Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La sceneggiata di Rimini *

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di Antonio Moscato

Gran parte dei commenti dei mass media sul XVII congresso della CGIL si concentrano sullo “scontro” tra Susanna Camusso e Renzi e su quello tra Landini e la Camusso. Un buon modo per evitare di parlare dell’assenza di una effettiva discussione in un sindacato che non vuole neppure tentare un bilancio del proprio declino, malamente nascosto dietro il grande numero di pensionati, rimasti nostalgicamente legati alla sigla nonostante per sé non abbiano ricevuto molto più che il disbrigo di qualche pratica.

Ha avuto facile gioco il cinico Renzi a rispondere subito brutalmente alle critiche della Camusso: “Ma dov’era la CGIL in questi anni quando le cose non andavano? La disoccupazione è passata dal 7 al 13% e il sindacato non se ne è accorto”. D’altra parte l’attacco della Camusso al governo denunciava “una logica di autosufficienza della politica che sta determinando una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione”, con una formulazione contorta di cui con sicurezza si comprendeva solo il lamento per la scarsa disponibilità alla concertazione. Una denuncia che non poteva spaventare nessuno, perché non era certo in grado di mobilitare qualcuno al di fuori degli apparati.

Non molto più convincente l’attacco di Maurizio Landini al segretario generale, prima di tutto per le stesse ragioni che rendono poco credibile la polemica della Camusso con Renzi: come mai se ne accorge solo ora?

A chi può far credere che solo ora la CGIL “non è una casa di vetro”? Ed è solo la maggioranza doc (senza emendamenti) che ha alterato i risultati gonfiando il numero dei partecipanti ai congressi dovunque non fossero presenti a controllare i rappresentanti della piccola minoranza vera? Molto spesso è stato proprio l’apparato della FIOM e non quello confederale a togliere la parola e a discriminare i rappresentanti dell’opposizione interna.

È solo ora che la CGIL è paralizzata dagli accordi con i vertici di CISL e UIL? E questi sindacati prima non erano già schierati con i padroni? Come si fa a rimproverare solo oggi alla segreteria CGIL di non aver tentato un bilancio delle sconfitte, mentre agli inizi della fase congressuale le si è offerto un prezioso aiuto rinunciando a contrapporsi sulla strategia con un documento alternativo? Il vertice FIOM ha usato (esattamente come hanno fatto i vertici di altre categorie) la tecnica di inutili emendamenti settoriali al documento della maggioranza per assicurargli un risultato bulgaro, facendo sfogare un po’ di malcontento e dando l’illusione di essere ancora “duri” come in passato.

L’inconsistenza della presunta “diversità” di Landini emerge anche dal suo atteggiamento benevolo verso Renzi, con cui ha flirtato più volte recentemente, esaltando le sue proposte di “rinnovamento”, come se “il nuovo” fosse automaticamente meglio di quel che c’era. Ad esempio, quale maggiore garanzia di democrazia darebbe l’introduzione delle primarie nella CGIL? Non sarebbero meglio congressi realmente democratici, su tesi chiaramente contrapposte, con garanzie di rispetto per le minoranze?

Insomma l’opposizione attuale di Landini appare inconsistente e un po’ sospetta, dato che critica oggi la Camusso, che non ha però cambiato la sua posizione rispetto al passato. Ad esempio la soglia del 3% che avrebbe dovuto escludere la lista “Il sindacato è un’altra cosa” non può essere stata introdotta in extremis, a votazioni concluse, ma era stata decisa da una maggioranza di cui Landini e la segreteria FIOM facevano parte.

Oggi Landini è inquieto perché il suo peso specifico si è ridimensionato. Ma è difficile rompere l’isolamento in un’assemblea congressuale composta in larghissima misura da esponenti di un apparato inamovibile. E quando dico inamovibile, non è un’esagerazione. I burocrati sono effettivamente a vita, quali che siano i bilanci della loro attività, salvo quando lasciano spontaneamente il sindacato per tornare a un impegno nella politica di partito (il PD è farcito di ex dirigenti sindacali, ex CGIL ma non solo, da Cofferati a Epifani, a Marini, Benvenuto, D’Antoni), o per “passare dall’altra parte”, entrando come dirigente aziendale in un’industria chimica come fece nel 1984 Gastone Sclavi, fino a quel momento segretario generale della FILCEA-CGIL, e come fecero tanti altri meno noti in varie fasi della storia del sindacalismo italiano.

Ben diverso sarebbe stato, anche per la stessa composizione dell’assemblea, se non ci fosse stata la diserzione iniziale dalla battaglia di opposizione e la mistificazione degli emendamenti. Nei congressi di base e provinciali, l’unica piccola opposizione vera ha dovuto combattere non solo contro i soprusi dell’apparato (anche FIOM) ma anche e soprattutto con lo scoramento di tanti ottimi compagni, che hanno ritenuto ormai inutile una lotta così eroicamente minoritaria e si sono ritirati.

Ciò ha permesso di avere un’assemblea congressuale largamente impermeabile alle idee, e in cui magari veniva esibito, come “operaio di base”, per giunta con meriti “anti-grillini”, il penoso Mirko Lami delle acciaierie Lucchini di Piombino, che con grande gioia del Manifesto che gli ha dedicato un quarto di pagina, “ha infiammato la platea” con un ritualissimo appello all’unità:

“Susanna, ha detto, chiudetevi in una stanza 10 giorni e trovate una soluzione. Dobbiamo stare uniti, aiutarci come si sono aiutati i nostri vecchi nel dopoguerra: perché i lavoratori così non ci capiscono”.

Lami, che è stato candidato nelle liste del PD, si è rivolto anche a Renzi (tutti uniti, tutti insieme, anche con lui, evidentemente…) chiedendogli di portare la Concordia a Piombino e non in Turchia (tipico esempio di internazionalismo proletario), ma soprattutto dicendogli: “Cerca un imprenditore per noi: dove sono finiti gli imprenditori di una volta, quelli con le palle?”. Bene, questo era uno dei pochi scelti per rappresentare la base…

Sul congresso attendiamo il resoconto diretto dei nostri eroici delegati di minoranza, ma sulla FIOM la discussione deve svilupparsi presto seriamente e a fondo, e riguarda tutti. La sua involuzione infatti pesa e peserà a lungo sulle possibilità di ricostruire una vera e ampia sinistra anticapitalista. Il suo gruppo dirigente paga il prezzo della sua contiguità (o appartenenza, come nel caso di Airaudo) con SEL, e quindi ne ha ricalcato l’ambiguità nei confronti del PD. Ne riparleremo presto.

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Post scriptum: per capire a cosa alludevo parlando di "soprusi dell'apparato, si veda questa impressionante documentazione su risultati inverosimili, e su falsi clamorosi (ad esempio i voti di morti da anni): https://drive.google.com/file/d/0B-cesRamX5sqWVkxSW82ZTFCZUU/edit?pli=1



Tags: CGIL  FIOM  Landini  Camusso  congresso  

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