Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Perseverare è diabolico

E-mail Stampa PDF

Perseverare è diabolico

Veltroni e Vendola

 

Nella sala del Lingotto che vide la nascita del PD, Walter Veltroni ha tenuto un discorso che rivela la sua assoluta incapacità di aprire una sia pur minima riflessione sulle scelte suicide che – sotto la guida sua e dei suoi amici-rivali - hanno portato il partito ai minimi termini elettorali, e a un livello inimmaginabile di discredito e di ininfluenza.

 

Veltroni, ad esempio, si è rivolto con fiducia soprattutto ai lavoratori che hanno detto sì ai referendum di Pomigliano e Mirafiori, a cui dovrebbe andare "il rispetto, l'ammirazione, la gratitudine di tutti gli italiani.” Sarebbero questi che dovrebbero garantire col loro voto la vittoria del PD. Peccato che il nocciolo duro e convinto del fronte del sì (composto da quelli che hanno votato sì non sotto ricatto e per rassegnazione, tra cui una fetta degli stessi iscritti alla FIOM, ma per convinzione) non è solo filo padronale ma anche filogovernativo. I galoppini della CISL, della UIL, dell’UGL e del FISMIC, neppure lontanamente pensano a votare per il centrosinistra.

Bontà sua, Veltroni concede però che bisognerà anche “dialogare" con la minoranza che ha votato no... Veltroni evidentemente non si è neppure accorto che a votare NO è stata la maggioranza netta degli operai. Se si fosse documentato invece di ripetere la sua solita ricetta stantia e fallimentare, si sarebbe accorto che la leggenda dei 9 voti in più per i sì tra gli operai – oltre a essere poco significativa - si basa su una mistificazione: al turno di notte, l’unico seggio oltre a quello degli impiegati che ha visto un netto successo del sì, operai, capi e capetti erano conteggiati insieme.

 

Veltroni comunque è convinto che "il successo dell'operazione Fiat-Chrysler è di importanza strategica per il futuro del Paese. E per questo - ribadisce - abbiamo espresso un convinto consenso ai pur difficili e dolorosi accordi di Pomigliano e su Mirafiori". Veltroni è sicuro che "senza gli accordi non ci sarebbe stato l'investimento: Napoli, Torino, l'Italia avrebbero visto ridimensionata una presenza industriale che deve invece essere conservata e rilanciata". Beato lui, è il solo ad essere convinto che gli investimenti ci saranno davvero, mentre perfino i leader dei sindacati gialli o giallognoli sono preoccupati della mancanza di garanzie da Marchionne. "Con gli accordi - ha detto ancora Veltroni- Fiat ora è chiamata a confermare ed estendere il suo radicamento in Italia. Ed è chiamata a mostrare la sua forza inventando prodotti competitivi sui mercati” Quali sarebbero? Questo pretenzioso spacciatore di fumo fritto, non si è neppure accorto che la Merkel, che non è certo una pericolosa bolscevica, ha messo alla porta Marchionne proprio perché non forniva la minima garanzia per la fusione con la OPEL, e neppure un piano industriale degno di questo nome.

Veltroni poi continua nel suo ridicolo ottimismo: “Con gli accordi, per i sindacati, la cui unità non dobbiamo mai smettere di cercare e promuovere, per le imprese e per la politica, si è aperta una fase nuova, una stagione paragonabile a quella in cui si affermò una nuova legislazione del lavoro, ormai decine di anni fa".

A cosa allude? Probabilmente alla svolta del  1979 -1980, che con la responsabilità piena di tutti i burocrati confederali, con un ruolo determinante di quelli del PCI, a partire dal segretario generale della CGIL Luciano Lama, ma non senza la collaborazione dei sofisticati esponenti della “sinistra sindacale” Trentin, Garavini ecc., avviò lo smantellamento delle conquiste anche legislative strappate con le lotte, in direzione di “una nuova legislazione del lavoro”. Quella che Veltroni esalta è l’unità sindacale di vertice (a rimorchio dei padroni), che il voto operaio a Mirafiori ha respinto decisamente.

 

“Il Pd ha il compito di riprendere il suo cammino, recuperando la direzione di marcia che gli aveva consentito di guadagnare un consenso mai raggiunto nella storia dai riformisti italiani", ha ripetuto Veltroni con un infondato ottimismo. Il partito deve essere "ambizioso perché consapevole che se i sondaggi oggi gli attribuiscono il 24%, altre rilevazioni dicono che siamo il partito con il più alto elettorato potenziale”. Chi si accontenta, gode…

L’importante per Veltroni è fare di nuovo quello che ha già regalato la vittoria a Berlusconi: la delimitazione a sinistra, nonostante alla sinistra del PD non ci siano certo pericolosi estremisti…

Al suo “caro amico” Vendola, Veltroni ripete infatti che “per rispondere davvero a un bisogno di stabilità e cambiamento”, bisogna capire che “ogni riedizione dell'Unione sarebbe un suicidio politico".

