Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Il voto in una regione chiave: la Liguria

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Documento di Sinistra AnticapitalistaLiguria

 

Sulle elezioni regionali del 31 maggio

 

Nei mesi scorsi, in vista della scadenza delle elezioni regionali, Sinistra Anticapitalista ha proposto a più riprese, in assemblee pubbliche o in incontri con altri soggetti politici e di movimento, la necessità di costruire una lista dichiaratamente di sinistra, alternativa sia alle destre e sia al centrosinistra, autonoma e indipendente, senza ambiguità di sorta, dal PD, dal suo sistema di potere e dalle amministrazioni del centrosinistra ad ogni livello.

Siamo infatti convinti che non si possa nemmeno iniziare a pensare di poter costruire una soggettività politica alternativa senza assumere fino in fondo questa discriminante, senza cioè stabilire una piena indipendenza e alternatività con il PD e con chi si allea ai diversi livelli istituzionali, nazionale e locali, con questo partito e con il centrosinistra, che gestiscono nel nostro paese le politiche liberiste e dell’austerità dell’Unione Europea, dal Jobs Act allo Sblocca Italia, dalle privatizzazioni e dalle “Grandi opere” ai disastri su sanità e scuola pubblica, dalle Leggi di Stabilità ai Patti interni di stabilità, alle controriforme istituzionali. Insomma con chi gestisce in prima persona, per conto delle classi dominanti e in piena assonanza con il sistema economico e finanziario, l’attacco alle classi popolari e ai diritti conquistati nel secolo scorso con le grandi battaglie del movimento operaio e degli altri movimenti nella società, con le lotte studentesche, quelle delle donne, quelle ambientaliste.

Siamo convinti che fosse quindi necessario, anche nella nostra regione, costruire una lista di una sinistra di alternativa e di classe, che riuscisse ad aggregare soggetti e movimenti che si oppongono al disastro sociale e ambientale e a chi lo gestisce, su posizioni chiare e inequivoche, senza dipendere in alcun modo dal dibattito interno al PD e al centrosinistra e dal posizionamento più o meno “renziano” o “burlandiano” di suoi esponenti.

Dobbiamo però riconoscere che questa nostra proposta non ha trovato adeguati riscontri, per ambiguità o per settarismi. E pertanto Sinistra Anticapitalista non fa parte di nessuna delle liste che si presentano oggi alla scadenza del 31 maggio per le elezioni regionali in Liguria.

Pur tuttavia intendiamo comunque dire pubblicamente la nostra in questa campagna elettorale, anche attraverso una nostra indicazione di voto, sotto la forma di un sostegno critico, per la lista Progetto Altra Liguria e il suo candidato presidente Antonio Bruno. Una indicazione di voto, un sostegno critico che formuliamo senza per nulla dimenticare o oscurare criticità e ambiguità del percorso che ha avuto la formazione di questa lista, un percorso che appunto non ha consentito un impegno diretto di Sinistra Anticapitalista e dei/delle suoi/sue militanti.

 

La Giunta Burlando e le amministrazioni del centrosinistra in Liguria.

Nella gestione delle politiche liberiste e dell’austerità non ci sono sostanziali differenze nella gestione delle amministrazioni locali in Liguria, ai diversi livelli istituzionali. La Giunta Burlando, che ha gestito la Regione negli ultimi dieci anni, sostenuta da una maggioranza che comprende un ampio arco di forze politiche, dalla sinistra cosiddetta “radicale” (SEL e Rifondazione Comunista) all’UDC, non è sostanzialmente diversa dalla Giunta Doria a Genova, da quelle Federici a La Spezia o Berruti a Savona, tutte Giunte anch’esse sostenute dalla sinistra cosiddetta “radicale”.

Per fare un esempio concreto, in relazione ai colpevoli disastri che nella nostra regione si ripetono purtroppo sempre più frequentemente, causati dal profitto e dalla cementificazione, la Regione Liguria ha approvato quattro anni fa un Piano casa che il geologo del CNR Mario Tozzi ha definito “il peggiore tra tutti. Ha previsto di portare la distanza minima dagli alvei da dieci a tre metri. E’ una roba da criminali.” Il Comune di Genova, su analoga lunghezza d’onda, ha adottato definitivamente nel marzo scorso il nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) che, come ha dichiarato Legambiente, “tutela di fatto la rendita fondiaria” e dove la destinazione d’uso di amplissime aree viene lasciata alla “contrattazione” con i privati.

