Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Su Rosa pregiudizi e calunnie di un mediocre storico

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Ogni tanto i grandi fogli impegnati nella difesa di un sistema indifendibile devono trovare un accademico di sinistra disposto a confermare i luoghi comuni che condannano ogni tentativo di cambiare il mondo.

La Stampa ad esempio ha una carta sicura, Gian Enrico Rusconi, che avevo già segnalato meno di un anno fa per un pessimo articolo: La rivoluzione tedesca del 1918 ricostruita da un nostalgico del compromesso storico. Questa volta è stato incaricato di celebrare Rosa Luxemburg, e lo fa con una evidentissima mala fede, che lo porta anche a rivelare la sua superficialità. Rusconi parte da un omaggio rituale a “una personalità politica fuori del comune, una studiosa marxista originale, una indomita pacifista”, e via elogiando le sue doti intellettuali e umane.

Ma, dopo una colonnina scarsa di elogi, compare la liquidazione sostanziale: “La sua grande personalità non ci impedisce di porci interrogativi sulla giustezza politica della sua scelta finale”. Rusconi è dispiaciuto che Rosa non sia riuscita a evitare “la smisurata ostilità [dei comunisti] verso la socialdemocrazia”, ammettendo tra parentesi che era «reciproca», ma non rinunciando a indirizzare la predica più alle vittime che ai carnefici. In tutto il lungo articolo questo “storico” critica sempre e solo i comunisti, colpevoli di essersi contrapposti alla socialdemocrazia, e di non aver capito che il governo socialdemocratico “puntava tutto sulla rapida costituzione di un sistema democratico con forti garanzie sociali”. Cioè la repubblica di Weimar, “primo esempio di una democrazia politica strutturalmente saldata con gli istituti dello Stato sociale”. E per Rusconi era quindi logico che la socialdemocrazia condannasse fermamente “l’esperimento sovietico leninista di cui erano evidenti gli aspetti totalitari, violenti e il caos economico”. Che faccia tosta! Nel 1918-1919 i soviet lottavano per sopravvivere a un’aggressione di molti Stati imperialisti, che la socialdemocrazia avallava tranquillamente. Anzi arruolava i Corpi Franchi che raccoglievano ufficiali ultrareazionari, che avrebbero di lì a poco fornito i quadri militari essenziali alle squadracce naziste, oltre che alla ricostruzione della Wermacht. Ma che l’esito della scelta socialdemocratica fosse il nazismo, a Rusconi non passa mai per la mente!

Evitare lo scontro, è la predica postuma agli sconfitti. Invece la scelta di arruolare corpi di mercenari, quelli che assassinarono Rosa, Karl e molte centinaia di militanti spartakisti e della stessa sinistra socialdemocratica viene banalizzata in questo modo: durante il «Natale di sangue» “il paese pullula di formazioni armate, alcune sotto il diretto controllo del governo, altre gestite dai vertici militari che godono o «contrattano» con il governo una ambigua autonomia, politicamente disposta a combattere esclusivamente i rivoluzionari comunisti”. Ma bravo, e che dovevano fare questi, rientrare nel partito socialdemocratico i cui vertici avevano concordato con quelli militari già durante la guerra le azioni contro i militanti, le sedi e i giornali socialisti critici?

Le sottili insinuazioni contro Rosa e il piccolissimo nucleo spartachista, che aveva fatto il suo primo congresso appena due settimane prima, sono possibili solo perché il “moderato” Rusconi non si domanda mai: ma chi sparava a chi, in quel gennaio?

Se non mi sbaglio Gian Enrico Rusconi non era di formazione stalinista, ma “bassiano, eppure ricorre allo stesso tipo di calunnia che ha gettato la responsabilità esclusiva degli “scontri” su chi ne è stato vittima. Per farlo bisogna ripetere molte volte una vecchia menzogna: così a Barcellona nel maggio 1917 ci sarebbe stato un tentativo di golpe anarcotrotskista; così a Berlino, nel gennaio 1919, una insurrezione spartakista ugualmente inventata.

Per insinuarlo, Rusconi rivela la sua Ignoranza: per mettere in conto a Rosa Luxemburg qualche crimine di estremismo, parla di un conflitto tra spartachisti e socialdemocratici, presentando il rifiuto di partecipare al voto per un’assemblea costituente affrettato e con una legge elettorale non discussa come equivalente allo scioglimento che Lenin aveva fatto un anno prima e Rosa aveva commentato negativamente, pur comprendendone le ragioni. Ma Rusconi non ha letto o ha dimenticato quelle pagine bellissime di Rosa, che accettavano lo scioglimento ma suggerivano una migliore preparazione per eleggere una nuova costituente, e quindi può far coincidere la “colpa” di Rosa con quella di Lenin, anche se tra l’una e l’altra vicenda era passato esattamente un anno. Invece ha letto e memorizzato bene le calunnie della socialdemocrazia e dei partiti conservatori tedeschi sulla presunta insurrezione o “colpo di Stato” comunista del 5-10 gennaio 1919, come furono ribattezzate subito le proteste di massa per la destituzione del prefetto di polizia di Berlino Emil Eichhorn, socialista indipendente, nominato poche settimane prima.

Rusconi deve avere un po’ di cattiva coscienza, se insiste a presentare “il putsch comunista” come “un tentativo mal organizzato e mal diretto”, senza domandarsi chi avrebbe potuto organizzarlo o dirigerlo, dato che il neonato partito spartakista era ancora assolutamente sconosciuto alle masse che riempivano strade e piazze di Berlino, ancora in prevalenza legate a quel partito socialista indipendente che aveva raccolto i parlamentari socialdemocratici dissidenti (compresi Bernstein e Kautsky), e che sarebbe presto rientrato nell’ovile. Un minimo di serietà gli avrebbe dovuto far capire l’origine della calunnia, ma ai committenti il suo pessimo lavoro va bene: calunnia, calunnia, qualcosa resterà...

(a.m.)



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