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La pagina di Antonio Moscato

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Esperimento greco

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Grecia – Minare la “fabbrica sociale” (I)

Charles-André Udry

 

Il periodo tra il 20 ottobre e il 17 novembre 2012[1] è particolarmente importante nella situazione politico-sociale greca. Le sue ripercussioni sono ancora difficilmente prevedibili. Per il momento, cogliere in maniera il più possibile precisa i tratti della situazione economica e sociale cupa e pericolosa ci sembra la cosa prioritaria, prima delle considerazioni relative al “modello Syriza”.

Uno studio recente reso pubblico dal professor Haralambos Papa Georgiu in occasione della conferenza nazionale di patologia interna tenutasi ad Atene il 18-20 ottobre scorso, segnalava che il 33% delle donne e il 25% degli uomini che vivono in Grecia soffrivano di depressione medio-grave. La causa principale di questo erano le ripercussioni della depressione economica, con tutte le loro manifestazioni sulla vita quotidiana di una larghissima maggioranza di greci e sulle possibilità di una proiezione nel futuro.

Il governo non ha forse previsto, ai primi di novembre 2012, di tagliare il sussidio concesso alle persone colpite da invalidità all’80%, dopo aver già nel maggio 2012 ridotto gli assegni versati a chi è considerato colpito da invalidità al di sotto di quel tasso? Il 7 novembre 2012 ha dovuto fare marcia indietro. Per il momento? Dal mese di settembre, le persone disabili manifestavano in piazza Syntagma.

Il 28 settembre due auto della polizia bloccavano l’accesso alla via Leoforos Vasilissis Sofias per “proteggere” il parlamento dalle rimostranze di circa 700 persone disabili!

Il 29 agosto, Giorgios Chatzis lasciava un messaggio al telefono della moglie: “Non tornerò a casa. Non ho più nulla da offrire. Non sono più niente. Vi amo tutti. Prenditi cura dei figli…”. Quel lavoratore edile, di 60 anni, aveva appena saputo di aver perso il sussidio di invalidità di 350 euro. Lo percepiva da quattro anni, “oltre” a un prepensionamento di 50 euro mensili. Quei 400 euro costituivano l’unico reddito di tutta la famiglia. Quando ha saputo, dopo vari ricorsi avviati a febbraio, che avrebbe perso il sussidio di invalidità, ha posto fine alla sua vita. Il suo cadavere è stato ritrovato in seguito. Giorgios Chatzis avrebbe dovuto aspettare 5 anni senza percepire niente per alla fine avere una pensione ridotta a circa 300 euro. Infatti, l’ultimo pacchetto di austerità prevede la protrazione dell’età pensionabile a 67 anni, cosa che avrebbe aggiunto altri due anni al numero di quelli in cui non avrebbe versato quote al fondo pensioni del settore privato: e questo avrebbe ulteriormente ridotto l’ammontare mensile di ciò che si definisce “pensione”.

Il 15 novembre 2012, la stampa greca annuncia che una giovane infermiera – che era appena stata licenziata in conseguenza delle misure d’austerità nel settore sanitario – si è gettata dal sesto piano, nel distretto ateniese di Pangrati. Sua sorella ha tentato di trattenerla, ma non è riuscita. Duplice dramma. Lo steso giorno, il quotidiano Democratia riferisce del suicidio – dietro l’ospedale Fleming nel sobborgo Melisia di Atene – di una ragazza di 20 anni che si è data fuoco perché condannata al licenziamento. Alcuni abitante della zona hanno chiamato la polizia quando hanno sentito le sue grida e visto delle fiamme. La famiglia, che la cercava, l’ha riconosciuta da una fotografia medico-legale mostratale dalla polizia.

