Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Ancora ipocrisia insopportabile sull’Egitto

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Sull’Egitto i governi europei si sbizzarriscono nelle risposte morbide ed elusive ai massacri indiscriminati da parte dei militari: tipica la Bonino che passa dal “consiglio” ai turisti italiani immersi nelle acque del Mar Rosso di non uscire dai resort, a quello di non andare proprio in vacanza in Egitto.L’unico effetto sarà che gli agenti turistici non potranno più evitare il rimborso della caparra a chi rinuncia al viaggio già prenotato. Conseguenze sui militari assassini, ovviamente nessuna.

Penosi gli inviati o i corrispondenti della grande stampa che continuano a parlare di “pericolo di guerra civile”, fingendo di non capire che c’è già, sia pure con sproporzione delle forze e asimmetria degli armamenti. In cambio ammettono ormai che la destituzione di Morsi sia stato un golpe, ma raramente ammettono che i militari hanno approfittato delle sue difficoltà e che volevano soprattutto impedire che cadesse sotto i colpi dei milioni di manifestanti di piazza Tahrir. Certo, meglio di Obama, che la parola golpe per ora non la vuole neppure pronunciare per non essere costretto dall’opposizione o dall’opinione pubblica a interrompere le poderose forniture di armi (un miliardo e trecento milioni all’anno), indispensabili ufficialmente per non indebolire l’unico esercito mediorientale amico di Israele , ma in realtà anche e soprattutto per non dare un colpo all’unico settore trainante dell’industria statunitense.

Ma il record dell’ipocrisia è rappresentato dal “papa dei poveri”, che invita a pregare per l’Egitto, senza avere il coraggio di dire ai cristiani: fuori dalla Chiesa chi fornisce agli eserciti di qualunque paese armi, destinate inevitabilmente a essere usate contro il popolo! La scomunica è stata usata assurdamente (e inutilmente) per difendere in un passato anche recente molte cause sbagliate, ma sarebbe utile almeno per dire ai cattolici e a tutti i cristiani nel mondo che non possono appoggiare governanti e militari assassini, per dire che le spade devono essere trasformate in aratri. E forse una condanna ferma della violenza dei militari e dei loro complici internazionali contro il popolo egiziano porrebbe un argine alle ritorsioni (condannabili ma non inspiegabili) che in Egitto come in molti altri paesi ex coloniali dell’Asia e dell’Africa si riversano sulle comunità cristiane, considerate - non sempre a torto - come pedine di lontani paesi imperialisti.

Se questo papa tanto attento alla sua immagine (curata in ogni sua parola e gesto, e persino assumendo per le pubbliche relazioni sulla delicata questione dello IOR un’affascinante e intraprendente trentenne di origine calabrese, Francesca Immacolata Chaouqui), volesse davvero passare alla storia, basterebbe una parola semplice ma netta di denuncia e di ripudio non solo dell’uso ma anche del commercio delle armi, e libererebbe le energie del mondo pacifista cattolico che si erano intraviste quando era iniziata la prima Guerra del Golfo.

Ma anche la sinistra, perché cincischia e non ha il coraggio di ripetere ogni giorno: NO ALLE ARMI, dato che nessuno ci minaccia? Perché discutere su rinvii dell’acquisto o modeste riduzioni del numero degli F35, senza dire chiaramente che non ne vogliamo nessuno, perché non ne abbiamo affatto bisogno? E perché concentrare l’attenzione solo sui cacciabombardieri, quando l’Italia è coinvolta in prima persona o in cordate di imprese nella produzione e vendita di altre armi letali e antiuomo, a partire dagli elicotteri Agusta? E perché non denunciare i privilegi che tutelano la casta militare, l’unica che non deve ridurre i suoi bilanci (salvo mettere in prepensionamento ma con trattamento di favore un po’ del personale inutile e sovrabbondante)?

Dovrebbe essere un impegno quotidiano, il martellamento contro il militarismo e le criminali e incontrollabili spese militari, gonfiate perché protette dal segreto perfino quando si acquistano calzini o carta igienica. Dovremmo rafforzarlo con nuovi argomenti ogni giorno, dato che da decenni ogni giorno una qualche impresa infame ci ricorda la vera funzione degli eserciti, dalle guerre coloniali alla tremenda strage dell’Indonesia del 1965 al Cile del 1973. E in gran parte dei paesi che hanno conosciuto feroci dittature militari appoggiate e foraggiate dagli Stati Uniti, anche dopo il cosiddetto “ritorno alla democrazia”, gli eserciti sono rimasti gli stessi e i vecchi criminali ne hanno allevati di nuovi, da usare come spade di Damocle sulla testa dei nuovi governanti.

Per anni una coerente lotta della sinistra agli armamenti e alle spese militari è stata indebolita dal “campismo” che attribuiva il compito di baluardo della pace al blocco sovietico e ai suoi potenti eserciti (e per crederci doveva chiudere gli occhi sui loro spietati interventi a Berlino Est, a Budapest, a Poznan, ecc.), ma dopo la fine ingloriosa di quel sistema, lo smarrimento ha colpito la sinistra rimasta, in tutto il mondo. E le conseguenze si sono viste, con un criminale rilancio della corsa al riarmo, e guerre neololoniali avviate con i più spudorati pretesti (come l’aggressione all’Afghanistan) o approfittando della indifendibilità di dittatori come Saddam Hussein, o Gheddafi o Assad.

Per anni la sinistra italiana (compresa gran parte della cosiddetta “nuova sinistra”) ha subito la pressione dell’avversario, trincerandosi dietro formulazioni sofisticate e fumose  e nella ricerca di impossibili mediazioni. Per ricostruire una sinistra anticapitalista, quindi rivoluzionaria, occorre riprendere la capacità di dire pane al pane e vino al vino, di dire cose semplici e nette. I criminali distruttori dell’identità della sinistra del genere di Giorgio Napolitano ci hanno ripetuto per decenni che non si può dire sempre no. Invece bisogna saper dire no, NO, NO alle armi, no agli eserciti, no al capitalismo feroce generatore di guerra.

(a.m.17/8/13)

Per aggiornamenti sulla situazione, e sulle posizioni della sinistra rivoluzionaria egiziana si veda:

http://alencontre.org/moyenorient/egypte/egypte-des-prises-de-position-critiques-et-diverses.html

http://alencontre.org/moyenorient/egypte/a-bas-la-domination-militaire-a-bas-al-sissi-dirigeant-de-la-contre-revolution-declaration-des-revolutionnaires-socialistes-degypte-14-aout-2013.html



Tags: Egitto  USA  Bonino  sinistra  Napolitano  

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