Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Siamo tutti Podemos?

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di Manuel Garí

[da Viento Sur]

 

Il 20 dicembre, Alberto San Juan, in una intervista nel programma serale de “La Sexta TV”, conversando con il Gran Wyoming [nome d'arte di José Miguel Monzón Navarro, comico, conduttore televisivo, attore, musicista e medico], ha affermato: “todos somos Podemos”, quindi invece di criticare dobbiamo muoverci. Non posso non essere assolutamente d’accordo con questo messaggio. Il problema, tuttavia, è che è polisemico, può avere vari significati e livelli di significato che è necessario sviscerare.

Dal punti di vista del militante – è il caso mio – o perlomeno dell’iscritto e potenziale votante di Podemos, l’affermazione di San Juan è una grande verità. Ma ne sottolineiamo volutamente, e fin dal primo momento, la potenziale ambiguità, senza voler rientrare nella schiera dei “podemologi” che si dedicano sterilmente a sottilizzare, perché siamo pensanti e lavoreremo attivamente perché il partito proponga alla società e si organizzi nel modo che riteniamo il migliore per la maggioranza della società.

Ed è qui che comincia un primo problema. Il progetto di Podemos si sta portando avanti attraverso un modello organizzativo centralizzato e basato su una “macchina da guerra elettorale”, con la decisa leadership di Pablo Iglesias – leadership, aggiungo io, indiscussa e indiscutibile – nonché tramite la ratifica delle sue decisioni con meccanismi che praticamente risultano plebiscitari.

Dopo la costituzione formale di Podemos e già prima delle elezioni europee, si è cristallizzato lo scontro e l’assenza di ponti di dialogo tra i due settori che avevano fondato Podemos: il gruppo di docenti dell’Università Complutense di Madrid e Izquierda Anticapitalista (IA) (Sinistra Anticapitalista). Il momento culminante di questa divisione si è avuto quando si è diffusa la falsa “teoria” della cospirazione da parte di IA per effettuare un “colpo di Stato” per contendere la direzione dell’incipiente organizzazione, provocando la giustificazione di una manovra, questa sì effettiva e non immaginaria, per occupare in esclusiva la direzione, con l’esclusione totale di IA. Questo ha generato un allontanamento tra le due parti che, come ho sostenuto più volte, non era assolutamente utile al progetto.

Così come è stato approvato il modello organizzativo dopo l’Assemblea Cittadine di Vista Alegre, non è facile sostenere che tutte le componenti di Podemos possano muoversi senza dover evitare le notevoli restrizioni sopraggiunte. Quel che soprattutto mi preoccupa, però, è che si sia instaurata una pratica nella formazione delle liste per l’elezione degli organismi interni che rende difficile la rappresentanza di quelli che il gruppo dirigente non abbia avallato. Liste complete, voto individualizzato, scarso dibattito su progetti, insieme al prestigio del leader e al suo accesso ai mezzi di comunicazione di massa, hanno di conseguenza portato all’elezione di un Comitato Cittadino monocolore.

Questa metodologia si riprodurrà nell’elezione di parte dei Comitati Cittadini comunali, cristallizzando una formula in cui esiste una candidatura locale “ufficiale”, con la stessa denominazione di quella guidata a suo tempo da Pablo Iglesias per il Comitato Cittadino statale. L’associazione di idee è immediata per chi vota: Con ciò, nella pratica, la maggioranza di Podemos che ha la maggioranza assoluta in direzione, si sta costituendo in una tendenza organizzata, pur non essendo stata questa la sua intenzione, né essendo stata dichiarata e manifestata pubblicamente. Facendo i conti, questo presupporrà in parecchi casi che chi ottenesse il 75% dei voti avrebbe il 100% dei posti nel Comitato comunale. Se si cristallizza questa formula, il pluralismo e la diversità che esiste in Podemos, e fa parte della sua ricchezza e robustezza, non sarebbe presente negli organismi dirigenti. In mancanza di una partecipazione plurale più o meno proporzionale negli organismi, si creano difficoltà di sentirsi Podemos a pieno titolo.

Sono sempre stato convinto che, su questa questione, la direzione dovrà proporsi cambiamenti di pratiche e formulazioni, cosa che ricadrebbe largamente a vantaggio dell’intera organizzazione. Non facendolo, andrebbe perdendo “biodiversità”, e si renderebbe più vulnerabile a piaghe ed epidemie. Se si verificano mutamenti interni lungo la buona strada, rendendo possibile polifonia e meticciato, Podemos si rafforzerà di fronte alle nuove sfide agli attacchi che gli verranno, specie se arriva al governo, da parte della santa alleanza del capitale e dal regime del ’78 sorretti dalla Bundesbank, dalla BCE, dalla Commissione dell’EU e dal FMI, il nuovo “quartetto della Morte”.

È più che probabile – è sarebbe tra l’altro auspicabile – che in occasioni prossime di confezionamento di liste, sia per organismi interni sia per votazioni primarie e popolari, riusciamo a ottenere che il sistema di presentazione di candidature non ostacoli la partecipazione piena e la compartecipazione di tutti i settori alla direzione di Podemos o nella sua rappresentanza istituzionale. Procedimenti e meccanismi per ottenerlo ci sono e sono compatibili con le norme organizzative di Podemos.

