Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Guevara, l’ONU e il nucleare iraniano

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Guevara, l’ONU e il nucleare iraniano

 

Pubblichiamo due stralci del discorso di Guevara all’ONU dell’11 dicembre 1964, di grande attualità. Li avevamo scelti e fatti circolare su una Newsletter, Bandiera Rossa News, nel marzo 2003, nella fase in cui si scatenava l’attacco all’Iraq.

Ci sembrano ancora particolarmente attuali, prima di tutto per l’uso sistematico e rigoroso del termine “imperialismo”, riferito non solo a quello statunitense che pure era quello che più direttamente minacciava Cuba, ma anche ai paesi europei, compreso il Belgio (il termine ricorre complessivamente 24 volte in tredici pagine), per la denuncia delle complicità dell’ONU in imprese brigantesche come quella che portò all’assassinio di Patrice Lumumba nel Congo ex belga, e poi per il rifiuto di accettare misure unilaterali di disarmo imposte a paesi piccoli dai paesi imperialisti traboccanti di armi di distruzione di massa. Questa parte ci sembra attualissima anche oggi, mentre l’accusato di turno è un altro paese, l’Iran.

(a.m)

 

Stralci dal discorso di Guevara all’ONU dell’11 dicembre 1964

 

[…]

Ancora una volta, leviamo la nostra voce per denunciare al mondo quello che sta succedendo in Sud Africa; la brutale politica dell'apartheid viene applicata sotto gli occhi delle nazioni del mondo. I popoli dell'Africa sono costretti a sopportare che in quel continente sia ancora riconosciuta ufficialmente la superiorità di una razza sull'altra, che si commettano impunemente degli assassinii in nome della superiorità razziale. Le Nazioni Unite non faranno dunque nulla per impedirlo?

Vorrei riferirmi specificamente al doloroso caso del Congo, unico nella storia del mondo moderno, che indica come si può offendere nella più assoluta impunità, col cinismo più insolente, il diritto dei popoli. All'origine di tutto ciò vi sono le ingenti ricchezze del Congo che le potenze imperialiste vogliono mantenere sotto il proprio controllo. Nell'intervento che ebbe a fare in occasione della sua prima visita alle Nazioni Unite, il compagno Fidel Castro disse che tutto il problema della coesistenza fra le nazioni si riduceva al problema dell'appropriazione indebita di ricchezze altrui, ed egli fece la seguente affermazione: "cessi la filosofia della spoliazione e cesserà la filosofia della guerra." Ma la filosofia della depredazione non solo non è cessata, anzi continua più forte che mai e, per questo, le stesse forze che si servirono del nome delle Nazioni Unite per perpetrare l'assassinio di Lumumba, assassinano oggi migliaia di congolesi in nome della difesa della razza bianca.

Come è possibile dimenticare il modo in cui fu tradita la speranza che Patrice Lumumba pose nelle Nazioni Unite? Come potremmo dimenticare gli intrighi e le manovre che seguirono all'occupazione di quel paese da parte delle truppe delle Nazioni Unite, sotto i cui auspici agirono impunemente gli assassini del grande patriota africano?

Come potremmo dimenticare, signori delegati, che chi si sottrasse all'autorità delle Nazioni Unite in Congo, e non proprio per ragioni patriottiche ma in virtù della lotta fra imperialisti, fu Moise Ciombé, che diede inizio alla secessione del Katanga con l'appoggio belga?

E come giustificare, come spiegare che, alla fine di tutta l'azione delle Nazioni Unite, Ciombé, cacciato dal Catanga, ritorna padrone e signore del Congo? Chi potrebbe negare il tristo ruolo che gli imperialisti fecero svolgere all'Organizzazione delle Nazioni Unite? Riassumendo: è stato messo in moto tutto un vistoso apparato per evitare la scissione del Katanga e oggi, il Katanga è al potere, le ricchezze del Congo in mano agli imperialisti... e le spese debbono essere pagate da degne nazioni. Un buon affare per i mercanti della guerra! […]

Chi sono gli autori? Paracadutisti belgi, trasportati da aerei nordamericani decollati da basi inglesi. Ci viene in mente che pochi anni or sono, ieri quasi, un piccolo paese d'Europa, lavoratore e civilizzato, il regno del Belgio, era invaso dalle orde hitleriane; la nostra coscienza era amareggiata dal sapere che questo popolo era massacrato dall'imperialismo tedesco e lo vedevamo con affetto. Ma quest'altra faccia della medaglia imperialista era sconosciuta ai più.

