Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La coerenza di Draghi

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La coerenza di Draghi, e del PD

Ieri il Corriere della sera ha pubblicato la famosa lettera della BCE che avrebbe spinto Berlusconi a inasprire la manovra, e che anzi, secondo la cosiddetta opposizione, avrebbe addirittura “commissariato” il governo italiano.

Leggendola si capisce che non è così, la lettera non è affatto in disaccordo con quanto bolliva nella pentola del governo, e ha anzi tutta l’aria di essere stata sollecitata per dare un alibi a Berlusconi, che tra l’altro una volta lo ha ammesso per vanità.

È logico che esprimano le stesse idee: il governo dell’Italia e quello dell’Europa agiscono nell’interesse dei capitalisti, e infatti la prima sollecitazione è alle autorità italiane “per ristabilire la fiducia degli investitori”, non certo quella dei cittadini che lavorano e pagano le tasse.

La lettera prosegue ricordando che “il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali”. Il Consiglio direttivo della BCE ritiene che l'Italia debba “con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma”…

Le misure prese dal governo italiano sono definite “passi importanti, ma non sufficienti”. Quindi “occorre fare di più”. Si tratta di avviare “una radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali”. In parole povere, aggiunge, garantire “la fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”. Quelle annunciate poi da Tremonti… Che c’entra questo con le cause della crisi? Niente.

Ancor meno la successiva proposta, di “riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare (forse voleva dire: tagliare?) i salari e le condizioni di lavoro” in base alle “esigenze specifiche delle aziende”. Spudoratamente la lettera, che doveva essere “tecnica”, firmata da due economisti, si sbilancia a dichiarare qual’è la strada politica da seguire, spiegando che “l'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione”. Alla faccia della pretesa della Camusso di difendere ancora quell’accordo, e di tentare anzi di imporne il rispetto alla FIOM…

Più precisamente la lettera raccomanda di adottare una “accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi”. Facce di bronzo, come se non si stesse facendo proprio questo da almeno trenta anni…

Per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche la lettera propone di “intervenire principalmente attraverso tagli di spesa”, e di incidere maggiormente sul sistema pensionistico, toccando le pensioni di anzianità e “riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, “se necessario, riducendo gli stipendi”. Ricetta “greca”.
La lettera incoraggia inoltre il Governo “a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici si suggerisce di “abolire o fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province)”. Ma o è una finta, se si cambia solo nome, o è una tragedia, se significa licenziare, come in Grecia, i dipendenti delle province che si occupano di attività utili come la viabilità o l’edilizia scolastica.

Ma chi ha firmato questa lettera, a nome della BCE? Non solo il governatore in carica, Jean-Claude Trichet, ma quello designato, Mario Draghi.

Con che faccia pretende questi sacrifici? Mario Draghi, oltre allo stipendio di governatore della Banca d’Italia, e agli altri emolumenti connessi alle molte cariche ricoperte, dal giugno 2006 beneficia anche di una pensione in quanto dirigente della pubblica amministrazione di ben 14.843,56 mensili lordi, per un importo netto e pulito di 8.614,68. Ottenuta all’età di 59 (cinquantanove!) anni… Ma le operaie logorate dalle fatiche di fabbrica e dei lavori domestici, secondo questo ipocrita devono andare “per giustizia ed equità” in pensione a 65 anni!

Lo scandalo non finisce qui. Incredibilmente appena è stata pubblicata la lettera, molti dirigenti del PD si sono affrettati a elogiarla, e a contrapporla (ridicolmente) alla politica del governo, che invece l’aveva sollecitata e utilizzata. In prima linea, come al solito, Enrico Letta, ma si è lanciato anche – non a caso – Romano Prodi, che ha fatto parte della stessa supercasta di euroburocrati.

Non è ancora finita. Nello stesso giorno, anche Nichi Vendola, alla ricerca di sponde nel PD, si è prodigato in elogi di Prodi, definendolo “un punto di riferimento per tutti coloro che intendono costruire un centrosinistra capace di guardare al futuro, (…) che sia capace di non impiccarsi all’albero delle ideologie”.

Bel futuro a cui ci si vuole “impiccare”!

(a.m. 30/9/11)



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