Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Sciopero generale

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Una lettera sullo sciopero generale

 

Un giovane compagno, studente/lavoratore, simpatizzante di Sinistra critica (ma con una certa attrazione per Grillo), mi ha scritto esprimendo le sue perplessità sulle parole d’ordine dello sciopero generale, ecc. Ho risposto a più riprese alle sue obiezioni, aggiungendo ogni volta altre osservazioni, e lui stesso mi ha suggerito di inserire la lettera sul sito, con una piccola spiegazione. (a.m. 5/11/10) Si veda anche la relazione di Ernest Mandel, molto interessante, sul sito: Mandel - Sciopero generale

Caro E…, in risposta al materiale che ti avevo inviato, e alle parole d’ordine conclusive, mi domandi amareggiato: ma che sciopero? contro chi? per proporre cosa?

Capisco la tua diffidenza, e colgo l’occasione per spiegare alcune cose non solo a te, ma anche a tutta una generazione che è stata colpita da una continua mutazione semantica, per cui si chiamano “riforme” le fregature, e “sciopero generale” una passeggiata senza obiettivi e contro nessuno, e che ovviamente non blocca niente. L’interclassismo è diventata una norma, se perfino “il manifesto” dà spazio ad Alberto Asor Rosa che caldeggia l’intesa tra l’area FIOM e l’area Marchionne, per “evitare la catastrofe” che “non giova agli operai” come ai padroni, e propone di “salvare l’economia nazionale”. Come rimproverarti se è difficile capirsi?

Io appartengo a una generazione lontana, che ha conosciuto da vicino (e non solo sui libri) sia le difficoltà degli anni duri che i padroni chiamavano “miracolo italiano”, sia la rinascita delle lotte e del movimento operaio, con l’emergere di una nuova generazione che non aveva le cicatrici delle sconfitte subite da quelli che avevano fatto la resistenza e si erano sentiti prima ingannati, poi massacrati da padroni e Stato restaurato… Ho ricordi vivissimi di come è cresciuta l’ondata operaia del 1969, che ho seguito da vicino, direi da dentro, a Taranto e soprattutto a Bari, dove i protagonisti del risveglio operaio erano politicamente rozzi e confusi, ma radicalissimi, anche quando erano stati fino a poco prima fascisti.

Soprattutto, a differenza di tanti altri, non ho dimenticato il significato delle parole. Per me, rispondere contro chi, è quindi semplice: lo sciopero generale deve essere contro i signori del mondo, che lo hanno portato alla rovina e poi si sono fatti rimborsare le perdite, e contro i governanti che li hanno protetti, Obama come Berlusconi, Zapatero come Sarkozy o Papandreu, ecc. ecc. Padroni e governanti loro amici sono i nemici di tutti i lavoratori.

Per proporre cosa, mi chiedi, e mi sembra ugualmente molto semplice da spiegare: per DIRE NO a tutto quello che fanno i nostri nemici. Ci hanno ripetuto per anni che NON SI PUO’ DIRE SEMPRE NO, ma i nostri sindacalisti e la cosiddetta opposizione al contrario non sanno proprio dire no, dicono sempre SI…

Perché lo sciopero deve essere GENERALE? Perché quando l'attacco è generale, e dura da un pezzo, scardinando la forza operaia fabbrica per fabbrica (dopo aver colpito nel 1980 la roccaforte principale, Mirafiori), l'unica cosa è rispondere con “la piazza”, non a caso temutissima da tutti i nostri nemici. Lo hanno fatto di recente, anche se parzialmente, in Grecia, in Francia, bloccando le raffinerie e i treni e tutto quello che fa funzionare un paese. Gli esempi più recenti di vero sciopero generale ad oltranza, sono quelli francesi del Giugno 1936 e del maggio 1968. Scioperi che pagarono molto. Nel 1936 si strappò a padroni e sindacati complici la giornata di 8 ore e le ferie pagate…

