Movimento Operaio

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Pensioni e sindacati

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CGIL tra smemoratezze e “svolte” congressuali

 Una rassegna a cura di Sergio Casanova, da Genova.

Le agenzie di stampa negli ultimi giorni sono state sommerse dall’improvviso attivismo della CGIL, che si è concretizzato in sorprendenti “svolte” in materia fiscale e pensionistica.

 

SUL FISCO:

“ Roma, 14 dic. (Adnkronos) - Aumentare le detrazioni per redditi da lavoro dipendente e da pensioni per almeno 500 euro entro il marzo 2010; innalzare le quote esenti; bonus fiscale per gli incapienti; ma soprattutto riduzione dal 23 al 20% della prima aliquota Irpef, per favorire i redditi medio-bassi, e ritocco dal 38 al 36% per la terza aliquota. E' questa la riforma Irpef targata Cgil e presentata oggi dal leader di Corso Italia Guglielmo Epifani e dal segretario confederale Agostino Megale.... Una manovra che consentirebbe per la Cgil di 'liberare' in busta paga circa 100 euro netti al mese supportando cosi' i salari che negli ultimi 29 anni sono stati falcidiati dal fisco.”

 

Ma come! La CGIL aveva plaudito alle Finanziarie 2007 e 2008 del governo “amico” e, a proposito della prima aveva parlato addirittura di “manovra senza precedenti” per la valenza redistributiva ottenuta con le modifiche dell’Irpef !

E, a quel tempo, non si era neppure accorta che la fantastica manovra confermava l’aumento dell’aliquota minima dell’Irpef dal 18% al 23%. Questo aumento era stato deciso da Berlusconi nel 2002 e veniva confermato da Prodi. Non era quello il momento migliore per intervenire? Col governo “amico”? Perché attendere la fine del 2009 per proporre un recupero, sia pur parziale, del maltolto?

 

Ma non basta! “ A finanziare i 24 miliardi necessari per mettere mano alla riforma fiscale un mix di interventi i cui dettagli saranno elaborati in seguito. Ma l'Ires prevede che circa 1,5 miliardi potrebbero arrivare da una imposta sulle transazioni finanziarie; tra i 2,5 e i 4,5 arriverebbero dall'aumento al 20% dell'aliquota sulle rendite finanziarie; circa 5 miliardi affluirebbero grazie ad una revisione degli estimi e all'introduzione di una sorta di patrimoniale alla francese sulle grandi ricchezze; 6 miliardi arriverebbero dalla lotta all'evasione reintroducendo la norma di Visco sulla tracciabilità degli assegni; e altri 6 miliardi sarebbero da conteggiare come recupero di gettito dovuto all'aumento della base imponibile reso possibile dalla crescita economica.

La riforma è il punto centrale di una campagna sul 'fisco giusto' che la Cgil avvierà nelle prossime settimane e che proseguirà nei prossimi mesi fino alle "settimane sul fisco" in calendario per metà febbraio.”

 

Proprio così! Vengono inopinatamente proposti alcuni interventi fiscali che al tempo del governo “amico” (quando provenivano dalla sinistra interna alla CGIL o da sindacati di base o da organizzazioni della sinistra di classe […un po’esisteva ancora] ) erano tacciate di estremismo/ avventurismo/utopismo)!

 

SULLE PENSIONI:

Roma, 13 dic. (Adnkronos/Ign) - Pensioni più leggere dal 1 gennaio 2010. Secondo le stime del Sole 24 Ore, la riduzione potrebbe essere tra lo 0,8% e il 3,7%, a causa dei nuovi coefficienti per i trattamenti di vecchiaia calcolati con il sistema misto o solo contributivo.

La Cgil calcola che con l'applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo si perderà, dal 1 gennaio 2010, circa il 3-4% della pensione rispetto a chi va in pensione oggi con il sistema misto, contributivo-retributivo. E la perdita secca sarà ancora più consistente rispetto a coloro che vanno in pensione con il sistema retributivo.