Forse sono figli di patrioti belgi, morti in difesa della libertà del proprio paese, quelli che assassinano a freddo migliaia di congolesi in nome della razza bianca così come essi furono soggetti al tallone tedesco perché la loro percentuale di sangue ariano non era abbastanza alta.

I nostri occhi liberi si aprono oggi su nuovi orizzonti e sono capaci di vedere quello che ieri la nostra condizione di schiavi coloniali ci impediva di osservare: cioè che la "civiltà occidentale" nasconde sotto la sua vistosa facciata una realtà di iene e di sciacalli.

Perché non possiamo chiamare diversamente quelli che sono andati a compiere azioni cosi "umanitarie" nel Congo. Animale carnivoro che si nutre di popoli inermi; ecco a che cosa riduce l'uomo l'imperialismo, questo è ciò che distingue il "bianco" imperiale.

Tutti gli uomini liberi del mondo debbono prepararsi a vendicare il crimine del Congo. Forse molti di quei soldati, trasformati in subumani dalla macchina imperialista, pensano in buona fede di difendere i diritti di una razza superiore; ma in questa Assemblea la maggioranza è costituita da popoli che hanno la pelle abbronzata da diversi soli, colorata da diversi pigmenti, e che hanno capito perfettamente che le differenze fra gli uomini non vengono dal colore della pelle, ma dal tipo di proprietà dei mezzi di produzione, dai rapporti di produzione. […]

 

 

Un piccolo commento: purtroppo il “doloroso caso del Congo”, non era allora e non è “unico nella storia del mondo moderno”. Ma ecco cosa diceva Guevara del disarmo nucleare. (a.m.)

 

 

[…]

Signor Presidente, uno dei temi fondamentali di questa Assemblea è il disarmo generale e completo. Esprimiamo il nostro accordo per quanto riguarda il disarmo generale e completo; propugniamo, inoltre, la distruzione totale delle bombe termonucleari e appoggiamo la proposta per la convocazione di una conferenza di tutti i paesi del mondo che realizzi queste aspirazioni dei popoli. Il nostro Primo Ministro ha ammonito, nel suo intervento davanti a questa Assemblea, che la corsa agli armamenti ha sempre condotto alla guerra. Vi sono nuove potenze atomiche nel mondo e le possibilità di uno scontro aumentano. Noi riteniamo che questa conferenza sia necessaria per arrivare alla totale distruzione delle armi termonucleari e, come prima misura, suggeriamo la proibizione totale degli esperimenti. Al tempo stesso, bisogna stabilire chiaramente l'obbligo per tutti i paesi di rispettare le attuali frontiere dei diversi stati; di non esercitare alcuna azione aggressiva, neppure con le armi convenzionali.

 

Nell'unirci alla voce di tutti i paesi del mondo che chiedono il disarmo generale e completo, la distruzione di tutto l'arsenale atomico, la cessazione assoluta della fabbricazione di nuove bombe termonucleari e degli esperimenti atomici di qualsiasi tipo, riteniamo necessario sottolineare che deve essere rispettata anche l'integrità territoriale delle nazioni e deve esser fermato il braccio armato dell'imperialismo che non è meno pericoloso per il fatto che impugna armi convenzionali. Coloro che hanno assassinato migliaia di cittadini congolesi inermi, non si sono serviti dell'arma atomica; sono state le armi convenzionali, impugnate dall'imperialismo, a provocare tanta morte.

Anche se la realizzazione delle misure qui auspicate renderebbe inutile dirlo, è bene precisare che noi non potremmo aderire a nessun patto regionale di denuclearizzazione finché gli Stati Uniti manterranno basi aggressive nel nostro stesso territorio, a Portorico, a Panama e in altri stati americani, nei quali essi ritengono loro diritto installare, senza alcuna restrizione, sia armi convenzionali che nucleari. Senza contare che le ultime risoluzioni dell'OEA [Organizzazione degli Stati Americani, NdR] contro il nostro paese, che potrebbe essere aggredito invocando il trattato di Rio, rendono necessario il possesso di tutti i mezzi difensivi a nostra disposizione. […]

 

 