Dirai: ma poi? Perché le conquiste fatte allora sono state rimangiate dopo pochi anni? Per inesperienza politica di chi era entrato solo allora nella lotta, dopo anni in cui tutto era fermo, e lottavano in pochissimi… In tutti i casi che ho ricordato, i dirigenti sindacali non volevano lo sciopero generale ma quando è dilagato spontaneamente da una fabbrica all’altra lo hanno proclamato formalmente (“per fermare uno sciopero bisogna prima proclamarlo”, disse il capo dei comunisti stalinisti francesi, Thorez). E alla fine se ne sono presi il merito, e hanno impedito che si affrontasse la questione del potere. Lo stesso era avvenuto con lo sciopero generale politico del 14 luglio 1948 in Italia, dopo l’attentato a Togliatti. Lo stesso per certi aspetti è accaduto anche durante la preparazione dei rinnovi contrattuali del 1969. In quel caso furono gli errori della sinistra rivoluzionaria settaria e schematica (che non aveva capito che i dirigenti sindacali, per non perdere tutto, potevano raccogliere anche i cosiddetti “obiettivi operai”), a facilitare il “recupero” da parte dei vertici, che poi usarono il prestigio accumulato grazie ai buoni risultati dell’Autunno Caldo per far scaricare la combattività operaia in stupide (e finte) lotte generali senza obiettivi, “per i diritti”, ecc… Riguardati la descrizione che avevo fatto nel mio Come si arrivò al 1968.

Per questo sarebbe necessario un partito rivoluzionario che faccia tesoro delle esperienze e che le immetta tra chi lotta, per ridurre la possibilità che dopo una vittoria parziale i lavoratori vengano fregati da dirigenti che si fingono rivoluzionari (come fece la “sinistra sindacale” riformista in quegli anni). Questo partito non c’è, ma è un compito fondamentale crearlo. Non ideologizzato come i tanti piccoli surrogati che ci sono in giro, e che sono respingenti perché caricaturali, ma radicalmente anticapitalistico.

Non c’è. Ma intanto, anche prima che ci sia, bisogna spiegare che non serve a niente rispondere all’attacco padronale caso per caso (per giunta miserabilmente mendicando, accattonando promesse, da sindaci, presidenti di provincia e consiglieri regionali, fabbrica per fabbrica, senza preoccuparsi di quella accanto o delle altre dello stesso settore produttivo, o dello stesso gruppo capitalistico). Ne hai viste di “resistenze” disperate di questo genere… Al massimo, come forma di lotta “dura”, si fa lo sciopero della fame o si sale su una gru minacciando di gettarsi di sotto… Uno scrittore ha osservato che una volta chi era colpito da un’ingiustizia sparava al padrone, oggi spesso spara ai suoi figli e alla moglie prima di suicidarsi… Tanto è smarrita e dimenticata la coscienza della lotta di classe (non l’hanno dimenticata però i padroni… che la praticano ogni giorno!)

Si deve spiegare che per ottenere qualcosa bisogna paralizzare il paese usando la somma di quelle che sono solo mille debolezze se restano da sole nello scontro con il singolo padrone. E questo significa bloccare sul serio ferrovie e altri trasporti, luce, gas, benzina... Bloccare il paese…

E dato che l’attacco padronale è generalizzato come minimo in tutta Europa, bisogna rispondere ripristinando i contatti diretti tra i lavoratori dello stesso settore o dello stesso padrone oltre i confini nazionali…

Forse non si riuscirà, ma in tal caso ritorneremo al medioevo e peggio… Quindi dobbiamo tentare, e comunque ricordare esperienze passate, per aiutare a evitare gli stessi errori del passato quando le lotte esploderanno, come è inevitabile, quando si è spinti verso un baratro.

Ti ho già risposto qualcosa sulla tua domanda “per proporre cosa?”. Ti aggiungo subito che una delle fesserie che hanno portato sotto terra, anzi nella fogna, la sinistra era la pretesa di insegnare ai padroni a fare i padroni: lo aveva fatto per anni saccentemente uno dei principali “teorici” del manifesto, Lucio Magri, ma era un male comune: anche tantissimi sindacalisti e burocrati vari, dicevano che bisognava investire qui anziché là, che ci voleva un nuovo modello di sviluppo, ecc… Fesserie. I padroni capiscono solo i rapporti di forza, si preoccupano solo se vedono il rischio di non poter ricavare più il plusvalore, se gli operai bloccano il lavoro. Quello che vogliono lo sanno benissimo, bisogna fargli capire che non possono

Più un programma è semplice e più è efficace. Bisogna dire NO a quello che propongono e fanno i padroni, chiedendo cose semplici e comprensibili a tutti.

