Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Spazzaneve invece di F-35

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Compriamo spazzaneve invece di F-35

Un cacciabombardiere costa almeno 110 milioni di euro. Quanti interventi di tutela ambientale e di soccorso nelle emergenze si potrebbero fare con quella cifra?

 

Tommaso Di Francesco da il manifesto

Siamo a più di quaranta vittime per l'ondata di maltempo e neve che si è abbattuta in Italia. Del resto, si dirà, siamo nella media, sono centinaia in Europa, soprattutto a est, tra i senza tetto e i settori più poveri della società, lì dove il welfare è stato già cancellato.

Ma in Italia - storicamente alla prova di terremoti, allagamenti, frane, alluvioni e gelo - è ancora più sorprendente ed è più di un bollettino di guerra. E' il risultato della mancata previsione e del mancato controllo del territorio, dell'incuria verso i servizi collettivi, della strumentalità e manipolazione con cui si è organizzata nel Belpaese la cosiddetta "protezione civile". A morire e a soffrire sono i più deboli, i malati, gli anziani, le donne, i bambini. Dovrebbero essere i più protetti civilmente, invece in questa occasione sono stati e sono abbandonati.

Isolati nei paesi che nessuno può ancora raggiungere o sulle strade cittadine e sulle autostrade bloccate, mentre si rimpallano responsabilità per scoprire che i mezzi o sono pochi o proprio non ci sono, che gli spazzaneve magari vecchi sono inutilizzati, nascosti nei depositi comunali, che chi li ha non li usa per paura di rovinarli, che l'energia viene sprecata e comincia a mancare. Così precipita nella scoperta del disastro la consapevolezza mancata sulla realtà della crisi del paese.

È un bollettino di guerra persa. E la metafora con la guerra non è occasionale. Perché, mentre abbiamo inviato costosissimi contingenti militari a combattere sanguinose quanto inutili e controproducenti guerre prima in Iraq, ancora in Afghanistan e infine in Libia, accade che alcuni comandi territoriali dell'esercito italiano alla richiesta di soccorso dai comuni colpiti dalla neve, non solo non si sono precipitati ad aiutare, ma al contrario hanno inviato in modo solerte il conto preventivo delle spese. Ha su questo risposto ieri il ministro dell'ambiente Clini: "Per ora i soccorsi militari non costeranno ai comuni". Ma non è questione ambientale. Dovrebbe parlare il generale-ministro della difesa Giampaolo Di Paola che ha il potere effettivo di indirizzare l'operatività delle Forze Armate. Che infatti tace. Del resto come stupirsi di questo silenzio? Il ministro-generale della Nato Di Paola, con vellutato e ovattato appoggio bipartisan, sta per comprare ben131 cacciabombardieri F-35 al costo complessivo di più di 15 miliardi di euro, l'equivalente del 40% della finanziaria lacrime e sangue che il governo tecnico Monti vuole imporre a tutti noi. Un costo che andrà ad aggravare pesantemente il debito pubblico e che sarà finalizzato alla guerra. L' F-35 infatti è uno strumento, "fulmineo, distruttivo e inaspettato", di morte, è concepito per le missioni di attacco, compreso il first strike, il micidiale primo colpo con missili armati anche di testate atomiche.

Un solo F-35 costa almeno 110 milioni di euro. Quanti spazzaneve si possono comprare con il costo di un solo cacciabombardiere di morte? Cosa merita un paese che, per riempire gli arsenali militari, cancella la sicurezza civile e i servizi sociali?

Tommaso di Francesco

 

Postilla. Una piccola aggiunta all’articolo di Tommaso di Francesco, a cui va tutta la mia solidarietà in questo momento terribile attraversato dal suo indispensabile giornale.

Il governo Monti-Passera-Di Paola si è rimangiato (“per ora”, precisa il ministro dell’Ambiente Clini) la vergognosa operazione di addebitare ai comuni bloccati dalla neve i costi della presenza di piccoli nuclei di militari. D’altra parte questo governo ci ha abituato a preannunciare misure infami, e poi ritirarle in parte. Intanto ha misurato le reazioni, e predisposto un rilancio in un secondo momento. Ma in questo caso va detto che il governo ha dovuto fare marcia indietro in seguito alle proteste di sindaci e amministratori provinciali delle Marche, tanto più forti in quanto il carattere propagandistico dell’invio di poche decine di soldati (e di un reparto di avvenenti soldatesse…) era rivelato dalla totale impreparazione: automezzi senza catene, carenza di attrezzature specifiche.

Tra la popolazione delle zone colpite dal maltempo, poi, erano logiche le battute sarcastiche sulle missioni umanitarie in terre lontane (“meno male che almeno non ci hanno bombardato”). E tra i più vecchi, veniva spontaneo il confronto con l’impegno generoso e spontaneo di tantissimi militari di leva durante il terremoto nel Friuli. Altro che i colonnelli incaricati delle “pubbliche relazioni” che hanno riempito in questi giorni i telegiornali…

Bene quindi il taglio dell’articolo di Tommaso di Francesco che facilita la necessaria campagna sull’uso che si fa delle tasse che paghiamo. Tra l’altro può servire a rilanciare la campagna per andarsene subito da tutte le presunte “missioni umanitarie” tanto care all’arrogante ministro Giampaolo Di Paola.

Ma occorre vigilare intanto contro gli annunci televisivi di possibili tagli al bilancio militare, in particolare per quanto riguarda l’acquisto degli F35. Tutte balle: l’informatissimo Francesco Grignetti, sul quotidiano (non certo pacifista) “La stampa”, ci spiega che i tagli saranno solo apparenti.

“Ovviamente non si possono toccare i reparti operativi, ossia le missioni all’estero. Il taglio colpirà piuttosto nella fascia degli ufficiali e sottufficiali sui 50 anni (…) per i quali si profilano prepensionamenti e mobilità”. Ma che bravi! Ovviamente verranno messi a carico di altri ministeri, e della collettività. Grignetti aggiunge: “Il tutto alla ricerca di risparmi che finiranno (…) proprio in nuovi armamenti. Il numero e la qualità di aerei, navi e carri armati sarà infatti il passo successivo per l’integrazione europea”. Ma guarda, è sempre l’Europa che ce lo chiede! Ma ecco le conclusioni di Grignetti: “La Difesa intendeva sostituire 131 vecchi aerei (Tornado, Harrier e Amx) con 131 nuovi F35. Qualcosa si taglierà ma poco. Del programma saranno soprattutto rallentate le spese”. Amen!

Per la precisione le spese per gli F35, spalmate sui dieci quindici anni della consegna, una volta acquistati, non si potranno rallentare. Inoltre si sapranno col tempo: non caleranno certo, anzi è norma che “lievitino” sistematicamente. Quello che sarà “rallentato” (cioè non dichiarato oggi, ma scaglionato) sarà l’inserimento in bilancio. Su come fare questo per occultare la reale dimensione del costo complessivo delle nostre imprese imperialiste, la lobby dell’industria militare è abilissima, da decenni, con la complicità delle alte sfere di una “Difesa” che non ha nulla da difendere nel nostro paese, se non l’intoccabilità delle spese per gli armamenti…

(a.m. 9/2/12)



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