Avevamo scelto questi due brani nel 2003, per la loro attualità, in un momento in cui di fronte ai preparativi della guerra imperialista per impossessarsi delle ricchezze non solo dell’Iraq ma di tutto il Vicino e Medio Oriente gran parte della sedicente sinistra trovava giusto firmare una grottesca proposta dello zelante paladino dell’imperialismo Pannella che proponeva l’esilio per Saddam Hussein (a che titolo? E perché non per Sharon, condannato da una corte israeliana per i massacri di Sabra e Shatila, e detentore di 400 armi atomiche?). Ci indignava anche che a una proposta ugualmente indecente di Eco e Bobbio, appoggiata dal direttore dell’Unità, lo stesso direttore di “Liberazione” aveva risposto che naturalmente “siamo tutti d’accordo” con la necessità di disarmare l’Iraq…

 

Guevara non sarebbe stato d’accordo. Lo segnaliamo soprattutto ai tanti che indossano le magliette con la sua icona, sventolano nelle manifestazioni le bandiere con il suo volto, ma non lo conoscono veramente. Ognuno ha il diritto di non condividere le idee di Guevara, ma chi lo ama deve conoscerlo e sapere cosa diceva di un mondo che non era così diverso da questo di oggi.

Tra l’altro, se conoscere le riflessioni del Che sull’URSS e i cosiddetti “paesi socialisti” non era facile, perché in gran parte era contenuta nei testi rimasti – non a caso – inediti fino al 2006 e ancora non tradotti in italiano (ma non tutti erano ignoti, il discorso al II seminario di Algeri del 1965 in cui accusava i “paesi socialisti” di complicità con l’imperialismo era noto dal 1965, pur essendo stato rimosso dai “nostalgici” del socialismo reale), il discorso di Guevara all’ONU è stato più volte pubblicato anche in Italia, a partire dalla raccolta in più volumi edita da Feltrinelli nel 1970.

(a.m.)

 

 

Oggi tocca all’Iran (28/9/2009)

 

Abbiamo chiarito più volte che non abbiamo nessuna simpatia per il regime iraniano, che seguiamo con attenzione e preoccupazione, senza schierarci automaticamente per una delle fazioni su cui le massime autorità di quel paese si sono divise, a volte profondamente.

Su un punto tuttavia sono unite: l’orgoglio nazionale, e la necessità di dotarsi di centrali nucleari. I vari collaboratori del Mossad che scrivono sui principali quotidiani “indipendenti” insistono sul fatto che un paese grande produttore di petrolio come l’Iran non dovrebbe avere bisogno di altre fonti di energia, ma in realtà l’isolamento e le distruzioni belliche rendono del tutto insufficienti le raffinerie, e di conseguenza sia la distribuzione di benzina ai cittadini, sia l’erogazione di energia elettrica: l’Iran oggi importa più del 40% del suo fabbisogno. Gli Stati Uniti lo sanno così bene che hanno minacciato di bloccare le forniture, ma non è facile: molti paesi hanno bisogno di vendere, di questi tempi, e per giunta c’è il rischio di una ritorsione iraniana sul greggio, che farebbe impennare di nuovo il prezzo mondiale. Comunque ora Chávez si è impegnato a fornire una raffineria, ma il problema rimane.

Personalmente sono contrario al nucleare pacifico non meno di quello a scopi militari. Ma concordo con il passo di Guevara che ho riproposto: chi decide se un paese può averlo o meno? Gli Stati Uniti? È incredibile, sono i protettori di Israele che ha oltre 200 testate, e di un Pakistan pericoloso e irresponsabile, che pure è diventato una potenza atomica e ha minacciato in ogni momento di tensione con l’India di ricorrere al suo arsenale nucleare. Che ci pensino sopra due volte dipende dal fatto che anche l’India (in cui in vari periodi hanno governato fanatici integralisti indù…) ha l’atomica.

Gli Stati Uniti, tra l’altro, avevano incoraggiato lo stesso Iran a dotarsi di centrali nucleari, al tempo dello Shah, criminale sanguinario e gendarme del Medio Oriente…

 

A chi si illude che oggi con Obama le cose sarebbero diverse (e non è solo il PD, purtroppo…) ricordiamo alcune cose.

