Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Pellegrinaggi

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L’aumento degli incidenti che colpiscono i pellegrini negli ultimi tempi, con esiti a volte catastrofici, è forse semplicemente legato all’aumento di coloro che in questi tempi bui di disoccupazione dilagante e di brusco peggioramento delle condizioni di vita anche di chi lavora (ben superiore a quanto ammesso dalle cifre normalmente addomesticate dei vari Istituti di Statistica, spagnoli o italiani), spera in un aiuto dal cielo... Qualche riflessione in proposito è suggerita da un episodio raccontatomi da una dirigente della FIOM: era salita su uno dei pullman  che spesso vanno da Fabriano a Roma per le solite (quasi sempre inutili, aggiungo io) manifestazioni sotto qualche ministero, e appena dopo la partenza aveva sentito con sorpresa che un operaio aveva preso il microfono cominciando a recitare il Rosario, seguito da gran parte degli altri. Tradizioni delle Marche plasmate dalla lunga dominazione pontificia, o inconscia assimilazione di quel “pellegrinaggio” formalmente laico ad altri più specificamente religiosi? Difficile dirlo, ma si capisce che in un epoca di crisi di cui non si vede all’orizzonte la fine, si speri in un intervento sovrannaturale.

D’altra parte di questo avevo parlato e scritto cinquant’anni fa, nell’introduzione al mio primo libro (Rivolta religiosa nelle campagne, scritto a due mani con Maria Novella Pierini per la Samonà e Savelli) che sarei tentato di riproporre oggi per molte ragioni) allargando le riflessioni su un movimento sociale e religioso sorto in una crisi di transizione nei primi decenni dell’Italia unita, a considerazioni sulle ragioni del moltiplicarsi della protesta religiosa ai margini della crisi sociale degli anni Trenta, e poi nel difficile secondo dopoguerra in cui la sconfitta (o se si preferisce “il tradimento”) della resistenza aveva portato decenni di sofferenze dei lavoratori, celebrate nella retorica patria come il “miracolo italiano”, e che erano effettivamente miracolosi, ma solo per i capitalisti.

La sorte degli sventurati pellegrini che si recavano a Santiago de Compostela o tornavano da una visita alla tomba di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, e il dolore delle famiglie delle vittime, mi fa venire in mente comunque l’acre commento di François Marie Arouet de Voltaire sul Terremoto di Lisbona che il 1° novembre 1755 aveva fatto 30.000 vittime:

…è questo l’effetto

delle leggi eterne

che a un Dio libero e buono non lasciano la scelta?

Direte, vedendo questi mucchi di vittime:

fu questo il prezzo che Dio

fece pagar pei lor peccati?

Quali peccati ? Qual colpa han commesso questi infanti

schiacciati e insanguinati sul materno seno?

La Lisbona che fu conobbe maggior vizi

di Parigi e di Londra, immerse nei piaceri?

Lisbona è distrutta e a Parigi si balla.

 

[Il testo integrale francese del poema e la traduzione di Francesco Tanini, sono reperibili su: http://digilander.libero.it/hyroniche/Francois%20Marie%20Arouet%20de%20Voltaire%20-%20Poema%20sul%20disastro%20di%20Lisbona.pdf ]

Sono passati più di duecentocinquant’anni da quel commento, che segnò una svolta nel “Secolo dei lumi”, e avremmo molto bisogno di recuperare quello spirito. Ho studiato sempre con rispetto le forme spontanee della religiosità popolare, mantenendo tuttavia una vigilanza nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche, di qualsiasi religione, ma ho la sensazione che negli ultimi decenni, facendo leva su alcune realtà e molti miti, è stata fatta a tappe forzate un amalgama che ha favorito una clericalizzazione del paese. Un processo che  ha trovato robusti appoggi nel settore cattolico del PD (ma già prima della confluenza della Margherita, anche del PDS). D’altra parte fenomeni analoghi c’erano anche nel PRC, e credo che questo abbia facilitato l’involuzione di quel partito e la pratica sparizione della sinistra.

Ma ne riparleremo. Intanto ammetto che il titolo dell’articolo mi ha portato un po’ a divagare. D'altra parte ci sarebbe da dire molto sulla mancanza di sistemi di sicurezza su treni di alta velocità e sulla falsificazione dei controlli su pullman obsoleti, ma su questo ci sarà tempo per discutere, quando emergeranno altri dati oltre a quelli inquietanti sui precedenti incidenti sugli stessi percorsi ignorati dalle autorità. Vorrei parlare infatti ora soprattutto di un altro pellegrinaggio, fortunatamente meno tragico, ma assai meno spontaneo: quello per le Giornate Mondiali della Gioventù di Rio de Janeiro.

