Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Il quadro politico greco

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Sei punti nodali della situazione politica greca

di Charles-André Udry

Sul sito sono stati pubblicati molti articoli sulla Grecia, di cui altri dello stesso autore, Charles-André Udry. Basta cliccare sul nome Grecia nella colonnina a destra in alto e se ne trovano più di cinquanta: è un tema cruciale per la sinistra in questa fase. Questo è il seguito di Esperimento greco, uscito pochi giorni fa, ed era stato tradotto da Titti Pierini per il sito, ma nel frattempo è stato richiesto per la rivista ERRE, su cui quindi uscirà integralmente. Per questo è solo un piccolo stralcio, con la parte conclusiva, senza la quale lo stesso articolo precedente riuscirebbe meno comprensibile. Il resto lo troverete tra pochi giorni sul nuovo numero della rivista. (a.m.29/11/12)

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[…] Si potrebbe sintetizzare come segue la situazione politica greca:

I dominanti controllano il governo, le diverse amministrazioni centrali e comunali, l’esercito, la polizia, i mezzi di comunicazione di massa, la Chiesa, la Banca centrale, il vertice dei due apparati sindacali (ADEDY, pubblico, e GSEE, privato), il parlamento con pochi voti di margine.

 

Ma si stanno allargando delle faglie in questo controllo, per effetto congiunto, da un lato, della rimessa in discussione dei meccanismi politico-clientelari del passato e, dall’altro lato, delle molteplici resistenze sociali, sempre vive, nonché degli atteggiamenti di rifiuto politico da parte dei governanti, quand’anche tutto questo provenga da ogni angolo della società e delle diverse istituzioni (comuni, ospedali, scuole, università, aziende pubbliche), con la dispersione fisiologica che ne deriva. Il persistere della coalizione di governo è direttamente interrogato da questa fisionomia politico-istituzionale e sociale.

 

In un quadro del genere, una coalizione politica cosiddetta anticapitalista, SYRIZA, si è trasformata in una forza di contestazione del vecchio sistema bipartisan (ND-PASOK) in meno di tre anni. Nell’ottobre 2009, SYRIZA otteneva il 4,6% dei suffragi alle elezioni politiche anticipate; nel maggio 2012 ottiene il 16,78% e il 17 giugno il 26,89%, diventa cioè il secondo partito ed è alla testa dell’opposizione. Improvvisamente, il paesaggio politico si rovescia. Il PASOK passa dal 43,92% del 2009 al 13,18% del maggio 2012 e al 12,28% di giugno. Quanto a Nuova Democrazia, ha avuto il 33,48% nel 2009, il 21,40% a maggio 2012 3 il 29,60% a giugno, dopo cooptazione di altre organizzazioni e grazie a una polarizzazione (ND contro SYRIZA) in cui ha potuto utilizzare tutti gli strumenti istituzionali a portata di mano; va poi aggiunta la campagna politica ricattatoria di tutti i centro sinistra e centro destra dell’eurozona e delle sue istituzioni.

SYRIZA, dunque, è diventata in brevissimo tempo il canale di espressione politica anti-Memorandum. Essa ha introdotto un ulteriore elemento di crisi e di squilibrio sul piano politico-sociale.

SYRIZA resta una coalizione eterogenea dal punto di vista ideologico e in termini strategici, ma è unita, finora, su obiettivi immediati al centro dello scontro sociale e che entrano in sintonia con le multiformi resistenze sociali. Non ne discende che l’impresa organizzata da SYRIZA sul piano sociale coincida con il suo ascolto sul piano elettorale, benché le varie componenti della coalizione e la coalizione in quanto tale siano sempre più impegnate nei quartieri e stiano consolidando una rete organizzativa. Tutte queste specificità non dovrebbero quindi suscitare nella sinistra radicale europea nuove elucubrazioni su un “modello” che questa volta si chiama SYRIZA.

 

Il Partito comunista (KKE) – dagli spiccati richiami staliniani - ha perso, nello stesso lasso di tempo (tre anni). il suo statuto di “rappresentante dei lavoratori”. Sul piano elettorale, passa dal 7,54% del 2009 all’8,48% del maggio 2012 e al 4,5% del giugno di quest’anno, e in un contesto di crisi e di lotte sociali e politiche senza precedenti da lungo tempo. Una simile inversione dei rapporti di forza – si pensi che, in parlamento, i deputati comunisti devono intervenire non solo dopo quelli di SYRIZA, ma anche dopo quelli di Alba Dorata, data la loro “classificazione elettorale”! – alimenta in seno al KKE una crisi che il suo forte apparato stenta sempre più a tenere segreta (un tema sul quale anche torneremo).

 

Inserendosi in una tradizione ideologica virulentemente anticomunista e da regime autoritario – le cui reminiscenze attualmente riaffiorano in più di un protagonista civile e militare, secondo quanto ha reso pubblico il quotidiano borghese To Vima – il partito neonazista Alba Dorata ha fatto il suo ingresso in parlamento nel maggio 2012 con il 6,9% dei voti. Ha confermato questo esito in giugno (6,2%), e i sondaggi gli attribuiscono un seguito in aumento da allora; vola sulla cresta dell’onda nazionalista e anti-immigrati/e (lo prenderemo in esame in seguito).

 

Durante l’autunno 2012 sono continuate le mobilitazioni sociali dei settori privato e pubblico. Dopo i due giorni di sciopero generale del 6 e 7 novembre, proseguono, senza che sia per il momento possibile avere una percezione più chiara dell’impatto delle tendenze sindacali di classe.

 

Quando una società è massacrata tanto brutalmente ed ha la sensazione che il baratro in cui è precipitata non possa che approfondirsi, le oscillazioni politiche di forti contingenti popolari possono avvenire rapidamente, con frustrazioni e rivolte che si affiancano. E, questo, tanto più in quanto tutti i riferimenti istituzionali e politici del passato si stanno sfaldando. Difficile allora interpretare i sondaggi. Fortissima è l’opposizione alle misure adottate dal governo. SYRIZA emerge come il partito che otterrebbe oggi la maggioranza dei voti, seguita da Nuova Democrazia e Alba Dorata, Tuttavia, sembra esistere uno scarto significativo tra un voto a SYRIZA e l’adesione a un governo di SYRIZA; di questo non c’è da stupirsi quando gli elementi costitutivi di una leadership di classe alternativa sono ancora allo stadio embrionale, anche se la prospettiva del suo emergere costituisce la posta in gioco della definizione strategica e della prassi politica che si discute in Syriza per l’attuale fase politica.

Sul fronte borghese, è all’ordine del giorno una discussione, in certo senso parallela, sull’affermarsi di una nuova leadership che possa coniugare tecnicità e autoritarismo. È questa una delle caratteristiche del tipo di crisi complessiva che sta investendo alcune formazioni sociali in seno all’Unione Europea.

(segue)

Traduzione di Titti Pierini



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