Obama, come tutti i predecessori, mente: ad esempio quando si è presentato - con due vassalli al fianco - alla tribuna del G20 ha detto che gli Stati Uniti hanno scoperto il nuovo sito nucleare iraniano. Falso: è l’Iran che ne aveva comunicato l’esistenza all’Agenzia atomica (AIEA) di Vienna tre giorni prima.

Sul G20 ci sarebbe molto altro da dire: è ancora una volta una struttura arbitraria e autonominata, che viene spacciata per più democratica del G8 (ci vuole poco), e per giunta nasconde di fatto un G2, che dovrebbe facilitare l’intesa tra Stati Uniti e Cina.

Un solo giornale, “il Sole-24 ore”, pur ospitando un articolo di un opinionista presumibilmente israeliano, Moisés Naim, sulla necessità di stroncare in tempo l’Iran, fornisce invece nelle pagine interne una documentazione utile sul caso, riportando le dichiarazioni dei responsabili iraniani e confermando che sono stati loro segnalare l’esistenza del sito, e non gli Stati Uniti a “scoprirlo”. È vero che gli Stati Uniti nel comunicato ufficiale dicono che “la comunicazione all’AIEA è stata spedita dagli iraniani perché l’esistenza del sito segreto stava per essere scoperta”, ma è un argomento che ricorda quelli del lupo con l’agnello nella favola esopica.

Quanto al primo “sito segreto” iraniano di Natanz, un articolo dettagliato di Vittorio Da Rold sullo stesso quotidiano riporta un commento sintomatico del capo dell’Agenzia atomica iraniana: “Che tipo di segretezza c’era a Natanz, visto che i bus si fermavano a una fermata chiamata Atomic station?

Incredibile la pretesa di Obama: “L’Iran deve provare pienamente le sue intenzioni pacifiche”. Una frase che rivela che si processano le intenzioni…

 

Le illusioni riposte in Obama si basano sul fraintendimento del fatto – vero - che preferirebbe non essere trascinato da Israele in una guerra con l’Iran prima di aver trovato il modo per uscire dignitosamente da Afghanistan e Iraq, e di aver arginato i pericoli che si delineano all’orizzonte nel Pakistan. Preferirebbe, dico, ma non è facile che ce la faccia.

Il problema vero è la Palestina, su cui non ha mosso un dito, e anzi si è rimangiato il mezzo “penultimatum” sull’estensione delle colonie, limitandosi ad auspicarne un generico contenimento. L’umiliazione inflitta al fantoccio di Ramallah si pagherà cara in tutto il mondo arabo-islamico, ma come poteva essere diversamente, con uno staff presidenziale pieno di “amici incondizionati di Israele”, a partire da Hillary Clinton e dal capo di gabinetto Rahm Emanuel, finanziere disinvolto ma anche cittadino israeliano?

Obama è pressato dalla destra democratica non meno che dai repubblicani e sa che non ha margini per sganciarsi dall’Afghanistan. Il ritiro non era comunque nel suo programma, ma sarebbe stato auspicabile per ridurre un po’ le spese militari e portare avanti il progetto di riforma sanitaria (già dimezzata e svuotata sotto la pressione delle lobbies, che lo aggrediscono accusandolo perfino di voler imporre l’eutanasia ai vecchietti). Ma per giunta è prigioniero dello Stato di Israele, a cui gli Stati Uniti continuano a fornire armi terribili come le GBU-28, bombe da 15 tonnellate (anche nucleari) capaci di penetrare in profondità fino a 60 metri, oltre a ogni tipo di armamento, nonostante abbia al governo pazzi scatenati come Netanhiau o Liberman, che vagheggiano di ripetere in Iran l’impresa banditesca del bombardamento della centrale nucleare di Osirac in Iraq.

Oggi, pur avendo 500 aerei in grado di rifornirsi più volte in volo e sganciare terribili ordigni in molti paesi “canaglia”, tre sottomarini Dolphin a cui l’Egitto consente di sostare nei pressi di Suez, lo Stato di Israele sollecita per giunta un intervento USA “mirato contro anche una sola delle istallazioni nucleari” come “ammonimento alla dirigenza iraniana”! Non per fronteggiare un pericolo reale, quindi ma per dare una lezione, per un “avvertimento” rivolto all’Iran ma anche al resto del mondo…

Eppure tutta la nostra grande stampa ha continuato a definire un pericolo l’Iran e a presentare come mostruoso il discorso di Ahmadinejad all’ONU. Analogo trattamento è stato riservato a quello di Gheddafi, che si è permesso di ricordare le inadempienze e le colpe dell’ONU: il colonnello va bene per ingabbiare i migranti, ma guai se dice qualcosa di scomodo, è inammissibile…

Ma il caso di Ahmadinejad è più grave: i suoi discorsi vengono sempre travisati e deformati nella traduzione (a Tel Aviv deve esserci un ufficio apposito).

