Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La lezione di Ken Loach

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La risposta alla crisi è cominciata (da Il megafonoquotidiano)

Ken Loach

 

Pubblico con grande piacere questo messaggio del grande cineasta britannico, sia perché ne condivido completamente lo spirito e la proposta, sia perché è particolarmente utile in Italia in un momento in cui un gran numero di benpensanti (compreso Roberto Saviano) si impegnano ogni giorno a scongiurare il “rischio di un nuovo sessantotto” inondando gli studenti di prediche “contro la violenza”. Ken Loach osserva giustamente che la classe dominante britannica non si preoccupa per la distruzione programmata dell’università pubblica, ma si indigna per il fatto che un secchio di vernice abbia colpito la vettura del Principe Carlo. Lo stesso accade da noi. Invece di condannare gli studenti in lotta dicendo che “con i sassi danno un voto di fiducia a Berlusconi”, ricordiamoci che anche il tanto esorcizzato “sessantotto” era nato dai problemi reali degli studenti, ed era stato inizialmente pacifico, ma era stato spinto a reagire e a porsi problemi più generali dalla violenza della polizia.

A mio parere è molto confortante vedere tanti giovani che non si inginocchiano, e rispondono come possono alla violenza dei corpi speciali (magari della Guardia di Finanza, che invece di colpire gli evasori carica gli studenti e i precari…). Come in Grecia, la scoperta che si trovano i miliardi per le banche ma si fa pagare la crisi ai lavoratori, ai precari, agli studenti, che non hanno nessuna responsabilità per lo sfascio, spinge alla resistenza contro lo Stato e la sua violenza. Difendersi dagli attacchi fascisti, ma anche delle polizie, come gli studenti e i precari, i “No TAV” e le “Donne vulcaniche”, stanno facendo sempre più spesso e più efficacemente, è giusto e non vuol dire cercare lo scontro a ogni costo. Tanto più che, come avvenne dopo il Sessantotto, ci sono di nuovo anche alcuni settori della polizia (non certo i corpi speciali in tenuta antisommossa e con la testa imbottita di idee fasciste) che protestano a loro volta contro la mancanza di mezzi e le condizioni di lavoro. Intanto difendiamo dalla repressione i giovani arrestati, e difendiamo il loro diritto a resistere al divieto arrogante di manifestare solidarizzando davanti ai tribunali. (a.m. 16/12/10)

 

Messaggio di Ken Loach all’incontro dell’11 dicembre organizzato in Francia dall’NPA.

Tutti gli avvenimenti economici e politici lo dimostrano chiaramente: il capitalismo è in scacco. Più grande sarà lo scacco, più crudele la repressione. Le conquiste della sinistra socialdemocratica vengono smantellate.
In Gran Bretagna, certi servizi, come la scuola, le università, e il sistema sanitario, fino a oggi erano considerati sacri. Oggi, anche queste attività sono aperte al mercato. Gli interessi delle multinazionali passano davanti a quelli del popolo.

La povertà, la disoccupazione e l’esclusione di importanti settori popolari che vivono nei quartieri sinistrati delle nostre città sono in aumento.
I socialdemocratici – da noi il Labour Party, il partito laburista – sono parte del problema. Hanno effettuato o sostenuto le privatizzazioni e i tagli nei bilanci dei servizi pubblici.
La risposta è iniziata, condotta dagli studenti.
Ciò che fa inorridire la classe dominante britannica non è l’attacco contro le università … ma il fatto che un secchio di vernice abbia colpito la vettura del Principe Carlo.

Ora la responsabilità incombe a tutti noi. E, soprattutto, abbiamo bisogno di unità.
Significa che occorrono dirigenti sindacali che abbiano dei principi e che si oppongano alle riduzioni dei bilanci, senza alcun compromesso. E che decidano di agire insieme, in modo che nessuno rimanga spettatore, e che un settore di lavoratori non sia lasciato a battersi da solo.
In ogni conflitto ci devono essere le bandiere e gli striscioni di tutti i sindacati combattivi. Parliamo spesso di unità. Ma, disgraziatamente, ne diamo raramente la dimostrazione. Non abbiamo bisogno dei settari che manifestano solo se sono in testa al corteo.

Abbiamo bisogno di rafforzare i legami attraverso l’Europa. Vorrei vedere un movimento – e un partito – della Sinistra europea, della Sinistra Anticapitalista.
E abbiamo bisogno di una direzione politica. Dobbiamo rendere evidente che le pretese del capitale e i bisogni popolari sono incompatibili. Di più, la Terra non può sopportare più a lungo la crescita capitalista. Abbiamo bisogno di cambiamento, non solo per i nostri bisogni immediati, ma per le generazioni future.

In definitiva, abbiamo bisogno di qualche vittoria, anche modesta. Oggi le persone sono in collera. Questa collera può trasformarsi in disperazione. I prossimi mesi saranno decisivi: è una pesante responsabilità in termini di direzione. Ma la storia non è statica. Un altro mondo è possibile. Se agiamo con coerenza, insieme, con i sindacati, con gli studenti, con tutti gli altri settori, allora abbiamo la forza!

Solidarietà e saluti calorosi!

Ken Loach

Pubblico con grande piacere questo messaggio del grande cineasta britannico, sia perché ne condivido completamente lo spirito e la proposta, sia perché è particolarmente utile in Italia in un momento in cui un gran numero di benpensanti (compreso Roberto Saviano) si impegnano ogni giorno a scongiurare il “rischio di un nuovo sessantotto” inondando gli studenti di prediche “contro la violenza”. Ken Loach osserva giustamente che la classe dominante britannica non si preoccupa per la distruzione programmata dell’università pubblica, ma si indigna per il fatto che un secchio di vernice abbia colpito la vettura del Principe Carlo. Lo stesso accade da noi. Invece di far prediche agli studenti in lotta dicendo che “danno un voto di fiducia a Berlusconi”, ricordiamoci che anche il tanto esorcizzato “sessantotto” era nato dai problemi reali degli studenti, ed era stato inizialmente pacifico, ma era stato spinto a reagire e a porsi problemi più generali dalla violenza della polizia. A mio parere è molto confortante vedere tanti giovani che non si inginocchiano, e rispondono come possono alla violenza dei corpi speciali (magari della Guardia di Finanza, che invece di colpire gli evasori colpisce gli studenti e i precari…). Come in Grecia, la scoperta che si trovano i miliardi per le banche ma si fa pagare la crisi ai lavoratori, ai precari, agli studenti, che non hanno nessuna responsabilità per lo sfascio, spinge alla resistenza  contro la violenza di Stato. Difendersi dagli attacchi fascisti, ma anche delle polizie, come gli studenti e i precari, i “No TAV” e le “Donne vulcaniche”, stanno facendo sempre più spesso e più efficacemente, è giusto e non vuol dire cercare lo scontro a ogni costo. Tanto più che, come avvenne dopo il Sessantotto, ci sono di nuovo settori della polizia (non certo i corpi speciali in tenuta antisommossa e con la testa imbottita di idee fasciste) che protestano a loro volta contro la mancanza di mezzi e le condizioni di lavoro. Intanto difendiamo dalla repressione i giovani arrestati, e difendiamo il loro diritto a resistere al divieto arrogante di manifestare solidarizzando davanti ai tribunali. (a.m. 16/12/10)

 



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