Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Grecia. Siryza in mezzo al guado

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Come al solito la sinistra italiana tace sul dibattito interno a Syriza. Anzi, proprio alcuni di quelli che avevano creato il mito di Syriza (ma personalizzandolo intorno al ruolo carismatico del leader unico, Alexis Tsipras), oggi sono pronti a utilizzare anche le miserabili giravolte del KKE per esaltare il cedimento di Tsipras e liquidare la resistenza degli oppositori.

È il caso del portavoce personale di Tsipras in Italia, Argiris Panagopoulos, che ha messo in circolazione nel canale di Altra Europa un articolo che sostiene che “perfino il KKE preferisce l’accordo e l’euro alla dracma e al salto nel buio. Almeno per i prossimi anni. E lo dice il suo segretario generale Dimitris Koutsoumpas mettendo a dura prova il resto della sinistra greca extraparlamentare e settaria, la Piattaforma di Sinistra dentro Syriza e gli economisti di sinistra contrari all’euro”. Presentando appunto come “salto nel buio” qualsiasi ipotesi di resistenza, e come “extraparlamentare e settaria” l’opposizione di circa la metà di Syriza.

Per rispondere a questa meschina denigrazione, riprendo anche se con qualche giorno di ritardo l’intervento di Antonis Ntavanellos (tradotto da Gigi Viglino), con un’ampia nota informativa della redazione di A l'encontre, che riporto qui di seguito. (a.m.5/8/15)

 

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Lunedì 27 luglio 2015 si è tenuto ad Atene un meeting convocato per l'occasione dei cinque anni di vita del sito Iskra. Oltre 2.000 partecipanti si sono riuniti in uno stadio di basket, sotto un caldo torrido, rimanendo attenti fino alla fine. Era il primo meeting della Piattaforma di sinistra di Syriza, che riunisce la Corrente di Sinistra, il Red Network e attivisti indipendenti. Erano presenti numerosi deputati così come esponenti della sinistra di Syriza contrari al memorandum imposto ed accettato il 1°luglio e «convalidato» dal parlamento greco per quanto concerne i primi elementi. In effetti, un tale accordo prende una forma concreta soltanto con l'adozione di un gran numero di leggi, di regolamenti e di meccanismi di supervisione in mano all'eurocrazia.

 

Panagiotis Lafazanis ha dato il la. Si può riassumere così il suo intervento:

1° Si pone l'accento sul fatto che la presenza rilevante al meeting è il segnale che la lotta contro i memorandum continua e prolunga la resistenza contro il terrorismo mediatico che si era già affermato per il referendum.

2° Il 5 luglio si è espresso un No di classe e «patriottico» (questione della sovranità).

3° Questo NO non può essere cancellato dal governo Tsipras.

4° Si denunciano le manovre del Financial Times sul presunto colpo di Stato che avrebbe incluso l'arresto di Stournaras.

5° Bisogna rifiutare l'unità nazionale con la Nuova Democrazia, il PASOK e To Potami, fatta dal governo.

6° Il NO del 5 luglio, prolungatosi in Parlamento ci ha condotto [fra gli altri Lafazanis] alla scelta di uscire dal governo.

7° Bisogna contrastare i metodi di invettive e di attacchi ad personam.

8° Questi attacchi distruggono l'unità del partito, perché il nostro NO in Parlamento traduceva in realtà una difesa del partito e dei suoi principi.

9° Il «non ci sono alternative» (TINA) del governo Tsipras ricorda quello di Papandreou e del suo ministro Papakonstantinou nel 2010. Ma allora avevamo denunciato questo TINA.

10° La Piattaforma di Sinistra ha denunciato il fatto che il governo, di fronte al muro delle istituzioni dell'UE, ha rinunciato a contestare lo statu quo ante, ossia l'adesione all'Eurozona.

11° Una tale opzione presuppone una rottura con la subordinazione nazionale, con il liberismo e gli interessi economici dominanti in Grecia, nella prospettiva di un programma transitorio.

