Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Che vergogna!

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Che vergogna! Tutti complici…

 

Non alludo solo al presidente Napolitano, di cui ho scritto molto in varie epoche, e che ho sempre considerato complice di Berlusconi (gli andrebbe bene se il premier scaricasse qualche oltranzista, e si accordasse con la parte “più ragionevole” del centro sinistra). Penso alla vergogna di un centrosinistra che ha occupato la prima settimana di campagna elettorale a discutere di firme, timbri e listini, mentre:

1)      continuava a aumentare il numero dei lavoratori in cassa integrazione a zero ore (e sono perfino relativamente fortunati rispetto ai precari, finiti sulla strada senza ammortizzatori);

2)      passava, dopo due anni di discussioni in sordina (anzi con un silenzio totale nella fase decisiva), il più insidioso attacco globale allo Statuto dei diritti dei lavoratori, la legge 1167B.

Il centro sinistra si appassiona alla lotta (delegata ai giudici) contro quel relativamente piccolo malcostume delle liste ritoccate, e ignora i veri crimini del governo. Per giunta l’obiezione della destra ha un fondo di verità: i presentatori delle liste dei grandi partiti erano abituati da sempre a cambiare in extremis i nomi dei candidati sostituendo le firme vere fatte sulla lista precedente con firme copiate, e la magistratura ha sempre tollerato questa modesta illegalità abituale (naturalmente nelle liste dei potenti di tutti i colori, mentre controllava severamente le liste dei piccoli partiti). Questa volta si è irritata per gli attacchi ai “giudici talebani” e ha applicato per una volta la legge con tutti i suoi formalismi. Ma la magistratura non è al di sopra di ogni sospetto, e delegarle il compito di difendere la democrazia è stupido e inutile. In sé, da sempre, è normale ignorare o aggirare le leggi scomode, secondo le esigenze del potere.

 La CGIL si mobilita solo ora, la UIL e la CISL difendono il governo

Mentre si discuteva di timbri rotondi o quadrati, senza avere il coraggio di spiegare bene di che si trattava (i giudici sono sacri e inviolabili), passava il peggio: la legge che annulla la possibilità per i lavoratori di ricorrere alla magistratura del lavoro (ricorso che non garantisce affatto il successo) in caso di licenziamento o altro sopruso padronale. I relatori (e i tanti servi dei padroni che scrivono sui principali giornali) negano che si tratti di questo: in base all’eterna menzogna sulla “libera scelta” del lavoratore assicurano che non ci sarà nulla di vincolante.

Ognuno dovrà e potrà “scegliere”, al momento dell’assunzione, se firmare una clausola del contratto individuale che esclude il ricorso in tribunale optando per un “arbitrato”. Non ci vuole molto per capire che la scelta dell’arbitro sarà fatta dal più forte, il padrone, che ha risorse e legali a disposizione, mentre il singolo lavoratore non potrà che accettare, come al momento dell’assunzione non ha potuto sostenere di preferire di ricorrere a un giudice (non è certo una buona credenziale presso il futuro padrone dirsi disposto a difendere i propri diritti anche per via legale…). In realtà la magistratura del lavoro non gode sempre di una buona fama: le sentenze favorevoli ai lavoratori sono sempre di meno, soprattutto in certe regioni. La magistratura raramente è indipendente dal potere e dalla forza del denaro. Ma un arbitro è sicuramente peggio, tanto più che dovrebbe decidere "secondo equità" (cos'è? come si misura?) e non in base alle leggi esistenti. Sarà scelto probabilmente tra la folla degli avvocati disponibili (in Italia ci sono più avvocati che nel resto dell’Europa). Ma sarà difficile rifiutarlo…

Il relatore alla Camera sulla 1167B, Giuliano Cazzola, di Forza Italia, ma che a suo tempo era stato segretario nazionale della FIOM, segretario generale della CGIL dell’Emilia Romagna, poi dei chimici, e in quelle sedi si era allenato a mentire ai lavoratori, ha impudentemente detto che “bisogna smetterla di considerare i lavoratori come incapaci di scegliere responsabilmente e consapevolmente tra un percorso giudiziale e uno stragiudiziale”, come l’arbitrato… Certo, non sono incapaci, ma non sono liberi!

L’atteggiamento della sinistra “acritica” è presto detto: silenzio e nessuna mobilitazione mentre si discuteva, per piangere un po’ dopo. Ma la cosa più vergognosa è l’ipocrisia della CGIL, che ora finge di protestare, mentre in realtà si limita a descrivere oggi la logica insidiosa della legge, fermandosi a questo. Non c’è stata prima e non c’è ora traccia di mobilitazione, di una campagna di informazione almeno. Niente. Ci si limita a piangere sulle difficoltà a rispondere a un attacco così insidioso: “nel 2002 l’attacco all’art. 18 fu diretto, ed era semplice spiegarlo ai lavoratori”, ora è più difficile, lamenta il segretario della CGIL Fulvio Fammoni. Ma ci si prova almeno?

