Movimento Operaio

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PORTOGALLO: Il ruggito del coniglio

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di Cristiano Dan

 

Passos Coelho, l’effimero presidente del Consiglio portoghese (11 giorni di durata del suo governo: un record) ha tirato fuori un coniglio dal cappello. In un certo senso, si è estratto, visto che coelho, in portoghese, è appunto coniglio. Ha dichiarato urbi et orbi, con toni da fim do mundo, che la sua coalizione di destra PSD-CDS/PP è pronta a modificare la Costituzione, pur di impedire che i cosacchi si accampino sulle rive del Tago. I cosacchi essendo nella fattispecie il Blocco di sinistra e il Partito comunista, disposti ad appoggiare dall’esterno un governo socialista.

Quale modifica? Quella che impedisce al presidente della Repubblica (Cavaco Silva, del PSD) di sciogliere il parlamento, dato che la sua presidenza scade in dicembre. E la Costituzione prevede che il presidente in scadenza non possa farlo appunto negli ultimi sei mesi del suo mandato. Per cambiare la Costituzione occorrono però i due terzi dei voti del parlamento: PSD e CDS-PP non bastano, servono i voti del Partito socialista. Al quale la polpetta avvelenata è appunto diretta. Nella speranza, quanto meno, di far vacillare l’ala destra del PS: basterebbero pochi transfughi per affossare il governo socialista.

La proposta di Passos Coelho non è che l’ultima cartuccia sparata dalla destra portoghese contro la possibilità di un governo socialista appoggiato dalla sinistra anticapitalista. E basta dare un’occhiata ai quotidiani portoghesi on line per rendersi conto dell’asprezza dello scontro.

Ora, è del tutto legittimo nutrire dubbi sull’opportunità che la sinistra anticapitalista appoggi un governo socialista (socialdemocratico, per andare alla sostanza), come per esempio fa il compagno Kouvelakis su questo sito. Ma è certo che la prospettiva non alletta la destra portoghese, che in questi giorni sembra aver perso del tutto non tanto il senso della misura, che non ha mai avuto, ma anche quel minimo di decenza formale che serve ad incartare in modo elegante le più stomachevoli porcate. Vi sono state aggressioni fisiche a esponenti della sinistra, insulti e calunnie su giornali e TV, deliberati tentativi di fomentare nel Paese un clima di scontro finale, di resa dei conti, prospettando catastrofi imminenti. Con il sostegno a livello europeo dei partiti del centrodestra e della destra, e con l’imbarazzato silenzio della socialdemocrazia europea: che si era schierata sì contro Syriza, dato che la sua appendice greca (il PASOK), era all’opposizione e ridotta al lumicino, ma che ha qualche difficoltà a scomunicare la sua appendice portoghese. Tanto più in un momento in cui in tutta Europa subisce una sconfitta elettorale dopo l’altra (Polonia e Croazia ne sono gli ultimi esempi).

Il tentativo di scasso costituzionale di Coelho è goffo: con le attuali regole del gioco (Costituzione) ho perso la partita, quindi mi conviene cambiare le regole del gioco. Ma sbaglieremmo a ritenerlo un caso isolato, a incasellarlo nella categoria del folclore lusitano. Da anni ormai, anzi da decenni, in tutta Europa le forze di destra e di centro, spalleggiate dalle forze socialdemocratiche che hanno abbracciato il social-liberismo,  rispondono all’evidente e drammatica crisi della democrazia rappresentativa cambiando le regole del gioco. A seconda delle circostanze, le Costituzioni sono intoccabili o modificabili. Solo che le “circostanze” non sono fatti oggettivi (palesi inadeguatezze all’evoluzione della società), ma del tutto soggettivi, contingenti, occasionali. Così nello Stato spagnolo si invoca la intangibile Costituzione contro il secessionismo catalano, dopo che si è ripetutamete calpestata la Costituzione per mortificare oltre misura l’autonomismo catalano, sino a provocarne una sorta di modificazione genetica in senso indipendentista. Viceversa in Italia a parlare di “intangibilità” della Costituzione si rischia di finire in gabbia coi gufi. Da noi, dal 1992 a oggi il cantiere dell’ingegneria costituzionale è rimasto sempre aperto: dalle modifiche alla Costituzione per colpire le classi subalterne alle modifiche del sistema elettorale; dalla riforma Segni (sistema uninominale), al Porcellum di Calderoli, all’Italicum di Renzi. Cambiano i sistemi, ma lo scopo è sempre lo stesso: annientare le minoranze di sinistra, riducendone la rappresentanza o cancellandola del tutto; garantire a chi in quel momento si trova al potere le migliori condizioni per restarvi. L’Italicum prevede un “premio“ al primo partito, che Renzi spera essere il PD. Se però i sondaggi diranno che il PD rischia di non essere “premiato”, ecco che il premio siamo pronti a darlo alla coalizione. In campo siamo noi, e le regole ce le facciamo noi.

Tutto sommato, Passos Coelho non è poi così originale.



Tags: Coelho  Portogallo  Renzi  

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