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L’Unione Europea e i rifugiati siriani

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di Dario Lopreno*

È un dramma quello rappresentato dai 5- 6 milioni di rifugiati siriani, praticamente  un quarto della popolazione del paese [1]. Si tratta, da un lato, di rifugiati interni, dai 3 a 4 milioni di esiliati rimasti comunque all'interno del paese, in condizioni più che precarie e in un contesto di “guerra civile”. Dall'altra parte vi sono gli esiliati che hanno trovato riparo all'estero, circa 2 milioni di Siriani, un milione dei quali ha meno di 18 anni. Si trovano principalmente in Libano (900.000, circa il 25 % della popolazione libanese) e in Giordania (500.000, più del 15% della popolazione); ma anche in Turchia (460.000, lo 0,6%), in Iraq (168.000, lo 0,5%) e in Egitto (110.000, lo 0,1%)[2] .

In questo dramma è coinvolta l'Unione Europea, Svizzera compresa.

L'Unione Europea (UE) ha versato poco meno di 2 miliardi di euro quale aiuto finanziario ai paesi che accolgono i rifugiati siriani: per le collettività pubbliche e per i campi profughi. E' possibile che una parte di questi “aiuti” abbia trovato rifugio su un conto bancario di una “struttura finanziaria” elvetica, dopo alcuni di quei raggiri “abituali” in materia. Si tratta del  “ maggior contributo internazionale e rappresenta una parte significativa di tutto il finanziamento a livello mondiale “ afferma un comunicato della Commissione europea, congratulandosi con sé stessa [3].

Quello che la Commissione non dice è che questa somma rappresenta lo 0,0000007% di quanto i paesi dell'UE spendono in armamenti [4]. Visto in questa prospettiva, il gesto caritatevole dell'UE ha tutto un altro significato. Per comprendere meglio la politica UE in materia, occorre tener conto di quattro aspetti.

 

Le cifre del terrore

 

Prima di affrontare questi quattro aspetti, vorremmo soffermarci  su alcune cifre che permettono di comprendere meglio quale sia la posta in gioco.

 

Secondo Frontex [5],  nel 2010 in UE sono  entrati 900.000 immigrati legali, mentre quelli illegali hanno raggiunto le 104.000 unità. Secondo Eurostat [6], nel 2012 su 268.000 decisioni d'asilo, 72.000 sono state positive (statuti di rifugiato, ammissioni provvisorie o permessi umanitari); mentre il 75% ha ricevuto un rifiuto! Ma cifre ancora più dettagliate lasciano ancor più sconcertati: dal 2011, le richieste d'asilo di Siriani in UE, in Svizzera e in Norvegia sono state  52.000, di cui 15.000 in Germania e 23.000 in Svezia, il resto suddiviso negli altri 28 paesi. Queste 52.000 persone rappresentano lo 0,01% della popolazione dell'UE, con l'aggiunta di quella della Svizzera e della Norvegia.

 

Prendiamo alcuni  esempi che si riferiscono ai mesi che vanno  dal gennaio al settembre 2013 [7], relativi agli emigranti siriani verso i paesi dell'UE. La Germania e la Svezia vengono considerate gli eroi dell'umanitarismo europeo, con rispettivamente 4.500 e 4.700 rifugiati siriani accolti, cioè lo 0,005% e  lo 0,05% della popolazione dei rispettivi paesi. La Bulgaria e l'Italia hanno chiesto aiuto all'UE per affrontare l'”afflusso” di richiedenti d'asilo tra i quali anche i Siriani! Durante il periodo che stiamo esaminando la Bulgaria ha accolto 4.000 richiedenti asilo – cioè lo 0,05% della popolazione (i Siriani erano 1500) . Nel 2013 in Italia sono arrivati 5.000 Siriani, lo 0,008% della popolazione. Il presidente del Consiglio dei ministri e primo della classe della politica italiana, Enrico Letta del Partito democratico, dall'alto della sua dignità da eroe da cartone animato ha affermato che, nonostante tutto, l'Italia è in grado di “gestire” questa situazione. Effettivamente  l'Italia “gestisce”... lasciando i richiedenti asilo nella completa indigenza e nella miseria nera, abbandonati a sé stessi e gettati alla sbaraglio nel  ping-pong degli accordi di Dublino.

