Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Vendola al bando

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Avevo rinunciato a scrivere ancora sul caso Cancellieri, oltre a quello che avevo detto all’inizio, cioè che non mi indignava tanto l’ipocrisia di un singolo intervento “umanitario” in una realtà barbara e incivile come quella delle prigioni italiane, quanto il suo legame di amicizia organico e protratto negli anni con il clan dei Ligresti, che non da ora sono incappati nella giustizia (trovando sempre come cavarsela, come tutti i potenti). Ai Ligresti la legava un’affinità profonda e un cinismo senza pari, rivelato dalla difesa della liquidazione milionaria (3,6 milioni di euro), dopo un solo anno di lavoro, di suo figlio (presso la Fondiaria-SAI di Salvatore Ligresti). A me non convinceva isolare il caso di questo ministro, che non si vergogna di rimproverare i giovani  che “vogliono la pappa fatta e che pretendono di lavorare vicini a papà e mamma” sapendo di avere un figlio che beneficiava del suo potere per fare soldi, e che predica buoni sentimenti e sacrifici, mentre è titolare di una pensione di 6.688,70 euro netti al mese. Ovviamente oltre a tutto il resto che percepisce, tra stipendi ed emolumenti vari. Ce ne sono tanti altri come lei nel governo…

Mi fa un po’ orrore poi che le grandi manovre su di lei nel PD siano dettate solo da considerazioni tattiche sul possibile crollo anticipato del governo Letta, assai probabile dato che la sostituzione di un ministro di serie A, sponsorizzato dal presidente Napolitano proprio perché dava garanzie alla destra sul terreno della giustizia, è complicatissimo per i troppi appetiti che scatena. Pur di arrivare a elezioni anticipate, i seguaci di Renzi (che temono che col tempo svanisca l’effetto creato dal gigantesco impegno dei media per presentare come carta vincente questo cialtroncello) sono pronti a tutto, anche a preparare incoscientemente un’altra sconfitta del loro partito. Inoltre condividevo sostanzialmente l’articolo di “Thomas Müntzer” (ripreso da Communianet.org su http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/una-risata-li-seppellir%C3%A0 a cui rinvio.

Ma a spingermi a ritornare sull’argomento è il fatto che il caso Cancellieri si intreccia con quello di Vendola, che come al solito si presenta come “vittima di un complotto” e minaccia querele. Non è una sorpresa. È una sua vecchia  abitudine. Ne avevo parlato già nell’agosto 2009, in un articolo che si intitolava proprio così: Vendola vittima di un complotto?

In quel caso si trattava del coinvolgimento almeno indiretto in un paio di scandali. In un caso poteva aver ragione a non sentirsi responsabile, dato che dalla vicenda pruriginosa del vicepresidente della regione, Sandro Frisullo, che si faceva regalare i servizi di alcune escort procurate da Tarantini a lui come a Berlusconi, Vendola non era direttamente toccato: Frisullo non era un suo amico personale, ma il prezzo da pagare all’alleanza col PD.

Nell’altro caso invece era ben più direttamente immischiato. Vendola ha sempre ribadito che quando l’assessore alla sanità Alberto Tedesco è finito sotto indagine, lo ha sostituito. Ma era evidentemente un atto dovuto, mentre che Tedesco fosse un trafficante senza scrupoli lo sapevano tutti fin dalla sua nomina, e molti si erano domandati perché lo aveva scelto. Avevo già accennato in un primo articolo ai giudizi severi espressi da molti medici di sinistra che avevano rinunciato a collaborare con la giunta, proprio perché Vendola si era “consegnato mani e piedi ad Alberto Tedesco, il quale negli ultimi venti anni ha costruito una mostruosa rete di relazioni, capace di mettere le mani in qualsiasi ambito della sanità barese e pugliese". Che significa sostituirlo solo quando è stato raggiunto da un’inchiesta? Per giunta Tedesco non aveva una grande forza nel PD, perché inizialmente si presentava ancora come “socialista”. Perché era stato nominato alla carica più ambita e redditizia?

