Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Per un audit cittadino a Recanati

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Audit cittadino a Recanati

Il concetto di Audit, in pratica un’indagine che punti a scoprire l’origine del debito contratto da uno Stato, o da un’amministrazione locale, si è sviluppato soprattutto in America Latina, con l’esempio più noto e importante, a livello governativo, dell’Ecuador, ma anche con utili applicazioni ad amministrazioni regionali del Brasile. In Europa c’è un centro propulsore che è il CADTM (Comité pour l’Annulation de la Dette du Tiers Monde), nato in Belgio e con propaggini in Francia, per indagare appunto sui debiti di quello che si chiamava una volta il “Terzo Mondo”, e che ora è un mondo solo, tutto indebitato “a sua insaputa”. Giustamente il CADTM si è occupato del debito greco, o di quello della Tunisia.

Da noi in Italia, dopo un momento di attenzione, e la nascita di diversi centri che fanno campagna su questo tema, non sempre ben coordinati tra loro, mi sembra sia arrivato il momento di rendere più popolare l’idea di Audit, cominciando a fare i conti in tasca alla spesa delle amministrazioni locali, che hanno contribuito non poco a gonfiare il debito e scaricano sull’intero paese le conseguenze di scelte sbagliate e avventuristiche.

Avevo scoperto un po’ di sperperi in Puglia, dove ho vissuto per lavoro per anni, ma appena arrivato nelle Marche, che avevo già frequentato assiduamente da anni, avevo dovuto scoprire che la situazione non era migliore. E come accade spesso, era difficile distinguere tra destra e “sinistra”. Tra l’altro alcuni di coloro che mi avevano invitato pochi anni prima a un dibattito sulle foibe, una volta entrati in una giunta di centrosinistra in quanto eletti un una “Lista civica”, partecipavano senza pudore a una “messa per i martiri delle foibe”, mentre un altro di quelli che mi aveva invitato era intanto trasmigrato dal PRC e, sempre attraverso liste civiche (in genere molto ambigue), era arrivato a confluire nella Lega Nord, anzi in una sua variante locale espulsa dalla Lega per razzismo…

Poi ho scoperto che erano cominciati strani lavori in una zona del centro che attraversavo ogni giorno. I lavori mi sono sembrati subito insensati, perché distruggevano un angolo suggestivo che cominciava a pochi metri dal palazzo comunale e dal bel Palazzo Venieri, sede storica del liceo classico, e comprendeva un campo sportivo frequentatissimo da allievi calciatori di tutte le età, un alberatissimo “Campo boario” (cioè quello che era il mercato degli animali quando Recanati era ancora prevalentemente agricola), una palazzina novecentesca, e un parcheggio scoperto, utile sia nel giorno di mercato, sia per chi doveva recarsi nel vicinissimo palazzo comunale.

Il mercato era stato spostato già alcuni mesi prima dell’inizio dei lavori su un pezzo della circonvallazione interna, con effetti disastrosi sul traffico, sulle persone abituate a far la spesa in macchina e che non avevano più parcheggio, e quindi sui banchisti, che hanno cominciato a rinunciare per la contrazione delle vendite. Unico lavoro iniziato, in quella prima fase, era il taglio di alcuni alberi, ma un cartello preannunciava per il primo lotto lavori per 1000 giorni, solo per rifare il parcheggio che c’era già, e spostare una cabina elettrica e un’officina di carrozziere. Gli operai che tagliavano i primi alberi dicevano di doverlo fare perché erano malati, ma non lo sembravano affatto. Era una verifica di come i tagli sarebbero stati accettati. Tra l’altro eliminare gli alberi deve essere una fissazione del sindaco, perché poco prima aveva fatto lo stesso in un pezzo del parco della Villa Colloredo, per aprire un nuovo varco nelle mura, per far entrare e uscire pulmini. Lo scopo dichiarato era quello di facilitare le visite delle scolaresche e dei portatori di handicap. In realtà lo scopo vero era uno solo: fare lavori che interessavano un’azienda, sempre la stessa, e non la cittadinanza, che casomai si è trovata con un inutile e pericolosa modifica del traffico in zona. E qualche albero in meno. Come se ce ne fossero troppi.