 

I rifugiati non sopporteranno a lungo questa miseria disumana, inoltreranno  domanda d'asilo in un altro paese d'Europa – la Svizzera, per esempio – che li rimanderà in Italia, primo paese della domanda di asilo secondo le regole di  Dublino....E là saranno di nuovo confrontati con la più cupa disperazione e ... quindi ripartiranno di nuovo. Ma questa volta come clandestini. È così che Letta, dal suo lussuoso palazzo Chigi, ritiene di “gestire” la situazione. L'Austria e la Finlandia hanno accettato 500 rifugiati siriani, lo 0,006% e lo 0,01% delle loro rispettive popolazioni.

 

Sempre al primo posto nelle questioni umanitarie e, in particolare, dopo  che la sua ministra “socialista” Simonetta Sommaruga, responsabile del Dipartimento di Giustizia e Polizia, ha inaugurato la Svizzera in Miniatura dell'asilo, la Svizzera ha accolto 377 rifugiati di origine siriana e li ha ammessi provvisoriamente (media annuale 2011-2013); sul suo territorio conta 2900 richiedenti asilo. Le autorità svizzere hanno fatto anche un  altro grande gesto: accoglieranno 500 rifugiati siriani....nei prossimi tre anni, cioè 170 ogni anno (per il 2013, rappresentano, grosso modo, lo 0,04% della popolazione del paese [8]. Si tratta sicuramente un grande aiuto per i 2 milioni di rifugiati siriani! Le autorità amplieranno anche le possibilità di ricongiungimento familiare, ma solamente per  i Siriani con permesso B (residenti di lunga durata) o C (autorizzazione di residenza) o “naturalizzati”. Non sono,  in definitiva, cittadini Svizzeri? Ed allora, perché chiamarli ancora “Siriani”? Non si tratta dunque di autorizzazioni per richiedenti, né per  i clandestini. Tutto questo permette di addebitare una gran parte dei costi dell'operazione a carico delle famiglie e non delle strutture pubbliche. Un po' come la Svizzera aveva fatto quando ha socchiuso le porte  agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale: ha addebitato le spese alla “comunità ebraica” e non alla Confederazione. La consigliera federale responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia “ha riportato una vittoria” si legge nel quotidiano Le Temps, in un articolo di Valérie de Graffenried, neppure sfiorata dal senso del ridicolo. [9]

 

In Francia, il governo “socialista” , troppo occupato con l'espulsione dei Rom, ha potuto accogliere solamente 700 Siriani, lo 0,001% della popolazione. Ed anche la Gran Bretagna partecipa a questo slancio continentale di generosità spicciola ed ha annunciato che non accetterà rifugiati siriani, ma verserà del danaro.

 

Quattro aspetti della politica dell'UE contro gli asilanti

 

1. Questa politica ha un obiettivo prioritario, un utilitarismo che qui viene denominato immigrazione  scelta: “da noi” arrivano solamente i giovani scolarizzati, assimilabili e che si possano formare ("impiegabili"), o i meno giovani già ben qualificati, con la loro famiglia. Tutti e due vengono presto presi nella rete di una politica di assimilazione costrittiva, abusivamente qualificata come “integrazione”.

 

2. La guerra permanente condotta dall'esercito alle frontiere dell'UE grazie a Frontex –  per impedire all'immigrazione “non gradita” di penetrare nel territorio dei paesi limitrofi - e da quelli all'interno dell'UE, affiancata anche della polizie nazionali e locali, rintraccia gli illegali e i richiedenti d'asilo. A questa guerra si affianca quella per l'assimilazione forzata dei residenti stranieri. Il risultato non lascia adito a dubbi. Si tratta del diffondersi di un sentimento ossessivo (di essere assediati) contro gli immigrati che si sviluppa non solo tra gli indigeni, ma anche tra gli stranieri assimilati (obbligati ad essere più indigeni degli indigeni per essere, forse, accettati come indigeni !).