Per questo è stimolante l’annuncio di Pablo Iglesias di sostenere la candidatura di Teresa Rodríguez in Andalusia. Questo potrebbe essere il presupposto della fine di una fase deficitaria in fatto di collaborazione interna e l’avvio di un’altra in cui si normalizzi l’esistenza di posizioni diverse all’interno di un’organizzazione. In questo modo Podemos entrerebbe in una pratica includente della diversità. Se tutte le componenti di una forza politica operano lealmente e francamente rispetto al resto, il dibattito democratico pluralista renderebbe possibile un’azione unitaria più efficace.

C’è un terzo livello del “Todos somos Podemos” che si riferisce all’insieme della società. Quale base sociale ricerca la direzione di Podemos? Quale base elettorale intende configurare? A mio avviso, l’analisi maggioritaria in Podemos è tributaria della concezione del 99% contro l’1% che rende impossibile cogliere tutte le linee antagonistiche che si producono in una società in cui, disgraziatamente, l’1% ha alleanze stabili con larghi strati della popolazione, sia per ragioni economiche come pure per motivi ideologici. L’attuale strategia di Podemos  finisce per adeguare il discorso alle esigenze elettorali e al “senso comune” dominante e al livello di coscienza del grosso della popolazione cui si rivolge. Costituisce un progetto che aspira ad agglutinare una maggioranza elettorale attorno alla polarizzazione de “la gente” contro “la casta”, del “popolo” contro l’“oligarchia”. Tende a subordinare l’inserimento nel proprio discorso e nel proprio programma delle risposte, delle rivendicazioni e delle richieste sociali e politiche all’immediata tattica elettorale. Il criterio di scelta è se contribuiscano o no alla costruzione di un’unità nazional-popolare la più ampia possibile allo scopo di vincere le prossime elezioni generali.

Podemossi sta costituendo in un partito elettorale di nuovo tipo, che non sembra aspirare a un radicamento territoriale attraverso la deliberazione interna e la partecipazione attiva dei circoli nella loro costruzione. Combina la scarsa concrezione del suo progetto di cambiamento sociale e il continuo riadeguamento dello stesso in funzione delle esigenze elettorali e del sostegno sociale, con la formulazione di proposte concrete ogni volta più pragmatiche destinate a ottenere appoggio tra i ceti medi e a rafforzare la sua “rispettabilità” come forza politica. In questo senso, relega in secondo piano il rapporto con i movimenti sociali.

Così, si rinuncia a costruire l’unità popolare a sostegno del potere popolare come antagonistico a quello della borghesia. Per quanto mi riguarda, ritengo viceversa che occorre correlare il lavoro per la vittoria elettorale e la formazione di un governo delle sinistre (locale, delle regioni autonome, dello Stato) con  la spinta e il consolidamento della mobilitazione, l’organizzazione e l’unità popolare dal basso. Entrambi i processi devono rialimentarsi reciprocamente per sconfiggere gli ostacoli presenti e riuscire ad affrontare la controffensiva reazionaria che si moltiplicherà se Podemos forma il governo.

La legittima e indispensabile aspirazione ad approfittare della finestra d’opportunità offerta dall’attuale crisi di regime e, soprattutto, dal declino dei principali partiti sta portando a una rapida evoluzione delle posizioni di Podemos, che tende a moderare il programma con cui si è presentato alle europee su questioni chiave. Così, si cerca di apparire una realistica alternativa di governo, con responsabilità di Stato e del quale farebbero parte “i migliori”, gli specialisti in ogni singolo campo. Non si fa il minimo accenno alla partecipazione popolare all’elaborazione dei programmi né alla necessità che il futuro governo sostenga e si sostenga sul rafforzamento e la mobilitazione delle organizzazioni popolari. La moderazione del programma elettorale e il discorso di Podemos è proceduto parallelamente alla crescita delle sue aspettative elettorali e alla sua evoluzione verso un comportamento che, se non si riprende, finirebbe per imitare il modello dei partiti “acchiappa-tutto”.

Si è passati dal ricercare la “centralità” proponendo temi centrali che interessano ampi strati della popolazione al di là delle appartenenze ideologiche, a cercare di contendere voti al PSOE e al “centro” politico. Di qui la nuova immagine socialdemocratica che si fornisce per cancellare il passato più a sinistra del programma elettorale delle europee. La bozza di programma economico commissionata a due docenti universitari (economicamente keynesiana e politicamente socialdemocratica) è stato lo strumento per condurre l’operazione, Il modello di rapporto che la direzione intende istaurare con il popolo fa sì fa si che, nel contatto diretto e senza mediazioni con l’elettorato, posa mettere insieme messaggi molto diversi.

A questo terzo livello, dell’insieme della società, “no todos somos Podemos”. In seno alla società esistono  fratture che vanno ben oltre l’1% contro il 99%. La lotta di classe esiste e continua. Il documento degli esperti, Torres e Navarro, sulla proposta di un programma economico di Podemos sembrerebbe dimenticare che la proposizione di una serie di misure comporterà l’ira dei mercati. È impensabile mettere in piedi a partire dal governo un programma per la maggioranza sociale senza contemplare lo scontro, senza tener conto che la borghesia non ha bisogno né chiede nuovi patti. Visto che esistono contraddizioni tra diversi strati, non tutti siamo Podemos nel paese. Podemos siamo quelli che abbiamo conti da saldare con il regime della riforma del 1978 e l’austerità, quelli che lavoriamo per il cambiamento in favore della maggioranza della società. È su questi piano che incontreremo materia per rafforzare l’unità interna di Podemos e occasioni di risanare le ferite subite nella fase precedente. Inauguriamo una fase nuova per Podemos perché abbiamo l’obbligo di aprire una nuova epoca per il popolo.

(22/12/2014) Traduzione di Titti Pierini



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