Ma poi è stato avviato un enorme cantiere che rinchiudeva tutta una vasta area e bloccava una delle poche uscite dalla città, obbligando le auto a fare percorsi contorti e a passare sulla circonvallazione esterna, mentre il mercato veniva spostato e disperso, mettendo i banchi del pesce in mezzo al settore che vende scarpe, e quelli delle verdure in diversi punti del centro, tutti senza parcheggio. Di questo io non mi preoccupavo molto (in città vado sempre a piedi se possibile), ma se ne preoccupavano ovviamente i venditori, che vedevano ridursi ulteriormente le loro entrate.

Oltre a distruggere il manto del campo sportivo, trasformato in un pantano in cui due o tre operai scavano fori per inserire pilastri di consolidamento, altri due operai stanno segando sistematicamente tutti gli alberi, grandi e sani, che caricano su camion. Interessante sapere se si fanno pagare per portare via l’ingombro, o pagano per il valore della legna. Bisogna verificare. I poteri locali si fondano spesso su queste clientele… Tra l’altro scavando in profondità per inserire le gabbie di ferro per i pilastri, si è trovata una falda d’acqua sotterranea.

Ma ho scoperto anche che all’unica entrata del cantiere, era sparito il cartello con l’indicazione della ditta. Quindi di fatto il cantiere è diventato clandestino! Se un privato prova a fare un lavoretto minimo, magari a una finestra, senza mettere il cartello con l’indicazione di autorizzazione, direttore dei lavori, responsabile della sicurezza, ecc., come minimo prende una bella multa. Come è possibile che si lavori senza il cartello? Io ero interessato al cartello, che avevo visto nei primi giorni, e volevo fotografarlo, perché tutte le persone a cui raccontavo le mie esplorazioni, stentavano a credere che come scopo dei lavori fosse indicato solo “Costruzione di un parcheggio e di una rotatoria”. Sembrava impossibile, la strada bloccata era di grande traffico ma a senso unico e con una sola traversa parecchio più in là. Ma non era inverosimile, anche in un comune vicino è stata costruita una rotatoria senza che ci fossero strade traverse… L’importante è spendere, e molto, in cambio di voti devoti.

Spendere. Ma non si sa quali soldi. Non se ne parla nella elegante e costosa pubblicazione periodica del comune, su carta patinata e con belle foto e importanti discorsi del sindaco, come quello fatto in occasione delle visita privata di Napolitano a casa Leopardi, in cui il sindaco tessé l’elogio della grande modernità del conte Monaldo, il padre conservatore e codino a cui Giacomo si ribellava (ma chi gli aveva scritto il discorso? E perché fare un discorso se la visita del presidente era privata?).

Messi alle strette, un po’ di consiglieri di maggioranza, che conoscevo da quando erano di sinistra, hanno mostrato un certo distacco e imbarazzo, ammettendo che si trattava di un lavoro discutibile e costoso e sostanzialmente inutile. Il progetto iniziale per questa Recanati 2, che aspirava ad eguagliare Milano 2, risaliva a due o tre giunte precedenti, di destra, ed era prevista una spesa di quaranta miliardi di lire (c’erano ancora), quindi astrattamente di 20 milioni di euro, ma in concreto moltissimi di più. Da prendere dove? Ipotetici contributi statali ed europei, si diceva per tranquillizzare i cittadini…

