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La crisi dei profughi e l’imperialismo europeo

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di Vijay Prashad

da Sinpermiso

 

Riprendo per il mio sito da sinpermiso questa trascrizione dell’intervista di Sharmini Peries a Vijay Prashad (docente di Relazioni internazionali presso il Trinity College di Hartford, Stati Uniti), per il programma radiofonico The Real News,sulla crisi dei profughi che sta colpendo l’Unione Europea.Mi sembra utile soprattutto per avere il senso delle proporzioni: questo esodo non è eccezionale, ma appare tale perché per la prima volta coinvolge direttamente l’Europa. È vergognoso comunque che i governi di gran parte dell’Europa abbiano dimenticato i grandi spostamenti di popolazioni che hanno accompagnato e seguito la Seconda Guerra Mondiale, e le massicce migrazioni per ragioni economiche che hanno portato milioni di italiani, irlandesi, tedeschi a cercar fortuna nelle Americhe, affrontando viaggi poco sicuri e condizioni umilianti imposte dalle autorità dei paesi di arrivo per selezionare la manodopera in buone condizioni, respingendo i malati cronici e gli anziani. Ricordarlo sistematicamente è necessario per arginare i rigurgiti xenofobi (che dopo qualche giorno di silenzio hanno ripreso a parlare e ad agire).

(a.m.7/9/15)

 

The Real News: L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha affermato che quest’anno sono morte 2.400 persone nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. In Grecia, ad esempio, lo scorso mese sono sbarcati sulle sue coste più profughi che non in tutto il 2014. Si pensa si tratti della peggiore crisi di profughi del mondo dopo la Seconda Guerra mondiale. Funzionari ONU sostengono che la crisi sia peggiorata nell’ultimo anno. Il numero di profughi e migranti attraverso il Mediterraneo, quest’anno, ha superato i 300.000, comprendendo i 200.000 giunti in Grecia e i 110.000 in Italia. Si tratta di un numero elevato, rispetto all’anno precedente, quando ad attraversare il Mediterraneo, in tutto il 2014, furono 219.000 persone.

* * *

Sharmini Peries: Le più recenti tragedie, che hanno destato particolare attenzione da parte dei mezzi di comunicazione, si sono verificate di fronte alla costa libica. Circa 200 persone sono morte per barche che si sono rovesciate e 71 profughi, probabilmente originari della Siria, sono stati trovati morti per asfissia in un camion da trasporto di surgelati, in Austria. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha recentemente dichiarato che la situazione in Siria è diventata la maggiore emergenza umanitaria al mondo, che minaccia la pace e la sicurezza nella zona, poiché si stima che 4 milioni di persone tentino di rifugiarsi in altri paesi. Parleremo di tutto questo con Vijay Prashad, docente di studi internazionali al Trinity College di Hrtward e autore di vari libri[i] (Letters to Palestine: Writers Respond to War and Occupation è il più recente). Si unisce a noi da Northampton. Ti ringraziamo per la tua partecipazione, Vijay.

 

Vijay Prashad: Grazie a voi.

 

S. Peries: Questa crisi umanitaria alla quale si riferisce l’ONU è peggiorata. Vale tra l’altro la pena di segnalare che gli Stati Uniti, un anno fa, avevano iniziato a predisporre una campagna militare contro lo Stato islamico. Ma, dal tuo punto di vista, che cosa ha causato questo esodo?

 

V. Prashad: Credo, Sharmini, che sia importante segnalare innanzitutto che si tratta di una crisi di profughi che, alla fine, è arrivata sulle coste europee. E quando colpisce l’Europa, si fanno questo tipo di dichiarazioni, che cioè si tratta della maggiore crisi dalla Seconda Guerra mondiale. Se guardiamo alla crisi dei profughi nel centro dell’Africa, nella regione dei Grandi laghi, in tutto il Congo, ci sono state svariati milioni di persone che sono morte nell’ultimo ventennio. Si sono registrati grandi flussi di profughi provocati dalla guerra e dal tracollo economico. Se guardiamo alla Birmania, poco fa c’è stato il caso dei rohingya, una considerevole percentuale dei quali sono diventati profughi fuggendo in barche. In altri termini, la sola cosa che intendo dire con chiarezza è che si è avuta una crisi di profughi mondiale, causata dalla guerra e dalla politica economica. Quel che sta accadendo è che questa crisi finora non era ancora giunta all’orecchio dell’Europa, per cui i funzionari europei non si erano ben orientati. Lo stesso problema della guerra in Siria esiste dal 2011. Dei 9-10 milioni di siriani che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, circa 5-6 milioni sono profughi interni, in un paese devastato dalla guerra. Tra i 3 e i 4 milioni di siriani vivono in Giordania, nel Libano, in Turchia, in alcune parti dell’Egitto. E sono stati quei paesi ad aver sopportato finora la catastrofe della crisi dei profughi. C’è da meravigliarsi che ai funzionari europei, improvvisamente, la crisi dei profughi risulti intollerabile solo quando questi cominciano ad approdare sulle coste europee. Fino a questo momento, hanno avuto un atteggiamento molto indifferente nei confronti di persone che sono diventate profughi a causa della guerra e delle politiche economiche.

 

S. Peries: A proposito della situazione in Libia, da dove vengono alcuni dei profughi? Il ministro degli Esteri libico ha chiesto alla comunità internazionale di rispondere con attacchi aerei allo Stato Islamico. Che ne pensi?

