Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Bersani e Fini

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Meno male che Fini c’è?

 

Ricevo da Sergio Casanova di Genova e inserisco volentieri (a.m. 8/11/10)

 

Bersani, anche oggi, intervistato in TV dopo le esternazioni di Fini, ha ribadito che, oltre che per la sua condotta in materia sessuale, Berlusconi se ne deve andare “perché non governa”!

Certo, sono quisquiglie le politiche duramente classiste di questo governo che “non governa”:

·         l’arretramento del diritto del lavoro a livelli di 60 anni fa, a seguito del cd. “Collegato lavoro”;

·         i micidiali tagli al welfare, il blocco dei salari per 4 anni per i lavoratori del P.I., il sostanziale aumento di un anno dell’età pensionabile, l’ulteriore aumento di disoccupati e precari determinato dal nuovo blocco del turn-over (90.000 assunzioni in meno all’anno fino al 2014!), la riduzione del personale sanitario, decisi con la Manovra economica 2011-2012;

·         l’aumento a 65 anni dell’età pensionabile per le lavoratrici pubbliche;

·         la soppressione di 150.000 posti di lavoro nella scuola;

·         l’ulteriore aumento della pressione fiscale su salari e pensioni, con la contemporanea riduzione sui profitti, che seguirà all’applicazione del cd. “federalismo fiscale”;

·         i lauti premi a evasori ed esportatori di capitali, elargiti col vergognoso “scudo fiscale”;

·         l’introduzione della “cedolare secca” sugli affitti, che permetterà ai proprietari immobiliari sostanziosi risparmi d’imposta (pagando solo il 20% d’imposta), naturalmente crescenti al crescere del loro reddito e del loro patrimonio;

·         la puntuale approvazione dei rifinanziamenti alle “missioni di pace” con licenza di bombardare;

·         l’annuale aumento dei finanziamenti alle scuole private. Ecc., ecc..

 

E’ noto che il PD condivide pienamente alcune di queste scelte  ( le missioni militari, l’aumento dell’età pensionabile, l’aumento della flessibilità/precarietà del lavoro, il dimagrimento del welfare, la cedolare secca sugli affitti, il finanziamento delle scuole private ), mentre di altre apprezza la direzione politica ( per la scuola pubblica Prodi aveva deciso nel 2007 un taglio di 4 mld., il federalismo è un mito leghista inserito nella Costituzione dal centrosinistra nel 2001, i servizi sociali finanziati da Regioni ed Enti locali sono stati sottoposti dal centrosinistra nel 1999 al “Patto di stabilità interno” che ne prevedeva la riduzione annuale dell’1%, il diritto del lavoro italiano è stato aggredito prima dal “pacchetto Treu” nel 1997 e poi dal Protocollo sul welfare nel 2007, che ha recepito quasi per intero la famigerata Legge 30 di Berlusconi ).

Però un po’ di pudore non guasterebbe!

Invece, il teatrino della politica italiana ci mostra attori che recitano conflitti apparentemente durissimi all’interno della destra e tra destra e “sinistra”, ma che condividono largamente l’impostazione neoliberista delle politiche economiche e sociali.

Non a caso non manca mai l’apprezzamento del PD per Marcegaglia e Marchionne e la sua pressione per il ritorno della CGIL nell’ovile di CISL e UIL. Non a caso Draghi sarebbe il graditissimo premier di un governo “tecnico” micidiale per lavoratrici, lavoratori, precari e pensionati! Basti ricordare che nelle sue “Considerazioni finali” all’Assemblea della Banca d’Italia ha auspicato l’aumento dell’età pensionabile, l’ulteriore “riforma” del mercato del lavoro, l’inasprimento del Patto di stabilità europeo, con conseguenti ulteriori tagli alla spesa sociale ed ai salari!

Può meravigliare che Fini sia esaltato come un nuovo messia, malgrado sia stato complice di Berlusconi per 15 anni e sia tuttora saldamente ancorato alla cultura di destra?

Sergio

 



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