Che erano molto diffidenti: di spese pazze e scriteriate del comune si era saputo quando se ne era occupato nientemeno che il Washington Post, nell’aprile 2010. Un servizio di Anthony Faiola parlava di “timori di frantumazione del debito diffusi in città e province“, e denunciava comuni indebitati e costretti a svendere i loro beni ed a tagliare servizi sociali, grazie ad amministratori che s’improvvisano “broker finanziari”, senza troppo cognizione di causa, mentre sono alle prese con i nuovi strumenti della “finanza creativa”. L’attuale sindaco, nonostante i suoi difetti, non era responsabile direttamente, anche se ha cercato subito di minimizzare il guasto provocato dall’amministrazione precedente, che aveva acquistato un gran numero di derivati tossici dalla UBM, una banca di affari del gruppo Unicredit. Una parte del debito contratto è stato saldato, ma per altri, spiegava un comunicato ufficiale, “le trattative aperte con la UBM, hanno avuto una battuta d’arresto e, pertanto, anche su indicazione della Martingale Risk Italia SRL, società di consulenza finanziaria specializzata nel settore a cui è affidato il monitoraggio dei contratti, si è deciso di adire le vie legali per evitare di esporre il Comune a rischi di ulteriori perdite presenti e future”. Quando è esploso il caso, è risultato “che il costo per l’estinzione anticipata dei contratti richiesto dalla Banca si aggira attualmente intorno ai 2 milioni di euro, mentre le cedole semestrali negative produrranno un onere a carico delle casse comunali che per il 2010 è stimato in circa 500 mila euro”. Lo ha dichiarato la stessa giunta. Poi si è messa la sordina su questa vicenda. La volontà di non infierire troppo sulle giunte precedenti si spiega con la contiguità e continuità di alcuni assessori attuali con le giunte precedenti, e dallo zelo con cui ci si è lanciati in questa nuova spesa per la “Recanati 2” utilizzando le stesse imprese (ad esempio la Frapiccini) che avevano prosperato da anni grazie alle commesse pubbliche.

Frugando in internet ho trovato un certo numero di dichiarazioni del sindaco, irritato per la notorietà negativa portata dall’articolo del Washigton Post, ma sostanzialmente ostile alla chiusura affrettata del debito ereditato dal centrodestra, tenuto conto che oltre ai due milioni con UniCredit ci sono sei milioni di debiti complessivi del Comune. E ho trovato sui blog una quantità straordinaria di commenti negativi, spesso volgarissimi, ad alcune opere pubbliche. Che cosa si è fatto con quei soldi? Una rotatoria qua e la, un incredibile orribile ascensore verde-azzurro sullo sfondo ocra delle mura, costato pare 550.000 euro e del tutto inutile, non solo perché il dislivello da superare è modestissimo, ma perché sotto non c’è un grande parcheggio, ma solo una fermata di autobus, perfettamente collegata alla piazza da una breve e non ripida strada in salita. Un modesto parcheggio c’è ma subito sotto la piazza, parcheggiando lì se si vuole prendere l’ascensore prima si deve scendere… Incredibile ma vero!

Ma vanto dell’amministrazione è anche la guerra ai piccioni: l’assessore ai lavori pubblici Alessandro Biagiola se ne è fatto merito: “sono stati chiusi ben 75 buchi sulla parete eliminando le loro cove e veramente si può dire che è stata fatta un’importante opera di bonifica”. Un’altra singolare opera di dubbia utilità è l’estirpazione dei bellissimi cespugli di capperi che da secoli fiorivano sulle mura. Per farlo, è stato acquistato un apposito trattore cingolato con un elevatore…

Una parte dei commenti negativi che ho raccolto riguardano la gestione del “nevone” del febbraio scorso, arrivato effettivamente a un metro e mezzo in certi punti, ma il cui sgombero fu rinviato per molti giorni, sperando in un cambio del tempo, col risultato che molte strade anche in centro rimasero bloccate per due settimane. “Mancano i soldi per gli spalatori”, ripetevano i difensori d’ufficio. Ma perché e come erano stati spesi i soldi mancanti? E con che criterio erano state scelte le ditte incaricate - tardivamente - della ripulitura? Non erano sufficienti, e soprattutto mancavano adeguati controlli, sicché spesso si limitavano a spostare la neve da una parte all’altra bloccando altri passaggi.

Altro argomento di polemica, i parcheggi: quelli liberi, con le strisce bianche, erano pochi già prima della recinzione dell’area del Parco Boario, e si riducevano continuamente ogni volta che veniva rifatta la segnaletica orizzontale. La ragione è che i parcheggi sono delegati da tempo a un’impresa umbra, la SIS srl, Segnaletica Industriale Stradale di Mantignana (Perugia), che incassa il ricavato delle multe e a cui rispondono le frotte di implacabili Ausiliarie del Traffico. La SIS dovrà gestire per 99 anni i parcheggi da costruire. Le ausiliarie sono così implacabili (dato che sonopagate con i proventi delle multe) che hanno multato spesso i disabili che in assenza di parcheggi riservati o liberi parcheggiavano in quelli a pagamento. Tre di loro hanno fatto ricorso al Giudice di Pace, che ha accolto la loro richiesta, ma l’intera giunta (compreso Daniele Massaccesi, assessore alla sanità e servizi sociali, nonché medico, che avrebbe dovuto avere qualche scrupolo professionale) ha fatto a sua volta ricorso in appello, per obbligare gli invalidi a pagare… A beneficio della SIS?