E tutte queste amministrazioni locali del centrosinistra, compresa quella del sindaco “arancione” genovese Marco Doria, sostengono le cosiddette “Grandi opere”, dal Terzo Valico alla Gronda autostradale. Tutte lavorano alla privatizzazione di servizi pubblici, nel trasporto pubblico locale come nel ciclo dei rifiuti, fino al clamoroso caso genovese dove anche le dighe restano di proprietà di privati, in barba alla volontà popolare che si è espressa nel referendum del 2011.

 

La Rete a Sinistra come “vero” e “autentico” centrosinistra.

Nello scorso autunno è sorta l’aggregazione di Rete a Sinistra, formata dall’area Civati del PD, SEL, Rifondazione, PdCI, Altra Liguria, Lista Doria, ARCI e Comunità di San Benedetto. Una aggregazione che si è autodefinita come laboratorio di idee e di discussione. In realtà è stato da subito evidente che il progetto era quello di costruire, nell’ambito del centrosinistra, una alternativa alla candidatura di Raffaella Paita. Prima con il sostegno, diretto o indiretto, a Sergio Cofferati nelle Primarie del PD e successivamente, dopo la sua sconfitta, con la ricerca di un’altra candidatura.

Cofferati, dopo essere stato sconfitto di misura nelle Primarie, si è accorto dell’inquinamento delle Primarie stesse, “attraverso il voto sollecitato e ottenuto dal centrodestra”. Si è così dimesso dal PD, ma continua a sedere nel Parlamento Europeo nel gruppo dei Socialisti e Democratici che, nelle “larghe intese” con il raggruppamento del Partito Popolare Europeo, sostiene le politiche liberiste e dell’austerità della Commissione Europea. E direttamente da Bruxelles ha lanciato la candidatura di Luca Pastorino, deputato dell’area Civati e sindaco di Bogliasco.

Intanto va detto che, se Cofferati fosse riuscito a vincere le Primarie, la gran parte di Rete a Sinistra sarebbe evidentemente con lui e quindi nella coalizione insieme al PD, così come avviene nelle Giunte dei maggiori Comuni della nostra regione.

Ma poi è stato lo stesso Pastorino a dichiarare nella conferenza stampa dello scorso 28 aprile in cui ha presentato le liste collegate alla sua candidatura che «Siamo l’unica proposta di centrosinistra che c’è in campo in Liguria».

Del resto, Pastorino aveva già dichiarato chiaramente diversi giorni prima, all’inaugurazione del suo point elettorale in piazzetta Luccoli a Genova, presente tra gli altri l’assessore regionale (ancora per poco) alla Sanità del PD Claudio Montaldo, in rotta di collisione con lo schieramento paitiano, che «stiamo portando avanti un lavoro difficile per costruire l’unica coalizione di centrosinistra in campo». E prima di lui era già stato il deputato genovese di SEL Stefano Quaranta a dichiarare che «con Luca Pastorino vincerà in Liguria un centrosinistra autentico».

E comunque, anche al di delle parole, è proprio negli atti politici concreti che risulta evidente l’ancoraggio al centrosinistra. Per fare alcuni esempi, sulle cosiddette Grandi opere Pastorino si è espresso a favore del Terzo Valico, così come recentemente hanno fatto i consiglieri comunali della Lista Doria, di SEL e dell’area Civati che hanno votato a favore della Delibera proposta dalla Giunta Doria a favore della Gronda autostradale. E analogamente sulle privatizzazioni, con il recente voto dei consiglieri che fanno riferimento a Rete a Sinistra sulla Delibera di riorganizzazione della aziende partecipate dal Comune di Genova, dove viene previsto l’ingresso di un partner privato nell’AMIU, l’azienda che gestisce il ciclo dei rifiuti.

Ma Rete a Sinistra vuole costituire anche un laboratorio per un progetto politico nazionale, nella costruzione di un nuovo soggetto politico, dopo la recente uscita di Pippo Civati dal PD, salutata con grande entusiasmo da Nichi Vendola e da SEL.

