Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Ma non è il Re sole

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Ma non è il Re sole

Una postilla all’articolo di ieri Troppi amici di Monti


Marchionne si crede il Re Sole. Ma non lo è. Ha tirato troppo la corda e si è rotta. La pretesa di dichiarare apertamente il proprio disprezzo per le leggi e le sentenze della magistratura ha costretto molti suoi vecchi complici a prendere moderatamente le distanze, sia pure in forma blanda (“la misura non mi è piaciuta”, ha detto Passera). Perfino il fantoccio Bonanni che aveva tentato di difendere Marchionne fino all’ultimo, ha fatto finta di irrigidirsi, minacciando lotta dura… se tra i 19 nuovi licenziati ci saranno iscritti alla CISL. Squallido!

Scontata e non nuova la polemica di Della Valle, che pretende di rappresentare un capitalismo diverso. Ci riesce soltanto per la penosa trasmissione di Radio2 ripresa da RaiNews  “Katerpillar a.m.”, che ha invitato i telespettatori che lavorano in FIAT a votare per scegliere tra i due…

Significativa invece la preoccupazione della Confindustria già preannunciata ieri in diversi articoli del "Sole 24 ore". Oggi un articolo si appella direttamente all'Avvocato Gianni Agnelli, che disse una volta: «Nella vita si può scegliere se essere come Tyson o come Talleyrand». Ora è il momento della diplomazia non della boxe.

 

Marchionne intanto è stato costretto dalle sue esternazioni imprudenti a gettare altri soldi dell’azienda per pubblicare su “La Nazione” di Firenze una pagina di ridicole e tardive scuse per le sue gratuite offese alla città. Non è da escludere che debba fare qualche altro passo indietro. Tanto più che 19 iscritti alla FIOM, in una fabbrica terrorizzata e costretta a subire un ricatto padronale dopo l’altro, non possono modificare nulla, almeno a breve scadenza. Per giunta sono in molti a sospettare che tanto rumore sollevato da Marchionne serva solo a giustificare il definitivo abbandono dell’Italia.

Va detto che, rispetto alla campagna vergognosa di tv e giornali berlusconiani in difesa delle scelte di Marchionne e dei sindacati gialli, ha colpito la dignità con cui i lavoratori da reintegrare hanno rifiutato nelle interviste televisive ogni baratto, e hanno difeso gli stessi lavoratori obbligati dalle pressioni di capi, capetti e soprattutto dei sindacati servili a firmare la petizione contro il ritorno in fabbrica degli iscritti alla FIOM.

Marchionne ha dunque esagerato, sembra incapace di applicare la tradizionale alternanza tra bastone e carota della FIAT, che ha visto in molti momenti gli Agnelli capaci di scegliere temporaneamente una linea prudente, accettando di dialogare per sferrare solo in un secondo momento l’attacco. Il vecchio senatore seppe farlo nel “biennio rosso”, e di nuovo nel 1945. Anche nel 1969 suo nipote, l’avvocato, rinviò lo scontro per una decina di anni prima di sondare il terreno con i 63 licenziamenti politici del 1979, per poi sferrare l’attacco decisivo nel 1980.

È vero che decenni di collaborazione attiva dei vertici di CGIL (per non parlare di CISL e UIL e dei sindacatini gialli), sommata all’involuzione generale della sinistra, hanno permesso la distruzione del tessuto di quadri e militanti operai che avevano permesso le grandi conquiste degli anni ’70, ma il timore dei settori più lucidi del padronato è che un eccesso di provocazioni possa innescare una reazione imprevedibile. Loro sanno bene che quando la misura è colma, nessun sindacato collaborazionista può impedire la risposta operaia. Nessuno sciopero generale vero è stato proclamato dai vertici sindacali, ma è sempre dilagato a partire da un esempio, da una goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Così è accaduto nel 1936 e nel 1968 in Francia, e in Italia il 14 luglio 1948. E a partire dal 1968, il diffondersi delle lotte aziendali e della straordinaria partecipazione – anche al nord -alla lotta contro le zone salariali aveva preannunciato l’autunno caldo italiano, che risultò dalla trascrescenza di una scadenza apparentemente ordinaria e rituale, il rinnovo dei contratti di metalmeccanici, chimici e di altre categorie.

Mi auguro che le prese di distanza da Marchionne, pur senza significare ovviamente un reale cambiamento confindustriale, siano il sintomo di un allarme per la possibile reazione a una situazione diventata insostenibile.

In fondo anche in Grecia la stessa Corte dei conti, che era stata zitta e buona durante le prime fasi della macelleria sociale, ha scoperto ieri che è anticostituzionale togliere l’ultimo lembo di pelle ai pensionati. La sua sentenza ha ovviamente provocato un crollo della borsa (il “mercato” evidentemente aveva bisogno anche di quell’ultimo pezzettino di pelle…).

(a.m. 2/11/12).

Vedi anche: Rappresaglia sotto il cielo grigio del Lingotto

 

 



Tags: Marchionne  FIAT  Agnelli  Passera  Fornero  Grecia