Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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USA, LA NUOVA FRONTIERA DELLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

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del Collettivo internazionalista

di Sinistra Anticapitalista - Roma

Nel lontano 1964 Malcom X dichiarava: “vorrei dirvi che non rientra nella struttura fisiologica della gallina fare un uovo d’anatra. Il sistema vigente in questo paese non può produrre la libertà per gli afro-americani”. Il 25 novembre scorso il Grand Jury ha deciso di non procedere all’incriminazione del poliziotto, bianco, che il 9 agosto 2014, a Ferguson nel Missouri, sparò e uccise il 18enne afroamericano Michael Brown; il 3 dicembre 2014, il Grand Jury ha deciso di non incriminare l’ufficiale di polizia bianco, Pantaleo che il 17 luglio 2014 ha ucciso Eric Garner, afro-americano, che era stato fermato nel quartiere di Staten Island a New York per vendita di sigarette di contrabbando, dichiarandosi stanco di essere vessato.

Questi sono solo gli ultimi due episodi di una sequenza che ha scatenato le proteste della comunità afro-americana e confermano tragicamente la dichiarazione fatta cinquant’anni fa dal grande leader nero.

Nella società statunitense, malgrado le lotte di Malcom X, di Martin Luther King, del movimento per i diritti civili e del Black Panther Party (contro il quale è stata condotta una guerra sporca da parte del FBI, che ha portato all’uccisione dei principali leader), ancora oggi la popolazione afroamericana è fortemente discriminata e occupa i gradini più bassi della società. Tutto ciò non ci meraviglia, poiché sappiamo bene che per le società capitalistiche l’organizzazione piramidale è fondamentale alla loro sopravvivenza. Il capitalismo può esistere solo in presenza di masse delle classi subalterne da sfruttare: l’accumulo di ricchezza nelle mani di pochi è possibile solo se una moltitudine produce ricchezza e ne viene espropriata dalla classe dominante.

Tutto ciò è stato illustrato minuziosamente dagli studi di Karl Marx, ma lo si può semplicemente riscontrare con un’attenta analisi della realtà che viviamo. I dati forniti in Italia dall’Istat (che non può certo essere accusato di simpatie marxiste/rivoluzionarie), ci dicono che negli ultimi 20 anni, nella nostra società, la forbice tra ricchi e poveri si è notevolmente divaricata. I ricchi lo sono diventati sempre di più sempre e i poveri si sono impoveriti ulteriormente.

Questo fenomeno coincide con l’aumento quantitativo delle masse sfruttate, grazie alla cosiddetta “globalizzazione”, con una sempre maggiore riduzione del peso politico delle classi subalterne, tale da permettere alle classi dominanti di trionfare nello scontro di classe e di ridurre sempre più i diritti acquisiti dalla classe operaia con le lotte. Questo fenomeno negli Usa acquista in maniera evidente una connotazione “razziale” poiché nella società statunitense, a causa di lungo processo storico, una fetta consistente delle classi subalterne coincide con la popolazione afro-americana che viene spesso utilizzata dalle classi dominanti come capro espiatorio, da contrapporre ai proletari-sfruttati non afro-americani, alimentando la guerra fra poveri.

Ciò avviene da oltre un secolo e ne è testimonianza un passo che citiamo dall’intervento di John Reed al II° Congresso dell’Internazionale Comunista, quando, alla fine della prima guerra mondiale, scriveva: “… Il ritorno dell’esercito dal fronte gettò di colpo sul mercato del lavoro parecchi milioni di lavoratori bianchi. Questo portò alla disoccupazione e l’irrequietezza dei soldati smobilitati assunse proporzioni tanto minacciose che gli imprenditori, volendo incanalare lo scontento dissero ai soldati che i loro posti di lavoro erano stati presi dai neri, incitando così i lavoratori bianchi al massacro dei neri. Il primo scontro avvenne a Washington …“. Un meccanismo semplicissimo ma efficacissimo che ancora oggi viene applicato anche in Italia e del quale gli italiani come migranti, sono stati anche vittime.

E’ evidente quindi, che alla base delle discriminazioni razziali, ci sono discriminazioni sociali e, come giustamente sostengono afro-americani, ispanici e altre minoranze, non può esserci pace senza giustizia. E ci sentiamo di aggiungere: senza giustizia economica e sociale. Oggi negli Usa i meccanismi discriminatori nei confronti dei neri passano anche attraverso politiche di criminalizzazione di massa degli afroamericani e, come dicono i compagni francesi del NPA, in un loro illuminante articolo sul tema: “oggi la guerra alla droga è una guerra contro i neri”. Il 90% degli arresti riguarda infatti i neri. Come risposta a chi ha denunciato questa enorme disparità, la Corte Suprema ha stabilito che questo comportamento non fosse razzista, in quanto i neri hanno più possibilità di diventare spacciatori di droga.

Chi viene arrestato è “marchiato”, quindi la possibilità di trovare un lavoro diventa quasi zero, almeno nel mondo del lavoro “legale”. Nel mercato “nero”, per i “neri” pagati a due-tre dollari/l’ora, c’è tanto lavoro. Lo stesso avviene per i detenuti, che vengono inseriti nei call center o nelle industrie per tre dollari/l’ora (lavoro nero legalizzato).

La contraddizione è ancora più forte, se si pensa che oggi, il presidente degli Stati Uniti d’America è un afroamericano o che, nella precedente amministrazione, vi sia stata una donna afro-americana ai vertici del governo e sempre un nero era ai vertici militari. Ma la contraddizione è solo apparente, perché, come scrive Coates (giornalista del “The Atlantic”) in un articolo riportato dal settimanale Internazionale “i discorsi di Obama sulla questione razziale sono stati sempre condizionati dalla posizione che occupa: è il Presidente degli Stati Uniti d’America. Più precisamente, è il presidente di un paese congenitamente razzista, costruito sul furto della vita, della libertà, del lavoro e della terra”.

Ciò che sta avvenendo negli Usa e in Italia insieme all’affermazione di Coates svelano, a nostro giudizio, la vacuità della democrazia-formale borghese, in quanto il colore della pelle, le differenze culturali (come per i Rom in Europa), le differenze di credo (ebrei poco tempo fa, islamici ora), sono solo elementi che vengono utilizzati per mascherare discriminazioni di censo e la necessità dello sfruttamento.

Non possiamo che concludere esprimendo la nostra più totale solidarietà alla popolazione afro-americana, condannando un sistema che può esistere solo in quanto ingiusto.

 



Tags: USA  razzismo  Malcom X  

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