12° È tempo di presentare un programma d'insieme per un'alternativa di cui si possono indicare alcuni punti: a) nazionalizzazione e socializzazione delle banche, b) controllo pubblico e gestione pubblica delle imprese e delle infrastrutture strategiche, ecc., c) opposizione alle privatizzazioni e al fondo creato per questo scopo, particolarmente contro la privatizzazione del Pireo e di Salonicco, degli aeroporti regionali, e del settore energetico, d) una ridistribuzione massiccia della ricchezza sulla base di una tassazione dei redditi elevati, del denaro al nero e depositato all'estero, e delle grossi proprietà immobiliari; e) instaurare la trasparenza sul controllo dei media in mano all'oligarchia, f) sopprimere la massima parte del debito, senza di che non c'è futuro per il paese.

 

Lafazanis sottolinea che le strutture dell'UE, sotto la direzione tedesca, sono uno strumento dittatoriale, quindi ci vuole un piano tecnicamente e politicamente solido per uscire dall'Eurozona, ciò che i dominanti presentano come una discesa all’inferno.

 

In seguito a Lafazanis, è pure intervenuto Manolis Glezos, resistente storico ed eurodeputato che ha appena rinunciato al posto, secondo l'impegno assunto durante la sua elezione. Fra gli altri oratori c'era Antonis Ntavanellos, animatore di Red Network e membro di DEA e membro della Segreteria esecutiva di Syriza. Pubblichiamo più avanti il testo del suo intervento.

 

Da questo lunedì 27 luglio gli eventi precipitano. Si è tenuta una Segreteria esecutiva mercoledì 29. Nikos Voutsis, membro del Comitato centrale e ministro degli Interni e della Ricostruzione amministrativa, ha indicato che il dibattito non doveva vertere su questioni politiche – perché «non c'è niente di nuovo riguardo alle divergenze politiche» – bensì sulle modalità organizzative di un congresso di Syriza in settembre; ossia dopo il 15 o il 20 agosto, data limite per la conclusione definitiva dell'accordo con la Troika. Ha sottolineato che era impossibile accettare un'opposizione fra le file dei deputati di Syriza. Membri del Comitato centrale e membri della Segreteria esecutiva, che nel passato avevano espresso la loro opposizione, sono stati sottoposti a una forte pressione e sembrano «aderire alla ragione governativa». All'uscita della Segreteria esecutiva, tre membri – Antonis Ntavanellos, Stathis Leoutsakos e Sofi Papadogiani – hanno pubblicato un comunicato in cinque punti. Si possono riassumere come segue:

 

1° Il governo deve smettere immediatamente i negoziati che portano a un terzo memorandum e suscitare una mobilitazione popolare, indicando una soluzione alternativa al ricatto dei creditori.

 

2° Si deve convocare un comitato centrale per il fine settimana del 1° e del 2 agosto, durante il quale bisogna respingere l'accordo, prendendo in considerazione sia il mandato popolare del 25 gennaio che il risultato del 5 luglio, che si aggiungono alle decisioni del congresso.

 

3° Bisogna convocare immediatamente una conferenza di Syriza per impedire al partito di ritrovarsi davanti a fatti compiuti.

 

4° Le decisioni raggiunte sono non soltanto contrarie agli impegni programmatici di Syriza ma anche prese senza decisione collettiva delle strutture del partito. Il che contraddice gli statuti stessi.

 

5° Non si può convocare un Congresso straordinario soltanto per ratificare a posteriori l'accettazione del terzo memorandum. Inoltre, la proposta fatta dalla Segreteria esecutiva di organizzare un referendum in seno ai membri di Syriza, che riguarderebbe l'accordo adottato dal governo e da Syriza, sembra oltremodo strana, poche settimane dopo il NO massiccio del 5 luglio. Dopo la battaglia per il NO, si chiederebbe ai membri di Syriza di votare SI all'accordo? Syriza e i suoi membri non hanno una via statutaria e democratica diversa dal ritorno immediato ai fondamenti di un orientamento contro il terzo memorandum.