Ascensore Recanati

L’ascensore mostro.

Questa città che l’ex sindaco (democristiano e piduista) Franco Foschi aveva definito “Città della poesia” oggi viene definita con una certa sfacciataggine “Città del buon vivere” su una quantità incredibile di incomprensibili targhe verticali con simboli incomprensibili per indicare le possibili mete turistiche. I buontemponi hanno definito quei simboli “geroglifici” destinati a possibili turisti egiziani, e i maligni dicono che sono stati pagati 8.000 euro al fantasioso architetto che li ha progettati.

Per il momento di egiziani non se ne sono visti proprio, ma in cambio è stato ospitato con tutti gli onori e molte speranze di futuri buoni affari lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti nonché governatore di Dubai, che nel giugno scorso ha presieduto il Marche Endurance Lifestyle, e – forse casualmente – ha vinto il primo premio (il secondo è andato a suo figlio). Lo sceicco è notoriamente un grande appassionato di cavalli, come la moglie, la principessa Haya di Giordania, presidente della Federazione equestre internazionale, è la figlia del defunto ed esecrato re Hussein, il grande massacratore di palestinesi e giordani durante il “Settembre nero” del 1970. La gara si è svolta su un lungo percorso parallelo al mare verso il Conero, ma la corte dello sceicco è stata ospitata con grande attenzione a Recanati, ottenendo per giunta una modifica alle insensate norme del traffico nelle adiacenze dell’albergo requisito per “Sua Altezza”: unico aspetto positivo di questa visita. Peccato che quando lo chiedevano i cittadini, non erano stati ascoltati, e che dopo la partenza dello sceicco si è tornati all’assurdo di prima…

Questa era la situazione fino a pochi giorni fa. C’era stato un po’ di mugugno alla scoperta che l’IMU era stata fissata all’aliquota più alta possibile (10,6 ‰) per le seconde case e le attività produttive, “opifici” e negozi (nonostante ce ne siano ogni mese alcuni costretti a chiudere), ma niente di più. Una qualche preoccupazione destava l’annuncio di una imminente “rivoluzione” nel sistema di raccolta differenziata, con i sacchetti personalizzati con microchip, per colpire chi produce troppa indifferenziata. Quanto costerà questo sistema? E come si combinerà con la nuova Tares? Lo stesso sindaco Fiordomo ha detto brutalmente: “La Tares è un’altra invenzione del Governo per spellarci, questo è chiaro”. La durezza della denuncia si spiega con la campagna elettorale, a cui Fiordomo ha partecipato attivamente, a partire dalle primarie in cui si è impegnato a fondo per sostenere Renzi, a cui si sente vicino e affine. La denuncia è accompagnata dalla promessa di uno sforzo per limitare il danno: “Noi cercheremo di non aumentare la tariffa assorbendo nel nostro bilancio la quota che si prende lo Stato”… Non ci credono neppure gli addetti alla raccolta: si sa, si è in campagna elettoale. Silenzio invece del sindaco su un'altra notizia che mette in dubbio immediatamente la possibilità di mantenere la promessa.

Infatti nello stesso giorno 19 gennaio in cui è apparsa questa dichiarazione sulla Tares, scopro su “il Resto del Carlino”, edizione della provincia di Macerata, questa piccola notizia su una colonna:

Recanati. Il Ministero non finanzia il progetto per il centro.

Il “centro” è il famigerato progetto di cementificazione del Parco Boario e del campo sportivo. Incredibile ma vero, il ministro Passera ha fatto una cosa quasi buona: ha rifiutato “il finanziamento del progetto presentato l’ottobre scorso per la riqualificazione e il rilancio del centro storico”. Quasi buona, perché tardiva: in realtà il danno principale è già stato fatto, l’ex campo sportivo è ormai una palude, gli alberi di quello che era un piccolo parco quasi tutti tagliati e accatastati. Il progetto era incartato in molte belle parole: prometteva l’uso di energie alternative (intanto Recanati ha già visto distruggere alcune delle sue belle colline, sostituendo i vigneti con una copertura di pannelli fotovoltaici), nuovi servizi per gli anziani (per forza nuovi, di vecchi almeno decenti non ce ne sono). L’obiettivo finale era chiaro: “fare di Recanati un centro commerciale naturale”. Come se non ce ne fossero abbastanza!

