Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Un'involuzione scandalosa

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Un’involuzione scandalosa ma prevista

È sgradevole dire “l’avevamo detto”, ma come si fa a stare zitti di fronte a una mostruosità simile? Il pericolo era stato denunciato da tempo. L’ultima era stata nel recentissimo Coesione, ma c’era una lunga serie di articoli precedenti dedicati al ruolo nefasto di Napolitano, e un avvertimento specifico sul ruolo dell’ex governatore della Banca d’Italia asceso al ruolo di superbanchiere europeo, ed esaltato da destra a sinistra (Tutti con Draghi?). Ora riporto il secco commento da Il megafonoquotidiano sulla manovra combinata sotto la guida del presidente e… con l’avallo proprio di Draghi.

Una pagina nera per una ex sinistra che ha raggiunto livelli di ridicolo incredibili. Invece di entrare nel merito della manovra ulteriormente peggiorata, continuano a ripetere che Berlusconi dopo il voto “dovrebbe capire” e andarsene. Perché dovrebbe farlo, visto che in cambio di qualche elogio al "senso di responsabilità" le sedicenti opposizioni hanno rinunciato a fare appello al popolo dei referendum, e hanno anzi contribuito ad affossarne i risultati?

 

Anche su Vendola e Pisapia mi ero attirato spesso l’accusa di essere “prevenuto verso il nuovo”. Eppure avevo usato grande cautela per non offendere chi aveva riposto troppe speranze nei due, che conoscevo bene da tempo personalmente: ad esempio in Vendola e Pisapia, o Vendola e la "demagogia". In particolare su Giuliano Pisapia, di cui avevo parlato cordialmente a proposito delle inverosimili accuse rivoltegli (Pisapia estremista?), le mie preoccupazioni non venivano solo dalle sue dichiarazioni sulla volontà di essere “il sindaco di tutta Milano”, ma dal ventaglio ridottissimo di suoi sostenitori in consiglio comunale, rispetto al grosso pacchetto di consiglieri di un PD moderatissimo e non estraneo agli affari bipartisan connessi all’Expo. Ora riporto il commento asciutto ma amareggiato di Marco Travaglio, sulla svolta cementificatrice della giunta del comune di Milano, che è già arrivata. La Moratti ha perso nelle urne, ma ha trovato alleati nella nuova giunta: il PD…E Vendola, intanto, giustamente dal suo punto di vista prevede di evitare il termine compagni, e usare piuttosto quello di amici... Fosse tutto qui, ma invece ne dovremo vedere ancora di belle...

(a.m. 14/7/11)

P.S. Vendola messo alle strette su La7 ha raccontato molte fiabe sull'importanza dell'amicizia (come se il termine "amici" non fosse stato scelto perché era quello in uso nella DC), ma per concretizzare la sua proposta alternativa sulla manovra ha nominato finalmente le spese militari. Bellissimo, ma l'esempio concreto di come ridurle è stato poi ridimensionato alla questione degli stipendi dei generali, e all'esistenza di troppi eserciti, mentre ne basterebbe solo uno europeo... Per fare cosa? L'ennesima presa in giro!

 

 

 

La manovra Napolitano-Tremonti

 

Nota quotidiana  da Il megafonoquotidiano

Dopo l'intervento del Capo dello Stato la finanziaria peggiora. Per lavoratori, precari e anziani un salasso sociale di prim'ordine. Con la benedizione del Pd     (imq)

C'è voluto il Presidente della Repubblica per peggiorare la manovra. Con il suo appello alla "responsabilità" subito spalleggiato da Pd e dal prossimo presidente della Bce, Mario Draghi, Tremonti ha calmato i mercati internazionali inasprendo le misure contenute nella manovra finanziaria e scaraventando su lavoratori, anziani, precari e migranti una violenza di fuoco immediata. Aumento del ticket, taglio alle varie assistenze tramite agevolazioni fiscali, innalzamento dell'età pensionabile e poi un piano di "dismissioni del patrimonio dello Stato" che prelude a una nuova ondata di privatizzazioni in barba al risultato del referendum del 12 e 13 giugno.
L'unità nazionale, la responsabilità, l'allarme per i mercati sono tutti ingredienti che non fanno che peggiorare il saldo sociale degli interventi di riduzione del debito. Il governo "di salvezza nazionale" possiamo dire che è già nato e si chiama Napolitano-Tremonti spalleggiato da Draghi e guardato con dolcezza dal Pd. Che dice tutta la sinistra alternativa che proprio con questo Pd vorrebbe costruire un futuro diverso per l'Italia?

Le principali misure di inasprimento della manovra

Scatta da subito la reintroduzione del ticket sanitario da 10 euro sulla specialistica e 25 euro sui 'codici bianchi' del pronto soccorso. Già da lunedì prossimo dopo l'approvazione da parte del Parlamento, la firma di Napolitano e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Dismissione del patrimonio dello Stato in temi più rapidi: questa la misura allo studio in commissione Bilancio del Senato. Da quanto si apprende da fonti parlamentari, infatti, nel corso dell'esame degli emendamenti alla manovra sembrerebbe che il relatore del testo, Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), abbia presentato un emendamento per la velocizzazione della dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. Si svende per fare cassa.

