Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Campagna terroristica dei media contro la Grecia

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Da settimane ogni giorno la posizione della Grecia viene demonizzata sui mass media, alternando gli attacchi grossolani a un governo di presunti “estremisti”, agli annunci di una imminente capitolazione di Tsipras. Un altro bersaglio sono le camicie di Varoufakis, il suo appartamento da cui si può vedere l’Acropoli (come da molti quartieri di Atene, compresi alcuni abbastanza degradati), e talvolta la bellezza della moglie. Tutto inammissibile per un terribile “estremista”. In realtà Varoufakis non è un estremista, ma un economista apprezzato che ha insegnato in molte università, dall’Australia agli Stati Uniti, scelto proprio per la sua capacità di dialogare con i ministri dell’economia europei, ma criticato casomai dalla sinistra di Syriza perché ex consulente del Pasok di Papandreu.

In un articolo apparso sul manifesto il 25 aprile il giornalista greco Dimitri Deliolanes aveva ironizzato pesantemente sul pulpito da cui veniva la predica:

Il capro espiatorio Varoufakis

E così il pro­blema sarebbe Yanis Varou­fa­kis. Il quale si sarebbe dimo­strato nell’eurogruppo di Riga un «incom­pe­tente», un «dilet­tante», un «gio­ca­tore d’azzardo». Strano però per un pro­fes­sore di eco­no­mia tra i più bril­lanti attual­mente a livello inter­na­zio­nale, che ha inse­gnato nelle migliori uni­ver­sità anglo­sas­soni, com­presa Cam­bridge, sti­mato e soste­nuto dal Nobel Joseph Sti­glitz e da James Galbraith.

Certo, se le cri­ti­che pro­ven­gono dall’agronomo (dal cur­ri­cu­lum fal­si­fi­cato) Jeroen Dijs­sel­bloem e dal lau­reato in legge Wol­fgang Schäu­ble, qual­cosa di vero ci deve essere.

Con­vince in par­ti­co­lare l’accusa di «dog­ma­ti­smo» lan­ciata con­tro il greco dall’accomodante mini­stro delle Finanze tede­sco, lo stesso che da cin­que anni ha impo­sto con pugno di ferro all’eurozona una bril­lante poli­tica eco­no­mica, che assi­cura alti tassi di cre­scita eco­no­mica e – soprat­tutto – sociale. Lo sanno tutti, gli spa­gnoli, i por­to­ghesi, i greci e anche gli ita­liani, che nuo­tano nell’abbondanza.

No, non è Schäu­ble il dog­ma­tico del neo­li­be­ri­smo. E’ Varou­fa­kis quello infles­si­bile, poi­ché si rifiuta osti­na­ta­mente di rega­lare alle ban­che le prime case, di abbas­sare le pen­sioni ai 350 euro, di licen­ziare migliaia di sta­tali e di sven­dere pro­prietà pubbliche.

Una fer­mezza che assi­cura al suo governo altis­simi tassi di con­senso tra la popo­la­zione greca, come dimo­stra l’ultimo son­dag­gio reso pub­blico appena ieri. Nello stesso tempo però in cui plaude alla fer­mezza con­tro l’austerità, la stra­grande mag­gio­ranza degli inter­vi­stati chiede a Varou­fa­kis e a Tsi­pras di non rom­pere con l’eurozona. Una posi­zione sag­gia, pie­na­mente in linea con il pro­gramma di Syriza. Un com­pro­messo ono­re­vole, ma per otte­nerlo biso­gna essere in due.

Ora però le cose si com­pli­cano. Il giorno prima dell’eurogruppo che ha ten­tato di lin­ciare Varou­fa­kis, Tsi­pras si era incon­trato con la Mer­kel in tutt’altro clima. La can­cel­liera aveva anche assi­cu­rato che la Gre­cia non avrebbe dovuto rima­nere senza liquidità.

Cosa è suc­cesso? E’ noto che l’eurogruppo è il regno di Schäu­ble men­tre la Mer­kel gioca su uno scac­chiere più grande.

C’è un gioco delle parti, del tipo poli­ziotto buono e poli­ziotto cat­tivo? Oppure anche a Ber­lino ci sono fal­chi e colombe? I primi con­ti­nue­reb­bero a gio­care la carta della desta­bi­liz­za­zione del governo Tsi­pras, assu­mendo anche il rischio di un inci­dente, sem­pre più pro­ba­bile man mano che pas­sano le set­ti­mane e i mesi. I secondi sta­reb­bero cer­cando di tro­vare una qua­dra­tura del cer­chio – tutta poli­tica – per uscire dall’impasse.

