Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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L’ipocrita Susanna

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L’ipocrita Susanna

La manifestazione di Roma di CGIL CISL e UIL ha raggiunto uno dei punti più alti dell’ipocrisia dei sindacati confederali. Era stata prevista per il 2 giugno, per chiedere il rispetto di quell’articolo 1 della Costituzione che non è mai stato applicato perché non significa niente, è pura retorica (ne avevo parlato in 2 giugno: un vecchio vizio). Rinviata di due settimane a causa del terremoto, la gita ha visto una forte mobilitazione di apparati plaudenti a qualsiasi sciocchezza detta dai tre segretari. Le riprese televisive riprendevano l’entusiasmo della claque mentre i tre segretari dicevano banalità. Ad esempio quando Bonanni diceva, gridando come se stesse minacciando una rivoluzione: “questo governo non ha fatto abbastanza…”. Il governo ha fatto molto in realtà, ma negli interessi esclusivi dei capitalisti.

Tutti e tre i segretari comunque hanno ripetuto la richiesta di “maggiore equità” come se finora ce ne fosse stata almeno un po’, per non parlare delle chiacchiere che auspicano “la crescita…”, che ovviamente come rivendicazione non vuol dire proprio niente. Se c’è possibilità di “crescita”, i capitalisti lo sanno da soli e investono, se non c’è come prodotto automatico del “mercato”, bisogna rivendicare in modo preciso un intervento statale per recuperare ad esempio le aziende assurdamente privatizzate e poi smantellate in base ai loro comodi dai nuovi padroni che l’avevano ottenute per poco o niente (vedi FIAT con Alfa Romeo, ecc.). Bisogna rivendicare il finanziamento di molti piccoli lavori pubblici per risanare il territorio affidati alle comunità locali, non le Grandi Opere gestite dalla mafia e dalla ndrangheta. Niente di tutto questo. Solo chiacchiere vuote.

Gli applausi dei sindacalisti di mestiere venivano ad ogni proclamazione urlata di “obiettivi” inesistenti, con parole che non vogliono dire niente, come “crescita, occupazione e fisco”, titoli senza contenuto, non indicazioni concrete. Gli applausi a Bonanni erano scroscianti quando pronunciava con tono esagitato frasi tipo “Non si è fatta la concertazione perché si aveva in testa di fregare”, come se la concertazione non avesse fregato abbondantemente lavoratori e pensionati, con la benedizione dei burocrati sindacali alle scelte confindustriali e governative… Gli intervistati dalle TV, nella manifestazione dei leccapiedi, dicevano: “finalmente l’unità…”. Ma questa è solo unità dei vertici per ingannare meglio i lavoratori.

Non si è sentita una sola denuncia precisa contro Monti, il più feroce dei primi ministri del dopoguerra. E anche il più ipocrita. Non si dice che le sue presunte “riforme” non ci hanno portato minimamente fuori della crisi, perché non sfioravano neppure le forze responsabili dello sfacelo e dell’aumento del debito, ecc. Servivano solo a dare il colpo di grazia alla già ridotta forza contrattuale del movimento sindacale, che nonostante la corruzione e viltà dei suoi massimi dirigenti aveva finora - sia pur insufficientemente - difeso a livello locale almeno gli iscritti grazie allo Statuto dei lavoratori. La sostanziale eliminazione dell’art. 18 facilita ulteriormente i licenziamenti, che pure c’erano stati sempre in grande quantità, come i miserabili “esperti” strapagati chiamati dalle varie TV nei talk show fingono di non sapere.

Si dice che il “governo ha fatto poco” ma è scandaloso: ha fatto molto, per chi ha molto: ad esempio sgravi ed esenzioni dell’IMU per tutti i potenti, dalle proprietà ecclesiastiche alle fondazioni Bancarie, perfino alla Bocconi di cui è presidente Monti (ma dimenticavo le sedi sindacali...). Un po’ come in Grecia si è fatto da sempre per gli armatori, che per legge non hanno mai pagato tasse, e naturalmente sono in grado di comprarsi intere isole per le loro vacanze, e pagine intere dei quotidiani per dire di non votare per Syriza, se no saranno “costretti” a lasciare il paese…

Il colmo dell’ipocrisia è che la manifestazione sindacale, iniziata come è logico al suono dell’Inno di Mameli, si è conclusa al suono dell’Internazionale, subito ridefinita “socialista” dai commentatori televisivi (forse per ignoranza, o forse su suggerimento della Camusso che dal PSI di Craxi proviene). Perché ho parlato del “colmo dell’ipocrisia”? Perché invece di tante chiacchiere e dell’uso mistificante di un inno glorioso, sarebbe stato nececessario dire che l’attacco è ai diritti di tutti i lavoratori in tutta Europa, che la Grecia è stata scelta come capro espiatorio, per dare l’esempio ad altri paesi: se non accettate le nostre misure finirete così… Eppure, anche se gran parte dei vertici dei sindacati in Europa sono ormai come i nostri, clientelari e non di lotta, sono anche pieni di contraddizioni come la nostra CGIL: ma la CGIL, invece di cercare l’unità con quel poco che fa ancora sindacato in Europa, la fa con gli apparati dei due sindacati italiani che da sempre sono filopadronali… Naturalmente, nessuna parola di dissociazione d’altra parte dalla campagna internazionale di tutti i governi e i giornali padronali contro Syriza, per condizionare col ricatto il voto greco.  Tanto meno si dice che bisogna difendere la Grecia dalla grande rapina, che poi toccherà a noi (non è ancora finita…).

Perché me la prendo solo con la Camusso nel titolo? Perché paradossalmente è lei la più ipocrita, gli altri due segretari confederali sono coerenti con le loro origini e il tipo di sindacato che hanno ereditato. È lei che ogni tanto fa discorsi infiammati per placare le possibili opposizioni interne, e poi accetta tutto. Proclama l’intenzione di arrivare allo sciopero generale, ma poi, per stare con gli altri due se ne dimentica e proclama solennemente: “Servono provvedimenti concreti (quali?) e sarebbe meglio ricominciare da capo con la riforma del lavoro”. Dopo che è già stata approvata in un ramo del parlamento?

E a che serve minacciare il governo: “State attenti, se no torneremo nelle piazze”? A fare che, un’altra gita con la porchetta? Figuriamoci quanto fa paura al governo! E che dire dell’opinione unanime dei tre sulla Fornero: “ci aspettiamo che corregga il suo errore”? La Fornero non ha fatto nessun “errore”, sa quel che vuole, e grazie alla viltà dei tre maggiori sindacati passa come un carro armato sui lavoratori indifesi. Ora tornerà all’attacco e toccherà al pubblico impiego.  Figuriamoci quanto si spaventano i ministri a sentire il sedicente difensore del settore, Luigi Angeletti della UIL, dichiarare: “Non vorremmo che ci fosse nel governo la tentazione di fare cassa subito tagliando le retribuzioni ai lavoratori pubblici”… Ma va! Non vorremmo? Che dichiarazione bellicosa!

E non a caso, sul palco il ceto politico paracadutato nei vertici sindacali ha scelto un nipote di Placido Rizzotto (per coprirsi con i meriti di quel sindacalista vero assassinato nel lontanissimo 1948), un terremotato e degli studenti di Mesagne per ricordare Melissa. Tutto, meno che i rappresentanti dei precari, costretti a manifestare da soli in un’altra piazza.

(a.m. 17/6/12)



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