 

Giovedì 30 luglio è convocato un Comitato centrale dalla maggioranza della Segreteria esecutiva. In breve, la fine di un ciclo politico sta certamente per esprimersi in termini politici e organizzativi nella prossima fase.

 

(Redazione A l'encontre)

 

*****

 

 

Intervento di Antonis Ntavanellos, 27 luglio.

 

Compagni,

 

Ringrazio Iskra per l'invito e vorrei augurarvi, con l'insieme delle forze della piattaforma di sinistra, con le più ampie componenti della sinistra radicale in seno a Syriza, ma anche con quelle che si collocano fuori dai suoi ranghi, di trovare l'energia e la fermezza necessarie per affrontare una sfida dalle dimensioni storiche.

 

Siamo confrontati ad un accordo che ogni militante del movimento operaio, ogni combattente dei movimenti più ampi della resistenza sociale, ogni militante della sinistra politica, può soltanto chiamare un nuovo memorandum [il terzo «MoU – Memorandum of Understanding» che presuppone un cosiddetto accordo fra la Commissione europea, che agisce a nome degli Stati membri dell'eurozona, e la Repubblica ellenica].

 

Anzi un memorandum più duro:

 

- attrezzato con un turbo TAIPED [TAIPED: Hellenic Republic Asset Development Fund, il fondo incaricato «di valorizzare e di vendere» i beni pubblici nel quadro del programma [1] di privatizzazioni];

 

- con un turbo meccanismo di sorveglianza [la nuova Troika è un quartetto: Commissione europea, FMI, BCE, Meccanismo europeo di stabilità; i primi 12 «tecnici» che avranno libero accesso presso tutti i ministeri sono arrivati martedì 28 luglio. Le leggi presentate al voto della Vouli dovranno essere, prima, «esaminate» dai rappresentanti del Quartetto per assicurarsi che siano conformi all'«accordo.»].

 

- un turbo meccanismo di taglio automatico delle spese sociali per compensare qualsiasi insufficienza economica. [Nella misura in cui gli obbiettivi di bilancio non potranno essere raggiunti in seguito alle misure di austerità anteriori e recenti, scatteranno meccanismi di taglio automatici alle spese.]

 

Si tratta di un memorandum che prosegue una caccia avida alle tasse, un'austerità brutale, una crudeltà spietata contro i deboli e i poveri. Un memorandum che, come i precedenti, può essere imposto soltanto con la vittoria antidemocratica delle forze greche al potere e dei loro alleati europei contro la maggioranza sociale delle masse lavoratrici e dei ceti popolari.

 

Ma, questa volta [rispetto al 2010 e al 2012]. c'è una grande differenza: il memorandum, quindi la severa politica di austerità, proviene da una proposta [documento dell'11 luglio] propria del governo di Syriza, della direzione di Syriza che anche noi, come una larghissima parte dei settori legati al mondo del lavoro, abbiamo sostenuto attivamente durante il periodo di lotta contro la destra, contro la socialdemocrazia liberista, contro la «grande coalizione» di Samaras (Nuova Democrazia) e di Venizelos (PASOK).

 

Certo noi, piattaforma di sinistra, come altri compagni all'interno di Syriza, dalle sensibilità politiche diverse, abbiamo sviluppato posizioni critiche e controproposte, sia durante il periodo prima delle elezioni del 25 gennaio, che nel corso del semestre critico del primo periodo del governo di Syriza. La nostra opposizione all'accordo del 20 febbraio [rinuncia a qualsiasi azione unilaterale, «estensione» dell'accordo «di assistenza finanziaria», supervisione del FMI, della BCE e della Commissione] ne fu allora il punto culminante.

