Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Taranto, al di là del paradosso

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Una situazione al di la del paradosso

 

Ho avuto da Ciccio Maresca, un compagno storico dell’ILVA-Italsider di Taranto, questa breve nota sulla situazione di oggi in fabbrica. È interessante segnalare l’inizio di una presa di coscienza in una fabbrica dove un padrone cinico e i sindacati complici hanno fatto per anni i loro porci comodi, utilizzando la parte più arretrata degli operai come massa di manovra contro la magistratura, a cui casomai poteva essere rimproverato solo il ritardo con cui si è mossa. Anche se la risposta alla provocazione della direzione è stata rapida, è stata lontana dall’arrivare a una vera e propria occupazione.

Ed è soprattutto difficile definire una proposta mobilitante in un contesto in cui molte forze politiche continuano a contrapporre salute a occupazione, in cui il presidente della repubblica, dimenticandosi dei suoi compiti istituzionali, convoca un governo assenteista ma solo per chiedergli di tenere aperta la fabbrica, alla faccia della magistratura. Difficile far capire che la fabbrica va espropriata, e che da Riva va pretesa la restituzione dei  quattro miliardi di profitti accumulati non risanando l’ambiente (la spesa maggiore era quella per corrompere ispettori e controllori…). Solo così sarà possibile metterla in condizione di funzionare senza uccidere chi ci lavora e chi vive nei quartieri adiacenti. Lo stabilimento è effettivamente indispensabile per molte altre industrie italiane, ma solo in questo modo sarà possibile farlo ripartire senza effetti dannosi per lavoratori e popolazione.(a.m.27/11/12)

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Nel corso della storia della vita dello stabilimento siderurgico di Taranto, se ne sono viste di tutti i colori. Quello che sta accadendo negli ultimi cinque mesi è sconcertante. A distanza di 4 mesi, dopo vari tentativi di costringere Riva a fermare gli impianti per metterli a norma, la Procura e il Gip hanno sequestrato le merci e i semi lavorati destinati ad altri stabilimenti del gruppo, perché frutto di illecito. Questo ha determinato la fermata degli impianti:  tubifici, laminatoi, coils e zincatura, con la conseguente messa in libertà di 5.000 operai. I sette arresti sono Emilio Riva e l’altro figlio,  vice presidente dell’ILVA,  Fabio (Nicola Riva è già agli arresti domiciliari dal 26 luglio u.s.); altri arresti sono scattati per Girolamo Archinà  che fu beccato mentre passava, in un’area di servizio, una busta con 10.000 €uro a Lorenzo Liberti, ex consulente della  procura. Questi arresti sono frutto  di un’altra inchiesta chiamata “Environment Sold Out”(ambiente svenduto). Fino a ora erano stati coinvolti solo i Riva e suoi collaboratori più stretti. Con questa seconda inchiesta  sono stati coinvolti un pò tutti, da politici locali a sindacalisti di cui ancora non si conoscono tutti i nomi, ci sono tecnici e vari personaggi delle amministrazioni locale e regionale.

Gli operai sono stati colti di sorpresa, non dai provvedimenti dei GIP, quanto dal fatto che non si aspettavano la sospensione dal lavoro da parte dell’ILVA (successivamente l’azienda ha detto di mettere in ferie chi ne ha ancora), la quale ha manipolato gli operai in varie iniziative di finti scioperi (retribuiti) contro la magistratura. Per molti operai è stato un vero e proprio tradimento da parte di Riva e Ferrante. Finalmente i Riva e i massimi dirigenti aziendali hanno gettato la maschera di “bravi padroni”, che difendono i posti di lavoro ed hanno a cuore la sorte degli operai. Questo deve essere chiaro: la responsabilità è solo e soltanto della famiglia Riva che non ha sborsato un centesimo per mettere a norma gli impianti.

Le organizzazioni sindacali, prima l’USB e successivamente FIM, FIOM e UILM, hanno indetto lo sciopero di 24 ore e lanciata la proposta di andare tutti a Roma (gli operai di tutto il gruppo), in concomitanza dell’incontro che ci sarà col governo il 29 p.v..

In mattinata, dopo qualche resistenza da parte della direzione, gli operai sono riusciti a entrare in fabbrica ed  hanno fatto una assemblea infuocata. La rabbia sprizzava da ogni dove. Interruzioni a sindacalisti. Poi c’è stato il colpo di teatro del nuovo direttore Adolfo Buffo che ha preso la parola per rassicurare gli operai che l’azienda pagherà  i salari almeno fino al riesame del provvedimento di sequestro delle merci. Ecco allora le contestazioni che partono. Un componente del “Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti” è intervenuto sostenendo che Riva non ha nessun rispetto ne per la città nè per i lavoratori. Certo è stata una giornata piena di tensione, ma nonostante tutto non c’è stata una piena presa di coscienza di quello che sta accadendo. Dopo l’intervento del direttore Buffo, molti operai si sentivano più rassicurati e, ci sembra molto azzardato parlare di occupazione della fabbrica sparata dagli organi d’informazione. Si dovrebbe parlare, più che altro, di presidi che si sono, mano a mano, assottigliati.

Insomma. La situazione è destinata ad evolvere ulteriormente. Potrebbero scattare altri arresti; potrebbero esserci altri risvolti drammatici perché l’ILVA non vuole chiedere la Cassa Integrazione.

Bisognerà seguire con attenzione l’evolversi della situazione, per ampliare la mobilitazione e riconquistarsi il lavoro in un ambiente che dovrà essere risanato

 

 



Tags: ILVA  Italsider  Napolitano  USB  FIOM  Riva  

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