Movimento Operaio

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La CGIL si accontenta

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La Cgil si tira indietro  

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La confederazione più importante da un giudizio sostanzialmente positivo della riforma e si riserva di prendere "iniziative forti" con Cisl e Uil. Lo sciopero generale pronto a saltare.

Da Il megafonoquotidiano

Comunicato della Segreteria Nazionale della Cgil sul disegno di legge di riforma del mercato del lavoro

Dato l’ingiustificato ritardo con cui il Ministero del Lavoro ha reso pubblico il testo ufficiale del Ddl sul Mercato del Lavoro, la Segreteria Nazionale della Cgil esprime prime valutazioni di ordine generale, rinviando le osservazioni specifiche a un futuro più compiuto esame dell’articolato in essere.
La riconquista dello strumento del “reintegro” nel caso di licenziamenti economici insussistenti è un risultato positivo che ripristina un principio di civiltà giuridica.
Ciò insieme alla velocizzazione dell’iter di giudizio, il permanere dell’onere della prova sull’impresa, al ruolo del sindacato nella conciliazione ricostituiscono il potere di deterrenza dell’art. 18 e scongiurano la pratica dei licenziamenti facili a indennizzo economico che Governo e Confindustria intendevano introdurre;
Il Governo aveva chiuso la consultazione con le parti sociali imponendo un testo che escludeva il reintegro per i licenziamenti economici. Ora è dovuto tornare indietro: si tratta di un importante risultato della Cgil, della mobilitazione unitaria dei lavoratori, del consenso che si è sviluppato nel Paese sul tema della dignità del lavoro, a cui hanno prestato ascolto le forze politiche progressiste più sensibili alle tematiche sociali;
Il Ddl pomposamente definito “Riforma del Lavoro in una prospettiva di crescita” contiene forse la Riforma ma non la prospettiva di crescita.

Sul tema della precarietà la distanza tra il testo presentato rispetto agli annunci propagandistici del Governo sono evidenti e rischiano di arretrare i risultati ottenuti nel confronto con le Organizzazioni Sindacali.
Sul tema degli ammortizzatori, l’articolazione dei fondi allontana l’idea di universalità, così come non c’è risposta inclusiva per i lavoratori discontinui.
In ragione di questo giudizio, dei risultati raggiunti e delle tante questioni aperte la Cgil conferma la necessità di una forte iniziativa, che proporrà anche a Cisl e Uil, con al centro:
. presidiare la discussione sul Ddl al fine di migliorarlo a partire da precarietà e ammortizzatori;
. ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente e i pensionati;
. ottenere provvedimenti per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

Sulla base di queste priorità il prossimo Direttivo della Cgil definirà il calendario e le modalità della prosecuzione della mobilitazione.
Intanto le strutture della CGIL sono impegnate nella preparazione della manifestazione del 13 aprile a contrasto degli effetti della riforma pensionistica.

E la Cgil pensa di sospendere lo sciopero

Salvatore Cannavò

da Il Fatto quotidiano

Pierluigi Bersani è soddisfatto. E' riuscito a modificare l'articolo 18 probabilmente ottenendo un largo consenso. La soddisfazione del segretario Pd va in onda durante il Tg3 della sera ed è rivolta al proprio pubblico. “Passo avanti importantissimo” dice, subito supportato da un altro personaggio chiave nei rapporti con la Cgil, Cesare Damiano. “Da quel che ho capito dalla conferenza stampa e da quel che so ritengo che ci sia il passo avanti da noi indicato”. Damiano si riserva di leggere il testo, come tutti, ma poi sottolinea l'aspetto fondamentale: “Sull'articolo 18 non ci saranno emendamenti del Pd, per noi questo punto è concluso”. Diversa la valutazione dell'Idv che con Antonio Di Pietro e il responsabile welfare Maurizio Zipponi, parla di “commedia degli equivoci”. “Il governo getta fumo negli occhi dei lavoratori per coprire la vera natura del provvedimento: varare in Italia una legge per avallare i licenziamenti facili”.
In Cgil si tengono un po' più cauti. Susanna Camusso non fa dichiarazioni e vuole prima leggere il testo. Ma il commento che si raccoglie in Corso Italia è che le modifiche illustrate dal governo sono “quello che chiedeva la Cgil”. Tanto che si ipotizza di “sospendere”, non revocare, lo sciopero generale. Niente di definitivo, la segreteria nazionale si terrà oggi ma al momento gli sforzi sono tutti destinati al successo della manifestazione del 13 aprile convocata con Cisl e Uil sul tema degli “esodati” e delle ricongiunzioni onerose. Il sindacato di Susanna Camusso ha l'occasione di recuperare l'unità sindacale con una Cisl che definisce “ragionevole” l'accordo e con una Uil che si dice soddisfatta, ma deve tenere conto di diversi mal di pancia interni. La Fiom, per il momento, sceglie di non pronunciarsi ma è chiaro che il disegno di legge non può piacerle.

Dove però si drizzano le antenne è nel pubblico impiego. Il testo del Disegno di legge, infatti, contiene una novità importante, la riforma della pubblica amministrazione che sarà attuata mediante legge-delega. Per arrivare a quella delega Patroni Griffi ha già avviato da tempo consultazioni con i sindacati del pubblico impiego e proprio ieri mattina si è tenuto il terzo tavolo di confronto. Il ministro vuole stilare un protocollo sul nuovo modello contrattuale, le forme di assunzione, la mobilità e la previdenza complementare. Da un lato c'è ovviamente la possibilità che l'articolo 18 sia applicato, proprio nella tipologia dei licenziamenti economici, per intaccare l'inamovibilità del posto degli statali. Ma oltre a questo il sindacato teme soprattutto gli effetti della “spending review” che possono passare attraverso un utilizzo massiccio della mobilità. Gli evidenti allentamenti operati dalla legge Fornero sul tema della precarietà, mettono un'ipoteca sul fronte dei contratti precari che la Funzione pubblica della Cgil stima in circa 100 mila nella pubblica amministrazione, Scuola esclusa. “Esprimeremo una valutazione generale dopo aver attentamente analizzato il testo”, dice al Fatto Rossana Dettori, che chiederà al governo di “puntare sul rilancio del lavoro pubblico, sul contratto integrativo e sull'importanza dei precari, i più colpiti dalle misure di austerità”.

 



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