Aggiungo un’osservazione non marginale: tutti gli ex compagni impegnati nella difesa di questa giunta di centrosinistra, hanno sempre detto che non si poteva fermare un progetto avviato dalle Giunte precedenti. Non era vero. Il progetto risulta presentato a ottobre, le premesse c’erano ma potevano essere discusse convocando, se non un referendum consultivo, almeno un’assemblea cittadina in piazza per porre questa semplice domanda: volete spendere questi 20miliardi per un lavoro inutile, solo perché le giunte precedenti hanno cominciato a progettarlo? Perché non si può tornare indietro come si è fatto per il Ponte sullo Stretto? E non conta niente che tutto il resto della spesa publica viene tagliato, compresa una parte notevole dei reparti dell’ospedale di Recanati e anche di quello - un tempo validissimo - di Civitanova? Se cambiare maggioranza non serve a niente, è logico che emerga quella che chiamano “antipolitica”, ed è invece solo rifiuto di una politica ingannevole di inciuci permanenti alle spalle dei cittadini.

Comunque ora chi riparerà i danni? Anche a fermare i lavori che, ripeto, per qualche ragione sono da diversi giorni stranamente senza le indicazioni di legge, e vanno a rilento, la spesa per il ripristino sarà notevole. Chi la pagherà ripeto? Ritorneremo su questo, per arrivare a una vera inchiesta (Audit) per capire l’origine del debito…

 

Postilla

Avevo cominciato a far circolare questo testo in una piccola cerchia, per avere conferme (che ho avuto), e anche per allargare il numero dei compagni coinvolti in questa piccola battaglia contro gli sprechi, le deturpazioni e il debito iniquo. In effetti già questa versione è frutto di un lavoro collettivo. Nel corso di questa prima fase avevo incontrato in una trasmissione di Radio ERRE di Recanati anche Mauro Maggini, ex consigliere e assessore verde, che ha scritto su un giornale locale un appassionato commento alla distruzione degli alberi.

Ricevo ora un incredibile comunicato di risposta a Maggini da parte del capogruppo di una lista “Recanati a sinistra” (?), quello di cui avevo commentato il peccato risparmiando il peccatore (era quello che aveva partecipato “senza pudore a una messa per i martiri delle foibe”). È un esempio da manuale di giustificazione dell’esistente. Prima di tutto ammette che la “ricontrattazione” in sé era possibile, ma la sostanza del progetto è rimasta immutata, tranne che per una parziale riduzione delle volumetrie, dovuta all’impossibilità di costruire un nuovo mastodontico centro commerciale in una città in cui chiudono uno dopo l’altro molti esercizi, e anche molti dei troppi supermercati stanno boccheggiando. Riduzione delle volumetria resa indispensabile della natura del terreno: appena si è cominciato a scavare per gli enormi pilastri di sostegno, è venuta fuori acqua in quantità. Col rischio di crollo dell’incombente grande palazzo comunale, che è separato soltanto da una strada dal luogo degli scavi.

In una città già abbondantemente deturpata da un’edilizia disordinata mi sembra incredibile che ci si tranquillizzi perché si è avuta la formale “supervisione e approvazione della Sovrintendenza alle Belle Arti che ha visionato e accettato ogni pianta, ogni mattone, ogni struttura”, a cui si attribuisce “anche il prolungamento della fase progettuale”. Basta andare a vedere il famigerato ascensore verde, che, ricorda giustamente Massimiliano Politi, “è stato anch’esso approvato dalla Sovrintendenza”…

Politi non ha il senso del ridicolo: presenta un quadro degno di una descrizione dell’isola di Utopia, dove “al posto degli alberi abbattuti ne verranno ricollocati altri, altrettanto meravigliosi” (che ovviamente saranno “altrettanto meravigliosi” solo tra 50 anni, sempre che sia possibile piantare alberi di alto fusto sul tetto di un parcheggio sotterraneo); bella anche l’immagine dedicata alle strade: “nuove arterie miglioreranno una viabilità che, nel periodo di realizzazione dell’opera, soffrirà inevitabilmente; le strade verranno asfaltate”. Per ora è tutto un caos, e appena due giorni fa un grosso camion si è incastrato in un passaggio strettissimo diventato obbligatorio in direzione di Castelfidardo.