Per la Cgil, occorre ripristinare l'età pensionabile; modificare già dal 2010 i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione applicando il pro-quota e non, come previsto dalla legge, retroattivamente su tutti i contributi; e garantire un tasso di sostituzione delle future pensioni non inferiore al 60% dell'ultima retribuzione, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale…. A subire i contraccolpi più forti saranno i lavoratori che andranno in pensione con il solo sistema contributivo (chi ha cominciato a lavorare dopo il primo gennaio 1996). Un esempio per tutti:..una lavoratrice nata il 20 giugno del 1949 con 30 anni di contribuzione, …. con l'applicazione dei nuovi coefficienti… perde 55 euro al mese di pensione pari a 715 euro l'anno nel sistema misto e ne perde 106, ovvero 1.378 l'anno, nel sistema contributivo", spiega il sindacato.”

 

Ma chi è stato ad approvare i nuovi coefficienti? Tra gli altri, la CGIL, con la firma del Protocollo sul Welfare” del 2007! Lo stesso Protocollo che doveva stravincere al cd referendum, anche a costo dei noti brogli messi vergognosamente in campo, a conclusione di una forsennata campagna manipolatoria di massa condotta unitariamente col padronato e il governo. E tra le tante panzane di quella campagna, venne inserita anche quella che sosteneva che il Protocollo garantiva un tasso di sostituzione delle future pensioni non inferiore al 60% dell'ultima retribuzione, che oggi viene nuovamente chiesta (…forse per maggior sicurezza!).

 

PERCHE’ TUTTO CIO’?

La ragione di queste amnesie e di questi repentini cambi di linea è molto prosaico!

La CGIL è in piena campagna “elettorale”. Infatti, è in corso in suo Congresso ( 9 dicembre 2009 – 8 maggio 2010) la maggioranza cerca il ogni modo di delimitare il risultato della mozione alternativa che, evidentemente, nonostante tutto, è temuta.

Cosa di meglio che rifarsi il trucco?

 

Sergio Casanova

 

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www.adnkronos.com, 14/12/09

Fisco, ecco la riforma Cgil: tagliare 20 mld di tasse a dipendenti per rivalutare i salari

ultimo aggiornamento: 14 dicembre, ore 16:34

 

Roma - (Adnkronos) - La manovra consentirebbe di 'liberare' in busta paga circa 100 euro netti al mese dal 2010 al 2012, supportando così i salari che negli ultimi 29 anni sono stati falcidiati dal fisco.

 

Roma, 14 dic. (Adnkronos) - Aumentare le detrazioni per redditi da lavoro dipendente e da pensioni per almeno 500 euro entro il marzo 2010; innalzare le quote esenti; bonus fiscale per gli incapienti; ma soprattutto riduzione dal 23 al 20% della prima aliquota Irpef, per favorire i redditi medio-bassi, e ritocco dal 38 al 36% per la terza aliquota. E' questa la riforma Irpef targata Cgil e presentata oggi dal leader di Corso Italia Guglielmo Epifani e dal segretario confederale Agostino Megale.

 

I conti sono affidati all'Ires che stima un costo complessivo in tre anni di circa 20 miliardi di euro; 24 miliardi se si aggiungessero i 3,6 per il ripristino della 14esima mensilità per i pensionati e altri 200 milioni per supportare la detassazione del salario di II livello per cui sono già previsti 400 milioni nel prossimo triennio. Una manovra che consentirebbe per la Cgil di 'liberare' in busta paga circa 100 euro netti al mese supportando cosi' i salari che negli ultimi 29 anni sono stati falcidiati dal fisco.

Secondo le proiezioni della Cgil, infatti, dal 1981 al 2009 la pressione fiscale a carico esclusivo dei lavoratori, visto che quella contributiva è rimasta pressoché stabile, è aumentata del 12,5%, sottraendo ai redditi da lavoro dipendente circa 274 euro ogni anno; come a dire, calcola il sindacato, in circa 30 anni il reddito disponibile ha perso circa 52mila euro.

A finanziare i 24 miliardi necessari per mettere mano alla riforma fiscale un mix di interventi i cui dettagli saranno elaborati in seguito. Ma l'Ires prevede che circa 1,5 miliardi potrebbero arrivare da una imposta sulle transazioni finanziarie; tra i 2,5 e i 4,5 arriverebbero dall'aumento al 20% dell'aliquota sulle rendite finanziarie; circa 5 miliardi affluirebbero grazie ad una revisione degli estimi e all'introduzione di una sorta di patrimoniale alla francese sulle grandi ricchezze; 6 miliardi arriverebbero dalla lotta all'evasione reintroducendo la norma di Visco sulla tracciabilità degli assegni; e altri 6 miliardi sarebbero da conteggiare come recupero di gettito dovuto all'aumento della base imponibile reso possibile dalla crescita economica.