 

Permettendo di scaricare contro le diverse categorie di immigrati (clandestini, richiedenti l'asilo, Rom, Libici, Egiziani, Tunisini, musulmani non necessariamente immigrati ma considerati come tali, Slavi, Kosovari, Africani sinonimo di Neri, ecc.), le frustrazioni causate dalla precarizzazione, dalla povertà, dalla disoccupazione, dall'incertezza del futuro, dalla de-socializzazione, dalle condizioni di salario e di lavoro degli indigeni e dei residenti assimilati. Questi due gruppi sono ancor più disorientati – e dunque ancor più reattivi contro l'immigrato – se la cosiddetta sinistra socialista e i sindacati  solidarizzano  con i governi implicati in questa caccia all'altro.

 

3.  Un ulteriore aspetto della politica UE contro gli asilanti consiste nel sistema militar-poliziesco continentale, che vìola sistematicamente i diritti democratici ed pratica trattamenti disumani contro gli “illegali” (anche un richiedente l'asilo è, a priori, un illegale, alla stessa stregua di un clandestino). Questo sistema repressivo è interamente insito nell'UE, con la caccia ai clandestini e il moltiplicarsi dei campi di (semi) reclusione, in cui regna un'enorme miseria. Si esprime anche con il moltiplicarsi, tutt'intorno alla UE, di campi di concentramento per  migranti e con gli accordi di riammissione, sottoscritti da un gran numero di paesi, così come  con gli accordi di espulsione con i paesi ai margini dell'UE. Questo sistema militar-poliziesco è rivestito di legalità apparente ed è  legittimato da quel grande imbroglio chiamato Regolamento di Dublino (detto in modo schematico: si tratta del rinvio di un richiedente l'asilo verso il primo paese nel quale ha chiaramente soggiornato o depositato  una richiesta  d'asilo, quando è entrato nell'UE), regolamento fondato sulla criminalizzazione dei richiedenti, ai quali  vengono sistematicamente rilevati le impronte digitali (inserite poi nella banca dati Eurodac).

 

Attraverso questi tre aspetti della politica del UE, l'obiettivo di “migrazioni controllate” e della “mobilità” contribuiscono alla competitività del UE e di ciò che resta della AELS (Associazione europea di libero scambio). La garanzia che vi sia mano d'opera adattabile e che possieda  quelle qualifiche capaci di far fronte, con successo, all'evoluzione costante della demografia e del  bisogno di accumulazione del capitale rappresentano una priorità strategica per l'Europa.

E' altrettanto urgente aumentare l'efficacia delle politiche tese “ad assicurare l'integrazione degli immigrati nel mercato del lavoro”, scrive la Commissione Europea [10] con parole che potrebbero essere quelle del governo svizzero.

In questo senso la repressione dell'immigrazione clandestina e dell'asilo è una priorità, qualora questi canali migratori non permettano di applicare una selezione dei migranti, nel senso di una “immigrazione scelta”. Questa politica migratoria lascia però aperto l'accesso a una manodopera (una parte dell'esercito di riserva industriale) continuamente terrorizzata e a completa disposizione per tutti i lavori meno qualificati. Manodopera che ha un nome generico: immigrati illegali. Questa politica migratoria ha bisogno di selezionare  un “campionario” scelto di richiedenti d'asilo, cioè “l'asilo scelto”, i cui  “privilegiati” sono  i rifugiati “veri”, simbolo fraudolento del “rispetto dei diritti democratici”. L'UE mostra così una vetrina democratica, pur calpestando la Carta dell'ONU,  le Convenzioni europee dei diritti dell'uomo e dei bambini, ed anche le Convenzioni di Ginevra del 1949.

4. Poiché l'unita europea non è politicamente molto avanzata, le differenze di sviluppo e di capacità decisionale, il peso dei diversi settori socio-politici nazionali o nazionalisti ancora importanti, gli “standard di vita” molto differenti, gli apparati di Stato con realtà storiche e concrete molto variabili, la “democrazia borghese” con forme diverse, per tutte queste ragioni l'UE funziona sulla base di una sorta di giochi di ruolo condizionati da queste differenze. Malgrado il duro regime d'asilo comune a tutta l'Europa, malgrado gli approcci polizieschi collettivi delle politiche migratorie, malgrado una crescita ed una strumentalizzazione generale della xenofobia, del razzismo anti-Rom e dell'islamofobia, le politiche d'immigrazione e d'asilo dei paesi membri si differenziano notevolmente.