Per questo mi ha colpito un commento controcorrente di Sergio Romano sul “Corriere della sera”. Riferendosi alle lettere di due lettori (uno che avrebbe voluto impedire a certi personaggi di prendere la parola, l’altro che si consolava dicendo che comunque possiamo reagire andandocene), ha risposto in questo modo:

“Ogni discussione sulle parole di Ahmadinejad all’Onu dovrebbe cominciare dal testo del discorso. L’ho letto nella versione inglese e cerco di riassumerne, molto sommariamente, i punti essenziali.
Ahmadinejad ha esordito con alcune riflessioni sul monoteismo, sul ruolo storico dei grandi profeti (Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Maometto) per la redenzione dell’umanità, sull’importanza della fede e della spiritualità nelle relazioni internazionali. (...)

Ha detto che i maggiori pericoli, per l’umanità sono le armi di distruzione di massa e il terrorismo, fra cui in particolare il terrorismo di Stato.

Ha ricordato che Saddam, durante la guerra contro l’Iran, fu armato dall’Occidente e impiegò armi chimiche.

Ha affermato che Al Qaeda nacque dal sostegno degli Usa ad alcuni gruppi della resistenza antisovietica e che l’arsenale nucleare israeliano ha beneficiato della complicità americana.
Ha duramente descritto le vessazioni subite dai palestinesi nella loro terra. Ha sostenuto che alcuni Paesi cercano d’impedire ad altri il libero accesso alle tecnologie del progresso.
Ha rivendicato il carattere democratico dell’Iran: un Paese in cui, dopo la rivoluzione, «si è votato 27 volte».

Ha auspicato un maggiore impegno dell’Onu per il disarmo e ha chiesto all’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia atomica) di promuovere l’applicazione dell’art. IV del Trattato di non proliferazione sul libero accesso dei Paesi firmatari alle tecnologie nucleari.

Ha ripetuto che l’Iran non vuole armi nucleari, ma che potrebbe, se vi fosse costretto dalle circostanze, riconsiderare la sua politica.

Ha denunciato il «regime sionista di occupazione», ma non ha auspicato la distruzione di Israele e non ha negato la realtà del genocidio ebraico.

Ha dichiarato di essere pronto a negoziare.”

Sergio Romano ha poi detto:

“Alcune delle affermazioni di Ahmadinejad sono contestabili o grossolanamente esagerate. Ma altre sono vere (la benevolenza degli Usa per l’Iraq durante le guerra contro l’Iran) o, come quelle sui palestinesi, riflettono i sentimenti e le convinzioni della grande maggioranza del mondo musulmano. Le otto delegazioni che hanno abbandonato la sala (tra cui Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti) avrebbero fatto meglio ad ascoltarlo fino in fondo. Certe forme di diplomazia spettacolo (come l’interminabile discorso di Gheddafi all’Onu) sono infantili, demagogiche e, in ultima analisi, inutili.”

 

Anch’io trovo che “alcune delle affermazioni” di Sergio Romano in quest’ultima parte “sono contestabili”. Non capisco che c’entra col resto la lunghezza del discorso “interminabile” di Gheddafi, ad esempio, né so perché dava tanto fastidio.

Ma tra le righe compare un particolare malizioso, che ho apprezzato molto: tutti i giornali, compreso il suo “Corriere della sera”, avevano detto che la quasi totalità delle delegazioni presenti avevano lasciato la sala: Romano ci dice che erano invece solo 8 (su 192 membri delle Nazioni Unite)! Così viene fuori come si orienta l’opinione pubblica per far “respingere il mostro di turno”, e rendere accettabile una nuova fase della guerra infinita…

(29/9/2009)

 

 

 

Questa noterella va letta tenendo conto degli altri articoli più sistematici sull’Afghanistan e sull’Iraq postati sul sito di recente e quindi ancora visibili nella colonnina di sinistra, o rintracciabili con il dispositivo cerca articolo o cerca testo.

 



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