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Ken Loach, esempio di coerenza

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KEN LOACH, ESEMPIO DI COERENZA

Torino - Lo schiaffo del regista inglese Ken Loach, o “Ken il rosso”, da sempre paladino dei lavoratori, che ha rifiutato di ricevere il prestigioso Premio Gran Torino scuote la vigilia del Torino Film Festival (23 novembre - 1 dicembre). Loach, con una lettera spiega di essere a sostegno dei molti lavoratori della manifestazione che hanno subito prima il “licenziamento di persone” e poi “l’esternalizzazione dei servizi svolti da lavoratori con salari più bassi”. Un'altra tegola questa per un festival che parte a ridosso del contestato Festival di Roma che ha privilegiato nuovi autori al pari di quello di Torino. È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi èstato assegnato dal Torino Film Festival - spiega Loach vicino da sempre alle cose della politica, anche quella italiana (non ultimo è stato firmatario nel 2007 di un appello per Franco Turigliatto, espulso da Rifondazione per non aver detto no ai finanziamenti alle missioni militari) - un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film”. I festival, dice nella lettera il regista di My name is Joe: “hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema. Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti - continua Loach -. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile”. Un rifiuto insomma più che motivato a cui è seguita la replica del Museo Nazionale del Cinema che in una nota spiega la cattiva informazione della quale sarebbe stato vittima Loach: ''Ricordiamo - si legge - che il contratto di assegnazione dei servizi di vigilanza e pulizia alla Mole Antonelliana è stato stipulato a norma di legge, con una gara europea ad evidenza pubblica, rispettosa delle normative ministeriali e dei contratti di lavoro in essere''. […]

(Da un articolo di Francesco Gallo)

 

[…] Ilregista inglese Ken Loach in una lunga lettera spiega che il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile. A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari. In questa situazione - continua la lettera -, l'organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili. Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, “Bread and Roses”. Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita - conclude la lettera -. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni. Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio''.

 

 

 



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