Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Lo sciopero generale deve farlo tutta la Cgil!

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Nota di Eliana Como sul Comitato Centrale FIOM

 

Il comitato centrale di ieri ha proposto lo sciopero della categoria a novembre su due date, il 14 a Milano per il nord e il 21 a Napoli per il centro sud.
Abbiamo sostenuto negli interventi e nella dichiarazione di voto di astensione che questo percorso non è sufficiente a dare una risposta all’altezza della piazza del 25 ottobre. Quella piazza ha espresso con chiarezza – e oltre alle aspettative degli organizzatori – la necessità di imprimere una svolta alla politica della Cgil e fare una vera opposizione al governo Renzi. Tanto più le lavoratrici e i lavoratori ce lo chiedono dopo i vergognosi fatti avvenuti contro i lavoratori della AST di Terni.
Il punto quindi non è condividere o meno lo sciopero della Fiom, ma il fatto che si rischia per l’ennesima volta che a scioperare siano soltanto i metalmeccanici. La Cgil non c’è, perché subordina la proclamazione dello sciopero alla tenuta dei rapporti unitari con cisl e uil, per la riuscita delle manifestazioni dei pensionati e del pubblico impiego di sabato 8 novembre.
Si discuterà forse la data dello sciopero confederale nel direttivo del 12 novembre e il quadro porta con chiarezza a uno sciopero confederale solo a dicembre (e non è affatto scontato che sia di 8 ore) con il rischio quindi di farlo quando i buoi sono già scappati dal recinto, cioè quando il Parlamento ha già approvato il jobs act.
Da parte del gruppo dirigente della Fiom il giudizio sulla posizione della Cgil diverge totalmente dal nostro e lo sciopero della Fiom rientra a pieno nel percorso che – secondo loro in modo positivo – porterà allo sciopero della Cgil a dicembre.
Nel mio intervento ho detto al Comitato Centrale che chi dovrebbe scioperare a novembre non è solo la Fiom ma tutta la Cgil!
Non si può correre il rischio di disilludere la piazza del 25 ottobre riproponendo lo schema del 2012, con grandi proclami ma poi niente di concreto.
Bisogna dimostrare che questa volta si fa per davvero. Per questo, bisogna dire che puntare sull’attesa di uno sciopero della Cgil a dicembre è troppo poco.
Se poi si prende atto che la Cgil non c’è e che di nuovo è tutto sulle spalle dei metalmeccanici e delle metalmeccaniche – giudizio che manca totalmente nelle conclusioni del Comitato Centrale – allora bisognerebbe provare a dare più forza possibile allo sciopero della Fiom perché appunto sarà l’unico sciopero generale in campo.
Non ci pare però che vada in quella direzione la decisione di disarticolare lo sciopero della categoria su due date, il 14 e il 21.
Si perde anche l’occasione di rafforzare la giornata di lotta del 14 novembre, già proclamata da tempo da vari soggetti sociali, provando a interloquire in modo vero, non rituale, con quei soggetti sociali e soprattutto provando a generalizzare lo sciopero della Fiom.
Abbiamo proposto al Comitato Centrale di proclamare lo sciopero sull’unica data del 14 novembre. Ma la decisione è stata un’altra.

Rispetto alle aggressioni della polizia, abbiamo condiviso non soltanto – come è ovvio – la solidarietà ai lavoratori della Ast ma soprattutto l’impegno della Fiom a proclamare e sostenere nei prossimi giorni iniziative di protesta nei territori e nelle fabbriche. Avevamo per questo chiesto che il dispositivo finale del Comitato Centrale fosse diviso in due parti, quella relativa ai fatti della AST, su cui avremmo votato a favore, e quella sulla continuazione del percorso di mobilitazione, sul quale, per le ragioni che ho spiegato, ci saremmo astenuti. Questa nostra proposta non è però stata accettata. Per questo abbiamo chiesto che fosse verbalizzata la nostra dichiarazione di voto.
Preciso che nel mio intervento ho ricordato che è tanto più grave quanto è avvenuto mercoledì perché non è affatto la prima volta che avviene.
Basti pensare alla dura repressione degli studenti a Torino poche settimane fa e i pesanti scontri contro i lavoratori della logistica di Milano un mese fa. Le botte della polizia fanno male sempre!

Un ultima considerazione. Nel mio intervento ho ricordato anche che non è vero, come alcuni hanno provato a dire al Comitato Centrale, che tutta la Fiom ha sempre avuto un giudizio negativo sul governo Renzi, già dall’inizio. E’ vero invece che per lungo tempo, in tanti, a partire dal segretario generale, hanno considerato Renzi un interlocutore possibile e una speranza per il rinnovamento di questo paese! Tanto che tutte le volte che ai congressi abbiamo proposto di votare ODG contro il governo, ci siamo ritrovati da soli. Forse su questo, prima o poi, sarebbe utile una qualche autocritica.