 

Il nostro passato ci crea quindi impegni ed obblighi supplementari. Poiché qualsiasi dibattito sul futuro di Syriza, qualsiasi dibattito sul futuro di una sinistra radicale di massa in Grecia, allo stesso titolo che lo sforzo obbligatorio per evitare una catastrofe all'italiana [riferimento ai rapporti fra il governo Prodi, già nel 2006, e la direzione di Fausto Bertinotti del Partito della Rifondazione Comunista] ha come condizione di collocarci al primo posto nella lotta per impedire l'Accordo, nella lotta per rovesciare questo terzo memorandum. Non dubito che questo memorandum dovrà fare fronte alla resistenza di lavoratori e lavoratrici, pensionat* e pover*. In questo momento il nostro posto dovrebbe essere quello che è sempre stato il nostro: al fianco del nostro popolo, cercando di condividere un esito vittorioso delle sue lotte, delle sue mobilitazioni, il che presuppone il tentativo di formare una corrente politica capace di rovesciare l'austerità, per aprire la strada ad un'emancipazione socialista più ampia. Perché questo è stata la sinistra radicale fino adesso e lo sarà per sempre.

 

Compagni,

 

Un altro argomento ci turba. Come mai siamo arrivati a questo punto? La risposta sarà un tema della lotta politica dentro Syriza, nelle prossime settimane, ma anche più in generale, nella sinistra radicale.

 

Però è già chiaro che siamo di fronte a una sconfitta pesante; potrei anche dire al crollo di una strategia particolare. L'idea, la concezione secondo la quale potremmo mantenere la promessa di ostacolare ed invertire l'austerità tramite negoziati con i dirigenti europei, cercando un consenso con loro ed evitando una collisione con i limiti di tolleranza dell'eurozona. Ora, tali limiti finalmente si sono rivelati del tutto identici a quelli della politica di austerità liberista che domina attualmente l'intera Europa.

 

Con questa conclusione centrale dobbiamo anche pensare alla sconfitta di un elettoralismo particolare, così come si è espresso tramite le aperture e le alleanze di Syriza, anche durante le elezioni o la formazione del governo [inclusione nelle liste di ex membri del PASOK, scelta del Presidente della Repubblica ellenica nella persona di Prokopis Pavlopoulos, di Nuova Democrazia, già ministro degli Interni; elezione, nel marzo del 2015, contro la quale si era pronunciata, da sola, la deputata di DEA, Ioanna Gaïtani; formazione del governo di coalizione con ANEL, Greci Indipendenti].

 

 Dobbiamo anche pensare all'importanza di una forma particolare di governance, che considera il governo di sinistra non più come un mezzo per proseguire la lotta per raggiungere lo scopo dichiarato, per il nostro scopo fondatore, ma come una fine a sé; anche se ci porta, o ci porterà velocemente, a ritrovarci in conflitto con gli interessi e i bisogni del mondo del lavoro.

 

Un mondo del lavoro, che durante tutto questo percorso, è stato fino adesso molto generoso nei nostri confronti. Perché durante le elezioni del 25 gennaio 2015, avevamo proposto un rovesciamento di politica che avrebbe potuto raggiungere dimensioni storiche. Perché durante il referendum del 5 luglio, il voto NO, chiaro e massiccio, era un voto di classe, che si poneva al fianco di Syriza nel momento più difficile dell'estorsione di ricchezze dai creditori, mostrando la via della rottura ed esprimendo indirettamente, ma chiaramente, la disponibilità delle forze popolari a mobilitarsi in tale direzione.

 

Una direzione che certamente non può essere rispettata dalla firma di un documento fra tre partiti dell'opposizione e Syriza – l'associazione inconcepibile Syriza, Nuova Democrazia, PASOK, To Potami – di cui si è saputo l'indomani del referendum da un comunicato comune dei dirigenti politici. Cosa oramai confermata durante i voti decisivi in parlamento [maggioranza raggiunta grazie ai voti dei partiti di opposizione che avevano militato per il SÌ e che hanno perso e si sono trasformati in vincitori di fatto].