Grazie, Politi, ricordando le tue battaglie passate condotte contro il progetto della giunta di destra, che hai accettato ora accontentandoti di qualche ritocco e sorvolando sul costo esorbitante, sui finanziamenti in forse, sul danno ambientale rimasto immutato, ci hai dato una testimonianza vivente sulle ragioni della sparizione della sinistra (tranne che sulla sua carta intestata). Una sinistra a cui basta poco per accettare una mostruosa spesa senza consultare i cittadini. In nome del “non c’era altro da fare!” (a.m. 25/1/13)

Da: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. [mailto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ]
Inviato: giovedì 24 gennaio 2013 22:55
A: Recanati_a_Sinistra Group
Oggetto: Centro Città 2.0 - Nota Stampa

 Abbiamo letto la nota stampa di Mauro Maggini che, a nome dell’Associazione Cultura Legalità Progresso, esprime tristezza per "lo spettacolo dei meravigliosi tigli e ippocastani rasi al suolo nell’ex Foro Boario". Ed è proprio la tristezza il sentimento che ci ispirano queste frasi, perché vengono da una persona con la quale abbiamo condiviso molte battaglie, prima fra tutte proprio quella contro il “mostro” che l’amministrazione Corvatta voleva realizzare in quella zona.

Nel merito, ci interessano poco le polemiche tra sedicenti e fantomatiche associazioni ambientaliste; ci sta a cuore la sostanza della questione. L’amministrazione Fiordomo ha ereditato il “Centro Città” dal passato e l’ha sempre considerato, in quella versione, uno scempio ambientale e cittadino che avrebbe ucciso la città. Siccome la situazione contrattuale rendeva impossibile un recesso unilaterale che avrebbe comportato penali altissime, l’attuale Giunta si è impegnata in un lungo lavoro di ricontrattazione del progetto che ha prodotto, secondo noi, un risultato soddisfacente che risponderà ad un bisogno ineludibile (parcheggi al ridosso del centro), senza deturpare irrimediabilmente il versante est.

Il tutto con la continua supervisione e approvazione della Sovrintendenza alle Belle Arti che ha visionato e accettato ogni pianta, ogni mattone, ogni struttura. E questo spiega in parte anche il prolungamento della fase progettuale. Ci sentiamo quindi di tranquillizzare l’amico Mauro: al posto degli alberi abbattuti ne verranno ricollocati altri, altrettanto meravigliosi; nuove arterie miglioreranno una viabilità che, nel periodo di realizzazione dell’opera, soffrirà inevitabilmente; le strade verranno asfaltate (che senso avrebbe farlo mentre ci sono i lavori?); nuovi impianti sportivi hanno già preso il posto di quelli vecchi.

E presto si capirà anche l’utilità del progetto di risanamento del Belvedere (zona degradata da decenni), compreso il famoso ascensore dal colore verde che può non piacere, ma che è stato anch’esso approvato dalla Sovrintendenza. L’amico Mauro ha girato il mondo e sa benissimo che gli architetti amano questi arditi accostamenti tra antico e moderno: ad esempio, a Berlino, accanto alla ottocentesca Chiesa della Rimembranza (ormai diroccata), ce n’è un’altra nuova di vetro azzurrino.

Come del resto, ormai nessuno si ricorda più delle futili polemiche sul presunto parcheggio di Villa Colloredo, ma tutti oggi possono farsi una passeggiata in quello spazio verde recuperato.

Se, infine, volgliamo parlare della sensibilità ambientalista dell’amministrazione, basta esaminare il nuovo Piano Regolatore, il primo che riduce le volumetrie e rimette a verde aree edificabili.

Quindi, Mauro, non essere triste…

Massimiliano Politi

Capogruppo RECANATI A SINISTRA

 

 

 



Tags: debito  Recanati  PD  audit  sinistra  

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