Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Grecia. La battaglia del referendum

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Da A l'encontre 28 giugno 2015.

 

Abbiamo pubblicato su questo sito (Grecia: il discorso di Tsipras che proclama il referendum )il discorso di Alexis Tsipras che annunciava, a nome di una decisione unanime del governo greco, la tenuta di un referendum sull’accettazione o meno delle proposte delle cosiddette istituzioni, cioè la BCE, la Commissione europea e il FMI. Il referendum si terrà il 5 luglio.

I risultati della votazione al Parlamento greco, che si è svolta alle tre del mattino (ora locale), domenica 28 giugno, sono i seguenti: su 298 deputati presenti, 178 hanno votato a favore della mozione per la tenuta di un referendum in data 5 luglio. I deputati di Syriza e di ANEL (Greci indipendenti, membri della coalizione di governo), si sono pronunciati a favore della tenuta del referendum. Anche i neonazisti di Alba Dorata hanno votato per la tenuta del referendum. Affinché la mozione presentata dal governo fosse adottata erano necessari 151 voti.

Per contro, i membri del PASOK (Movimento Socialista Panellenico) e di Nuova Democrazia si sono pronunciati contro. Il KKE (PC) ha proposto la propria versione di un referendum: o no alle proposte del governo Tsipras; o no a quelle delle istituzioni; o no all’UE; o no all’euro. Il KKE prosegue il suo orientamento massimalista nelle sue dichiarazioni, e nella pratica si colloca fuori del campo politico dove si formano i rapporti di forza con i rappresentanti politici della borghesia greca e quelli del capitale finanziario rappresentato dalle «istituzioni». Questo atteggiamento della sua direzione crea disagio in una parte crescente della sua base militante.  

L’argomentazione a favore del referendum è stata presentata dal ministro degli Interni Nikos Voutsis, con argomenti analoghi a quelli sviluppati da Alexis Tsipras nel suo discorso.

Il portavoce parlamentare del PASOK, Evangelos Venizelos –ex dirigente del PASOK ed ex vice primo ministro del governo di Antonis Samaras – ha attaccato la proposta del referendum sostenendo che non è conforme alle norme costituzionali. In precedenza aveva depositato presso la presidente del Parlamento, Zoe Konstantopoulou, un testo che sosteneva la presunta incostituzionalità del referendum. Anche Antonis Samaras si è impegnato su questo terreno. Gli incidenti parlamentari si sono moltiplicati con tutti i pretesti. Ad esempio, Zoe Konstantopoulou, dopo essere intervenuta nel dibattito, ha ripreso la sua carica di presidente tre o quattro minuti prima della scadenza regolamentare di 10 minuti, il che è stato preso a pretesto dai deputati di Nuova Democrazia per uscire dall’aula. Un’espressione del disagio e dell’astio di fronte alla proposta del referendum.

Un atteggiamento analogo si ritrova nella risposta del 27 giugno dell’Eurogruppo, in seguito all’annuncio del referendum. Al punto che, dato che il ridicolo non uccide, il «socialista» Pierre Moscovici, commissario europeo all’Economia, ha dichiarato: «Se i ministri delle finanze non hanno accordato l’estensione del piano di aiuti all’Eurogruppo è perché il governo greco ha accompagnato l’annuncio del referendum con un appello a votare no». Il governo greco chiedeva un’estensione oltre il 30 giugno del «sostegno finanziario» in atto. Cosa che l’Eurogruppo ha rifiutato. I ministri delle Finanze si sono riuniti il 27 giugno, senza la presenza di Yanis Varoufakis, per valutare «l’ipotesi di un’insolvenza greca, con tutte le conseguenze per la zona euro». I diversi scenari «tecnici» considerati nella stampa di fine settimana sono utili per mettere tra parentesi il carattere essenzialmente politico dei ricatti e delle proposte fatte per mesi dalle «istituzioni». Lasceremo agli economisti – di destra e di sinistra – di disquisire sugli scenari possibili, e in questo modo dare scarsa attenzione alle forze di Syriza che si battono da febbraio, in modo responsabile e unitario, non solo contro le «istituzioni» e i loro alleati greci, ma anche contro le trappole delle «proposte accettabili» fatte dal governo.

Costruire un Fronte unito del NO

Nella sua dichiarazione del 27 giugno, in tardo pomeriggio, la Red Network [Rete Rossa] pone l’accento sui seguenti punti:

• la decisione di fare appello alla volontà popolare e di rifiutare di firmare un nuovo memorandum cambia il quadro politico greco;

• ciò traduce il fatto che le mobilitazioni sociali che hanno trovato un’espressione politica nel voto del 25 gennaio 2015 hanno radici più profonde di quanto avevano anticipato i sostenitori di una politica neoliberista di austerità su scala nazionale e internazionale;

• un rifiuto delle proposte delle istituzioni il 5 luglio farà uscire Syriza dalla palude dei negoziati con i creditori e dal vicolo cieco in cui ha portato l’accordo del 20 febbraio; le speranze popolari sono rivitalizzate;

• lo diciamo da mesi, come voce «critica» all’interno di Syriza: è difficile trasformare Syriza in un partito pro austerità;

• appena annunciato il referendum, i creditori faranno di tutto per strangolare economicamente il governo di sinistra e le forze popolari in Grecia;

• nei prossimi giorni ci sarà una grande battaglia, le lavoratrici, i lavoratori e le forze popolari hanno tutte le ragioni di ingaggiare una lotta per una chiara maggioranza e per una vittoria che affermi: no ai memorandum; no all’austerità; no al debito; no ai ricatti dei creditori;

• una vittoria rilancerà la dinamica popolare e di sinistra, dimostrerà che il rapporto di forze in Grecia è cambiato; indicherà la necessità di applicare in modo unilaterale le promesse fatte a Salonicco (nel settembre 2014): arresto del pagamento del debito; misure per migliorare la vita de/lle/i salariat/e/i e degli strati popolari; porre fine alle privatizzazioni e tassare quanti evadono le imposte; , ecc. Questo si deve fare utilizzando tutti gli strumenti necessari di ordine sociale, politico,monetario, diplomatico;

• nei prossimi giorni due mondi si affronteranno: da un lato quello dei vincenti dei memorandum assieme ai loro padroni e partner internazionali; dall’altro, il mondo del lavoro, degli strati popolari e impoveriti; la vittoria degli uni sarà la sconfitta degli altri;

• da qui l’urgenza di costituire un fronte unito del NO (no alle proposte delle istituzioni);

• aldilà degli errori commessi, nessuno deve sottovalutare le difficoltà della situazione. Non è il tempo dei dibattiti accademici. Una vittoria piena può cambiare in modo significativo la situazione in Grecia e oltre.

• È in questo spirito che le forze di sinistra si impegnano nella battaglia referendaria. Le riunioni che si tengono domenica 28 giugno hanno lo scopo di avviare e pianificare la mobilitazione di questo Fronte per il 5 luglio. Perché, a partire dal suo risultato si porrà una nuova domanda: che fare ora di fronte a nemici determinati? (Redazione A l'encontre)

Traduzione di Gigi Viglino

 

 



Tags: Grecia  Syriza  debito  

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