Lo penso anch’io, ma da un punto di vista diametralmente opposto: lo sarebbe per la sedicente “sinistra radicale” se si alleasse – come vorrebbe - con un partito come il PD che rivendica il suo allineamento con il peggiore attacco sferrato ai lavoratori da padronato e governo negli ultimi trenta anni. E lo sarebbe perché, come è già accaduto durante la collaborazione ai governi di centrosinistra, viene considerata inammissibile qualsiasi dichiarazione almeno retorica in difesa dei lavoratori.

Non a caso Veltroni rimprovera a Vendola perfino di avere definito l'accordo Fiat "una delle pagine più nere della democrazia italiana”. Non si è accorto neppure (evidentemente il referendum di Mirafiori non lo interessava molto) che quando si era recato ai cancelli di Mirafiori, Vendola, per non urtare troppo gli umori prevalenti nel gruppo dirigente del PD (e anche in buona parte della stessa base), aveva evitato di rispondere alla semplicissima domanda di un intervistatore sulla sua indicazione di voto, e se l’era cavata dicendo, dopo varie fumisterie del suo repertorio retorico, “Non sono qui per dare un orientamento perché spetta ai lavoratori decidere”. Gli bastava farsi riprendere dalle TV… Per Veltroni evidentemente è inammissibile perfino criticare un plebiscito truccato.

Veltroni così non fa solo un attacco a Vendola per sbarrargli la strada delle primarie (giustamente temute, dato che la sua popolarità è di gran lunga superiore a quella della consorteria di nullità che dirigono il PD). In realtà giudizi simili sull’accordo sono stati espressi da molte migliaia di intellettuali italiani che si sono schierati a fianco della FIOM, e che venivano in gran parte dall’area del centrosinistra. Questo genio della politica si rende conto che questo atteggiamento può portare a un’altra e maggiore disfatta?

 

Di questo potrei anche non preoccuparmi troppo (anche se il sottoprodotto di questa catastrofe elettorale potrebbe essere ancora una volta una vittoria della destra, resa possibile da un astensionismo che penalizzerebbe soprattutto la sinistra). Quello che mi sembra incredibile è che l’ex sinistra radicale, pur ridotta ai minimi termini, punta ancora ad allearsi col centrosinistra, e rischia di finire stritolata da un meccanismo infernale se viene respinta. E questo nonostante i bei discorsi di Ferrero (che spesso dice cose giustissime, che però quando lui era ministro venivano considerate inammissibili nel PRC), visto che nella Federazione della sinistra non solo il PdCI, ma diverse aree del PRC credono che se non si sta al governo, nazionale o locale, non si fa politica…

La federazione della sinistra detesta Vendola, ma finirà per doversi accodare a lui, se avrà successo nella sua OPA (Offerta Pubblica di Acquisto…) e diventerà come vorrebbe il leader del centrosinistra, così com’è, senza aver proposto nessun programma alternativo, ma solo “rappresentazioni”, cioè chiacchiere. Ma anche se, dopo aver contribuito a rivitalizzare comunque il PD, Vendola finisse in seconda posizione, con un 25 o 30% (sempre che le primarie si tengano), aumenterebbe comunque la sua forza di attrazione nei confronti della ex sinistra radicale, confusa e unita solo dal desiderio di avere qualche seggio. Bel risultato!

 

La strada da seguire è invece quella di ricostruire una forza unificando i settori in lotta, che non sono pochi e insignificanti. Ma è una via che richiede tempo ed è difficile che possa avere a breve scadenza uno sbocco elettorale pagante. È questo che appare inconcepibile al ceto politico della sinistra, che non vede altro sbocco che quello della presenza nelle istituzioni, e quindi, dato che le leggi elettorali sono state modificate più volte (da destra e da sinistra) per eliminare o ridimensionare le minoranze, finisce per puntare ad alleanze ibride e interclassiste che annullano ogni forza di attrazione sugli strati sociali più colpiti dalla crisi.

Per evitare di ripetere gli stessi errori bisognerebbe riflettere su quello che si è fatto negli ultimi decenni, e che ha portato al ridimensionamento e soprattutto all’annacquamento della sinistra, che ha finito per sforzarsi di comportarsi come gli altri partiti (anche, a volte, sporcandosi le mani…). Bisogna ricordare invece che il movimento operaio ha accresciuto la sua influenza e ha cominciato a pesare in epoche in cui le leggi elettorali escludenti erano ben peggiori di tutti i “porcellum” e simili. E che proprio quando era difficilissimo anche accedere al potere locale, e vigeva la conventio ad escludendum che sbarrava la strada al PCI, la sinistra ha ottenuto i migliori risultati, costruendo la sua forza nelle lotte sul lungo periodo.

(a.m. 23/1/11)

 

 



Tags: PD  Veltroni  FIAT  Marchionne  Vendola  FIOM  CGIL  

You are here