Un “pellegrinaggio” lanciato con un’orgia di retorica, a cominciare dall’esaltazione della modestia del papa che viaggia portandosi il bagaglio a mano (ma i malpensanti hanno insinuato che non volesse affidare a nessuno del suo seguito le carte scottanti dello IOR e di tanti altri strumenti della finanza vaticana…), e presentando i pellegrini di provenienza italiana ed europea come eroi, quasi come se si fossero pagati il viaggio o fossero arrivati a piedi o a nuoto…

In realtà queste giornate, soprattutto a partire dalla quindicesima edizione (Roma 2.000), hanno poco di religioso, e sono concepite come spettacolo; il successo è assicurato dalla generosità dei finaziamenti che consentono a molti giovani di farsi un bel viaggio. Nel 2.000 c’erano ad esempio molte migliaia di “pellegrini” provenienti dall’America Latina, e diversi di loro, che erano stati sparsi nelle cittadine dei Castelli romani che li ospitavano, avevano contattato il PRC: molti di loro erano di sinistra e volevano approfittare di un viaggio offerto da una struttura cattolica per conoscere qualcosa dell’Italia. Erano una parte delle tante comparse che assicuravano il successo numerico della manifestazione. Il clima era comunque da grande kermesse tipo Woodstok, allietata da concerti. Un compagno dell’Azienda municipale delle pulizie che nei giorni successivi si sobbarcò alla fatica improba di ripulire il grande prato del raduno, mi raccontò delle decine di migliaia di bottiglie vuote di acqua minerale lasciate fuori dai contenitori, ma anche delle migliaia di preservativi usati lasciati in giro: la Chiesa radunava i giovani e si appropriava della loro rappresentanza, ma non riusciva a imporre a tutti le sue concezioni retrograde e quindi chiudeva gli occhi sulle trasgressioni…

Il programma di questo viaggio, che ha visto in più occasioni i massimi dirigenti dell’America Latina impegnati a rendere omaggio al papa, era stato concepito prima dell’elezione di Bergoglio a papa, ma il nuovo “Francesco” l’ha gestita abilmente da buon politico che vuole recuperare un’influenza perduta dalla Chiesa nello stesso Brasile e in tutto il continente. Le chiacchiere sulla “chiesa povera” incantano però soprattutto i molti giornalisti “embedded”: la spesa per un’iniziativa di questo genere è enorme e non contribuisce minimamente ad attenuare il disagio e la povertà nella stessa capitale. Sui “pellegrini” italiani sono state fatte cifre assai diverse, tra 9.000 e 13.000 o anche 18.000. Edal resto dell’Europa? E da altri paesi lontanti della stessa America Latina? Quanto è costato, per poter fare una prova di forza tra le favelas?

Bergoglio è abilissimo comunicatore: dalle scarpe vecchie (e comode) ostentate come segno di povertà, al crocifisso argentato invece del solito di oro massiccio. Ma tutti quelli di oro massiccio accumulati dalla Chiesa cattolica nei secoli spremendo i creduli fedeliche fine hanno fatto? Sono stati forse venduti (ma ce ne saremmo accorti da un flessione del prezzo dell’oro) o solo accantonati per tempi successivi?

Vedremo altri atti di questo papa, per valutare meglio la sua capacità di incidere. Per ora, ha solo cercato di rendere più attraente (o meno respingente) l’immagine di una Chiesa che rimane tuttavia la stessa, sicuro pilastro della conservazione dell’esistente, che contribuisce a rendere sopportabile, per bloccare ogni progetto di reale cambiamento.

(a.m. 29/7/13)

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PS Colgo l’occasione per segnalare un libro puntuale ed efficace di Aldo Giannuli, Papa Francesco fra religione e politica, Ponte alle Grazie, Firenze, 2013 che, dopo aver ricostruito non solo i dati biografici di Bergoglio, ma anche alcuni precedenti storici recenti di papi che hanno sorpreso i loro stessi grandi elettori, rivelando atteggiamenti almeno apparentemente contrastanti con la loro attività precedente, conclude che questo potrà verificarsi ancor più oggi,  dato che “viviamo in tempi molto difficili, segnati da una crisi gravissima, e con eventi di natura politica, sociale, militare che si susseguono a velocità crescente”.



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