Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Kouvelakis: Tsipras o la dissoluzione della politica

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di Stathis Kouvelakis

da Tlaxcala

 

Votando per un nuovo memorandum, il governo e la maggioranza del gruppo parlamentare di Syriza non hanno semplicemente detto arrivederci alla politica di sinistra, ma alla politica stessa. Facendo questa scelta, non è soltanto al programma di Syriza o agli impegni che il governo aveva preso di fronte al popolo che essi rinunciano.

Calpestano l’ OXI (NO) che il popolo greco ha pronunciato alcuni giorni fa per far sapere il suo rifiuto categorico – come il governo stesso gli aveva chiestodell’austerità e delle politiche dei memorandum. Inoltre, l’austerità del piano Juncker rifiutata dagli elettori era di una forma nettamente più «dolce» di quella imposta dall’accordo ignobile del 12 luglio. In aggiunta, di fronte al governo ed alla maggioranza del gruppo parlamentare, insorge la maggioranza dei membri del comitato centrale del loro partito, cioè dell’unica istanza eletta dal congresso e rappresentante la volontà collettiva dei militanti di Syriza. Ma c’è qualcosa di più che presuppone tutto questo e, al tempo stesso, lo trascende: è proprio perché essi hanno commesso tutto questo che il governo e la sua maggioranza sono costretti a rinunciare all’idea stessa di politica e, in primo luogo, al fondamento di quella che è l’idea della responsabilità politica, vale a dire il fatto di assumere la responsabilità di una scelta politica.

In questo senso, siamo divenuti testimoni di sviluppi inediti nella storia greca ed internazionale. Così, per esempio, abbiamo ascoltato il nuovo ministro delle Finanze, Euclide Tsakalotos, affermare davanti al Parlamento che il giorno successivo alla firma dell’accordo era « il peggior giorno della sua vita » e continuare dicendo «non so se abbiamo fatto ciò che era giusto, ma non avevamo scelta». Attenzione: egli non sa se ha fatto ciò che era giusto, ma lo fa ugualmente, accetta l’accordo ed invita i suoi colleghi e compagni a fare lo stesso! E, tutto ciò, in nome di «Non avevamo scelta», in altre parole in nome del famoso TINA («There is no alternative», «Non c’è alternativa») di Margaret Thatcher. Un motivo che costituisce non solo un rifiuto di qualsiasi idea di sinistra, ma anche una smentita della nozione stessa di politica, che è interamente fondata sul fatto che è sempre possibile fare delle scelte.

Ma l’esempio più flagrante di questa operazione di rinuncia alle responsabilità, che ha assunto delle dimensioni da epidemia in questi giorni, è stato dato dallo stesso Primo ministro. Già nell’intervista che aveva concesso all’ERT, egli ha affermato “di non essere d’accordo” con questo accordo e “di non credervi”. Anche lui ha invocato l’inesistenza di altre scelte, senza ovviamente porre, nemmeno una volta, la questione di sapere com’è possibile che, dopo cinque mesi e mezzo al governo e con il sostegno al 62% che il popolo gli ha dato attraverso il referendum al quale lui stesso ha fatto ricorso, egli si ritrova privato di un’altra scelta che non sia quella di sottomettersi ad un nuovo memorandum, di una barbarie inedita.

Inoltre, e sebbene «non creda» in questo accordo e «non sia d’accordo» con lo stesso, ha chiesto ai deputati del suo partito, esercitando su di loro un vero ricatto, di rendersi complici di questa svendita del mandato popolare e della sovranità nazionale, minacciandoli di dimettersi se non avesse goduto del sostegno di tutti, senza eccezione. Cosa che ovviamente si è rifiutato di fare dopo aver ricevuto il rifiuto tuonante di 39 di loro.

Tuttavia, con la sua dichiarazione del 16 luglio, egli fa un passo in più in questa direzione. Poiché, sostiene, nessuno contesta che egli sia stato effettivamente ricattato, non supportarlo equivarrebbe a rifiutare di condividere la responsabilità e ciò «si oppone ai principi di amicizia e di solidarietà e, in un momento cruciale, apre una ferita nei nostri ranghi». In altri termini, secondo questo ragionamento, cedere ad un ricatto assolutamente accertato, donerebbe ad Alexis Tsipras il diritto di pretendere dai deputati del suo partito di divenire complici di questo gesto disastroso. Come se la realtà del ricatto implicasse automaticamente che non c’era altra scelta oltre a quella che ha effettuato. L’argomento sottostante è, ancora una volta, quello di TINA che tuttavia, in questo caso, è presentato in termini di psicologia individuale e degli affetti. Rifiutare questa scelta equivale allora al rifiuto di sostenere una persona «che ne ha viste di tutti i colori per sei mesi» (!) e che è consumata quanto gli altri da un «dilemma di coscienza davanti ai nostri principi, valori, posizioni e riferimenti ideologici comuni».

Ma in politica, e più in generale nell’attività sociale, ciò che conta non sono i dilemmi intimi, le intenzioni (buone o cattive), gli eventuali rimorsi e le riflessioni segrete. Ciò che conta sono gli atti ed il loro contenuto. Non è affatto una coincidenza se i termini «memorandum» o «accordo» sono totalmente assenti dalla dichiarazione di Alexis Tsipras. In questa «operazione di comunicazione», l’obiettivo perseguito non è quello di difendere una scelta politica, ma di suscitare un’identificazione affettiva con un dirigente duramente messo alla prova e, soprattutto, di stigmatizzare i dissidenti, di dipingerli come coloro che «minano il primo governo di sinistra nella storia del paese». Ancora una volta, il merito politico è dissimulato, e si dimentica che ciò di cui si parla è il disaccordo con una scelta la cui sostanza non è altro che la sottomissione o no ai memorandum, il rispetto o no del doppio mandato popolare del 25 gennaio e del 5 luglio, il rispetto o la violazione del programma del governo stesso e del primo ministro.

Questa dissoluzione della natura stessa del discorso politico costituisce un’evidente ammissione di debolezza. La legittimità del terzo ricorso ad un Memorandum non è solo ancora più debole di quella dei due precedenti, essa è semplicemente inesistente. Perché, contrariamente al 2010 ed al 2012, la forza politica che governa ha come unica ragion d’essere e dell’essere stata portata al potere quella di invertire le politiche a cui, adesso, essa si sottomette. In altri termini: la sola vera minaccia che pesa sul «primo governo di sinistra della storia del paese»  e, ovviamente, sul suo attore primario, Syriza, non è un qualsiasi «nemico interno», ma i piani di austerità, i memorandum e la sottomissione suicida a questi.

I memorandum non divorano soltanto i governi ed i primi ministri, ma anche i partiti che li applicano. Essi smantellano il senso stesso dell’azione politica che ora sono chiamati a difendere coloro che, in questo momento, lottano per contrastare lo schiacciamento del popolo greco e la distruzione di ciò che permette ancora a questo paese ed a questa società di stare in piedi.

Fonte: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=15329Data dell’articolo: 17/07/2015

Il grassetto è del traduttore, Francesco Tronci.



Tags: Syriza  Grecia  Tsipras  

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