Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Ma è inevitabile lo Shutdown?

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La resa dei conti dello Shutdown e la possibilità di una genuina crisi costituzionale

 

Di David Finkel

 

Sul ciglio del burrone e oltre, in un “parziale shutdown del governo”. Se avete bisogno dei Servizi Sociali o dell’Ufficio Amministrativo dei Veterani di guerra, lasciate perdere. Chiamare Fannie Mae per una modifica delle condizioni del prestito? Non vi disturbate, questi notoriamente cinici burocrati non vi risponderanno neanche. Fare campeggio in un parco nazionale? Fate i vostri bagagli e andate via. Anche se voleste organizzare una manifestazione contro la guerra presso il locale ufficio federale della vostra città, tanto varrebbe andarsene tranquillamente da qualche altra parte

 

Comunque non c’è da preoccuparsi riguardo ai servizi essenziali, in primo luogo la cura degli affari dell’impero. Le operazioni militari non c’entrano, i droni continuano a volare. I missili Cruise sono sempre pronti, i super-computer della NSA continuano a scavare a fondo nelle vostre email e telefonate, come al solito. Potrete continuare a sentirvi sani e salvi, come sempre, almeno finché il ponte sull’autostrada che attraversate per andare al lavoro non crolli…

 

Nel complesso, gli effetti a breve termine dello shutdown sono fastidiosi e alquanto nocivi, ma non visibilmente catastrofici. Quanto sarà profonda e duratura questa impasse, e soprattutto quella più importante che incombe sul tetto del debito? Non è chiaro, ma ci sono tre punti essenziali da tenere a mente.

 

In primo luogo, la posta in gioco: non riguarda qualche dettaglio tecnico nell’Affordable Care Act (denominazione della riforma sanitaria voluta dall’amministrazione Obama, n.d.t.), ad esempio le imposte sui macchinari medici, o il ritardo di un anno nell’applicazione dell’obbligo di acquisto di una polizza assicurativa. Non riguarda dettagli di bilancio, che sono comunque negoziabili, bensì è una questione legata al potere, che negoziabile non è.

Sottrarre fondi all’ Obamacare (appellativo dispregiativo con cui i detrattori definiscono la riforma di Obama, n.d.t.) o ritardarne l’applicazione di un anno, un ritardo che potrebbe essere replicato più e più volte, azzopperebbe la presidenza di Obama al di là di ogni ragionevole possibilità di ripresa. È per questo motivo che il Tea Party, il cui propellente principale è il razzismo, sta spingendo così tanto la questione, e i Democratici non possono assolutamente cedere, anche se fossero pronti a demolire brutalmente l’assistenza sociale e il Medicare[1] per i decenni a venire.

 

In secondo luogo, come risolverla: in queste condizioni, non sembra esserci via d’uscita fino a che lo shutdown non cominci a creare danni economici ben visibili. Un governo non può funzionare se una corrente minoritaria in un partito blocca permanentemente le “forniture”, cioè se strozza finanziamenti essenziali. A un certo punto, la morsa del Tea Party sul Partito Repubblicano, la quale in ultima istanza rappresenta il controllo di una manciata di miliardari di estrema destra sulla politica della classe capitalista nel suo complesso, dovrà essere spezzata, sebbene ciò non sembra possa accadere subito.

 

In buona sostanza, il capitale statunitense e globale non vuole rischiare le conseguenze di una presidenza ben più che dimezzata in un clima finanziario globale così delicato. Wall Street potrebbe infine mandare un segnale a John Boehner (speaker dei Repubblicani alla Camera, n.d.t.) chiedendogli di ottenere una Legge di Stanziamento[2] senza polpette avvelenate contro l’ “Obamacare” per il voto alla Camera, con i Democratici che potrebbero non votare contro Boehner se la posizione dello speaker fosse osteggiata dai membri del Tea Party nel Partito Repubblicano. Una situazione del genere sarebbe un caso certamente eterodosso di “estremismo centrista”, ma potrebbe diventare una necessità per le classi dominanti, e le minacce di scissione nel Partito Repubblicano potrebbero spingere parte del Tea Party a una ritirata tattica.

 

Terzo: che verrà dopo? È possibile che la resa dei conti sul bilancio e lo shutdown del governo siano una valvola di sfogo rispetto alla crisi molto più pericolosa del “tetto del debito”, che colpirà intorno al 15 ottobre. La rabbia del Tea Party sull’ “Obamacare” potrebbe spegnersi lentamente nello shutdown, consentendo un aumento del tetto del debito (risultato di una legge del 1917 approvata per il finanziamento della Prima Guerra Mondiale) senza troppe difficoltà.

 

Ma attualmente non è questo il percorso in atto. Al contrario, gli scontri sul bilancio e sul tetto del debito sembrano combinarsi a creare un vero e proprio maremoto, e qui c’è la possibilità di una genuina crisi costituzionale come risultato dello stallo politico della borghesia.

 

Fatto sta che uno shutdown parziale del governo può durare settimane, addirittura mesi, senza conseguenze veramente devastanti, diversamente da un default anche solo tecnico, in cui non ci sia comunque alcuna scadenza reale che non sia onorata. Non solo il sistema finanziario statunitense ma anche l’economia mondiale riposa in gran parte sulla sicurezza degli investimenti in debito U.S.A. Se il Partito Repubblicano imporrà condizioni inaccettabili sull’aumento del tetto del debito come quelle indicate nella Legge di Stanziamento del bilancio, cioè che essenzialmente la presidenza Obama commetta suicidio, aumenteranno le pressioni affinché il presidente compia azioni unilaterali per innalzare il tetto del debito, sulla base di clausole costituzionali ambigue che responsabilizzebbero il presidente per il mantenimento della “piena fiducia e la reputazione” degli Stati Uniti.

 

Obama potrebbe plausibilmente dichiarare un innalzamento provvisorio del tetto del debito sostituendo l’azione del Congresso. Sarebbe un atto illegale? Più illegale di una detenzione indefinita senza processo a Guantanamo? Più illegale dei trasferimenti extragiudiziari (ingl.: extraordinary rendition, n.d.t.) e della tortura nella “Guerra al Terrore”?

 

Uno scenario simile condurrebbe il sistema politico statunitense in acque inesplorate, ma la cosa più grave è che la classe lavoratrice statunitense è essenzialmente spettatrice passiva, mentre le vite reali delle persone sono duramente colpite. Proprio quando sarebbe veramente necessaria un’azione di massa per chiudere[3] definitivamente il capitalismo delle corporations.

 

1 ottobre 2013[4]



[1] Nome del programma di assistenza sanitaria gratuito, approvato il 30 luglio 1965 insieme al Medicaid dalla presidenza di Lyndon B. Johnson, rivolto agli ultrasessantacinquenni che abbiano determinati requisiti. Il programma è finanziato dai contributi dei lavoratori e degli imprenditori, n.d.t.

[2]In inglese: Continuing Resolution, una legge speciale che consente in finanziamento delle attività ordinarie di amministrazione del governo federale nel caso in cui la legge di bilancio non sia approvata prima del termine dell’anno fiscale statunitense, n.d.t.

[3] (nel testo, shut down, con un evidente gioco di parole con shut down, riferito però alle attività ordinarie dell’amministrazione federale, n.d.t.)

[4] Articolo pubblicato su International Viewpoint. Una versione precedente di questo articolo è stata pubblicata su http://www.europe-solidaire.org/spip.php?article29846.  Traduzione di Antonello Zecca



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