La riforma è il punto centrale di una campagna sul 'fisco giusto' che la Cgil avvierà nelle prossime settimane e che proseguirà nei prossimi mesi fino alle "settimane sul fisco" in calendario per metà febbraio. Ma il sindacato guarda anche ad una possibile alleanza con Cisl e Uil in procinto di elaboarare un programma fiscale. "Se con le richieste di Cisl e Uil saranno possibili punti di contatto potrà partire anche una iniziativa comune" spiega ancora Epifani, che ribadisce "il peso ormai insostenbile del fisco sul lavoro dipendente e le pensioni" e la necessità "di un intervento rapido" contro il potere d'acquisto ridotto al lumicino per lavoratori dipendenti e pensionati.

 

 

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Pensioni più leggere da gennaio: importi ridotti fino al 3,7%

di Sergio D'Onofrio

 

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13 novembre 2009 sole-24 ore

 

 

Chi lascia il lavoro nel 2010 avrà una pensione più leggera se ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 1995. Da gennaio entrano infatti in funzione i nuovi coefficienti per il calcolo dei trattamenti quantificati con il sistema misto o interamente contributivo.
La revisione dei parametri iniziali, messa in programma dalla riforma Dini (legge 335/95), doveva scattare ogni dieci anni. L'obiettivo era stare al passo con l'andamento della vita media. Il principio era: se si vive più a lungo diventa di conseguenza più ampio il periodo in cui si beneficierà dell'assegno. Saltata la scadenza del 2006, la legge 247/07 ha stabilito di fare partire i nuovi coefficienti dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni

Rispetto ai valori in vigore fino al 31 dicembre di quest'anno, si registra una riduzione che va dal 6,38% per chi può mettersi in pensione a 57 anni all'8,41% per chi si ritira a 65 anni. La decurtazione sale con il crescere dell'età perché, dal punto di vista statistico, è provato che con il passare degli anni aumentano le possibilità di una lunga vita.
Dai nuovi coefficienti sono esclusi coloro che avendo 18 anni di contributi al 31 dicembre '95 restano agganciati anche per gli anni a venire al calcolo retributivo. Invece, sono interessati ai nuovi coefficienti coloro che hanno diritto a una pensione di vecchiaia (o tutta contributiva per opzione o calcolata con il sistema misto). La pensione anzianità (che richiede 35 anni di contributi) con una quota contributiva, invece, scatterà solo dal 2014-2015.

Il calcolo misto
Per quanto riguarda il calcolo misto, per coloro che sono in attività dal 1979 in poi (meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre '95) la pensione si sdoppia: una quota resta agganciata al valore degli stipendi dell'ultimo periodo di attività mentre la parte rimanente è rapportata a quanto è stato versato dal 1996.
In generale (si veda anche la scheda) che chi va in pensione con il sistema misto sarà penalizzato, in quanto potrà contare su un assegno più basso di quello che riceverebbe con un calcolo interamente retributivo. Per un uomo di 65, con 30 di contributi, e con un reddito di 40mila euro la perdita è del 2%: se fosse andato in pensione nel 2009 avrebbe percepito un trattamento di 23.789 euro. Poiché va a riposo nel 2010 il taglio sarà di 455 euro. Con 25 anni di contributi la riduzione è del 2,6% (515 euro), del 3,7% (573 euro) con 20 di anzianità. Ma le cose non stanno sempre cosi, almeno per i lavoratori dipendenti. A 65 anni di età e 31 di contributi, di cui 14 versati dal '96, il sistema misto si rivela più generoso di quello retributivo per i redditi alti, da 60miila euro in su.

Tutto ciò si spiega con il fatto che per la quota contributiva la capitalizzazione del montante non risente, come invece accade nella formula retributiva, della riduzione dei rendimenti oltre una certa soglia. Infatti, sulla parte di retribuzione superiore al cosiddetto "tetto" (42.069 euro nel 2009) per ogni anno di lavoro non viene più riconosciuta una quota di pensione del 2%, ma una percentuale via via più bassa, ridotta a meno della metà (0,90%) per le retribuzioni annuali oltre gli 80mila euro.
Diversa è la situazione dei lavoratori autonomi, per i quali il calcolo misto ha per tutti un effetto penalizzante. Con 65 anni di età, 31 anni di contributi di cui 14 versati dal '96 i trattamenti scendono di quasi il 12% per i redditi più bassi, mentre per quelli medio alti perdono intorno al 9 per cento. Ciò dipende dal fatto che, versando di meno (20% contro il 33% dei dipendenti), accumulano un montante più basso per il calcolo della quota contributiva.