Il segretario del PRC Paolo Ferrero ha anch’egli dichiarato che «l’uscita di Civati dal PD apre la possibilità concreta di mettere in piedi una fase costituente della sinistra italiana, un processo costituente a cui possono partecipare coloro che sono nel PD, in SEL, in Rifondazione. Una vera e propria Syriza italiana, sul modello di quanto realizzato in Grecia”. Consideriamo davvero risibili queste affermazioni. Syriza, al di delle perplessità che abbiamo sulla esperienza contraddittoria di governo che sta realizzando – e su questo aspetto condividiamo quanto vanno sostenendo molti esponenti dell’ampia corrente della “Piattaforma di sinistra” interna a Syriza –, si è affermata in Grecia proprio per la sua netta e inequivocabile rottura con il centrosinistra, rappresentato in quel paese dal PASOK e dalle sue drammatiche politiche di complicità alla Troika e all’Unione Europea.

 

Le ambiguità politiche del M5S e la compresenza al suo interno di più anime, comprese quelle più razziste e reazionarie.

Una consistente quota di elettori ed elettrici che si ritengono di sinistra, di fronte alle politiche realizzate dal centrosinistra, anche con il sostegno della sinistra cosiddetta “radicale”, hanno pensato di trovare nel voto al Movimento Cinque Stelle e a Beppe Grillo la possibilità di esprimere la propria rabbia e la propria protesta.

Certamente il M5S ha sostenuto anche battaglie democratiche, contro l’Italicum, la nuova legge elettorale, e in opposizione alle controriforme costituzionali progettate dal Governo Renzi, e si è espresso a favore di battaglie ambientaliste, contro la devastazione delle Grandi opere e della TAV o a sostegno dei movimenti per l’acqua pubblica. Ma le caratteristiche di questa formazione politica sono quanto meno ambigue e contraddittorie, segnate dall’aclassismo nell’approccio alle questioni sociali e del lavoro. L’azione del M5S si è dimostrata soprattutto preoccupata del sostegno alla piccola e media imprenditoria che “non ce la fa più” nella crisi. Non a caso, le loro proposte di politica fiscale mirano soprattutto all’abolizione dell’IRAP e alla defiscalizzazione dei redditi di impresa per i primi due anni.

Ma poi in questi ultimi anni è anche apparsa chiara la compresenza di più anime nel M5S, comprese quelle più razziste e reazionarie. Si va dalla vicinanza espressa da Grillo, che ha dichiarato che «l’antifascismo non è un problema che mi compete», verso i “ragazzi” di Casa Pound a quanto Grillo e Casaleggio hanno sostenuto in chiave anti-migranti sul reato di clandestinità.

La scelta di collocazione del M5S nel Parlamento Europeo, peraltro decisa non solo dai due “padroni” del Movimento ma attraverso una votazione on line, è poi stata una cartina di tornasole. I deputati europei del M5S stanno nello stesso gruppo parlamentare insieme all’UPIK di Nigel Farage, il partito inglese antieuropeista nato da una scissione a destra dei Conservatori, e al partito di estrema destra dei Democratici svedesi, che ospita nelle sue file militanti apertamente neonazisti e che si sono resi responsabili di aggressioni antisemite e verso rifugiati curdi.

Certamente non possiamo non considerare la dimensione del voto popolare di protesta che si è manifestata con il sostegno al M5S, che in Liguria ha assunto una consistenza ancor più rilevante nelle ultime elezioni politiche, anche nei quartieri popolari e nelle periferie, dove maggiore è l’espressione del disagio sociale, della disoccupazione e della precarietà, in cui il M5S è diventato il primo partito. Ma occorre dire chiaramente che si tratta di una alternativa del tutto errata e illusoria.

 

Il settarismo politico a sinistra.

Nelle prossime elezioni regionali sarà presentenelle sole provincie di Genova e Savona, dove sono riusciti a raccogliere il numero di firme necessarioanche una lista del Partito Comunista dei Lavoratori.

I rappresentanti del PCL, in un incontro che abbiamo voluto fare con questo gruppo politico, già a dicembre ci risposero che avevano deciso di presentare liste con il loro simbolo e che stavano raccogliendo le firme. Pur conoscendo le loro posizioni, abbiamo comunque voluto proporre loro un approccio di carattere unitario alla questione delle elezioni regionali. Ma appunto senza alcun esito.