Eliana Como

 

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Comitato Centrale Fiom 30 ottobre

Intervento di Paolo Brini e dichiarazione di voto sul dispositivo finale di Eliana Como

Intervento di Paolo Brini

Compagni

Credo sbaglieremmo se pensassimo che le brutali cariche di ieri sugli operai di Terni siano state una “fatalità”, un caso, un episodio, o un equivoco come sostiene ipocritamente il ministero degli interni. Un governo che ha un disegno politico così preciso, di guerra nei confronti dei lavoratori e dei loro diritti, un progetto di ordine e disciplina per imporre la schiavitù nei posti di lavoro.
Un governo che se ne frega di una piazza di un milione di persone e che non considera i sindacati (colpendo in questo modo non un qualche burocrate sindacale ma lo strumento di organizzazione dei lavoratori) come può portare avanti la sua linea se non con una repressione brutale e quindi anche con le cariche? Dobbiamo prendere atto che c’è un cambiamento qualitativo nella gestione del conflitto di classe da parte della borghesia e del suo apparato repressivo, siamo entrati in una fase “nuova” che in realtà è molto vecchia. Per anni ci avevano raccontato che i tempi di Scelba e Reale erano lontani. Chi lo pensava e lo pensa si sbaglia di grosso!
Per questo una fase nuova implica un cambiamento di passo anche da parte nostra e una risposta non rituale, non canonica ma all’altezza dello scontro. Altrimenti questo governo non si fermerà.
È questa la ragione per cui dico che la scelta della Cgil di aspettare a comunicare la data dello sciopero generale il 12 novembre, giorno in cui è convocato il Direttivo Nazionale, per non rovinare le iniziative unitarie con Cisl e Uil è una scelta sbagliata e suicida! Perché questo significa non solo che ancora non è nemmeno chiaro se lo sciopero sarà di 8 ore con manifestazione a Roma o no, ma soprattutto che verrà fissato per dicembre quando ormai IL JOBS ACT SARÀ GIÀ STATO APPROVATO dal parlamento! Una scelta di questo genere dà un messaggio chiaro e deleterio sia ai padroni che alla nostra gente, ai lavoratori; il messaggio che non stiamo facendo sul serio! In questo modo altro che lotte “articolarle”, così ci disarticoliamo noi.
Per questa ragione non mi convince nemmeno la proposta fatta da Landini nella relazione di proclamare lo sciopero generale dei metalmeccanici in due giornate diverse tra nord e sud. Una proposta di questo genere sarebbe stata corretta se la Cgil avesse già in campo lo sciopero generale confederale in una data ragionevole per essere nel pieno della discussione parlamentare del jobs act. Ma dato che così non è, la Fiom non può restare nell’ambito del percorso smobilitante della Cgil. Al contrario deve farsi carico di colmare l’attendismo e l’inettitudine di questa. Perciò dovremmo proclamare lo sciopero generale in un’unica giornata che deve essere quella in cui il parlamento discute e vota il jobs act e il corteo lo dovremmo piazzare davanti a Montecitorio. Migliaia di metalmeccanici circondano e picchettano il parlamento. Nessun onorevole deve uscire di lì finché non bocciano quello scempio di legge! Mi rendo conto dell’irruenza di quello che sto proponendo e certamente questo implica quantomeno avere un servizio d’ordine all’altezza della situazione, ma o facciamo sul serio o questa sarà l’ennesima manifestazione testimoniale che si concluderà con l’ennesima sconfitta. Non possiamo davvero permettercelo.
L’ultimo elemento di riflessione lo dedico alla vertenza di Terni. È una esperienza che ci dice una cosa precisa: non possiamo più affrontare le vertenze di crisi aziendale come fatto finora. Se vogliamo arrestare il processo di deindustrializzazione non possiamo continuare a “gestire” gli esuberi magari anche con accordi sindacalmente “puliti”, come si dice, ma che non impediscono i licenziamenti e lo smantellamento del patrimonio industriale che ne consegue. La Thyssenkrupp di Terni è la dimostrazione concreta di qual è una delle cause profonde di questa crisi, ovvero le privatizzazioni. È da quando si è dato avvio alla privatizzazione del settore pubblico che è iniziata la deindustrializzazione del paese. Perciò quella della rinazionalizzazione deve diventare la nostra parola d’ordine strategica per il proseguo di questa come delle altre vertenza che vedono a rischio migliaia di posti di lavoro.

Dichiarazione di voto di Eliana Como sul dispositivo finale presentato da Landini

Fermo restando la nostra più totale solidarietà ai lavoratori dell’Ast di Terni e la nostra ferma condanna alla brutale aggressione di ieri da parte delle forze dell’ordine, non essendo stata accolta la nostra richiesta di votare separatamente la prima dalla seconda parte del dispositivo finale del Comitato Centrale della Fiom, esprimiamo un voto di astensione perché la proposta di mobilitazione così strutturata con il solo sciopero della Fiom, disarticolato su due giorni, non ci pare efficace a dare continuità e a intensificare il percorso di lotta che la piazza del 25 ottobre chiede, soprattutto in mancanza di una iniziativa chiara e tempestiva da parte della Cgil, che
comunque rischia di essere proclamata solo quando il Parlamento avrà già approvato il “jobs act”.
Il messaggio che deve arrivare ai lavoratori e alle lavoratrici è che questa volta si fa sul serio.

Link al dispositivo finale proposto da Landini

 



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