Il contributivo puro
I nuovi coefficienti incideranno nella misura piena, vale a dire con le riduzioni indicate nella tabella in alto, sui trattamenti che nel 2010 saranno calcolati interamente con il sistema contributivo. Per ora sono interessate solo alcune categorie di futuri pensionati.
Il contingente più numeroso è rappresentato da persone, già in pensione o con una doppia attività, che acquisiscono il diritto a un secondo assegno dalla gestione separata dell'Inps. Nelle stesse condizioni si troveranno anche le donne che hanno scelto il sistema contributivo, che consente di mettersi in pensione a 57 anni (58 se autonome), se possono far valere almeno 35 anni di contributi.
Della riduzione dei coefficienti risentiranno anche molti liberi professionisti che maturano il diritto alla pensione con il sistema della totalizzazione.

I MECCANISMI

Il sistema retributivo
Il calcolo della pensione è commisurato alle retribuzioni versate durante la vita lavorativa

Il contributivo
Con questo sistema di calcolo ciascuno percepirà, come pensione, quanto ha versato: i contributi infatti vengono accreditati su un conto individuale (virtuale) e al termine della vita lavorativa il montante (rivalutato ogni anno) viene trasformato in pensione proprio con i coefficienti di trasformazione

Il meccanismo misto
L'assegno viene calcolato in base al sistema contributivo e retributivo: in particolare è quantificata con il metodo contributivo la quota di pensione che corrisponde ai versamenti dal 1996 in poi

 

TAGLIO SENZA INDUGI

Nel mirino dei nuovi parametri

- chi rientra nel sistema di calcolo misto
- chi è assicurato ai fini della pensione dal 1° gennaio 1996
- gli iscritti alla gestione separata
- chi esercita l'opzione per il sistema contributivo
- le lavoratrici dipendenti e autonome con almeno 35 anni di contributi - che si avvalgono dell'opzione prevista dalla legge 243/2004
- chi va in pensione con il sistema della totalizzazione e non rientra nelle eccezioni che prevedono in parte un calcolo retributivo

Le conseguenze per i dipendenti...

... e quelle per gli autonomi

-3,7%
Uomo, vent'anni di contributi
L'ipotesi è quella della pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne). Un lavoratore dipendente nell'ultimo anno ha prodotto un reddito di 40mila euro e ha vent'anni di contributi: al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 16.104 euro. Con l'applicazione dei nuovi coefficienti, secondo i calcoli effettuati dalla Ragioneria generale dello Stato, la pensione annua avrà, dal 1° gennaio 2010, un importo pari a 15.531 euro, con una differenza anno su anno di 573 euro (-3,7 per cento)

-2,7%
Donna, vent'anni di contributi
Una lavoratrice dipendente, il cui reddito nell'ultimo anno di lavoro è stato pari a 40mila euro e con vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha diritto a una pensione di vecchiaia pari a 14.391 auro, contro un assegno di 14.016 euro dal 1° gennaio 2010. La differenza (meno 2,7%) è la conseguenza dell'applicazione dei nuovi coefficienti

-3,4%
Uomo, vent'anni di contributi
Un lavoratore autonomo, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione alle spalle, nel momento in cui verranno applicati i nuovi coefficienti avrà, dal 1° gennaio 2010, una pensione di vecchiaia inferiore del 3,4% rispetto a quanto percepiva al 1° dicembre 2009 (11.204 contro 11.585 euro)

-2,6%
Donna, vent'anni di contributi
Una lavoratrice autonoma, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 10.594 euro. Dal 1° gennaio 2010 l'importo annuo di cui potrà beneficiare sarà di 10.327 euro. In questa ipotesi, dunque, la diminuzione tra un importo e l'altro è del 2,6 per cento

 

13 novembre 2009

 

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www.adnkronos.com, 14/12/09

 

I contraccolpi più forti per i lavoratori che andranno in pensione con il solo sistema contributivo

Pensioni più leggere da gennaio.

