Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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I criminali del 26 aprile

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CRIMINALI DI GUERRA

Accusati dall'Onu di stragi, torture, deportazioni

Mille assassini italiani impuniti e protetti

Davide Conti su il manifesto 25/4/13

 

Ieri, indignato per le celebrazioni retoriche del 25 aprile che dilagavano in TV e su Radio3, mi era venuto in mente il bel libro di Mimmo Franzinelli e avevo ricercato in un vecchio computer una recensione che ne avevo fatto pochi anni fa, che ho pubblicato sul sito col titolo: L'altra faccia del 25 aprile. Dal Manifesto di ieri riprendo un breve articolo sullo stesso argomento di Davide Conti, molto interessante nonostante qualche reticenza. Sarebbe stato meglio infatti ricordare ai più giovani, che a scuola di queste cose raramente hanno sentito parlare, che molte delle protezioni accordate a questi assassini vennero date da governi di unità nazionale (come si chiamavano allora le “larghe intese”) in cui era ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, e che erano garantiti dall'avallo di quel PCI di cui oggi alcuni ingenui manifestanti stanno riesumando il mito. Non solo sono ricomparse alcune bandiere del PCI, ma alcuni scalmanati gridavano davanti al parlamento che Napolitano e soci avevano calpestato una tradizione gloriosa di 92 anni. Quanta ignoranza! Quella tradizione era già stata calpestata nel 1944-1947, partecipando al governo con il criminale Badoglio e con il re che il fascismo aveva protetto e avallato. Vedi sul sito Il PCI al bivio . Ma anche decine di altre volte, con vergognosi accordi con quello che nel 1921 era il nemico di classe. Senza ricordare le "non sfiducie" ad Andreotti, e tante altre analoghe truffaldine manovre parlamentari, possibile che questi nostalgici di un presunto "comunismo" si siano dimenticati dei voti assicurati ancora nel corso del 2012 a Monti,  Fornero, Passera e soci per sferrare il più violento attacco mai portato a segno ai residui diritti dei lavoratori? Come fanno a stupirsi ora dell'ennesimo sfregio alla volontà e ai desideri dei loro elettori? (a.m. 26/4/13)

* * *


Se la decisione della nuova giunta regionale del Lazio guidata da Zingaretti [Davide Conti allude ad un altro articolo apparso sulla stessa pagina su un monumento a Graziani che la giunta precedente aveva finanziato nel comune di Affile. NdR] prova a restituire un minimo di dignità e di decenza alle istituzioni italiane, quello di Rodolfo Graziani non è certo l'unico caso di criminale di guerra italiano riabilitato dalla prassi politica della rimozione storica e dalla predisposizione dell'opinione pubblica nazionale all'oblio della memoria.
Degli oltre mille militari del regio esercito accusati dalla commissione delle Nazioni unite di stragi, torture, deportazioni e rappresaglie alla fine della Seconda guerra mondiale in Africa e nei Balcani, non solo nessuno venne mai processato, ma molti di loro riuscirono in brillanti carriere nella neonata repubblica antifascista.

 

Giuseppe Piéche, Ciro Verdiani

Eccone solo alcuni esempi: Giuseppe Piéche, capo della terza sezione del controspionaggio del Sim fascista collaboratore di Franco in Spagna e Ante Pavelic in Croazia divenne prefetto di Foggia con Badoglio e poi nominato da De Gasperi direttore generale della protezione civile del servizio antincendi (un ufficio riservato di polizia con compiti di schedatura politica e attività clandestina anticomunista). Nel 1948 da generale dei carabinieri promuove l'allontanamento dei partigiani dai corpi di polizia. Massone della Gran Loggia d'Italia di Piazza del Gesù fugge a Malta nel 1970 perché indagato per il golpe Borghese.

Ciro Verdiani: ispettore generale di Ps a Zagabria con compiti di repressione antipartigiana e capo dell'Ovra dell'11ma zona sul confine orientale è il braccio destro del capo dell'Ovra Guido Leto. Nel 1946 è questore di Roma, poi viene nominato ispettore generale di Ps per la lotta alla mafia in Sicilia. Qui entra i rapporti stretti con il bandito Salvatore Giuliano. Incriminato per favoreggiamento della latitanza del bandito, muore in circostanze dubbie per un probabile avvelenamento da stricnina come Gaspare Pisciotta.


Nessana, Barranco, Ranalli

Ettore Nessana: dirige la questura di Lubiana fino al 1942 e quella di Trieste fino all'estate 1943, accusato dalla Jugoslavia e dalle Nazioni unite di crimini di guerra viene promosso dal secondo governo Bonomi ispettore di P.S. In Sicilia dove opera a fianco di Ciro Verdiani. Rosario Barranco: capo dell'Ovra a Nizza durante l'occupazione italiana, da dove vengono deportati 1.400 ebrei. Iscritto nelle liste Onu e della Francia come criminale di guerra, nel 1948 viene promosso capo della squadra mobile a Roma. Giovanni Ravalli: tenente della divisione Pinerolo durante l'occupazione italiana della Grecia è processato e condannato all'ergastolo dal governo di Atene nel 1946 perché ritenuto responsabile contro civili a Kattoria. Amico di Francesco Bartolotta, capo gabinetto di De Gasperi, viene graziato, scarcerato e rimpatriato nel 1950 grazie all'interessamento diretto del presidente del Consiglio presso le autorità greche. Al ritorno in Italia diviene prima prefetto di Palermo e poi prefetto di Roma.

 

Taddeo Orlando

Taddeo Orlando: nel 1941 generale di divisione, guida la 21ma Fanteria Granatieri di Sardegna durante l'occupazione e la repressione militare italiana in Slovenia e Croazia. Promosso Generale di Corpo di Armata è inviato in Tunisia dove viene fatto prigioniero dall'esercito inglese. Appena dopo l'armistizio è liberato su richiesta del governo italiano e nominato sottosegretario e poi ministro della guerra nei governi Badoglio. Nel 1944 viene nominato comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Iscritto nella lista dei criminali di guerra dell'Onu, la Jugoslavia ne chiese invano l'estradizione. Nel marzo 1945 è accusato di complicità nella fuga di Mario Roatta, suo ex superiore in Slovenia, dall'ospedale militare Virgilio (attuale liceo) di Roma ed è costretto a lasciare la carica di comandante generale dell'Arma. Viene poi nominato segretario generale della Difesa e anche presidente della Commissione centrale di avanzamento per gli ufficiali inferiori e promuove il reinserimento del personale fascista nell'esercito e l'allontanamento di ex partigiani e ufficiali di orientamento democratico.
Tutti questi eccellenti criminali di guerra rimasero impuniti per sempre.

Postilla. Il titolo, che è mio, alludeva solo al rapido rientro sulla scena dei criminali di guerra fascisti (anche se non davvero il 26 aprile 1945, perchè in quel giorno stavano ancora ben rintanati finché non sono stati rassicurati dalla coalizione di "larghe intese"). Ma, sentiti nelle rassegne stampa certi editoriali di oggi, unanimi contro gli "sfascisti", categoria in cui mettono insieme grillini e vendoliani, provo un fortissimo disgusto per pennivendoli come Michele Brambilla, sempre pronti a seguire la corrente. Non saranno "criminali impuniti", ma ripugnanti si.

 



Tags: Togliatti  Badoglio  Bonomi  Graziani  

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