Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La società siriana mobilitata

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Attivismo civile: la società siriana interamente mobilitata


Ilham Al Issa
25 9 2012


Il confronto militare che appare sulle prime pagine dei media internazionali, lascia nell’ombra l'ampiezza della mobilitazione civile, compreso quella senza la quale la resistenza armata contro la dittatura sarebbe impossibile. È quindi importante descrivere questo tipo di resistenza per farla conoscere fuori dalla Siria. Dopo un anno e mezzo di rivolta contro il regime dittatoriale del clan di Assad, l'attivismo civile in Siria ha dovuto adattarsi alle varie forme di repressione, all'evoluzione della situazione sul posto e l'urgenza. Si è specializzato anche in una distribuzione dei compiti più accurata tra gli attivisti sempre più numerosi e diversi: uomini e donne, di tutte le origini sociali e religiose, nonostante i rischi che si corrono.

Nel cosiddetto terreno umanitario, l'attività principale è attualmente ospitare famiglie o persone in pericolo. La maggior parte di queste sono fuggite dalla repressione o dalle zone di combattimento. Per loro bisogna affittare appartamenti o trovare famiglie d'accoglienza, nutrire le famiglie, assicurare abbigliamento, luoghi per i bambini e alimenti per neonati..

A Damasco e nella sua regione, coloro che avevano una carta d'identità che indicava Homs come luogo di origine, avevano diritto ad un cesto di alimenti quotidiano della Mezzaluna Rossa, fino a pochi mesi fa. Ora, dal momento che il regime ha designato alcune associazioni per farsi carico di questa distribuzione, le famiglie non osano farsi avanti per ottenere l’aiuto che è concesso loro e le ceste vengono distribuite a cattive persone... In effetti, abbiamo il sospetto che queste associazioni siano infiltrate dai servizi segreti del regime. Una rete parallela, nata dalla rivoluzione, si incarica quindi di finanziare, preparare e distribuire altri cesti di cibo alle persone effettivamente sfollate da Homs che ne hanno bisogno.
L'attivismo militante e politico continua ad essere il terreno più segreto e pericoloso. Gruppi clandestini si sono formati e hanno messo in piedi sistemi di comunicazione per passarsi segnali attraverso internet, indicando  gli appuntamenti delle manifestazioni "volanti". Queste dimostrazioni pacifiche hanno luogo ancora ogni giorno nella maggior parte dei quartieri e delle periferie, nonostante la repressione. Si sviluppano nel più assoluto segreto, di sorpresa e molto rapidamente. Il tempo necessario per filmare gli slogan, portare il messaggio al quartiere, ma anche alla rete e mantenere attiva la mobilitazione.

Altre persone producono volantini o giornali, li stampano e distribuiscono. A volte i giornali sono prodotti in maniera semplice da iniziative individuali..., altri sono pubblicati da gruppi che si sono organizzati e fanno apparizioni più o meno regolari. Decine di titoli circolano attualmente nella regione di Damasco. Tutti trattano, esclusivamente, della rivoluzione e della situazione del quartiere, della città o della regione. Non sono, per la maggior parte, legati a nessun partito o organizzazione, ma sono la emanazione di semplici cittadini e cittadine impegnati nella  protesta e desiderosi di esprimersi dopo quaranta anni di silenzio forzato.
La distribuzione viene effettuata di notte o durante il giorno a seconda che si tratti di quartieri tranquilli o strettamente controllati, seguendo stratagemmi ogni volta più ingegnosi per non destare sospetti. Le donne svolgono ovviamente un ruolo molto importante in tutti i movimenti, in quanto godono di un margine di manovra maggiore rispetto agli uomini. Ora, però, ci sono posti di blocco dell'esercito dedicati esclusivamente all’ arresto di donne e alla loro approfondita perquisizione, come ultimamente a Qudsaya, alla periferia di Damasco.
Alcuni attivisti si sono specializzati nei media. Cercano di fare il lavoro dei giornalisti stranieri o indipendenti che non hanno accesso sul campo, dal momento che gli è vietato il soggiorno dal regime. Giornalisti cittadini, o semplici videoamatori, ogni quartiere ha un certo numero di loro, ma pochi sono quelli che coprono diversi quartieri. In effetti, gli spostamenti con materiali, anche di piccole dimensioni, sono estremamente rischiosi. L'esercito e le forze dell’ordine perseguitano ogni persona suscettibile di far uscire informazioni fuori dal Paese. Pertanto coloro che si spostano da un quartiere all'altro si mettono particolarmente in pericolo e mettono in pericolo le persone che filmano.

Peraltro, ogni brigata dell’ESL (esercito di liberazione siriano) ha al suo interno diversi membri che si dedicano esclusivamente all'informazione e alla comunicazione. Essi hanno come unica arma la loro fotocamera.

Di conseguenza, una vasta rete di militanti, uomini e donne, ha il compito di fornire materiale di comunicazione semplice e leggero per questi attivisti dell’informazione, siano nei quartieri  o all'interno di una brigata dell’ESL: macchina fotografica, computer, telefoni, ... etc. Questi equipaggiamenti, non sofisticati, vengono acquistati dagli attivisti in Siria grazie alle donazioni; la scarsa vita economica ancora esistente, continua a funzionare così grazie alla rivoluzione e alle sue esigenze!
In queste condizioni, il confine tra la resistenza armata e l'attivismo civile è sottile.
Molto spesso, l'ESL è l'erede dei Tansiquiyat (coordinatori locali che organizzavano la protesta pacifica, ancora attivo in alcuni quartieri). Come in Mazzeh ( a sud-ovest di Damasco) la coordinazione rimaneva segreta e organizzava le grandi manifestazioni del 2011 nel grande quartiere di Damasco, senza che nessuno sapesse chi la componeva. Quando i suoi membri decisero di prendere le armi, si presentarono mascherati, armati.. ma vennero riconosciuti da alcuni e caddero vittime di tradimenti. La maggior parte di loro sono morti, uccisi o torturati dai servizi del regime.