Cgil-Uil: rivedere criteri di calcolo

ultimo aggiornamento: 13 dicembre, ore 16:48

Roma - (Adnkronos/Ign) - Secondo le stime del Sole 24 Ore, la riduzione potrebbe essere tra lo 0,8 e il 3,7% a causa dei nuovi coefficienti per i trattamenti di vecchiaia calcolati con il sistema misto o solo contributivo. Cgil: il 3-4% in meno. Brunetta: ''Niente di grave: cresceranno di meno ma cresceranno''. La replica di Proietti (Uil): ''Mai positiva una diminuzione''. Tremonti: ''Con me niente tagli, è la vita della gente''

 

Roma, 13 dic. (Adnkronos/Ign) - Pensioni più leggere dal 1 gennaio 2010. Secondo le stime del Sole 24 Ore, la riduzione potrebbe essere tra lo 0,8% e il 3,7%, a causa dei nuovi coefficienti per i trattamenti di vecchiaia calcolati con il sistema misto o solo contributivo.



La Cgil calcola che con l'applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo si perderà, dal 1 gennaio 2010, circa il 3-4% della pensione rispetto a chi va in pensione oggi con il sistema misto, contributivo-retributivo. E la perdita secca sarà ancora più consistente rispetto a coloro che vanno in pensione con il sistema retributivo.

Per la Cgil, occorre ripristinare l'età pensionabile; modificare già dal 2010 i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione applicando il pro-quota e non, come previsto dalla legge, retroattivamente su tutti i contributi; e garantire un tasso di sostituzione delle future pensioni non inferiore al 60% dell'ultima retribuzione, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale.

A subire i contraccolpi più forti saranno i lavoratori che andranno in pensione con il solo sistema contributivo (chi ha cominciato a lavorare dopo il primo gennaio 1996). Un esempio per tutti: per una lavoratrice nata il 20 giugno del 1949 con 30 anni di contribuzione, spiega ancora il sindacato, l'importo di pensione liquidata con decorrenza 1 dicembre 2009 con il sistema retributivo sarà pari al 1.877 euro, con il sistema misto sarà pari a 1.818 mentre con il sistema contributivo sarà pari a 1.522. La stessa pensione liquidata con decorrenza dal primo gennaio 2010, quindi con i nuovi coefficienti, con il sistema retributivo è pari a 1.877 mentre con quello misto è pari a 1.763 e con il sistema contributivo è pari a 1.416. "Ciò significa che con l'applicazione dei nuovi coefficienti la lavoratrice perde 55 euro al mese di pensione pari a 715 euro l'anno nel sistema misto e ne perde 106, ovvero 1.378 l'anno, nel sistema contributivo", spiega il sindacato.

Il segretario confederale della Uil Domenico Proietti, commentando i dati del Sole24 Ore, parla di ''criteri di revisione dei coefficienti inadeguati alla realtà del nostro sistema''. E' per questo, infatti, che il sindacato ha "chiesto da tempo la definizione di nuovi criteri per determinare i coefficienti, che sono il cuore del sistema contributivo" sollecitando, per esempio, una revisione delle pensioni "per fasce di età" che eliminerebbe uno degli effetti più distorsivi del sistema, cioè quello di penalizzare maggiormente, a parità di condizioni di partenza, chi decide di restare al lavoro rispetto a chi opta per un pensionamento di anzianità.

Anche l'Ugl, dichiara il segretario confederale Nazzareno Mollicone, aveva “sollevato l'inappropriatezza dei parametri con cui si procede alla revisione dei coefficienti di calcolo della pensione” che “si riveleranno penalizzanti". L'impegno, invece, per il sindacato, "deve essere orientato a rivalutare le pensioni esistenti” e a far sì “che i giovani lavoratori di oggi, entrando tardi nel mercato del lavoro e per lo più con carriere discontinue, non debbano accontentarsi di una pensione sociale”.

Sdrammatizza il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. "Nulla di grave. Il fatto è che il 2009 è stato un anno di crescita bassa. Il risultato è che l'adeguamento delle pensioni per il prossimo anno, sull'anno precedente, sarà più basso. Questa è la regola, un meccanismo voluto dal governo Amato nel 92. Le pensioni dunque cresceranno di meno ma cresceranno", spiega

"Una diminuzione delle pensioni non è mai una cosa positiva", replica Proietti.

 

 

 



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