E comunque andava fatto prima: una campagna sistematica di informazione poteva ostacolare l’approvazione di una legge così insidiosa, che è rimbalzata più volte tra Camera e Senato, con cambiamenti continui. E oggi, anche se la legge è stata approvata, una forte campagna di protesta potrebbe almeno aiutare i lavoratori a capire perché devono, nel loro interesse, rifiutare di firmare contratti individuali con clausole che accettino la tagliola dell’arbitrato.

Ma il “compagno Sacconi” (così si è presentato al Congresso della UIL in nome della comune provenienza craxiana) assicura che non ci sarà il rischio che i lavoratori debbano scegliere: ci penseranno i contratti. E confida sul “compagno Angeletti”, che insieme al suo degno compare Raffaele Bonanni si è mobilitato subito, accusando di estremismo Epifani, trovando buona (o al massimo “mal scritta”) la legge: a loro gli “arbitrati” piacciono; CISL e UIL si preparano comunque a “completarla” inserendo i criteri di attuazione nei prossimi contratti; separati, o forse non più separati, se la maggioranza della CGIL, dopo aver liquidato con i metodi ben noti l’opposizione, sarà “libera” di unirsi come in passato ai sindacati amici del padrone.

[Sulla situazione nella CGIL, rinvio agli articoli già pubblicati sul sito, in particolare: Salari pensioni e fisco, Il congresso CGIL, Pensioni e sindacati, CGIL: strategia israeliana]

L’aspetto più farsesco di questa tardiva mobilitazione è che hanno ripreso la parola, ricordandosi di dover difendere i lavoratori, i protagonisti di tanti attacchi precedenti, a partire da due ministri del lavoro del centrosinistra come Tiziano Treu e Cesare Damiano, che hanno sferrato colpi durissimi ai lavoratori con la copertura della stessa CGIL. E poi è riapparso Cofferati, e perfino il penoso Pietro Ichino, che rilascia un’intervista dopo l’altra lamentando che al governo Berlusconi mancherebbe un piano organico per il lavoro… Buffone!

Tardivamente si sono schierati contro la legge anche il PRC e Vendola, senza fare però un bilancio di quel che non hanno fatto nei due anni in cui la legge era in approvazione, e della loro complicità nell’approvazione delle leggi che andavano nella stessa direzione, come il “Protocollo per il Welfare”, che per giunta è stato fatto passare dalla CGIL con un referendum truffaldino che fa impallidire i modesti brogli di Formigoni e del PdL laziale. Di fatto, col PRC nel governo, si è consolidata la precarizzazione del lavoro già avviata col pacchetto Treu…

E va detto, che invece di sdegnarsi per l’ipocrisia della maggioranza della CGIL, Liberazione ha chiesto il primo commento a… Epifani (5 marzo). E perché no? Il PRC ha evitato accuratamente di dare un’indicazione per il voto congressuale ai propri militanti (naturalmente questo non è bastato all’ineffabile Patta, che era stato imbarcato nella Federazione delle sinistre, ed è sceso subito, perché non sopportava le poche critiche mosse alla maggioranza di Epifani). Ora Ferrero, dopo così lunga assenza dalle battaglie dei lavoratori, ha cominciato… uno sciopero della fame. Se se ne accorgeva un po’ prima, poteva cominciare due anni fa, quando era ministro… Probabilmente è la frequentazione della Bonino (appoggiata dal PRC nel Lazio) che lo ha spinto a questa forma di “lotta” (si fa per dire…).

Stessa ambiguità nel Manifesto, che ha dovuto pubblicare, senza risposta, una serie di lettere indignate di esponenti della maggioranza CGIL contro le “calunnie” della mozione 2 riportate da Gabriele Polo in un articolo… La CGIL non si tocca...

Torneremo a breve scadenza con un commento sulla Grecia, dove c’è voluto un governo socialista per varare un piano di attacco a salari e pensioni senza uguali, facendo pagare integralmente alle vittime gli sperperi dei capitalisti e i furti degli speculatori, con la benedizione “dell’Europa”… Ma per ora, a Papandreu III non è andata così bene… i sondaggi dicono che il 70 per cento della popolazione che l’aveva appena votato, oggi è contro di lui, e lotta con una decisione e una durezza che non si vedeva da anni. (a.m. 6/3/2010) Vedi su Ilmegafonoquotidiano: La Grecia resiste all'austerity

 

 

 

 



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