Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Sutherland: bilanci di una vittoria difficile

Sutherland: bilanci di una vittoria difficile

E-mail Stampa PDF

La vittoria di Chávez : preoccupazioni, radicalità, conciliazione moderata

di  Manuel Sutherland*

Avevo inserito subito questo articolo in lingua originale, all’interno di una selezioni di commenti intitolata La victoria de Chávez: preocupaciones. È stato visto da un discreto numero di visitatori del sito, ma ora è stato tradotto dalla redazione di „Solidarietà“ del Ticino, ed è quindi a disposizione anche di non conosce lo spagnolo. Non è mai troppo, dei problemi del Venezuela dovremo occuparcene ancora… (a.m. 18/10/12)

 

 

Il presidente rieletto della Repubblica bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez, ha vinto la sua 14a elezione. Domenica 7 ottobre ha ottenuto un solido 55% (7.936.061 voti) battendo l'imprenditore milionario di 40 anni, Henrique Capriles, che ha ottenuto  il 44,39% (6.426.288 voti).

La vittoria è stata accolta con emozione da diversi presidenti dell'America Latina che l’hanno commentata in diversi ambiti sociali. Il trionfo del chavismo è considerato un rafforzamento delle prospettive latino-americane anti-neoliberali e progressiste. Eppure noi ci poniamo due questioni: gli indici di popolarità sono aumentati o diminuiti? Cosa succederà in futuro?

 

Una vittoria con meno voti di sei anni fa

Mentre il chavismo dichiara la sua soddisfazione, nascono profonde preoccupazioni su ciò che ha causato la diminuzione di voti a favore  del presidente Chávez. Ripercorrendo all’indietro il tempo, ci imbattiamo  nel  momento di maggior successo del chavismo, quel 2006 nel quale vinse l'elezione con il 63% dei suffragi (7.309.080) contro il 37% del candidato di opposizione, Manuel Rosales, che aveva ottenuto solo 4.292.466 voti. Pur calcolando che manca ancora il 4% dei registri elettorali, il calo elettorale dello chavismo è notevole. In termini relativi, ha perso circa il 9% rispetto al risultato precedente. In termini assoluti, ha ottenuto tuttavia 400'000 voti in più. Bisogna però ricordare che il Registro elettorale nazionale (RNE) del 2012 conta 18.903.937 elettori; più di 3 milioni di nuovi elettori sono entrati nel RNE e l'astensione è stata minore del 2006. Il voto chavista è quindi aumentato di poco. Se confrontiamo il 63% ottenuto nel 2006 e il  55% attuale si può affermare che il chavismo ha perso circa 1,5 milioni di voti. Un dato significativo, considerando il potenziamento dei piani sociali che ha assorbito milioni e milioni, degli aiuti sociali ai più bisognosi e dei vari programmi di assistenza sociale.

Tutto questo  mette in evidenza un logoramento, anche tenendo in considerazione il fatto che  il chavismo ha promosso una campagna elettorale enorme ed ha accelerato una serie di decisioni e di programmi sociali imponenti con il chiaro intento di ottenere una più forte adesione sociale. In questo senso, il chavismo ha rilanciato un ambizioso piano di costruzione di alloggi che ha potuto contare su un grande "aiuto internazionale", perché realizzato da transnazionali cinesi, russe, iraniane, ecc. La maggioranza dei chavisti nelle direzioni intermedie era ottimista, prevedeva di ottenere dai 9,5 ai 10 milioni di suffragi – lo stesso  Chávez prevedeva questi risultati. La realtà li ha molto colpiti, anche se Chávez, nel suo discorso dal Balcone del popolo h affermato: «E' stata una vittoria perfetta su tutta la linea»: ma le attese erano ben altre.

 

Capriles Radonski, colui che ha vinto pur perdendo

Alcuni mesi fa, per una rivista argentina – El Aromo – ho pubblicato un articolo che spiegava le origini e l'evoluzione politica di Radonski. Vi si sottolineava il talento repressivo e il credo fascista di Radonski, che nell'aprile 2002 è stato uno dei protagonisti dell'attacco all'ambasciata di Cuba nel Venezuela, avvenuta  durante il tentato colpo di stato contro Chávez, del quale fu protagonista, a fianco del suo attuale compare, candidato al posto di vice presidente, Leopoldo Lopez. A quell’epoca manifestavano atteggiamenti infami e persecutori contro chavisti conosciuti. L'intensità di quell'odio richiamava quello della notte dei lunghi coltelli, versione caraibica. Il desiderio assurdo di Radonski di scavalcare il muro dell'ambasciata cubana per perquisirla e controllare se vi fossero rifugiati i chavisti, lo ha portato in prigione per qualche mese.

