che si fa trino e torna miracolosamente indietro colpendo gli studenti…). È vero che ha avuto un collaboratore prezioso, il candore di don Gallo che da Genova ha detto semplici verità, permettendosi anche qualche dichiarazione assolutamente inedita per la sua franchezza sulle TV di regime.

Spero di trovare il modo di mettere sul sito una registrazione della trasmissione, ma intanto, anche se in ritardo di due giorni questa analisi di Checchino smonta efficacemente le versioni dominanti su tutte le TV e sui quotidiani velinari… L'ho trovata su RiD - Rivolta il debito

(a.m. 18/11/12)

Postilla: mentre tutti, ministri e questori, continuano a raccontare la favola del candelotto miracoloso che batte tutti i record di lunghezza e altezza e si trasforma in boomerang (magari faranno vedere un altro poliziotto con un cerotto sul mento, come hanno fatto a Torino per giustificare le cariche a Roma...), nessuno ha ripreso la dichiarazione di un rappresentante sindacale della polizia penitenziaria (a cui è affidata la custodia del Ministero della "Giustizia") che ha parlato chiaramento di poliziotti di altri corpi che hanno chiesto di entrare nel Ministero per controllare dall'alto il corteo. Una dichiarazione rilasciata in una delle tramissioni notturne (non ricordo se de La7 o di RaiNews) e subita lasciata cadere. Avrebbe reso spudorato e ridicolo l'annuncio di una "inchiesta per accertare le modalità tecniche" della miracolosa traiettoria... Trovato anche il link della trasmissione con Luciano:

http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50290705

(a.m.)

 


Mentre le immagini mostrano quattro agenti accanirsi su un ragazzo già ferito e sdraiato a terra, i tg di Mediaset ripetono il mantra degli infiltrati cattivi mescolati agli studenti buoni. Dov'è la guerriglia che rimbalza di titolo in titolo? I registi di Mediaset mescolano fotogrammi romani e fotogrammi d'archivio e di altre città per sostenere la tesi della guerriglia urbana nella Capitale. Il Tg3 va a ruota e riseppellisce Sandro Curzi a ridosso del quarto anniversario della sua scomparsa. L'Unità sembra tornata agli anni '70 quando era ossessionata dall'inseguimento alla dc (ora l'ha raggiunta, il Pd è un cocktail tra quel Pci e la solita dc): il titolo è "I violenti contro lo sciopero". Bersani e la Camusso, infatti, solidarizzano con le forze dell'ordine i cui sindacati si complimentano allo specchio per la professionalità mostrata. Anche la polizia, scorazzando su Ponte Garibaldi sembra unta dal fantasma di Kossiga.

Il bilancio ufficiale parla di 140 studenti identificati a cui sono state trafugate macchine fotografiche, cineprese e telefonini, almeno 8 arresti, forse quasi il doppio e altrettanti fermi, 16 agenti feriti e un numero imprecisato di manifestanti feriti anche loro mentre provavano a mettersi in salvo dalla caccia all'uomo che s'è scatenata «per impedire che venissero raggiunti i palazzi del potere», almeno su questo i tg non hanno mentito. E il bilancio è ancora più grave se si contano fermati e feriti nelle altre 87 piazze di questo 14Nit, la sigla con cui lo sciopero europeo è circolata su twitter. Domani non si terranno i processi per direttissima per la convalida dei fermi. L'accusa da teorema: devastazione e saccheggio. Alla Sapienza, dove gli studenti si sono visti in serata, è evidente nelle riflessioni, la sproporzione dell'accusa e del reato contestato, sembra il tentativo maldestro di coprire l'immenso numero di testimonianze e immagini che provano la brutalità della violenza poliziesca dispiegata sul lungotevere. Riflessioni che non trovano posto in onda. Alcuni degli arrestati, per le botte ricevute sarebbero anche stati portati in ospedale, ma non si hanno notizie certe. Stamattina, giovedì 15, l'appuntamento è alle dieci alla Sapienza per fare il punto della situazione e decidere eventuali momenti di risposta. E, alle 15, un presidio sotto Regina Coeli.

Alemanno torna a sgolarsi per chiedere di inibire i cortei, lui la chiama regolamentazione. La Cancellieri, ministra di polizia, entra nella mischia con un piccolo capolavoro: «Molti potano a loro discolpa le foto e le immagini delle manganellate dei poliziotti, ma io porterei le foto del poliziotto cui è stato spaccato un casco in testa». Inutile chiederle perché mai se a un poliziotto viene rotto l'elmetto a Torino, la rappresaglia dovrebbe scattare a Roma. Il nome che non viene mai pronunciato è quello del premier Monti. La grammatica della guerriglia tv ha cura di non associare quel nome a quelle immagini. Eppure da un mese si moltiplicano i segnali: tre cariche in quattro settimane per il nuovo questore milanese. Poi la sequenza di questi giorni: mazzate a Napoli contro gli studenti che contestavano la Fornero, ronde da esercito occupante in Val Susa, cariche sui lavoratori sardi e poi le manganellate sugli studenti, la caccia all'uomo.

Schizofrenici i tg delle reti all-news proiettano in diretta, a tarda sera, le cariche di Madrid e Lisbona, l'estetica del riot cattura l'audience e influenza perfino la moda mainstream, ma in studio nessuno si sofferma sull'eurostrike, lo sciopero generale europeo di cui la giornata è un primo, riuscito, esempio ed è il prodotto, fuori dall'Italia, degli spazi di mobilitazione permamente come quelli degli indignados. Ma appunto per questo che non se ne parli, così come non si parli di chi trasgredisce agli ordini di scuderia della Cgil e raggiunge gli studenti, e nemmeno si parli di una misura elementare, semplice, di buon senso: quella del codice alfanumerico sulle giubbe dei robocop in divisa col vizietto di accanirsi su persone perlopiù inermi, in branco contro uno. Una misura che solo un commentatore s'è permesso di rilanciare, Giacomo Russo Spena di Micromega ma che i movimenti e le vittime di malapolizia formulano da tempo assieme a madri-coraggio come Haidi Giuliani, Stefania Zuccari, Rosa Piro o Patrizia Aldrovandi i cui figli non hanno spazio in alcun pantheon perbene.

Lo sciopero, finalmente, è diventato europeo. Il governo (del Pd) è restato cileno.

 



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