Noi giudichiamo settaria la posizione del PCL. Quali sarebbero le divergenze programmatiche così insuperabili per provare a comporre una lista comune di sinistra alternativa e di classe in una scadenza elettorale come quella delle elezioni regionali? Noi non le vediamo.

La nostra pratica politica è quella di cercare di far avanzare, anche nella più modesta delle occasioni, una prospettiva politica di alternativa anticapitalista non minoritaria e quindi vogliamo valorizzare le esperienze di autonomia dei movimenti sociali, sindacali e di classe rispetto alle classi dominanti che, seppure in ambiti parziali, si sviluppano in una pratica di massa che oggettivamente si contrappone al disegno liberista. In questo senso intendiamo la nostra pratica politica come aperta alla costruzione di fronti unitari, politici e sociali, sui diversi terreni da affrontare, compreso quello elettorale.

Conseguentemente non mettiamo come precondizione per la costruzione unitaria di fronti comuni i nostri simboli e le nostre bandiere, non vediamo chi è più in sintonia con le nostre posizioni politiche come qualcuno che ci ruba un po’ di spazio che potremmo invece occupare noi.

Per queste ragioni non possiamo quindi indicare un sostegno alle liste che il PCL presenta in due delle provincie della Liguria, non certo per particolari divergenze sul loro programma, ma proprio perché si tradurrebbe in un voto di sostegno a una pratica politica settaria a sinistra che va invece superata.

 

I limiti e le contraddizioni del percorso della lista Progetto Altra Liguria. Va allargato uno spazio politico di chiara rottura con il PD e il centrosinistra. Le indicazioni di voto di Sinistra Anticapitalista.

Il percorso che ha sostenuto L’Altra Liguria e che è oggi infine sfociato nella presentazione di una lista, quella di Progetto Altra Liguria, di chiara rottura con il PD, il centrosinistra e il suo sistema di potere, è stato tutt’altro che lineare.

A Genova, subito dopo la scorsa estate, ha preso corpo l’associazione Altra Liguria, costituita da alcuni aderenti all’esperienza della lista per le elezioni europee de “L’Altra Europa con Tsipras” che intendevano dare vita da subito, sulla scia di quella esperienza, a un nuovo soggetto politico.

Ricordiamo che Sinistra Anticapitalista non fece parte di quella lista, a causa delle ambiguità e delle incertezze programmatiche che la caratterizzavano e per la presenza al suo interno di posizioni moderate, volte soprattutto al tentativo di condizionare le forze social-liberiste del PSE. Tuttavia, sviluppando una propria specifica campagna elettorale, incentrata sull’opposizione alle politiche dell’austerità, contro l’Europa del Fiscal Compact e gli assetti istituzionali capitalistici nel nostro continente espressi nell’Unione Europea, Sinistra Anticapitalista ritenne utile avanzare una indicazione di voto mirata e selezionata, proponendo un voto per quei/quelle candidati/e della lista “L’Altra Europa con Tsipras” che, per il loro agire politico, esprimessero un chiaro orientamento anticapitalista e di internità ai movimenti di lotta. Nella circoscrizione del Nord Ovest in cui era compresa la nostra regione indicammo quindi in particolare la compagna Nicoletta Dosio, militante storica del movimento No TAV della Valle di Susa.

Al di di un giudizio generale sul piano nazionale, va detto che L’Altra Europa è stata ed è ancora una esperienza in cui si sono evidenziate differenze politiche tra le diverse città e regioni, anche a seconda di più o meno rilevanti differenti presenze al suo interno di SEL, del PRC, del gruppo di Azione Civile di Antonio Ingroia, di ciò che è rimasto di ALBA, di altri/e attivisti/e, ecc.

La configurazione de “L’Altra Europa con Tsipras” a Genova è invece stata, dal punto di vista di Sinistra Anticapitalista, tra quelle più respingenti. In piena continuità con l’esperienza “arancione” delle elezioni comunali che videro l’affermarsi, come candidato del centrosinistra, del sindaco Marco Doria. Emblematica è la fotografia della conferenza stampa di presentazione della lista per le elezioni europee a Genova, che ritrae l’insieme dei nove consiglieri comunali della Lista Doria, di SEL e della Federazione della Sinistra (PRC e PdCI). E’ una fotografia dove Sinistra Anticapitalista non poteva certo trovare posto.

