Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> Documenti sul "caso Bellavita"

Documenti sul "caso Bellavita"

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Sul “caso Bellavita”

1) La lettera di Sergio Bellavita

Molti compagni sono davvero increduli rispetto a quanto accaduto intorno alla mia "dimissione" dalla segreteria. Non si capacitano che Landini, unanimemente riconosciuto come difensore dei diritti dei lavoratori e della democrazia stessa, possa rimuovere dalla segreteria un compagno per dissenso. Eppure è così. Non c'è nessun altra ragione che ha spinto, per la prima volta nella storia dei metalmeccanici, un segretario Fiom a rimuovere un componente di segreteria. Con questo atto autoritario Landini e Airaudo rompono la maggioranza congressuale degli ultimi 3 congressi estromettendo la rete 28 aprile.
Il dissenso. Di cosa sono accusato? Tralascio le vergognose, false e pretestuose ricostruzioni che vogliono il sottoscritto impegnato a organizzare contestazioni a Landini. Così come è francamente assurdo dover rispondere alle menzogne che descrivono il sottoscritto d'accordo nelle segreterie e contrario nei comitati centrali... Delle due l'una: o mi sono opposto troppo o troppo poco. La macchina del fango ha lavorato alacremente per screditare le ragioni che ho sostenuto attraverso il discredito del singolo, la denuncia dell'untore. C'e' una vecchia e poco nobile tradizione in questo senso.
Tralasciando tutto ciò, l'accusa che mi viene mossa è riferita alla presunta scelta di rompere con la linea maggioritaria e di aver scelto, in un'ottica Cgil, di ricostruire l'opposizione in tutte le categorie della confederazione.
Tutto ciò è facilmente smontabile. E' evidente a tutti che la Fiom ha dismesso l'opposizione sociale. Ha dismesso l'alterità e l'opposizione alla paurosa deriva della Cgil con conseguenze nefaste, sconfitta su art.18 e pensioni.
Dopo il 16 ottobre 2010 la Fiom poteva svolgere uno straordinario ruolo di catalizzatore di un vasto movimento contro le politiche del governo e contro Marchionne. Ciò avrebbe portato probabilmente la Fiom allo scontro frontale con la Cgil. Landini e Airaudo hanno deciso di non farlo. Cosi la lotta Fiom si è mantenuta alta sul terreno mediatico, forte di un consenso e di una domanda sociale straordinaria,ma è via via scemata nelle pratiche concrete, nella politica contrattuale. Da qui una gestione della vertenza per il contratto tutta piegata al tentativo di cercare uno spiraglio per la riaffermazione della titolarità Fiom più che orientata a costruire conflitto in rapporto con i lavoratori.
Cosi come nella vertenza Fiat, dopo la chiusura con sbagliati accordi sindacali di due stabilimenti al sud, Termini Imerese e Irisbus e la pesante vicenda ex Bertone, resta forte lo scontro sul terreno dei diritti sindacali e delle agibilità Fiom e sempre più evanescente la battaglia contro il modello autoritario e schiavistico di Marchionne. In tutto questo considero profondamente sbagliato e incoerente con le battaglie di questi anni, con il valore che diamo al contratto nazionale, considerare l'accordo del 28 giugno come argine agli accordi separati, come riferimento per la democrazia sindacale. Proprio l'accordo che ha accolto le deroghe al contratto, che ha cancellato ruolo e funzioni del contratto nazionale.
Io non ho cambiato idea. Continuo a rivendicare la Fiom del congresso di Livorno e Montesilvano. Rivendico la Fiom che discute, che cerca, con la fatica che la democrazia richiede, di lavorare sempre all'unità della categoria e della stessa con i lavoratori. La Fiom che parlando il linguaggio semplice e radicale dei bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici li conquistava alla lotta, dimostrando, in tanto lerciume della politica, che si può coniugare dire e fare.
Prendo atto che questo non è più l'orientamento maggioritario in Fiom. C'e' una svolta, profonda dei gruppi dirigenti. Per queste ragioni il dissenso è particolarmente avversato.
Ho atteso mesi prima di denunciare pubblicamente quanto avviene in Fiom. L'ho fatto per non ledere l'immagine della Fiom, per il bene dei lavoratori.
Oggi, con la rottura netta che Landini e Airaudo hanno deciso, credo tempo fa, è necessario organizzare tutti coloro che vogliono salvare la lunga stagione della Fiom. Organizzare coloro, e sono tanti, che vogliono continuare a lottare.
Per mesi ho denunciato negli organismi preposti la gestione scarsamente democratica dell'organizzazione. Ho denunciato le scarse, scarsissime segreterie e quindi l'impossibilità di poter discutere collettivamente almeno le grandi scelte, su Fiat, contratto ecc. Cosi come ho contestato il perenne ricorso al voto di fiducia al segretario nelle discussioni al comitato centrale. Sono stato impossibilitato a esercitare il ruolo a cui il comitato centrale mi aveva chiamato, dalla partecipazione ai direttivi provinciali, agli attivi dei delegati. Persino gli ordini del giorno conclusivi li potevo leggere solo pochi minuti prima del voto.
Queste sono in sintesi le gravissime colpe che hanno indotto Landini e Airaudo a dimettermi. Oggi ripartiamo, con chi ci sta, a organizzare l'opposizione alla svolta, al rientro nei ranghi della Fiom. Ripartiamo con i tanti e le tante che non vogliono chinare il capo e vogliono lottare contro Monti,Marchionne,Squinzi. E che hanno il diritto e il bisogno di un sindacato democratico, combattivo e di classe. Prossimo appuntamento il 27 ottobre con il "no monti day"

