Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Che sorpresa!

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Che sorpresa! Airaudo in lista con Vendola


È proprio Airaudo dunque il "Lula italiano" che egli stesso aveva preannunciato da mesi… Maurizio Landini, più prudente, ha evitato infatti di esporsi di persona a un possibile insuccesso in queste elezioni caotiche in cui tutti i giochi sono incerti, rispondendo negativamente alle molte sollecitazioni, compresa l’ultima di Antonio Ingroia. Tanto più che Landini ha probabilmente un futuro assicurato nei vertici della CGIL: non a caso ha fatto circolare la proposta di fare le primarie in CGIL per la successione alla Camusso. Proposta bizzarra all’interno di un’organizzazione ben strutturata, dato che le primarie sono un’invenzione all’americana adatta a fare spettacolo in partiti liquidi in cui ci sono lobby ma non militanti. In ogni caso ci sono non pochi precedenti di dirigenti di categoria bollati come estremisti perché costretti a tener conto in qualche modo delle pressioni della base, che sono sono stati poi recuperati per dar lustro alla confederazione, e non solo nella CGIL: sia Carniti che Benvenuto avevano cominciato come barricadieri, e Benvenuto era stato perfino espulso per un po’ dalla UIL, prima di essere chiamato a dirigerla.

Airaudo invece, dato che non ha più molto da fare come sindacalista, si è finalmente lanciato in politica, dopo un lungo flirt con Vendola. L'operazione era stata preparata  da Michele di Palma, che dopo una rapida carriera come funzionario bertinottiano (senza nessuna esperienza sindacale), era stato paracadutato nella FIOM,  dove era diventato presto il vice di Airaudo alla testa del settore auto. In pratica, una specie di "commissario politico" vendoliano nella FIOM...

Vendola si è dimostrato un politico di classe, maestro nell’usare una versione aggiornata del manuale Cencelli: oltre a Airaudo, che dovrebbe rappresentare i metalmeccanici, ha scelto un giornalista e dirigente della FNSI, Roberto Natale, che aveva protestato contro la “crudele pena” inflitta al calunniatore di mestiere Sallusti (quattordici mesi rinchiuso in un elegante palazzo, ma insieme alla Santanché), e alcune personalità indipendenti effettivamente rappresentative come Laura Boldrini (portavoce del commissariato Onu rifugiati), Giulio Marcon (portavoce di 'Sbilanciamoci'), Ida Dominjanni (giornalista del Manifesto), Giovanni Barozzino (uno degli operai Fiom della Fiat di Melfi licenziati dopo il referendum su Fabbrica Italia). Meno attraenti i nomi di Francesco Forgione (ex presidente antimafia, ma anche non rimpianto segretario regionale bertinottiano in Sicilia), e di altri politici già saliti sulla barca di Vendola e divenuti dirigenti di SEL: tra essi spicca Francesco Ferrara, triste burocrate FIOM tutt’altro che di sinistra chiamato da Bertinotti nel PRC come uomo di fiducia, Sergio Boccadutri, Nicola Fratoianni e Gennaro Migliore, della generazione di giovani burocratelli che hanno avuto ruoli importanti nell’ultimo PRC, e le discutibilissime ex verdi, anch’esse politicanti a vita, Loredana De Petris e Grazia Francescato. C’è anche Massimiliano Smeriglio, un autonomo che aveva fatto una vertiginosa scalata al PRC, ed è ora responsabile Economia e lavoro di SEL

Ma anche se della rappresentatività e coerenza di altri candidati si potrebbe discutere a lungo, non si può ignorare che Vendola si è dimostrato un maestro. Ha anche spiazzato Antonio Ingroia, che aveva invano e ingenuamente sollecitato a unirsi al suo confuso progetto proprio Landini, insieme a don Ciotti. Ma Ingroia, buon magistrato anti mafia, è molto inesperto politicamente, tanto è vero che di tutti i residuati della vecchia sinistra, ha scelto di avere un rapporto privilegiato proprio con lo spezzone meno credibile e meno rispettabile, il PdCI di Diliberto…

La sua scarsa conoscenza degli umori del popolo che vorrebbe rappresentare, è confermata dallo stile con cui, dopo la prima apparizione del 1° dicembre, si è presentato sulla scena il giorno prima dell’assemblea nazionale di “Cambiare si può” con un incredibile monologo di un’ora e mezza, poco convincente in parte dei contenuti, ma insopportabile come metodo. E il 22 è arrivato, ha fatto il suo intervento e se ne è andato senza ascoltare le risposte, irritando parecchio una parte della platea.

Certo, Ingroia occupa la scena, e per i massmedia non c’è dubbio che sia lui il portavoce indiscutibile del movimento ribattezzato dall’esterno “arancione”, ma ho la sensazione che il suo modo di muoversi sia più che la soluzione delle difficoltà a definire programma e lista del nuovo polo, uno dei maggiori problemi.

Il processo iniziato da ALBA e poi da “Cambiare si può”, con un gruppo promotore in parte coincidente con il primo, e comunque non concorrenziale, e con l’intenzione di offrire una sponda e una sede comune a una sinistra dispersa e scoraggiata, rischia di essere in parte espropriato, con l’aiuto interessato dei mass media che contribuiscono potentemente a costruire un poco verosimile leader carismatico.

Sarà difficile sfuggire ai molti pericoli esterni che minacciano questo progetto, dalla concorrenza del Movimento 5 Stelle (che contrariamente ai desideri di molti probabilmente non uscirà molto ridimensionato dalla verifica della sua scarsa democrazia interna), a quella ben più diretta della SEL, a cui non è facile rimproverare il rapporto col PD, dal momento che lo ha cercato lo stesso Ingroia, anche se è stato momentaneamente rifiutato. Non si capisce più che c’è di male nel PD…

Peserà inoltre, sulla stessa SEL, ma a maggior ragione sull’ultimo arrivato, che si presenta sulla scena con un nome poco convincente e un simbolo incomprensibile, l’argomento “voto utile”, a cui ricorrerà largamente il PD anche nei confronti della stessa SEL… Ma sarà ancora più difficile rispondere se parte delle forze che hanno partecipato con entusiasmo alle prime assemblee saranno disorientate dalla sensazione che il progetto è stato modificato dall’alto in modo non trasparente, anche dall’intervento non richiesto di registi come De Magistris e soprattutto Di Pietro.

(a.m. 23/12/12)



Tags: Landini  Airaudo  Ingroia  Vendola  burocrati  PRC  SEL  FIOM  CGIL  

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