Ma la memoria della destra venezuelana è corta e questo personaggio ha potuto vincere  agevolmente le elezioni interne alla Mesa de la Unidad (MUD – coalizione di circa 26 organizzazioni). Con una campagna molto intensa Capriles ha potuto guadagnare l'elettorato giovane antichavista, un settore in grande crescita. Bisogna tenere in considerazione il grande ruolo dei giovani nella campagna di Capriles. Tutti i centri di controllo dei risultati erano coordinati da studenti universitari. Cosa impossibile per l'ex candidato del MUD, Manuel Rosales. Non è difficile pensare che l'aumento dei voti a suo favore sia dovuto ai giovani iscritti di recente al REP (Registro elettorale venezuelano). Radonski ha proposto idee di riconciliazione – poco credibili se confrontate con ciò che ha fatto – ed ha ottenuto un certo successo elettorale inatteso, partendo dall'idea dell’impossibilità di battere il chavismo fortemente consolidato e con un forte  ascendente popolare. Diciamo questo perché i voti del blocco anti-Chávez sono passati da 4,3 milioni a 6,5. Una crescita relativa di quasi il 10% complessivamente. E di quasi il  50% se calcolato sui voti andati a favore della MUD: tutto questo rispetto alla precedente elezione presidenziale.

Una vittoria quindi molto grande per una coalizione così eterogenea, contro un dominio elettorale così forte come quello del chavismo. Capriles ha creato la sensazione di essere un rivale che si preparava a prendere il potere a medio termine (2018), nel contesto di un'elezione più favorevole. Cioè, quando la popolarità del chavismo rischia di diminuire a causa dei problemi ai quali va incontro la società venezuelana (insicurezza, aumento del costo della vita, disoccupazione,ecc.), che rischiano di diventare  determinanti. In occasione delle prossime elezioni presidenziali, se nei due campi la crescita rimarrà identica, Capriles potrebbe essere il nuovo  e più neoliberale Presidente.

 

Astutamente, ha riconosciuto la sua sconfitta ed ha rivolto un appello alla pacificazione e alla serenità. E, ancor più importante, ha capitalizzato il sogno del suo partito: Primero Justicia (PJ) – una sorta di clone di Primero Colombia di estrema destra e figlio bastardo del raggruppamento tradizionalista: Tradición, Familia y Propriedad. Il PJ è diventato il  partito egemone dell’opposizione, costruendo un blocco partitico solido che metterà fine alla destra tradizionale, ed a cui si affiancheranno gli ultraliberali. Escludendo i voti ottenuti dalla lista unitaria del MUD, che raggruppava gli indipendenti, il PJ ha ottenuto 1.798.409 voti, cioè il 41% dei voti di Radonski, molto più del secondo partito (Un Nuevo Tiempo) che ne ha ottenuto la metà nello Stato di Zulia (dove Chávez supera Capriles del 6,9%, malgrado attese superiori). A causa delle sua natura apertamente neoliberale e antipopolare, il PJ sembrava essere il partito più contrapposto ideologicamente al chavismo, tenendo conto soprattutto della chiara appartenenza borghese dei suoi membri, e l'opzione più gradita ed appoggiata dalla destra internazionale. I partiti che per tradizione hanno governato il Venezuela (Azione democratica – socialdemocrazia – e COPEI – Partito sociale cristiano) non figuravano neppure sulle liste elettorali.

Si potrebbe affermare, come Bush [dopo la guerra in Irak] "Missione compiuta". Il PJ ha diretto la campagna in modo settario ed ha fatto di tutto per far scomparire gli altri partiti nazionali. Su queste basi politiche nasce un'opposizione molto più solida rispetto a quella precedente, scomposta e disagiata, sempre all’attacco in modo dispersivo del governo di Chávez.