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2) Alcune delle lettere di solidarietà

     

Venerdì 05 Ottobre 2012 19:05

2,1) Con Sergio siamo tutti fuori dalla segreteria nazionale! (...)

Rete resistenze Operaie (Bergamo)

Siamo totalmente in disaccordo per l'espulsione del compagno Sergio Bellavita dalla segreteria della Fiom nazionale. Sergio è stato rimosso dal suo incarico perché ha espresso un legittimo dissenso, peraltro largamente condiviso da molti delegati e delegate.
Questo atto rappresenta una svolta autoritaria profonda dei gruppi dirigenti, pari a quella che ha portato il segretario di Bergamo a luglio a decidere l'epurazione della nostra compagna Eliana Como, cacciata dall'apparato senza alcuna altra motivazione se non l'appartenenza alla nostra area.
Non è questa la nostra Fiom! Questi gruppi dirigenti non hanno il diritto di cancellare anni di storia sindacale, imponendo il loro autoritarismo e la loro presunta idea di democrazia. La Fiom non è di proprietà esclusiva di un segretario generale o di quell'altro. La Fiom appartiene a tutti noi. La rimozione di Sergio dalla segreteria è un atto grave che ci riguarda tutti perché riguarda la possibilità reale di esprimere il proprio dissenso all'interno dell'organizzazione.

Con Sergio è come se uscissimo tutti dalla segreteria nazionale!

A lui esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro appoggio, anche per le accuse false e pretestuose che gli sono state mosse. Soprattutto, ringraziamo Sergio per non aver ceduto al timore di perdere un posto di responsabilità, pur di portare avanti con coraggio e dignità le sue e le nostre ragioni.

I compagni e le compagne della Rete Resistenze Operaie in Fiom a Bergamo

 

2,2) Un comunicato di Sinistra Critica di Bologna

Riteniamo" l'espulsione" del compagno Bellavita dalla Segreteria Nazionale della Fiom, un atto inaccettabile.Considerare incompatibile il dissenso dalla linea del segretario è un segnale decisamente preoccupante e che ci riporta in un tempo antico, certo non nobile, dove per queste ragioni si vincevano viaggi in territori molto freddi.
Ed ancora più preoccupante e' il fatto che la scelta venga presa dalla Fiom,organizzazione che ha fatto della battaglia sui diritti e sulla democrazia, una delle sue bandiere.Il dissenso, la discussione anche aspra, le differenze sono strumenti di crescita, di elaborazione collettiva e non occasione di punizioni.Per questa ragione, come compagni e compagne di SC, esprimiamo stima e solidarietà sindacale e umana a Sergio e ribadiamo la necessità di ricostruire un sindacato di classe, conflittuale, che metta al centro della propria azione la costruzione di un'altra idea di società.Una società dove sia possibile potere dire  no,non sono d'accordo.

---------   SINISTRA CRITICA BOLOGNA --

 

 

       
         

2,3) Sulla vicenda di Bellavita

5 Ottobre 2012

Lettera di SalvaTore Rossi (...)

Ho letto con grande attenzione la lettera che Sergio Bellavita, ex Segretario FIOM Nazionale, ha scritto in relazione alle vere ragioni per cui sarebbe stato dimesso.

Non sono mai stato vicinissimo alle posizioni politico sindacali di Bellavita, nemmeno quando ero in FIOM, dal punto di vista ideale ero e sono più attratto dalle persone di Landini e di Airaudo, non nascondo che hanno sempre esercitato su di me una attrattiva e generato una appartenenza.