 

In Grecia si aggrediscono gli illegali e vengono rifiutate quasi tutte le richiesta d'asilo; a Cipro e a Malta si imprigionano coloro che sbarcano, poi li si mette “in fuga”,considerano quasi tutti  come degli immigrati illegali; in Italia si abbandona alla miseria gli immigrati illegali e i richiedenti d'asilo; in Spagna un gran numero di richieste d'asilo vengono liquidate attraverso la violenza della polizia e dei rinvii collettivi verso il Marocco (dove l'accoglienza è molto violenta e crea una fuga massiccia vero l'Algeria e il Sud), con la benedizione del HCR; in Svizzera, (dove l'immigrazione è importante), e in Scandinavia (dove lo è meno), si controlla, si limita, si reprime, si obbliga, si espelle, ma in modo corretto anche se violento; nell'Europa dell'Est si gioca fino in fondo il ruolo di filtro anti-extra-comunitario terrestre, (un po' come preconizzava  per la Germania Karl Haushofer, teorico  della Geopolitica del nazismo, ma lui parlava di un filtro contro gli Ebrei dell'Est....)

 

L'illusione filo-europea

 

Questo approccio della politica della “gestione del flusso migratorio” dell'UE pone in evidenza l'atteggiamento profondamente sbagliato filo-europeo della cosiddette sinistre socialiste ed ecologiste, ma anche di una frangia dalla “sinistra radicale” - anche in paesi come la Svizzera, non membro dell'UE, o in paesi come Cipro, Grecia o Malta, membri seppur marginali; costoro continuano a coltivare illusioni politiche su“l'Europa”. Non la vedono come una fortezza mostruosa, come una macchina da guerra chiusa  ai salariati extraeuropei, anche se ne fanno venire milioni illegalmente (vi sono, secondo le stime, da 3 a 8 milioni di illegali in UE). Non la vedono come una macchinazione sovranazionale di ingranaggi nazionalisti, che prende parte agli attacchi frontali alle condizioni di salario e di  lavoro dei salariati, frammentandoli in gruppi specifici, messi costantemente in concorrenza tra di loro. La vedono come un' “apertura cosmopolìta”, per la semplice ragione che si tratta di un'entità sovranazionale.

 

Da questo punto di vista, la violenza quotidiana delle autorità greche contro l'immigrazione “non scelta” è parte integrante dello stesso meccanismo negazionista  in materia di asilo delle autorità cipriote e maltesi, della violenza fondata sul lasciar correre  perpetrata dalle autorità italiane, della schiacciante durezza delle autorità spagnole, delll'igienismo migratorio  scandinavo, tedesco, austriaco o svizzero, la sorveglianza rigorosa attuata dalle autorità dei paesi del Est europeo....e della  caccia agli asilanti Siriani in tutta l'UE.            

* articolo apparso sul sito www.alencontre.org  l'11 ottobre 2013. La traduzione è stata curata dalla redazione di Solidarietà del Cantone Ticino.

 

1. Dati HCR.

2. Cia, The World Factbook, online (https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/eg.html).

3. Commissione europea, L'UE, trampolino di lancio dell'aiuto umanitario internazionale, assiste 7 milioni di persone nel bisogno, comunicato stampa, Bruxelles, 25/09/2013.

4. Luc Mampaey, « Compendium des dépenses militaires, production et transferts d’armes », ed. GRIP, Bruxelles, 2012,  Allegato 1, dépenses militaires des pays membres et candidats de l’Union européenne et des États-Unis, 2001-2010.

5. Frontex, Annual Risk Analysis 2013, Varsavia, 2013

6. Eurostat, Demandes d’asile dans l’UE 27. Le nombre de demandeurs d’asile enregistrés dans l’UE27 en hausse à plus de 330 000 en 2012,  Comunicato Eurostat, Bruxelles, 22 marzo 2013.

7. Cf. statistiques Eurostat sur la population européenne et sur les migrations, statistiques du HCR, sites Internet des pays concernés et Cia, The World Factbook, online (https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/eg.html)

8.  (377+2900+170)/8’000’000 = 0.04%

9. Valérie de Graffenried, La Suisse va accueillir 500 réfugiés de Syrie et renoue avec sa politique de contingents, quotidien Le Temps, Genève, 04/09/2013.

10. Commission européenne, Approche globale de la question des migrations et de la mobilité, Bruxelles, 18/11/2011, Communication COM(2011) 743 final.



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