I/Le militanti di Sinistra Critica, antesignana di Sinistra Anticapitalista, furono tra i pochi nella sinistra genovese che, in occasione delle elezioni comunali genovesi del 2012, non si entusiasmarono per il “rinnovato” centrosinistra a guida “arancione”, dichiarando fin da prima della sua elezione la necessità della costruzione di una opposizione di sinistra alla Giunta Doria.

Un grande rivoluzionario russo era solito richiamare che i fatti hanno la testa dura. E proprio i fatti, cioè la reale concretezza del percorso della Giunta Doria, dimostra quanto vedessimo già chiaro nella posizione politica che allora assunse Sinistra Criticavedi:

https://sinistracriticagenova.wordpress.com/2012/04/07/comunicato-di-sinistra-critica-sulle-elezioni-comunali-a-genova-5-aprile-2012/

 

Almeno per una prima fase, i militanti di Sinistra Anticapitalista, invitati alle assemblee pubbliche organizzate dal gruppo de L’Altra Liguria, vi hanno partecipato, portando il proprio contributo.

Non abbiamo sottoscritto l’Appello per un’Altra Liguria per il suo carattere istituzionale, con cui ci si candidava “a governare [!?!] la nostra bella Regione”, per la mancanza di sostanziali riferimenti programmatici e di classe sui temi del lavoro e della precarietà, per la mancanza di una riflessione puntuale sul come rispondere alla logica dei Patti di Stabilità interni, e per altro ancora. Ma soprattutto mancava, a nostro avviso, una netta alterità al centrosinistra con cui fosse chiaro che ci si poneva all’opposizione della Giunta Burlando ma altrettanto nei confronti delle altre Giunte locali, a partire da quella del capoluogo regionale.

Quale era – chiedevamo – la posizione de L’Altra Liguria in relazione alla Giunta Doria? Le risposte che ci venivano fornite erano o imbarazzate o evasive, oppure si sosteneva che adesso si stava discutendo di elezioni regionali

Del resto a quegli incontri organizzati da L’Altra Liguria partecipavano dall’interno consiglieri comunali della Lista Doria che avevano approvato le Delibere comunali sulle privatizzazioni, sul Terzo Valico e sulla Gronda autostradale e che addirittura, dopo la famosa occupazione dell’aula del Consiglio comunale di due anni fa da parte di lavoratori delle aziende partecipate del Comune (in particolare di AMT e ASTER), se la presero, nella successiva riunione di Consiglio a porte chiuse, con il Questore e il Prefetto che non avevano provveduto a far evacuare l’aula e consentire così lo svolgimento di un’assemblea istituzionale democratica che intendevaprivatizzare le aziende in cui operano quei lavoratori. Non per caso l’Altra Liguria, pur con un piede dentro e l’altro fuori, aveva scelto di far parte di Rete a Sinistra.

Una successiva fase, a partire da metà febbraio, ha poi visto l’emergere di una proposta politica del gruppo che si raccoglie intorno al parroco della chiesa genovese di San Torpete, caratterizzata dalla valorizzazione del “civismo” e, in maniera ultragenerica, “contro una politica che ha smesso di ascoltare i cittadini”, “per una concreta alternativa per il governo regionale”. Una proposta che aveva l’ambizione di mettere insieme il Movimento Cinque Stelle, Rete a Sinistra e L’Altra Liguria sotto l’egida dell’associazione Controvento e il suo Libro bianco “per ridare voce alla Liguria”, pubblicato dall’ottobre scorso sul sito web di “MicroMega”. Con tentativi di convincere Sansa junior (Ferruccio, giornalista de “il Fatto Quotidiano”) o senior (il padre Adriano, il non rimpianto sindaco del centrosinistra genovese dal 1993 al 1997, protagonista della quotazione in borsa di AMGA, la prima multiutility italiana a varcare la soglia di Piazza Affari, punto iniziale di tutte le successive trasformazioni societarie fino all’odierna IREN e del progressivo allontanamento da ogni capacità di controllo pubblico della gestione dell’acqua, delle reti idriche e di altri servizi e beni comuni) a diventare i candidati presidente a capo della lista che sarebbe emersa da tale operazione.

