Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Violenze...

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Piazza Loreto e le violenze dei “mercenari”

Verso la metà di agosto avevo avvertito una svolta nell’orientamento della grande stampa nei confronti dei combattenti che avevano iniziato l’offensiva su Tripoli. Da questo, e dalla lettura dell’articolo di Gilbert Achcar che solo successivamente è stato possibile tradurre (Achcar sulla Libia) era nato l’articolo Libia: chi ha vinto?, che a quanto pare ha suscitato diverse polemiche, che hanno tentato perfino di farmi passare per un sostenitore della NATO, e un nemico giurato di Gheddafi per partito preso.

Eppure in un passato non molto lontano avevo analizzato il ruolo del Rais con atteggiamento casomai fin troppo indulgente, per reazione ai toni razzisti che riaffioravano periodicamente anche nei giornali di quella borghesia italiana che con Gheddafi faceva affari d’oro. Soprattutto avevo sempre tentato di non cancellare le gravissime colpe del nostro paese solo perché il colonnello le evocava strumentalmente per migliorare i contratti economici. Si veda, ad esempio: Gli errori di Gheddafi e i crimini dell'Italia, Dopo la visita di Gheddafi, Italia e Libia, un rapporto pericoloso.

Ora scopro in un blog che mi è stato segnalato che mi si attribuiscono cose inverosimili. Nel migliore dei casi avrei assunto “una posizione di equidistanza fra il legittimo governo di Gheddafi” e i “mercenari”, come vengono definiti gli insorti. Anzi si spiega che “Moscato arriva a fare di peggio… Scopre magliette di Che Guevara tra i qaedisti del CNT e le sue bande e spera che la Francia e la Nato gli lascino le armi!

Se qualcuno ha trovato una mia riga, una sola, di esaltazione dei ribelli, lo documenti. In realtà ho solo spiegato che non era giusto sottolineare l’improvvisazione e la scarsa capacità militare degli insorti, che è una caratteristica di tutti i movimenti armati a cui partecipano volontari senza addestramento sufficiente. In questi giorni ad esempio a Radio 3 stanno leggendo brani di “Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille”, di G. C. Abba, ed è impressionante sentire il disprezzo “razzista” di alcuni ufficiali come Nino Bixio (famoso per il massacro dei popolani di Bronte) nei confronti dei “bruti” siciliani che si erano uniti ai Mille, e che in realtà furono determinanti per la vittoria dell’impresa… In ogni caso il centro del mio ragionamento era che la Nato preferiva far logorare i ribelli, per poter giustificare un ulteriore intervento.

Uno dei dati che volevo sottolineare (e che un mio faziosissimo critico attribuisce al mio desiderio “che la Francia e la Nato gli lascino le armi”), era che gli insorti erano fino alla fine di agosto in difficoltà perché armati quasi esclusivamente con armi leggere, facili da trovare ma pressoché inutili contro carri armati e cannoni. Poi quando le forze lealiste hanno cominciato a sfaldarsi, e un numero crescente di militari anche di alto grado hanno cambiato bando con armi e bagagli, gli insorti sono entrati in possesso di quelle armi pesanti che erano state negate loro perché la NATO preferiva bombardare quel che credeva, anche per salvare gli impianti petroliferi come si usa in tutte le guerre di conquista. Di armi ce n’erano moltissime nel paese, perché erano state acquistate in quantitativi spropositati da Gheddafi proprio dalle potenze imperialiste, che gliele avevano vendute fino a pochi giorni dall’inizio dei bombardamenti. Ecco perché nelle ultime settimane non si vedono quasi più i ribelli a bordo di furgoncini con una mitragliatrice mentre compaiono tank in abbondanza.

Se chi mi ha scelto come bersaglio delle sue polemiche avesse letto con calma cosa dicevo io e cosa diceva Achcar, avrebbe capito che mi allarmava e mi allarma che tutti i principali mass media dei paesi imperialisti in agosto hanno cominciato a sottolineare sempre più spesso che la situazione era difficile e che bisognava urgentemente disarmare i ribelli. “Troppe armi in giro…” Mi sembra evidente che se i ribelli fossero stati “mercenari”, come dicono questi penosi difensori di Gheddafi, gli imperialisti non si sarebbero certo preoccupati di lanciare allarmi!

Alcuni di questi che mi hanno scelto come bersaglio, per il gusto di polemizzare, non si sono accorti di quale pericolo segnalavo: un possibile nuovo intervento della NATO, anche con truppe di terra di altri paesi non NATO (grazie all’avallo dell’ONU, sempre disponibile per ribattezzare come “umanitarie” imprese di questo genere), per “riportare l’ordine”.

Avevo richiamato qualche precedente di urgente bisogno di disarmare i partigiani, dalla Grecia all’Italia: gli “alleati” imperialisti avevano paura che le armi restassero nelle mani di un movimento popolare come la resistenza, eppure anche allora questa non aveva una direzione rivoluzionaria consapevole e coerente. Ma non si sa mai…

Ho ricordato anche che nei primi mesi del 1917 la rivoluzione russa vista da lontano appariva diretta prima da un principe, poi da un manutengolo dell’imperialismo come Kerenskij: perché dovremmo pretendere che in Libia ci sia già una direzione rivoluzionaria bella e pronta e riconoscibile, come la desideriamo noi?