Però, le questioni che solleva Bellavita nella sua lettera, non possono essere declassificate o derubricate come semplici scaramucce interne. Sollevano interrogativi che devono ricevere risposte chiare ed inequivoche da parte del Segretario Nazionale della FIOM Maurizio Landini. Devono, perché qui si tratta degli elementi basilari su cui si fonda una qualsiasi organizzazione che professa e propugna la difesa degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, incardinata profondamente con la loro condizione di cittadine e cittadini, certamente non destinatari di privilegi e di condizioni particolarmente favorevoli, anzi.

Mi pare che Bellavita sollevi prioritariamente la questione del diritto di cittadinanza al dissenso, non è una questione da poco. Qualsiasi associazione umana, per essere feconda e proficua non può prescindere dall’accoglimento e dalla valorizzazione delle posizioni differenti dalla corrente generale.
Quante volte i grandi cambiamenti hanno preso avvio da posizioni di nicchia, dalla testardaggine di chi, pur conscio di rappresentare una minoranza e di incarnare una solitudine a volte lacerante, ha continuato a credere nelle proprie idee e a tentare con ogni mezzo lecito e democratico di testimoniarle.
E quante volte queste idee sono risultate decisive perché la parte numericamente maggioritaria, ha saputo intelligentemente ascoltare, accogliere e valorizzarne i contributi. Senza presunzione, senza autoritarismi inutili e dannosi, ma solo perché consapevoli che da ciascuno può arrivare un contributo prezioso e perché sufficientemente umili da non ritenere inappellabile il proprio pensiero.

Se questo circolo virtuoso si guasta è un guaio, si diventa autoreferenziali e si procede come treni su binari che sono già morti e si imbarcano soltanto i passeggeri che vanno nella stessa direzione del macchinista.
E’ la fine non solo della democrazia e l’anticamera dell’autoritarismo, anche di quello che si presenta non cruento e apparentemente dolce, è la sconfitta conclamata dello spirito, individuale prima e collettivo poi, che sostiene e corrobora i pensieri e le azioni delle donne e degli uomini che liberamente hanno deciso di mettere a disposizione di tutti il proprio impegno e le proprie capacità.
E’ la fine della libera, bella e gratuita iniziativa personale che confluisce, per mille rivoli, nell’iniziativa collettiva che genera cambiamenti.
E’ la fine del fine ultimo dell’esistenza di ciascuno di noi, essere inseriti ciascuno nel proprio contesto e in grado di contribuire alla sua evoluzione.

Mi ritrovo in diverse considerazioni che Bellavita fa nella sua lettera, particolarmente in quelle più propriamente sindacali, ma non mi interessa affrontarle ora e qui. Però esistono, eccome se esistono, e prima o poi dovranno essere affrontate e coltivo la speranza che la maggioranza intelligente, che spero sappia umilmente ascoltare le tantissime voci di dissenso che emergono anche nella nostra Organizzazione, riesca a proporre percorsi di inclusione credibili, affidabili ed efficaci.

Insieme e solo insieme potremo continuare a contribuire alla crescita vicendevole e globale, i procedimenti di esclusione, i tentativi di anestetizzazione delle coscienze meno omologate, sono solo dannosi. Per tutti e per ciascuno.

      Tore Rossi – Lecco, 5 ottobre 2012

 

     3)   Una spiegazione plausibile, in un’intervista di Luca Telese

Lo strappo di Airaudo: «Landini è un Lula, il lavoro torni in Parlamento»
di Luca Telese [articolo pubblicato su "Pubblico" il 5.10.2012]

«In fondo è semplice: nel prossimo Parlamento (...) dobbiamo riportare il lavoro e i diritti». Dai giorni della festa di Vasto, l’idea del cosiddetto «Partito della Fiom», che tanti commentatori aveva fatto indispettire, è ormai diventata una realtà. Dirigenti di primo piano del centrosinistra - da Tonino Di Pietro, a Paolo Ferrero, a Oliviero Diliberto - invocano il nome di Maurizio Landini come un uomo della provvidenza. Il leader dell’Idv ha inventato la locuzione «Italia dei lavori» per indicare che il suo partito cerca un rapporto strutturale con gli uomini del sindacato più antico d’Italia. Tutti chiedono a Landini di candidarsi. In questa intervista il numero due della Fiom Giorgio Airaudo abbandona le ultime riserve.
Non si chiede più «Se». Spiega piuttosto «Come», «Perché », e a quali condizioni il suo sindacato vuole partecipare alle politiche.