Quando una “crisi-cancrena” (capitalista) distrugge la vita di giovani, esprime, senza belletti, la sua autentica forza mortifera. Da tre anni a questa parte, sono stati “registrati” in Grecia 3.000 suicidi. A mo’ di lugubre eco, uno studio recente del Dipartimento di ostetricia e ginecologia della clinica universitaria Areteion di Atene attira l’attenzione sull’allarmante crescita delle morti in utero, correlata allo “stress sociale”.

 

Lo sprofondamento

 

Eccoalcune fra le centinaia di migliaia di tragedie che, in qualche modo, nascondono i dati secchi dell’andamento del Pil o della disoccupazione. La Grecia conosce, fin dal terzo trimestre 2008, una fase di depressione. Una depressione analoga, per la sua ampiezza, a una situazione bellica. Questa volta, però, si tratta di una guerra sociale, con dimensioni autoritarie “moderne”, che comincia ad affiorare.

Stando all’ultimo Rapporto dell’Ocse, l’incremento annuo del Pil a prezzi costanti è il seguente: 2008: - 0,13%; 2009: - 3,1%; 2010: - 4,9%; 2011: - 7,1%; 2012: - 6%; 2913: - 4,2% [previsioni].

Il 14 novembre 2012, la Hellenic Statistical Authority (ELSTAT) pubblicava le proprie stime per il primo trimestre 2012. Il Pil, a prezzi costanti (riferimento 2005), era diminuito del 7,2% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente: questo, nonostante una “buona annata turistica 2012”, che influisce sui risultati del terzo trimestre! L’andamento degli 8 trimestri 2010-2011 e dei 3 del 20012 (rispetto agli stessi trimestri dell’anno precedente e a prezzi costanti) è il seguente: 2010: - 1%, - 2,8%, - 6,6%, - 9,9%; 2011: - 8,8%. – 7,9%. – 4%, - 7,9%; 2012: - 6,7%, - 6,3%, - 7,2%. Emerge molto bene la forte china discendente.

Dalla fine del 2008 alla fine del 2012, il Pil sarà sprofondato (almeno) di circa il 21%. Nel 2013, il 25% sarà nettamente superato, tanto più che entreranno in vigore: l’insieme di tagli di bilancio e svariati aumenti di tasse imposti dalla maggioranza “trojkana” del parlamento il 14 novembre 2012; le riduzioni dei salari nonché dei diversi sussidi sociali; l’ascesa della disoccupazione effettiva e del lavoro a part-time.

A questo si aggiunge il brusco crollo degli investimenti produttivi fin dal terzo tri-mestre del 2008: in volume (indice 100 nel 2002), sono passati dall’indice di 175 agli inizi del 2009 a 75 alla fine del 2011. Inoltre, la recente dinamica relativa delle esportazioni – decantata dal governo e dalla destra – sarà frenata dal contesto recessivo europeo, come si può già intravedere. E soprattutto, in volume, le esportazioni sono passate da un indice 140 all’inizio del 2009 (indice 100 nel 2002) a meno di 120 alla metà del 2012.

Per finire, la massa dei mancati pagamenti fiscali registrati (imposte, tasse, Iva, ecc.) è passata, da giugno a settembre 2012, da 3,8 miliardi di euro a oltre 10 miliardi (alcune stime la ritengono superiore). Il rapporto tra il drastico calo delle spese pubbliche e l’atteso aumento delle raccolte fiscali non corrisponderà di sicuro a quello previsto dal governo e dai suoi precettori della trojka. Questo varrà a giustificare, ufficialmente, ulteriori “pacchetti di austerità”.

Una simile depressione – per la sua durata e la sua ampiezza – rappresenta un “primato” in Europa dalla Seconda Guerra mondiale.