Scatta il taglio alle agevolazioni fiscali tra il 5 e 20 per cento. Lo prevede un emendamento del relatore alla manovra, Gilberto Pichetto Fratin. Gli effetti positivi ai fini dell'indebitamento netto sono attesi in 4 miliardi per il 2013 e 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014. Il taglio non sarà attuato solo se entro settembre 2013 il Governo eserciterà la delega per la riforma fiscale. E' forse il cuore della manovra che consiste in un aumento significativo della tassazione soprattutto per le fasce più povere, quelle che godono del maggior numero di agevolazioni assistenziali.

Slittano le pensioni con 40 anni di contributi, a partire dal 2012. Il prossimo anno è previsto un posticipo di un mese, che diventa di due mesi nel 2013 e di 3 mesi a partire dal 2014. Lo prevede un emendamento alla manovra del relatore, Gilberto Pichetto Fratin.

 

Smiracolo a Milano

L'Expo di Pisapia segue la rotta di Formigoni-Moratti e l'alternativa di Boeri è tarlata dal conflitto di interesse

 

Marco Travaglio da Il Fatto quotidiano  (ripreso da Il megafonoquotidiano)

Era il 4 novembre 2010 quando Giuliano Pisapia ruppe gli indugi e annunciò al corriere.it la sua candidatura alle primarie di Milano per l'aspirante sindaco del centrosinistra. Disse di farlo per "far tornare Milano una città che sorride, che dà case e lavoro, dove l'aria è respirabile e le esigenze di tutti hanno diritto di cittadinanza".
Quando gli domandarono che differenza c'era fra lui e l'architetto-urbanista Stefano Boeri, candidato ufficiale del Pd, Pisapia dichiarò: "Boeri parla molto bene di progetti e di cose; io parlo delle persone e dei loro bisogni, delle loro necessità: su questo ho impegnato tutta la mia vita".
Chissà se immaginava che, di lì a sette mesi, una volta vinte le primarie e poi le comunali, avrebbe nominato proprio Stefano Boeri, quello che parla molto bene di progetti e molto meno delle persone, ad assessore alla Cultura, Moda, Design ed Expo. Un omonimo dello Stefano Boeri che aveva seguito il "concept plan" dell'Expo 2015, regolarmente retribuito per il suo incarico professionale? No, proprio lui. Si dirà: almeno Boeri di Expo se ne intende. Certo, almeno quanto s'intende Berlusconi di televisioni, visto che ne controlla tre da trent'anni.
Il che non è un buon motivo per fargli fare il concessore e il concessionario delle stesse. Ora l'assessore Boeri deve pronunciarsi su un progetto di Expo fatto (anche) dall'architetto Boeri. E, guarda un po', esplode fra il sindaco e il suo assessore un conflitto, solo apparentemente superato ieri, proprio sul destino dei terreni dell'Expo.
L'oggetto del contendere è noto (ne abbiamo parlato più volte sul Fatto, con gli articoli di Gianni Barbacetto e con l'appello al sindaco del cantante Elio): da un lato l'idea tradizionale e speculativa di un'esposizione tutta cemento e asfalto, caldeggiata dalla lobby dei costruttori e subìta passivamente da Pisapia, nel solco delle decisioni già prese dal duo Formigoni-Moratti e dall'amministratore delegato della società Expo 2015, Giuseppe Sala; dall'altro il progetto, davvero affascinante e innovativo, degli "orti planetari" sostenuto da Boeri: un gigantesco parco verde, unico al mondo, destinato a ospitare per sempre una rassegna delle "biodiversità" esposte da tutti i paesi ospiti.

Chiunque abbia un minimo di sale in zucca, a meno che non si chiami Cabassi o Ligresti o non abbia interessi nella mega-colata di cemento del piano Formigoni-Moratti, non può che auspicare la seconda soluzione. Ma ecco il paradosso: il principale alfiere della soluzione di gran lunga migliore è proprio l'assessore Boeri, che aveva collaborato a pensarla e a disegnarla nella Consulta di Architettura dell'Expo, affidandola poi ai professionisti della società che trasformarono il concept plan in masterplan.

Cioè: Boeri ha ragione da vendere a difendere il parco contro il cemento, ma è l'unica persona che non ne dovrebbe parlare. Un paradosso che, è inutile girarci intorno, si chiama "conflitto di interessi" (non di soldi, ma d'immagine e gloria personale). L'altroieri Boeri ha scritto nella sua bacheca Facebook: "Stasera sono in grande difficoltà. Mi aspetta una giunta su Expo, una giunta in cui credo moltissimo che deve decidere su un accordo di programma che non condivido. Difficile".

Si era pensato che avrebbe rimesso almeno la delega all'Expo. Invece l'ha mantenuta e, pur borbottando, ha votato pure lui, insieme al resto della giunta Pisapia, l'accordo di programma sulle aree espositive (che fino all'altroieri non condivideva) che è una penosa resa senza condizioni ai poteri forti e alla linea Formigoni-Moratti
Linea clamorosamente bocciata dai milanesi non solo alle amministrative, ma anche al referendum comunale sulla destinazione a parco di quelle aree anche dopo la fine dell'Expo. Un mese dopo la cosiddetta "rivoluzione arancione", sulle speranze di cambiamento dei milanesi cala una doccia gelata. Cambiare la faccia del sindaco è una bella cosa. Uscire dal berlusconismo, che divora la politica tutta, resta un sogno.
 



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