Comun­que sia, non è certo colpa di Varoufakis.

Il mini­stro delle Finanze greco lavora all’interno di un gruppo ope­ra­tivo spe­ci­fi­ca­mente dedi­cato ai pro­blemi con i cre­di­tori, a capo del quale c’è il vice pre­si­dente del Con­si­glio Yan­nis Dra­ga­sa­kis, espo­nente tra i più mode­rati e più esperti di Syriza. Quindi ogni vir­gola dell’azione poli­tica del mini­stro delle Finanze riflette esat­ta­mente gli orien­ta­menti del governo greco. Una sua sosti­tu­zione è fuori discussione.

Anche se Schäu­ble (l’ha pure ammesso) si tro­vava molto più a suo agio con i suoi pre­de­ces­sori: Gior­gos Papa­kon­stan­ti­nou, con­dan­nato per falso, Yan­nis Stour­na­ras, l’architetto dei conti truc­cati per entrare nell’euro, Ghi­kas Har­dou­ve­lis, il ban­chiere che por­tava i soldi in Sviz­zera.

Come andrà a finire? Non sono nella testa di Schäu­ble. Ma ho cer­cato lumi sulCor­riere della Sera di ieri e ho fatto una grande sco­perta. In un’intera pagina fonti (ano­nime) dei cre­di­tori accu­sano Tsi­pras di essere «fal­sa­mente di sini­stra» e «al ser­vi­zio degli oli­gar­chi». L’ho rac­con­tato anche in Gre­cia e ci siamo diver­titi molto. Fin­ché le pole­mi­che con­tro di lui saranno di que­sto tenore potrà stare tran­quillo: sarà al governo per un decen­nio e oltre. (d.d.)

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Ma è ancora più significativala dichiarazione di uno dei principali esponenti della sinistra di Syriza, Stathis Kouvelakis, che spesso ha criticato severamente Tsipras e ovviamente anche Yanis Varoufakis, ma che ha sottolineato lo sforzo collettivo del gruppo dirigente di Syriza per fronteggiare l’attacco concentrico della borghesia europea, sforzo che è stato possibile finora solo grazie al funzionamento democratico che ha consentito di utilizzare al meglio forze di provenienza diversa.

Anche, come in questo caso, designando come “rinforzo” per Varoufakis un esponente della minoranza di sinistra interna. Una vera lezione per la sinistra italiana. O meglio lo sarebbe stata, se questa, dopo aver utilizzato per un po’ Syriza come riferimento propagandistico, avesse continuato a seguirne seriamente le vicende e il dibattito interno e a sostenerla in questi mesi di fronte alla canea ostile della stampa, invece di occuparsi quasi esclusivamente delle candidature e delle alleanze per le prossime elezioni regionali… (a.m.28/4/15)

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Dichiarazione di Stathis Kouvelakis della sinistra di Syriza

(traduzione di Antonello Zecca)

"Inviterei tutti/e coloro che guardano all'esperienza di Syriza con un minimo di buona fede, la quale non è solo compatibile, ma richiede anche capacità critiche, lucidità e vigilanza, di non produrre giudizi troppo affrettati sul rimpasto della squadra greca incaricata di condurre i negoziati.
Il fatto che il ruolo di Euclid Tsakalotos sia diventato più importante non deve essere interpretato come un ammorbidimento delle posizioni del governo. In realtà, il "discreto" Tsakalotos è un convinto marxista (non un "irregolare") e si è sempre posizionato nella sinistra del blocco di maggioranza di Syriza (che è stato recentemente riformato prendendo il nome di "iniziativa dei 53"). Non è a favore di un'uscita dall'Euro ma ha sempre difeso la linea di ferma rottura con l'austerità e considerato molto seriamente l'opzione dell'insolvenza del debito.
Anche nelle sue dichiarazioni più recenti, ha detto che la "frattura" è un' opzione se i negoziati dovessero fallire, e ha ammesso che un errore fondamentale è stato compiuto riguardo all'accordo del 20 Febbraio, che non dà alcuna garanzia rispetto alla fornitura di liquidità alla Grecia, un punto affrontato dallo stesso Tsipras ieri durante un'intervista televisiva dal vivo. Nella stessa intervista Tsipras non ha escluso la possibilità di un referendum nel caso di un "blocco" dei negoziati, e, come tutti sanno, l'Unione Europea considera come una dichiarazione di guerra il solo riferimento alla parola "referendum".
Ad ogni modo, le persone dovrebbero essere giudicate per ciò che fanno.
I giorni che ci sono davanti, settimane al massimo, saranno decisivi, e di azioni ne avremo in abbondanza"



Tags: Syriza  Grecia  debito  

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