 

Questa parte del popolo e questo impegno per la rottura che si sono visti attraverso il referendum devono e possono appoggiare le forze che insisteranno per un NO, fino in fondo! [Comitati che si chiamano «Contro l'accordo fino in fondo» hanno avuto un ruolo significativo nella campagna per il referendum. Fra l'altro, il 28luglio ad Atene, si sono tenute riunioni di questi comitati.]

 

Compagni,

 

Durante il nostro percorso in Syriza fino ad oggi abbiamo capitalizzato più di un punto. Abbiamo imparato a lavorare insieme, anche se veniamo da origini ideologiche e politiche diverse, creando una forza [Piattaforma di Sinistra che unisce la Corrente di Sinistra, la Red Network e altri militanti] che va oltre lo stadio della denuncia e cerca di ottenere delle vittorie. Abbiamo costruito le basi di un programma di transizione, nel quale spiccano i seguenti obiettivi: annullamento del debito, nazionalizzazione delle banche, tassazione rilevante sul capitale e sulla ricchezza accumulata. Ora è chiaro che questo programma può essere attuato soltanto se si combina con una volontà di conflitto, sia di fronte alle forze dominanti greche e le loro istituzioni che di fronte all'UE, all'eurozona, al programma proprio dell'euro. Nel nostro programma si distingue la parola d'ordine per un governo di sinistra. Quest'ultimo deve rendere conto al mondo del lavoro, fissare la sua politica in funzione dei bisogni del popolo anziché staccarsi e rendersi autonomo da lui.

 

In Syriza esiste un settore che ha trovato la forza di dire in tempo NO al terzo memorandum. Si è espresso nelle sezioni locali e regionali, nelle strutture direttive [Comitato centrale e Segreteria esecutiva], in seno al Gruppo parlamentare [per ben due volte, 39 e 36 deputati si sono pronunciati de facto contro il memorandum]. Questo NO è un messaggio dal significato politico particolare. Costituisce la base di una ricostruzione delle forze in seno a Syriza, ma anche in seno alla sinistra radicale larga, non settaria [un settore di Antarsya fra gli altri]. Il nostro NO detta le nostre scelte. Impegni nei confronti di Syriza, ma anche, più generalmente, concretizzare la prospettiva di un nuovo inizio, che si presenta chiaramente davanti a noi come una necessità.

 

Antonis Ntavanellos

 

 

 [1] Fra i beni iscritti in questo fondo ci sono oltre 90 spiagge su decine di isole, e nella Grecia continentale decine di porti – fra cui la parte non ancora privatizzata del Pireo e il porto di Salonicco – e insediamenti portuali turistici fra cui quelli di Hydra e di Epidauro, 37 aeroporti regionali, fra cui quelli di Salonicco, Santorini o Mykonos, decine di proprietà immobiliari dello Stato greco. Le compagnie dell'acqua della città di Atene (Eidap) e di Salonicco (Eyath). Hellenic Petroleum, la compagnia di raffinazione e distribuzione del petrolio. DEPA, la compagnia nazionale d'importazione e distribuzione del gas naturale. La compagnia delle ferrovie nazionali Trainose. La struttura disposta è analoga a quella della Treuhand che gestì l'assimilazione dell'economia dell'ex RDT; tranne che allora ci fu un certo numero di investimenti produttivi. I 35 vecchi miliardi di investimenti, annunciati da Jean-Claude Juncker, rimangono virtuali. Gli importi raccolti con le privatizzazioni non raggiungeranno mai i picchi annunciati – 50 miliardi di euro – e andranno al servizio di un debito che quasi tutti considerano insostenibile. Quanto rimarrà per l'investimento pubblico, o anche privato, rappresenterà tutt’al più poche briciole.

 

(Redazione A l'encontre)



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