Il concetto di fondo è: NON PAGHIAMO PIU' PER I VOSTRI ERRORI E I VOSTRI COMODI

Ma le richieste sono ugualmente semplici:

1)      BLOCCO TOTALE DEI LICENZIAMENTI

2)      SE NON SIETE CAPACI DI FAR FUNZIONARE LE FABBRICHE, RESTITUELE, LE ABBIAMO COSTRUITE NOI OPERAI CON I SOLDI DELLO STATO, CIOE' DI TUTTI e le gestiremo noi (sappiamo farlo, il vostro compito principale è solo quello di incassare dividendi o stipendi 425 volte superiori a quelli degli operai, come quello di Marchionne…). Per questo bisogna ricominciare a capire che anche i tecnici non sono borghesia, ma solo lavoratori qualificati da conquistare come alleati, sottraendoli all’influenza ideologica dei padroni: non è impossibile, ma comunque senza gli operai i tecnici da soli non farebbero funzionare le fabbriche. (Per questo ho inserito nel sito: Maitan - Classi sociali).

3)       NO AI PEGGIORAMENTI DELLE PENSIONI E DELLE LIQUIDAZIONI, SONO SOLDI NOSTRI ACCANTONATI (STIPENDIO DIFFERITO) CHE VOI (voi padroni e il vostro Stato di parassiti) NON POTETE RUBARCI.

4)      DIVIDERE TRA TUTTI IL LAVORO ESISTENTE, CON UNA FORTE E NON GRADUALE RIDUZIONE GENERALIZZATA DELL'ORARIO. Non è ammissibile che i sindacati contrattino di far lavorare con tanti straordinari le fabbriche che “tirano”, lasciando che GLI STESSI PADRONI ne chiudano altre, portando macchinari all'estero). Un mio amico ha ordinato una Lancia Y ai primi di giugno, e l’ha avuta solo alla fine di ottobre. La fanno a Termini Imerese, dove i lavoratori possono lavorare solo pochi giorni al mese. È la produttività che manca, o sono i padroni che preferiscono perdere quote di mercato, pur di “spezzare le reni” agli operai?

La conclusione di queste rivendicazioni può essere sintetizzata così: CI FERMEREMO E RICOMINCEREMO A PRODURRE SOLO QUANDO AVRETE CAPITO CHE SENZA DI NOI IL PAESE NON PUO' FUNZIONARE.

Questi di cui parlo sono gli scioperi generali veri, come ci sono stati ad esempio nel 1905 in Russia, in Italia nel 1920, nel Belgio, ecc. Non le buffonate delle Camusso e Epifani, quattro ore a fine turno, magari con una manifestazioncella con pullman e cestini da viaggio per far svagare i pensionati, che servono come massa elettorale…

Naturalmente tu puoi fare l’obiezione che non si riuscirà. Certo, farcela è difficilissimo. Ma se non si riesce, sarà sempre peggio, e “lorsignori” continueranno a distruggerci con i licenziamenti e la Cassa Integrazione a zero ore (che è lo stesso).

QUINDI BISOGNA FAR CAPIRE A TUTTI QUELLI CHE SONO MINACCIATI CHE BISOGNA RECUPERARE QUELLE FORME DI LOTTA DURA CHE IN PASSATO ERANO STATE UTILIZZATE BENE.