Da ultimo, dal cilindro di San Torpete venne fuori la candidatura di Giorgio Pagano, già sindaco del centrosinistra a La Spezia fino al 2007. Pagano diventò il candidato presidente de L’Altra Liguria ma, dopo che Pastorino sciolse le sue riserve per la candidatura, si innestò un confronto tra i due alla fine del quale Pagano decise di abbandonare il campo. Già prima del suo abbandono, Rifondazione era repentinamente transitata da un sostegno a Pagano, come candidato su cui – sosteneva il PRC – avrebbe dovuto convergere tutta la sinistra, a quello a Pastorino.

Gli attivisti de L’Altra Liguria, che avevano riposto tutte le loro carte nelle mani di Pagano, si sono così ritrovati, a poche settimane dalla scadenza della presentazione delle liste e dopo aver consumato una rottura con Rete a Sinistra, a dover scegliere se abbandonare a loro volta il campo o se decidere comunque di presentare una propria lista. La scelta non è stata facile, anche perché nel frattempo il Comitato nazionale de L’Altra Europa, con Marco Revelli, dichiarava il sostegno alla candidatura di Pastorino e al suo progetto politico.

Infine L’Altra Liguria ha deciso di presentare una propria lista con candidato presidente Antonio Bruno. Questo fatto, pur risultato ed epilogo di un percorso che continuiamo a definire ambiguo e contraddittorio, ha determinato una novità che, come Sinistra Anticapitalista, siamo pronti a considerare, pur nei limiti già indicati. Bruno è infatti un consigliere comunale indipendente a Genova della ex-Federazione della Sinistra (PRC e PdCI) e si è progressivamente differenziato dalla maggioranza che sostiene la Giunta Doria in occasione del voto su alcune importanti Delibere (privatizzazione delle aziende partecipate, Terzo Valico, Gronda, l’adozione definitiva del nuovo PUC), ufficializzando infine nello scorso gennaio la sua definitiva uscita dalla maggioranza. La differenziazione della lista Progetto Altra Liguria da Rete a Sinistra rappresenta inoltre una netta demarcazione dal centrosinistra e la definizione di una chiara rottura con il PD, il suo sistema di potere e i suoi accoliti, con il riconoscimento degli interessi economici e di classe che rappresenta.

Noi pensiamo che vada valorizzato e allargato, anche nell’occasione di questa scadenza elettorale, uno spazio politico di chiara rottura con il centrosinistra, come precondizione indispensabile, anche se non in sé sufficiente, per lavorare a una sinistra di alternativa. E’ quindi con questo intento che Sinistra Anticapitalista ha deciso di dare una propria indicazione di voto per la lista Progetto Altra Liguria e il suo candidato presidente Antonio Bruno, attraverso la forma di un sostegno critico e autonomo, senza quindi sottacere le critiche ai limiti di un percorso che abbiamo ritenuto ambiguo.

 

Elezioni regionali … ma non solo.

Sinistra Anticapitalista sarà quindi attivamente presente con un proprio ben specifico messaggio in questa campagna elettorale, con appunto l’obiettivo di utilizzare anche questa occasione per allargare uno spazio politico di sinistra alternativa, antagonista al PD e al suo sistema di potere.

Siamo peraltro consapevoli che l’astensionismo avrà molto probabilmente un ulteriore aumento, anche come reazione di tanti lavoratori e lavoratrici, pensionati, giovani precari, disoccupati e studenti alla distanza che sentono dalla politica e dai suoi apparati istituzionali, esecutori delle scelte delle classi dominanti, rispetto ai problemi che quotidianamente si trovano ad affrontare sui posti di lavoro, nelle periferie, nella scuola pubblica aggredita così violentemente dal Governo, nella riduzione generalizzata delle tutele sociali e della quantità e qualità dei servizi pubblici.

Sinistra Anticapitalista lavorerà pertanto, anche nell’occasione di questa campagna elettorale, sia attraverso proprie iniziative sia attraverso i propri militanti impegnati nelle diverse battaglie sociali, sindacali e di movimento, per continuare a proporre la necessità della costruzione di un movimento ampio e unitario contro le misure antipopolari del Governo Renzi e contro le politiche nazionali ed europee dell’austerità sui temi del lavoro, contro gli effetti del Jobs Act, della “buona scuola”, che ha visto in questi giorni il determinarsi di una positiva mobilitazione di massa di insegnanti, personale ATA, studenti e studentesse, così come sul tema delle controriforme istituzionali.

 

Genova, maggio 2015

 

 

SINISTRA ANTICAPITALISTA

LIGURIA



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