Ma c’era altro. A me (e ai lavoratori del San Gabriele) era parso scandaloso il rapporto di Vendola con don Verzè. Avevo riportato una Lettera a Vendola dal San Gabriele, e ne avevo parlato ancora in . Vendola uno e due . Ma chi ha tempo e pazienza clicchi sulla voce Vendola nella lista dei link nella colonnina a destra in altro sulla prima pagina del sito, e di articoli ne trova una trentina…

Tra l’altro era venuto fuori anche che subito dopo la sua elezione uno dei primi atti concreti di Vendola era stato un viaggio di quattro giorni negli Stati Uniti ai primi di ottobre. Un’iniziativa turistico propagandistica, per cui la Giunta aveva stanziato ben 346.000 euro, nonostante dei 50 partecipanti solo 7 fossero a carico della Regione: oltre a Vendola e al suo addetto stampa, c’era Sandro Frisullo (allora vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, che aveva organizzato il viaggio), un dirigente e un funzionario, un paio di giornalisti. Tutti gli altri (rappresentanti di Province, università, comunità montane, parchi tecnologici, enti vari) si sono pagati viaggio e albergo (o più probabilmente, vista la consuetudine e l’esempio, lo hanno fatto pagare ai loro enti). Ma anche nel caso che avessero pagato loro, ci si poteva domandare perché lo facevano e cosa speravano di ottenere. E ci si poteva domandare se era questa la “primavera pugliese” che aveva suscitato tante speranze di svolta. Per giunta venne fuori che per “l’organizzazione della missione” la Regione si era rivolta, come sempre, a un’associazione di cinque imprese chiamata PugliaKnowhow, che due anni prima (quando c’era Fitto) aveva vinto una gara d’appalto per occuparsi di tutto il settore «Internazionalizzazione delle imprese», che vale un milione di euro all’anno. Un bell’inizio di quella che era stata preannunciata come “un’altra globalizzazione”…

Ora Vendola ci ricade. Può essere che non sia un reato essere amico e scherzare con il principale portavoce e collaboratore di padroni assassini come la famiglia Riva. Anzi, agli occhi di questo Stato dei padroni, è forse un merito (e Paolo Hutter, ennesimo pentito della ex “Nuova sinistra”, ha scandalosamente difeso Vendola parlando del dovere di un amministratore con una lettera al “Fatto quotidiano”, http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/perche-difendo-vendola-sull-ilva/779588/ ).

Sarebbe ora di considerare Vendola alla stregua del PD, negargli il diritto di presentarsi come sinistra. Si tenga gli amici che crede. Evidentemente i suoi strettissimi rapporti con il PDS-PD pugliese, anche quando era in Rifondazione, lo hanno abituato a trovare normale che dirigenti di un partito di sinistra mantengano rapporti cordiali con i padroni. Lo avevo verificato direttamente a Bari, tra il “glorioso PCI” e il cavalier Calabrese, che prima del 1968 aveva avuto via libera in fabbrica per distruggere il sindacato combattivo, ma contribuiva generosamente al finanziamento del partito, e per giunta assumeva sottobanco funzionari del PCI in sovrannumero, la figlia del segretario comunista della FIOM, il figlio del segretario degli edili, ecc. in cambio delle pace sociale, ma allora Vendola non c’era ancora.

Lo avevo verificato poi nel Salento, quando Massimo D’Alema accettò l’invito del padrone della Filanto, Antonio Filograna, a una cena a base di aragoste: risultato immediato, sui cancelli degli stabilimenti di Casarano e di Patù sparì la scritta “Qui il sindacato non entra” e alla CGIL fu regalato un tesseramento di migliaia di operai; risultato successivo, la CGIL, guidata dall’astro nascente Teresa Bellanova (attuale vincitrice delle primarie a Lecce) difese lo smantellamento dei due stabilimenti, concretizzatosi spostando macchinari in Albania ed altri paesi dell’ex “socialismo reale”, e decentrando la produzione residua in decine di piccole fabbrichette semiclandestine ospitate in garage e affidate a capetti fidati. (Sul personaggio, si veda sul sito Filograna. Un imprenditore salentino).


(a.m. 18/11/13)



Tags: Cancellieri  Vendola  padroni  Filanto  Filograna  Massimo D'Alema  PCI  PDS  PD  SEL  

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