La posta in gioco è ormai la sopravvivenza: se non si ferma la barbarie dei padroni (e dei loro governanti, Obama, Berlusconi e Tremonti, o Padoa Schioppa, ecc…) ci sarà anche la guerra, ben più seria di quelle “comode” come sono state quelle contro l’Iraq o l’Afghanistan, paesi che erano praticamente inermi. Guerre feroci per regolare i conti tra Stati Uniti, Cina, Brasile, India, Pakistan, Russia, ecc. Ricordiamoci che si cominciò a preparare la guerra da parte di tutti immediatamente dopo la grande crisi del 1929 (fu il riarmo, e non il New Deal a risollevare gli Stati Uniti riducendo finalmente un po’ la disoccupazione). Ma oggi, per giunta, i possibili contendenti hanno tutti le atomiche…

   E con la scusa della guerra, ai lavoratori sopravvissuti a Cassa Integrazione e licenziamenti (e alle guerre) si chiederà di lavorare molto di più per molto meno…

Per questo mi girano le palle quando sento le chiacchiere insulse e belanti degli idioti della sinistra ufficiale, che sono complici assoluti del massacro, ma anche quando sento le sparate di Grillo che, come facevano anche i radicali, denuncia furti e ruberie (vere, naturalmente), ma ignorando la contraddizione di fondo che li genera e li permette, e soprattutto QUAL È LA FORZA CHE POTREBBE PIEGARE I PADRONI, SE BEN IMPIEGATA. Di fatto Grillo vede come soluzione solo cambiare qualche persona CON LE ELEZIONI! Guarda bene se non è questa la sostanza elettoralistica della sua proposta!

È vero però anche quello che dici, e che nasce come testimonianza amara della tua esperienza di fabbrica in una zona politicamente arretrata: è vero quando dici che “gli operai non versano in buone condizioni ma poi alla fine non hanno nessun tipo di pretesa e vivono nel sistema di sfruttamento”. Ma non è vero che sono “consci di essere sfruttati”. Da anni la parola sfruttamento è al bando, si ripete sempre e solo che siamo nella stessa barca, se affonda quella del padrone affondiamo tutti, ecc.

Che poi, ridotti senza speranza tranne quella di “cavarsela da soli” con l’Enalotto o altre lotterie, molti operai finiscano per abboccare alle droghe di persuasione di massa (come “vedersi una stupida partita” o peggio…) è solo la conseguenza del crimine della sinistra, che ha cancellato il patrimonio di idee su cui era nata e che aveva permesso tante lotte vittoriose (quando ancora era impossibile ottenere seggi parlamentari). Per questo è comprensibile che, come dici tu, molti operai (non tutti però, pensa a Pomigliano!) non fanno niente quando vengono tolti loro diritti, o fanno di tutto (“prostituzione vera”, dici giustamente) per raccomandare il figlio perché entri a lavorare...
Il discorso "penso per me e chi se ne frega degli altri", è consolidato da anni, ed è inevitabile, se si è dimenticato cos’era la lotta, che per sua natura può essere solo collettiva e basata sull’unità di classe. Ed è ovvio che si rafforzi mentre la nostra società sprofonda, in assenza di lotte: è come accade quando c’è un naufragio e le imbarcazioni di soccorso sono poche, e ciascuno cerca di prendere posto buttando a mare i concorrenti.

È così, ma era così anche negli anni che hanno preceduto le grandi ondate di lotta, ad esempio prima del 1936 in Francia e Spagna, o anche in Italia prima del 1968-1969. Ricordo quante persone ripetevano (anche nelle sezioni del PCI!) che non c’era niente da fare, perché c’era la televisione che istupidiva con i Lascia e Raddoppia, c’erano i biliardini nelle parrocchie, e così via. E non ascoltavano i segnali, parziali e isolati, di rivolta (Porta San Paolo, Reggio Emilia e Genova nel 1960, piazza Statuto a Torino nel 1962), che non potevano risolvere nulla ma erano sintomi importanti. Come oggi sono sintomi da non ignorare la grinta delle “mamme vulcaniche” e dei nonni che menano forte, nei blocchi delle discariche vesuviane, o nei cantieri della TAV… Anche nel 1968-1969 la combattività operaia è stata incoraggiata da qualcosa fuori della fabbrica, come le dure lotte studentesche…

Aspetto ancora altre tue obiezioni e perplessità, mi rendo conto che non è facile intendersi a partire da esperienze tanto diverse…

Antonio



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