Airaudo, ha visto che tutti vi vogliono in campo, a sinistra?
Chiarisco per l’ennesima volta una cosa: la Fiom era e resta un sindacato che fa il suo mestiere: non chiudiamo sedi e battenti, però...
Ecco, però cosa?
Però è ormai chiaro che dobbiamo portare le battaglie del lavoro dentro la campagna elettorale. Bisogna organizzare una coalizione del lavoro che possa esprimersi nelle prossime elezioni.
Meno male che la Fiom non fa politica!
Non la Fiom. Stiamo parlando di una presenza di uomini e donne che vengono dal sindacato, e che abbandonano i loro ruoli nel sindacato se e quando si candidano...
Quindi vediamo se ho capito: chi si candida esce dalla Fiom, ma i vostri uomini portano le idee della Fiom nel dibattito delle politiche... E’ una bomba atomica!
Solo se qualcuno ha strane idee su di noi, se ci immagina come dei cosacchi.
Insomma, la notizia c’è tutta.

Ma scusa, quando si è candidato, dimettendosi, Giorgio Benvenuto, qualcuno si è stupito? Quando Franco Marini è diventato prima leader del Ppi, e poi parlamentare e presidente del Senato, qualcuno si è indignato? Ci sono state rimostranze per Carniti nei Cristiano sociali prima e nel Pd poi? Per Pizzinato nel Pds? Per Cofferati sindaco? Per D’Antoni prima con Andreotti e poi, pure lui, nel Pd?
Beh, a fare l’avvocato del diavolo, questi erano percorsi personali...
Meglio per noi, quindi! Noi non stiamo parlando di carriere personali, ma di una comunità che si propone di riportare in Parlamento i temi cruciali del lavoro e dei diritti. Sarebbero grave se non fossero candidati perché sostengono queste idee.
Quali idee, per esempio?
Quella che la riforma previdenziale della Fornero ha creato ingiustizie e sperequazioni inaccettabili, per esempio. Quella che bisogna tutelare i lavoratori giovani e precari, che spesso vengono messi in contrapposizione ai cosiddetti garantiti....
Quindi nessun imbarazzo quando arriveranno le reazioni?
Quale sarebbe la loro colpa? Nel tempo in cui nelle assemblee elettive impazzano i Batman, le Catwoman, i Superman, le veline che sfilano smutandate (ma con l’indennità!) e le festeggiatrici del letame, sarebbe assai curioso che dei lavoratori fossero considerati come bestie rare, o peggio ancora dei panda, come è successo - senza colpe sue - al sopravvissuto della Thyssen, Boccuzzi.
Vorrei che lei mi facesse esempi e nomi.
Quanti ne vuole: penso a lavoratori-simbolo come Lamorte, Barozzino e Pignatelli, i tre licenziati di Melfi che non sono mai stati riammessi in azienda, malgrado le sentenze. Sono la prova che i diritti non sono uguali per tutti in questo paese...
Oppure?
Penso a uno degli operai di Termini Imerese, che potrebbe seguire la più grave dismissione italiana senza dover rincorrere i parlamentari.... Credo che serva una deputato dell’Ilva. Ma anche dei buoni giuristi...
Mi dica un altro profilo...
Una delle donne-coraggio di Pomigliano, rimaste senza stipendio con i figli a carico. Magari servirebbe uno della Bertone, che se ci fosse davvero la concorrenza di cui i tecnici parlano starebbe ancora lavorando per la Bmw, come 3 anni fa, senza essere cassintegrato Fiat.

Volete auto-rappresentarvi?
Visto che in Parlamento nessuno rappresenta più il lavoro che ci sarebbe di male? Io spero che nelle primarie irrompano i temi del lavoro e della necessità di salvare l’industria in questo paese.
Ma chi tifate, Bersani?
Dice Di Pietro a Pubblico che ci sono tanti Bersani: io ne vedo due. Il primo dice che vanno corrette le leggi della Fornero, il secondo le ha votate. Il primo va bene, il secondo no.

E Renzi?
Renzi vedo che si arrabbia molto sulle regole del Pd dicendo che lo danneggiano. Quando Marchionne ha violato le regole del diritto contro gli operai, non lo abbiamo visto scendere incampo per difenderle. Si deve essere spaesato. Stava dalla parte sbagliata.
Allora confessa, farai campagna per Vendola. Aspetto di vedere anche lui che dice su questi temi. Non firmiamo cambiali a nessuno.

 Potreste candidare anche uno dei vostri? ( Ride) E perché no? A noi interessano i contenuti e le scelte, mica le carriere.

Ma Landini potrebbe candidarsi, come chiedono molti?
Io credo che lui, in potenza, sia il Lula italiano. Capisco che oggi, dato il suo ruolo, si ponga il problema di tutelare l’autonomia della Fiom, ma in campo ci starebbe molto bene.... Oddìo....
Voi vi appassionate alle figurine: ma quello di cui parlo non è un problema di carriere private: è il modo che dobbiamo trovare per difendere una storia collettiva. nel tempo in cui tutti i poteri forti si difendono, e la società civile è abbandonata e sotto assedio.
Pubblico giornale - 05.10.12

 



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