Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

La "neutralità" di Napolitano

E-mail Stampa PDF

L'ITALIA NON E' UNA MONARCHIA

di Giorgio Cremaschi

------------------------------------------------------------

 Mentre in tutta l'Italia si moltiplicano le fermate e i blocchi autostradali contro le pretese padronali e governative (ma anche come avvertimento nei confronti dei cedimenti della CGIL alle pressioni di CISL, UIL, PD e... di Napolitano), Giorgio Cremaschi denuncia chiaramente le ingerenze di un presidente che si pretende somma autorità morale, ma sta costantemente dalla parte del potere e contro i lavoratori che difendono i loro diritti. Bene Cremaschi, arrabbiarsi è giusto! (a.m. 20/3/12)

-----------------------------------------------------------

 

Abbiamo sentito con fastidio e anche con rabbia le ultime parole del Presidente Napolitano sulla trattativa sindacale sull'articolo 18.

Intanto una piccola questione di metodo. Il Presidente della Repubblica si è recentemente rifiutato ancor solo di ricevere i sindaci della Valle Susa in dissenso con la Tav. Non avrebbe fatto nulla di eversivo nell'ascoltarli, ma non lo ha fatto e ha argomentato questa sua scelta con non essere di sua competenza la materia. Allora perché una trattativa sindacale lo è? Ma qui c'è anche la questione dei contenuti.

Il Presidente ieri ha affermato, chiaramente rivolgendosi al sindacato, che di fronte alla crisi non si possono sostenere oltremisura gli interessi particolari. Non siamo d'accordo. L'articolo 18 non è un interesse particolare, esso tocca alla radice il significato dell'articolo 1 della nostra Costituzione. Quello che sancisce che la democrazia della nostra Repubblica è fondata sui diritti del lavoro e non solo sul diritto al lavoro. La cancellazione dell'articolo 18, alla quale sta provvedendo il governo con i suoi provvedimenti ipocritamente presentati come manutenzione, rappresenta un attacco ai diritti fondamentali di libertà nei luoghi di lavoro. Se questi  non sono estesi a tutto il mondo del lavoro, la questione di fondo è come estenderli e generalizzarli e non come toglierli a chi ancora li ha. Così pure la messa in discussione dell'assurda pletora di contratti precari, la garanzia del salario in caso di crisi, non sono beni particolari, ma valori costituzionali, che decidono della qualità sociale e del livello reale della nostra democrazia.

Ha sbagliato profondamente nei toni e nel linguaggio il Presidente della Repubblica, secondo noi. E ancor di più l'ha fatto considerando il suo continuo interventismo a sostegno del governo. Non siamo costituzionalisti, ma qui sentiamo qualcosa di malato che si sta diffondendo nelle nostre istituzioni. Se il Presidente della Repubblica deve continuamente intervenire a sostegno del governo, non siamo più in una repubblica parlamentare. In ogni caso non siamo nella repubblica  definita nella nostra Costituzione. Time tempo fa ha pubblicato una copertina con la foto di Napolitano e la scritta: "King George". E' simpatica l'ironia anglosassone, ma l'Italia non è una monarchia.



You are here