Probabilmente i giovani entusiasti con la maglietta di Guevara che ha visto Mimmo Càndito a Bengasi e che si erano radicalizzati in qualche università europea in cui avevano studiato, sono morti nelle prime settimane sparando a casaccio come inizialmente sparano tutti quelli che non hanno avuto una preparazione militare. Come sparavano molti dei miliziani anarchici o del POUM nella prima fase della rivoluzione spagnola, derisi dagli stalinisti come ha rappresentato magistralmente il film di Ken Loach Terra e libertà.

Ora ho ripreso l’argomento perché continuo a vedere un pericolo nelle campagne di stampa contro i ribelli libici, e mi ha particolarmente scandalizzato vedere l’attiva partecipazione ad esse del “Manifesto”: non si tratta di qualche sbavatura in questo o quell’articolo (e ce ne sono stati non pochi di sbilanciati), ma di una sistematica sottolineatura delle notizie in un senso nettamente ostile ai ribelli. Un esempio di oggi: un articolo abbastanza equilibrato di Fausto Della Porta ammette che “nel suo ultimo rapporto Amnesty sottolinea come la maggior parte degli abusi durante il conflitto sia stata compiuta dalle forze lealiste, ma anche come le milizie ribelli siano coinvolte nel commettere torture e omicidi.” E precisa poi che se i combattenti di Gheddafi sono accusati di “attacchi indiscriminati, uccisioni di massa di prigionieri, torture, sparizioni forzate e arresti arbitrari”, anche i sostenitori dell’opposizione “hanno rapito, arrestato in modo arbitrario e ucciso ex membri delle forze di sicurezza di Gheddafi”. L’accusa più grave riguarda la cattura di “soldati e cittadini stranieri erroneamente sospettati di essere mercenari che combattevano al soldo delle forze di Gheddafi”. Accusa grave, gravissima, e mi guardo bene dal negarla o dal giustificare atti di questo genere. Ma questo prova forse che i ribelli sarebbero “mercenari”? D’altra parte i crimini di Gheddafi erano cominciati da molti anni (anche se erano stati in genere taciuti dai nostri media perché il colonnello faceva il cane da guardia per l’Europa bloccando i migranti) e avevano lasciato un comprensibile desiderio di vendetta.

Il problema è che questo articolo è stato presentato dalla redazione del “manifesto” con un titolo completamente sbilanciato e unilaterale: “Amnesty accusa i ribelli del CNT”. Un metodo che mi indigna perché alimenta, anche in quel poco di sinistra che rimane, un disprezzo per questa rivoluzione, che grazie a questo più facilmente potrà esser deviata e sconfitta, come in molti stanno provando a fare; e magari potrà essere davvero ereditata da quegli integralisti che finora non hanno contato niente se non nella propaganda di Gheddafi e nella fantasia di qualcuno.

Quel che descrive l’articolo di Della Porta (e il documento di Amnesty), è in realtà quanto avviene in ogni movimento che rompe con il passato, come è stata tra l’altro anche la nostra Resistenza. Vogliamo rimuovere Piazza Loreto, e i linciaggi di presunte “collaborazioniste”, felici se se la cavavano solo con la rasatura a zero del cranio? Ricordiamoci delle vendette contro singoli fascisti, su cui è stato costruito il “triangolo della morte” di Reggio Emilia, fenomeno in parte spontaneo, o organizzato da piccoli gruppi locali del PCI, e contrastato dai vertici del PCI (salvo essere poi demonizzato dai vari Pansa di turno). Sono state vendette che non ho mai esaltato, ma cercato di comprendere. A volte, certi “eccessi” erano più frequenti tra i voltagabbana dell’ultima ora. Ed il maggior problema, in Libia come in Egitto o in Tunisia, non è la presenza di agenti di al Qaeda o di 007 delle potenze imperialiste tra i manifestanti, ma la dubbia “conversione” di gran parte dell’esercito e di larghi settori dell’apparato, per restare a galla e volgere a proprio vantaggio la rivoluzione. (Su questo rinvio a quanto dicevo a proposito dell’attribuzione ad al Qaeda dell’attacco all’ambasciata israeliana al Cairo, in Il panico di Israele)

Un’ultima nota sulle violenze che accompagnano frequentemente ogni passaggio da un regime a un altro, e che vengono messe regolarmente in conto ai protagonisti della rivoluzione: anche la rivoluzione cubana venne presentata prestissimo negli Stati Uniti e in tutti i paesi occidentali come un’orgia di violenze. Vi erano state in realtà alcune vendette spontanee con linciaggio di torturatori ed “ex membri delle forze di sicurezza” di Batista, e proprio per evitare questo furono instituiti i tribunali popolari, che in molti casi effettivamente non agirono rispettando tutte le forme, sotto la pressione della folla che gridava paredón, paredón (al muro). Non era bello, non ho mai esaltato questo tipo di giustizia popolare, ma era scandaloso che queste “violenze” fossero presentate tacendo sulla loro natura di risposta a una violenza continuativa e terribile durata anni. (a.m. 14/9/11)

P. S. “tecnico”. Ho momentaneamente sospeso il servizio automatico che segnalava gli articoli correlati, che aveva una logica - per me incomprensibile - per selezionare articoli su argomenti analoghi. Quindi per ora segnalo io “manualmente” altri articoli davvero collegati: Chi libererà davvero la Libia?, Precisazioni sulla Libia..., oltre a quelli segnalati nel testo.



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