 

Nutrirsi, riscaldarsi, spostarsi…

 

Il settore delle costruzioni, che ha nel capitalismo greco un ruolo importante, è arretrato del 27.5% dall’agosto 2011 allo stesso mese dell’anno successivo. Circa la metà dei lavoratori delle costruzioni hanno perso il proprio posto di lavoro a partire dal 2007. La diminuzione delle licenze di costruzione nell’insieme del paese – il processo è più accentuato nelle grandi città – è del 27,3% nel corso dei primi nove mesi di quest’anno. Il combinarsi della contrazione dei redditi delle famiglie, la severa restrizione dei crediti bancari e l’aumento delle imposte  sui redditi nonché sulla proprietà basta a spiegare statistiche simili.

Il numero dei senza-casa si valuta arrivi ai 40.000, un numero che sarebbe esploso se l’alloggio familiare non fungesse da ammortizzatore, se il concentrarsi nello stesso appartamento di più persone non diventasse una costrizione, se non ci fosse una possibilità di ripiego – la cui durata può anche essere illimitata – in una casa ereditata in una zona meno urbanizzata. Se si realizzasse la proposta di deputati di Nuova Democrazia, di Makis Voridis tra gli altri, di sopprimere la protezione legale dei proprietari con debiti di 200.000 euro e meno per l’alloggio principale, il numero dei senza-casa prenderebbe l’ascensore.

E se una famiglia dispone di un alloggio, bisogna anche che possa riscaldarlo all’avvicinarsi dell’inverno. Il prezzo di un litro di nafta da riscaldamento è stato fissato dal ministero delle Finanze a 1,35 euro, cioè un aumento del 35% rispetto all’anno passato; il calo dei prezzi della nafta sul mercato internazionale ha evitato un prezzo inizialmente fissato tra 1,35 e 1,60 euro al litro.

I distributori, dopo una trattativa, hanno subito annunciato che si troverebbero nell’impossibilità di vendere a quel prezzo la nafta. Le loro vendite sono calate del 50% rispetto al 2011. Il clima mite, fino a novembre, non basta a spiegare un calo del genere. Quindi, anche quando il freddo imperverserà, si confermerà l’impossibilità per interi settori della popolazione di acquistare nafta. Le rare facilitazioni concesse a famiglie a bassissimo reddito, all’ultimo momento, dal ministro delle Finanze non muteranno la tendenza, anche se una linea telefonica viene messa a disposizione di chi vorrebbe ottenere uno sconto!

Il quotidiano Kathimerini (4 novembre 2012) ritiene, in base ai pronostici del segretario della Federazione dei trasportatori e commercianti di gasolio (POPEK) che 3.000-3.500 imprese sulle 7.000 presenti dovranno chiudere bottega. In zona rurale, il forte aumento dell’impiego di legna per riscaldamento costituisce un indice dell’impossibilità di scaldarsi ricorrendo al gasolio.

Arthuros Zervos, il Direttore generale della Public Power Company (la società pubblica per l’energia elettrica) ha rivelato che 30.000 famiglie o “imprese” subivano, ogni mese, tagli della corrente per il mancato pagamento di alcune bollette (che comportavano anche imposte immobiliari). Il prezzo dell’elettricità è già stato aumentato e, dal gennaio 2013 interverrà un aumento del 40%, in due o tre tempi. Questo riguarda l’elettricità per le famiglie e le “piccole imprese” (basso voltaggio). Quanto ai prezzi dei trasporti pubblici, aumenteranno ulteriormente, dal marzo 2013, di circa il 25% (autobus, metropolitana, tram ecc.).

Il 31 ottobre di quest’anno, l’ELSTAT pubblicava la sua statistica sulle vendite al dettaglio. Il tracollo delle vendite nel settore alimentare fornisce un’altra illustrazione degli effetti della crisi capitalistica nel suo complesso sulla vita quotidiana della maggioranza della popolazione, dei suoi specifici tratti in seno alla formazione sociale greca e, in particolare, dei contraccolpi prodotti dallo choc dei “medicinali” somministrati dalla trojka (UE, FMI, BCE). In volume (a prezzi costanti), le vendite di prodotti alimentari sono scese del 5,5% nel 2010 (rispetto al 2009), del 6% nel 2011 (rispetto al 2010).

