Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Una piccola storia esemplare sulla carità cattolica

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Una vicenda curiosa mi ha spinto a fare qualche riflessione sulle contraddizioni dell’opera di questo papa che viene tanto esaltato ogni giorno dalla stampa e anche da una parte dei residuati della sinistra sedicente radicale. Riprendo integralmente da L’Arena (quotidiano di Verona) un articolo che esalta la generosità del papa e anche quella del piccolo imprenditore di San Bonifacio che ha riciclato un autobus forzatamente dismesso (presumibilmente perché inquinante) dal comune di Cortina di Ampezzo.

Lasciamo perdere i toni enfatici su “l’emozione che trabocca” e veniamo ai fatti. Il riciclatore si lamenta di due cose: il lungo silenzio del Vaticano prima di comunicare che aveva accettato la proposta di fornitura e la scoperta di aver guadagnato poco o niente dall’operazione. Il silenzio è stato giustificato attribuendolo agli “ostacoli di consegna legati all’embargo su Cuba”. È sconcertante, vuol dire che il Vaticano, che oltre a tutto è uno Stato riconosciuto a livello mondiale, non osa fare un gesto di sfida alle pretese degli Stati Uniti, che concedono a pezzo a pezzo ogni tanto un minimo allentamento dell’embargo a scopo propagandistico, continuando intanto a condizionare la vita quotidiana dei cubani.

Mi sono domandato: se partiva senza le autorizzazioni richieste la flotta USA avrebbe osato fermare la nave che doveva portare il “dono” del Vaticano a Cuba (o meglio a un suo istituto religioso nell’isola)?

Intanto la vicenda mi ha ricordato molte esperienze fatte, nel quadro di una iniziativa di solidarietà con una città cubana, Niquero, che a me era sembrata modesta, ma certo aveva fornito nel corso di diversi anni (e senza discriminazioni di credo) aiuti di ogni genere, compresi potenti generatori elettrici e un’intera autoambulanza attrezzata. Avevo dovuto litigare con la burocrazia nostrana e con quella cubana, con compagnie di navigazioni, ecc. per superare mille ostacoli. I costi elevatissimi del trasporto via mare, scoperti ora dal riciclatore di San Bonifacio, erano una costante, perché ogni tanto una nave veniva bloccata e confiscata in qualche porto degli Stati Uniti, ma anche dell’Europa e della stessa Italia, in applicazione delle norme punitive decise unilateralmente nei confronti di chi violava l’assurdo divieto di Washington.

Quell’iniziativa di solidarietà era il frutto degli sforzi di un piccolo circolo ARCI, il Metromondo di Milano, che per tutto l’anno finalizzava le sue iniziative culturali alla raccolta di fondi per aiutare Niquero, e che, grazie alla mobilitazione generosa di un gruppo di medici e operatori sanitariaveva dato a Cuba ben più che il Vaticano, con tutte le sue risorse!

La vicenda di questo “dono” mi ha anche suscitato alcuni interrogativi sullo spirito ecologico di chi ha voluto risparmiare procurandosi un pullman, che qui non si poteva più usare perché inquinante, e che era ridotto maluccio, se per spostarsi da Cortina a San Bonifacio, e da San Bonifacio a Roma e al porto di Salerno, doveva essere caricato su un autoarticolato… ma evidentemente andava bene come “dono” per un paese del terzo mondo…

(a.m.)

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Bus regalo per Cuba? Papa Francesco l’ha comperato qui

Da L’Arena

Il suo regalo di Natale per Cuba papa Francesco lo ha comprato a San Bonifacio da Paolo Facchin: è alla Pieffe move srl che è rinato prima ed è stato comprato poi il pullman che il Pontefice ha voluto donare alle Suore Vincenziane di un asilo per disabili di Cuba. Paolo Facchin ha l’emozione che ancora trabocca nel raccontare la storia: «Ritrovarsi il Vaticano tra i clienti non è proprio roba da tutti i giorni. È stata un’emozione unica», racconta l’imprenditore sambonifacese, «che alla fine è diventata uno straordinario lavoro in perdita».

Il regalo in questione è un vecchio Breda Menarini M24oNU, un bus cittadino euro 2 da 94 posti entrato in servizio nel 1998 che il Comune di Cortina d’Ampezzo aveva dismesso e che Facchin si era comprato partecipando a un bando a giugno. Se l’è portato in officina, a San Bonifacio, e coi suoi tecnici l’ha rimesso a nuovo sistemando magagne meccaniche, impiantistica di sicurezza e tirando su qualche ammaccatura.

«Poi l’ho lanciato sui nostri canali di vendita, e poco dopo ho ricevuto una telefonata da padre Massimo Nevola, missionario gesuita che da anni opera tra Santa sede e Cuba. Papa Francesco stava cercando un bus con piano di calpestio basso da mandare

Cuba, alle suore che gestiscono un asilo frequentato da bimbi con disabilità, e aveva chiesto a lui e alla Lega missionaria studenti della Città del Vaticano di occuparsene. Ho fatto due occhi così», racconta. Inizia una fittissima corrispondenza che però, dopo qualche settimana, si interrompe: «Passava il tempo e non avevo più notizie tant’è che avevo rimesso in vendita il bus. Lo voleva l’aeroporto di Pantelleria, e stavo quasi per chiudere la vendita quando padre Nevola si è rifatto vivo: l’interruzione delle comunicazioni si spiegava semplicemente con gli ostacoli di consegna legati all’embargo su Cuba. Sciolti quei nodi, tutto ha subito una accelerazione».

Data di consegna in Città del Vaticano venerdì 4 dicembre: stavolta Facchin, che per il recupero a Cortina aveva chiesto aiuto al fratello Moreno (titolare di una ditta di mezzi speciali), ha coinvolto nell’avventura Massimo Stegagno, «collega» di una ditta di trasporti di Ronco all’Adige. «Tanto da Cortina a San Bonifacio, quanto per arrivare a Roma, il bus doveva essere trasportato con un mezzo eccezionale. E così, Massimo ed io abbiamo organizzato tutto. Arrivati a venti chilometri dalla Città del Vaticano il bus l’abbiamo tirato giù dall’autoarticolato e Massimo si è messo alla guida».

Una volta giunti alle spalle di San Pietro Facchin e Stegagno hanno trovato un altro mezzo eccezionale pronto a caricarsi il bus per iniziare il viaggio verso Salerno, porto di imbarco sulla nave che nel giorno dell’Immacolata, mentre Roma festeggiava l’apertura dell’anno santo, salpava per Cuba.

«Il Papa? Non l’ho certo visto», dice Facchin, «ma padre Nevola mi aiuterà a realizzare il mio sogno di partecipare ad un’udienza papale. Per me è stata una grandissima soddisfazione, mi sento parte di un progetto importante in favore di bambini con grosse difficoltà. Non ho avuto dubbi su questa cosa che tutto è stato fuorché business: se ho fatto pari son stato bravo», ammette Facchin, «ma l’ho fatto volentieri. Sono rimasto malissimo quando ho saputo che il solo trasporto Salerno-Cuba sarebbe costato 13 mila euro. Ma la gioia e l’emozione che ho vissuto mi hanno ripagato più degli euro che non ho incassato».

Paola Dalli Cani



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