Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Monti ha studiato bene

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Monti ha studiato bene

Mario Monti ha studiato a Milano nel più prestigioso liceo dei gesuiti, il Leone XIII, prima di cominciare la sua rapida ascesa nel mondo accademico: laureato nel 1965 alla Bocconi, a 26 anni era già diventato professore ordinario a Trento. Bravo. Ovviamente in cuor suo non poteva non solidarizzare col viceministro Michel Martone quando derideva come sfigato chi non si era ancora laureato a 28 anni (magari perché passava le notti a lavar piatti per pagarsi gli studi).

In ogni caso la sua formazione gesuitica è venuta fuori più volte in questi 100 giorni da presidente del consiglio: l’ultima è la solita altalena di annunci e smentite su una misura che poteva irritare i suoi antichi maestri: l’IMU applicata anche alle attività economiche della Chiesa.

La prima volta che gli era stato chiesto se il governo avrebbe deciso questa misura ha dichiarato che “non ci aveva ancora pensato”. Prima bugia: da quando dilagava l’indignazione per questa esenzione particolarmente iniqua mentre si colpivano in mille modi pensioni e redditi da lavoro, sicuramente molti vescovi si erano affrettati a far pressioni su di lui e sui tanti altri pii ministri presenti nel suo governo…

Ma non poteva durare a lungo. L’UE da anni aveva dichiarato illegittima questa esenzione (confermata da tutti i governi precedenti, da Prodi a Berlusconi), e minacciava una forte sanzione economica in caso di mancata correzione. L’UE per giunta sollecitava il governo italiano a far pagare anche gli arretrati di anni.

Ed ecco che Monti comincia davvero a pensarci. Annuncia che inserirà questa misura nel programma, ma poi non ne fa niente, per guadagnare tempo, e anche per tacitare le grandi proteste delle lobby clericali del PDL (come Lupi), del PD (come Fioroni & C.), e del cosiddetto “terzo polo” (tutti!). Ma quando dall’Europa arriva un sollecito, sempre con la minaccia di sanzioni e l’accenno agli arretrati, ecco che in extremis si annuncia un emendamento per eliminare l’odiosa esenzione. Ammetto che per un minuto ci ho creduto anch’io. Accidenti, una volta tanto i funzionari superpagati dell’UE ne hanno fatta una buona, avevo pensato. Macché.

Che questa misura abbia ottenuto fulmineamente l’unanimità parlamentare (comprese le tante lobby di baciapile) solleva i primi dubbi. Poi si scopre che è prevista ancora l’esenzione per le tante scuole cattoliche e per le attività che non assicurano profitti. Bisognerà definirne i confini in un provvedimento attuativo, ma la sostanza è già chiara. Bisognerà accertare che non ci siano profitti, o almeno che se ci sono vengano reinvestiti nella stessa scuola (o clinica, perché è già partita la campagna per estendere la definizione di no profit anche a cliniche e ospedali cattolici…). E c’è il tempo per farlo.

E qui si vede l’impronta indelebile dell’educazione gesuitica sul premier: domandatevi quale azienda capitalistica, anche non pretesca e anzi magari laicissima, dichiari di avere profitti. Da sempre, migliaia di leggi e codicilli permettono ai capitalisti di qualsiasi settore di detrarre tutto l’immaginabile, risultando alla fine nullatenenti.

Possiamo stare sicuri che sarà ancora così, e che questo provvedimento sarà applicabile a casi rarissimi, che susciteranno per giunta grandissime proteste dei “poveri” condannati a dare a Cesare quel che è di Cesare…

Quello che indigna di più non è la vergognosa unanimità degli screditatissimi parlamentari, che meritano di essere spazzati via, ma l’idiozia di chi ancora ha fiducia nella serietà e onestà di questi nuovi governanti, che sono semplicemente più abili della banda Bassotti raccolta intorno a Berlusconi, ma portano avanti la stessa politica: spremere lavoratori e pensionati per finanziare i capitalisti e i loro servitori.

PS Serve una controprova? Ecco il giudizio di Monti sulle feroci misure prese dal governo spagnolo (di destra):

Mariano Rajoy ha varato quello che le opposizioni hanno definito «il decretazo»: la riforma del mercato del lavoro introdotta formalmente per fare fronte al tasso di disoccupazione record pari al 22,9 per cento, cioè 5,3 milioni di persone. Flessibilità del lavoro e maggiori possibilità per i giovani sono le parole chiave usate dal governo per spiegare questa riforma «già entrata in vigore», come ha confermato Rajoy l'altro giorno a Palazzo Chigi, nella conferenza stampa che ha tenuto insieme al presidente del consiglio italiano, Mario Monti il quale si è detto molto "impressionato" dalle misure prese dal governo di Madrid. Misure che forse costituiscono i veri desideri del governo italiano. Il "decretazo", infatti, rende meno oneroso per le imprese il licenziamento senza giusta causa dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato (gli indennizzi sono pari al salario di 33 giorni di lavoro su ogni anno lavorato, e non più di 45). All'azienda basterà inoltre avere registrato perdite o anche solo diminuzione delle entrate per tre trimestri consecutivi per poter licenziare per causa oggettiva. In caso di crisi, le aziende potranno accantonare i contratti collettivi per definire orari di lavoro e mansioni dei dipendenti. [...]
da
Il megafonoquotidiano

(a.m. 28/2/12)



Tags: ipocrisia  Monti  gesuiti  PD  IMU  

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