 

Quasi la metà dell'elettorato contrario: si oppone il 45% degli elettori

Per il chavismo sembrano terminati i giorni delle facili conquiste. Contraria la grande e piccola borghesia  (con i suoi mezzi di propaganda ideologica ed i suoi appoggi internazionali) il chavismo non disporrà della stessa flessibilità di direzione come in passato. Anche se la base popolare dell'opposizione si sente distrutta e senza speranze (l'attendono ancora 6 anni di chavismo) la direzione è forte e sviluppa tutta una serie di piani per imporre il chavismo ed avviarsi sul sentiero della negoziazione. Sembra che il chavismo non voglia altro che una sorta di pax romana di tipo bolivariano che permetta una coesistenza pacifica ed una transizione conciliatrice. Si prevede che le misure più criticate dalla borghesia – quelle politicamente più avanzate – saranno portate avanti con molta esitazione, prudenza e lentezza. Il contesto di questa negoziazione sta prendendo forma, si starebbero preparando gli armistizi ed il paese si trova nell'anticamera di un nuovo bipartitismo più marcato se il PJ riesce a consolidare il capitale politico appena ottenuto.

Sembra che questo dato di fatto convenga ad ambedue i partiti che si contrappongono. Il  chavismo subisce altre pressioni e altre responsabilità di cui dovrà farsi carico nei prossimi sei anni: tenere a freno l'inflazione più alta al mondo; limitare importazioni smisurate; ridurre una dipendenza estrema dalla produzione petrolifera; limitare l'enorme sopravvalutazione della moneta; ridurre le sovvenzioni per la benzina che fa sì che un pieno costi 1 dollaro [i detentori di grosse cilindrate ne approfittano!]; sviluppare una produzione industriale "anemica" e ridurre un indebitamento interno ed estero molto importante. Ciò implica l'introduzione di un piano che esigerà drastici cambiamenti strutturali.

Da un punto di vista marxista, consideriamo che un orientamento conciliante rovinerà il chavismo e che, invece, la radicalità potrebbe ridare fiducia ad una maggioranza delle masse popolari e potrebbe facilitare la soluzione dei problemi menzionati. L'unica possibilità per coloro che credono in questo modo di risolvere i problemi strutturali della società capitalista venezuelana è di sostenere il processo bolivariano e di spingere un centro di gravità del tipo centro-destra verso una sinistra veramente socialista; ciò implica un confronto tenace con la borghesia. Altrimenti, con la borghesia - già carica di privilegi e di concessioni – si instaurerà un rapporto che finirà con il colpire duramente la classe lavoratrice. Non risolverà  i problemi di fondo e tenderà  ad aumentare lo sfruttamento capitalista su milioni di lavoratori.

Dalle dichiarazioni che abbiamo sentito, nella direzione chavista rinasce l'idea di intraprendere la conciliazione ed aprire le negoziazioni con gli imprenditori venezuelani e transnazionali. Se è vero, diventeranno nuovamente attuali molte delle politiche attuate contro le masse lavoratrici: una forte svalutazione, aumenti dell'IVA, riduzione delle spese sociali, negoziazioni verso il basso dei contratti collettivi, concessioni alle imprese transnazionali per lo sfruttamento delle risorse naturali, transfert di dollari alla borghesia, importazione massiccia di beni che si potrebbero produrre nel paese, aumento dei salari inferiore all'inflazione ed un insieme di misure di aggiustamento macroeconomico che il governo Chávez ha criticato, ma non completamente,  quando Capriles Radonski ha presentato il suo programma.

L'organizzazione socialista, la critica e l'azione militante contro la borghesia, la boliborghesia [la nuova burocrazia creatasi con l'avvento di Chávez, letteralmente borghesia bolivariana)] e l'élite della borghesia rossa, in seno anche al movimento eterogeneo del chavismo, pare essere l'unica alternativa per evitare un aggiustamento antioperaio ed evitare che le miserie del capitalismo creolo non facilitino  nel 2018, la vittoria della candidatura ultraliberale e antisociale di Capriles

* Manuel Sutherland è economista, professore all'Università bolivariana del Venezuela, dove è anche animatore della cattedra libera di economia politica marxista. E' coordinatore dell'Associazione latino-americana d'economia marxista (AELEM), vedi il sito: www.alemistas.com

 



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Sutherland: bilanci di una vittoria difficile