È così che una parte di attivismo civile si è rivolto verso il sostegno alla resistenza armata. Aiutare  il movimento dei combattenti, diffondere i loro messaggi e soprattutto realizzare il rapporto con gli operatori del servizio medico per determinare, tra le altre cose, dove inviare i feriti, in quali ospedali,  dove e come creare cliniche clandestine, da che parte andare per evitare i controlli dell'esercito regolare, etc. sapendo che i feriti civili sono generalmente arrestati, o addirittura uccisi, una volta scoperti dalle forze di sicurezza.
Dal momento in cui il nome di un attivista viene conosciuto dai servizi del regime, non può più spostarsi e deve quindi vivere nascosto, clandestino. È per questo motivo che gli attivisti civili spesso decidono di prendere le armi e unirsi all’ESL, perché una volta identificati dalle forze di sicurezza, rischiano le peggiori torture e spesso la morte. Non hanno quindi altra scelta se non quella delle armi per continuare ad agire per la rivoluzione.
Le famiglie di sfollati all'interno del paese hanno pochissimi uomini: o sono nel ESL, o sono fuggiti. Quelli che restano con le loro famiglie devono vivere nascosti la maggior parte del tempo. Molto pochi lavorano e possono sfamare famiglie numerose,  famiglie estese. Altri non hanno fonti di reddito e, alla fine,  si dedicano esclusivamente al sostegno civile all’ESL.
Il campo medico è quello in cui gli attivisti sono più esposti ai pericoli immediati, in quanto la sua attività è essenzialmente legata alle zone di repressione o di combattimenti e all'evacuazione dei feriti. E tra questi si conta il più alto numero di morti e feriti.

Le donazioni per assistenza medica provengono principalmente da ONG internazionali che inviano denaro clandestinamente o talvolta ufficialmente attraverso certe complicità. In effetti è difficile impedire ad un ospedale di essere solidale con la popolazione: anche negli ospedali pubblici, il personale lavora in parallelo, clandestinamente, per curare i feriti.
Così ci sono pazienti in cura presso le strutture statali o private, a titolo gratuito, che si tratti di ferite dirette o di malattie croniche di persone sfollate, etc.
Prima della rivoluzione, il sistema sanitario in Siria era gratuito per tutti, ma era impantanato nella corruzione, il sistema aveva terribili fallimenti in termini di prestazioni. Oggi è diventato davvero gratuito per la popolazione che soffre, anche se di nascosto e con rischio della classe medica, vigilata da vicino da un apparato repressivo che non retrocede davanti a niente.
Infatti il regime, a Homs, non ha esitato a entrare in ospedali, ad uccidere malati e feriti, ad arrestare o uccidere i medici, torturare i feriti, ecc... La politica del terrore in tutte le sue forme, non ha fatto altro che incoraggiare le persone ad essere ancora più coinvolte nella resistenza.
I problemi più importanti riguardano gli spostamenti, qualunque siano i livelli o i campi dell’attivismo civile in Siria. I controlli di sicurezza eretti dal regime si muovono intensamente in determinate zone o regioni. Gran parte dell'energia di tutti è dedicata ad evitare questi controlli, localizzandoli in modo da poter evitarli o superarli in condizioni meno pericolose. La diversità di origine degli attivisti crea la possibilità di una gamma piuttosto ampia di azioni, senza per questo essere in grado di evitare la più implacabile repressione quando si abbatte. Per quanto riguarda la comunicazione tra i gruppi e il coordinamento delle operazioni, è casuale a seconda delle connessioni tramite internet. Ma continua ad essere possibile.

In ogni caso, tutte queste attività sono finanziate principalmente da donazioni provenienti dall'interno o dall'esterno della diaspora siriana. Le classi medie non hanno più da donare dopo un anno e mezzo di "rallentamento" dell'attività economica. Ora sono frazioni delle classi superiori quelle che si mobilitano: commercianti, importanti uomini d'affari, grandi aziende agricole. Ad esempio, recentemente, si è assistito alla donazione della totalità della produzione di un’intera stagione di una grande azienda agricola. Così molte produzioni locali abbandonano il mercato per percorrere un circuito parallelo, clandestino e gratuito. La metà della produzione di una fabbrica di abbigliamento entra ora in questo circuito. La mobilitazione è in questo caso verticale: i datori di lavoro e dei lavoratori sono coinvolti; l’azienda  si dedica quindi interamente alla rivoluzione.
L'attivismo civile dipende dalle donazioni di tutti per sopravvivere e continuare la sua lotta per una Siria libera e democratica. Fa fronte ad un apparato repressivo spietato. Uomini e le donne cadono ogni giorno cercando di agire con mezzi spesso molto modesti. Il popolo siriano sopporta, nonostante l'orrore, ma ha bisogno di solidarietà internazionale per continuare la sua lotta e sopravvivere: una solidarietà morale e politica, ma anche materiale, finanziaria e medica.

Ilham Al Issa è un giovane attivista della regione di Damasco.

L’articolo è apparso sul sito svizzero http://alencontre.org/laune/activisme-civil-la-societe-syrienne-mobilisee-dans-son-ensemble.html, che ha seguito particolarmente la rivoluzione siriana e ha numerosi collaboratori nel paese, ed è stato ripreso da Vientosur, da cui è stato tradotto da Sarah Mancini.



Tags: Siria  Assad  rivoluzione  

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