 

V. Prashad: Prima cosa: la Libia è un paese distrutto da una guerra essenzialmente orchestrata dalla NATO, pur sapendo che, una volta arrivati e distrutto lo Stato, avrebbe regnato il caos. L’Occidente continua a credere che le cosiddette operazioni per cambiare regime in un modo o nell’altro sarebbero finite bene. Avrebbero dovuto avere imparato dalla storia, nel senso che simili interventi sono di solito catastrofici. In Libia, lo Stato è stato demolito. Ora hai due governi. Se quindi parli del ministro degli Esteri, stai parlando del governo spalleggiato dall’Occidente, che sta a Tobruk, oppure di quello di Tripoli? Ci sono infatti due governi, e non sono d’accordo sull’opportunità di attacchi aerei. Ora però, in certo senso, c’è anche un terzo governo, lo Stato islamico, che si è consolidato nella città natale di Gheddafi, e cioè la città di Sirte. Il problema del governo di Tobruk è che non ha la capacità materiale di scontrarsi con lo Stato islamico con quello di Tripoli, la capitale della Libia. È questo allora il suo problema. È di questo che stanno parlando. Uno sviluppo molto interessante è stata la proposta dell’Unione Europea, nel caso in cui vi fosse l’autorizzazione dell’ONU, di usare l’intervento armato contro le barche utilizzate dai contrabbandieri per la traversata del Mediterraneo.

È un’idea brillante, quasi un complotto orwelliano della Commissione Europea, quella di ricorrere all’intervento militare per distruggere piccole imbarcazioni intorno alla costa libica. Il problema però che hanno però gli europei è che, anche per bombardare all’interno delle acque territoriali libiche, hanno bisogno dell’autorizzazione dell’ONU, ed è impensabile che l’ottengano. Per cui, in certo senso, questo rumore di sciabole degli europei ha suscitato ancora una volta speranze nel governo con sede a Tobruk che potessero riprendere gli attacchi aerei occidentali. Naturalmente, questo folle piano europeo non ha avuto alcuna concretizzazione, creando solo illusioni nel governo di Tobruk, mentre gli europei non bombarderanno la Libia. Le uniche potenze che abbiano bombardato la Libia dopo l’intervento NATO sono state l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, neanche loro sicuramente sono interessate in questo momento a bombardare obiettivi dello Stato Islamico a Sirte.

 

S. Peries: Vijay, che cosa si deve fare per arginare questo esodo, per evitare che la gente rischi la vita per attraversare il Mediterraneo? Gli iraniani hanno proposto una soluzione e tu hai scritto in precedenza sulla possibilità di una soluzione regionale. Che cosa si può fare?

 

V. Prashad: È un tema molto rilevante. Dai 6,5 ai 7 milioni di siriani, forse fino ai 10 milioni, sono vittime di trasferimenti interni. Quindi, il numero di questi che attraversa l’Ungheria, la Macedonia, è molto grande. Ma non è minimamente paragonabile al numero di persone che affrontano difficoltà straordinarie e muoiono in grande quantità all’interno della Siria. Per arginare l’ondata almeno dei profughi siriani, che sono profughi di guerra, credo sia molto importante che le superpotenze mondiali impongano una qualche forma di cessate il fuoco in tutte quelle parti della Siria in cui questo sia possibile.

Gli iraniani sono molto interessati a una tregua che coinvolga i poteri dell’area, perché molti dei gruppi che si battono contro il governo di Damasco non sarebbero in grado di farlo senza l’appoggio della Turchia, dei sauditi, degli Stati arabi del Golfo ed altri, nonché degli Stati Uniti e della Giordania. Il piano iraniano, sostanzialmente, consiste nell’ottenere che le forze locali che operano come prolungamento di queste potenze regionali e il governo di Assad arrivino a un qualche tipo di accordo. Questo permetterebbe in gran parte della Siria di avere un po’ di calma e un cessate il fuoco. E potrebbe consentire alle potenze regionali di meglio isolare lo Stato islamico e alcuni gruppi di Al-Qaida, che credo continuino ad avanzare territorialmente, compreso oggi nella provincia di Idlib, dove stanno attaccando l’ultima importante base aerea del governo di Assad, a Nord di Idlib. Nel frattempo, come se questo caos non bastasse, gli israeliani hanno bombardato postazioni siriane dal Golan, complicando la situazione per i civili che cercano di passare in Libano. Credo che gli iraniani abbiano un obiettivo umanitario. Comunque sia, indipendentemente dai loro motivi, o dalle considerazioni geopolitiche della gente, penso che la cosa più utile dal punto di vista umanitario sia prendere in considerazione la proposta iraniana e cercare di fare tutto quel che è possibile per ottenere un cessate il fuoco, in modo che milioni di persone trasferitesi all’interno della Siria possano vivere con un minimo di stabilità. E che alcuni di coloro che stanno cercando di fuggire dal paese decidano di avere ancora un’occasione per costruire un futuro in Siria.

 

Traduzione di Titti Pierini

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[i]V. Prashad è autore di sedici libri, tra cui: The Poorer Nations: A Possible History of the Global South (Verso, 2013);(insieme a Paul Amar), Arab Spring, Libyan Winter (AK, 2012);Dispatches from the Arab Spring (2013);No Free Left: The Futures of Indian Communism (Leftward Press, 2015).



Tags: migranti  rifugiati  Siria  

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