L’affievolimento si è accentuato durante i primi 8 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In agosto 2012, il volume di prodotti alimentari venduti dal settore è calato dell’8,2% rispetto all’agosto 2011. Considerando il volume delle vendite del settore alimentari, bibite e tabacco, nell’agosto 2012 (rispetto all’agosto 2011) la diminuzione è del 12,3% e del 14,9% per quello dell’abbigliamento e delle calzature.

A modo loro, ecco alcuni rivelatori del fatto che la fame comincia ad attanagliare una parte crescente della popolazione: la comparsa dell “minestre popolari”; la distribuzione di generi alimentari da parte di varie ONG e iniziative di solidarietà; la ricerca di cibo nelle pattumiere; le pratiche di baratto (come era avvenuto in Argentina nel 2001-2002); il “gesto” dei supermercati di mettere in vendita – in modo “visibilmente separato”, secondo le raccomandazioni governative – i prodotti che hanno superato la data di scadenza: gli apparenti ribassi dei prezzi connessi al riconfezionamento nei grandi magazzini.

 

Disoccupazione e depauperamento

 

Il direttore generale di una delle maggiori società mondiali di investimento nel mercato delle obbligazioni, PIMCO, con sede in California, Mohamed A. El-Erian, in un articolo pubblicato il 9 novembre dalla CNBC a proposito della situazione economica in Grecia, parlava di “generazione perduta” per quanto riguarda la disoccupazione. Sottolineava anche i “rischi di instabilità sociale” se venissero adottate nuove misure di austerità. El-Erian non ha certo l’anima di un assistente sociale. È un professionista del rischio … “finanziario”.

L’8 novembre scorso, l’ELSTAT ha pubblicato l’ultima sua nota sullo stato della disoccupazione in agosto. Nell’agosto 2011, il tasso di disoccupazione in Grecia era del 18,4%; in agosto del 2012 era del 25,4%; un mese prima, arrivava al 24,8%. Questi dati - che sottostimano la disoccupazione effettiva (tra l’altro, tutte le forme di sottoccupazione, di non ricerca di lavoro) – subiranno nel quarto trimestre 2012 un’impennata al rialzo più accentuata di quella segnata tra il giugno e l’agosto di quest’anno.

Tra agosto 2011 e agosto 2012, il numero di disoccupati/e è aumentato del 38,4%, pari a 351.666 unità. Tra luglio e agosto, il periodo in cui il turismo crea ricadute positive sull’occupazione, 23.442 persone hanno invece raggiunto le file dei disoccupati. Nell’agosto 2008, il numero degli occupati ammontava a 4.562.311. Nell’agosto di quest’anno, gli occupati erano 3.726.663. I disoccupati erano 371.138 nell’agosto 2008 e 1.267.595 nell’agosto di quest’anno.

La distribuzione per generazione attribuisce tutto il suo significato alla formula “generazione perduta”. In agosto 2012, il 58% dei giovani tra i 15 e i 24 anni erano disoccupati e il 32,9% tra quelli/quelle dai 25 ai 34 anni. L’aumento della disoccupazione nelle fasce d’età da 45 ai 54 anni e dai 55 ai 64 è esplosiva e destinata ad avere ripercussioni, in un primo momento, sul loro reddito (riduzione degli assegni di disoccupazione), poi sulle pensioni e a sfociare nella rapida pauperizzazione di questi strati di lavoratori/lavoratrici. Rispettivamente, la disoccupazione di queste due fasce d’età passa, tra l’agosto 2008 e lo stesso mese di quest’anno, dal 4,3% al 18,3%, e dal 3% al 14,5%.

A questi dati vanno aggiunte le conseguenze della limitazione a 12 mesi degli assegni di disoccupazione. Stando ai dati dell’ELSTAT, alla fine del secondo trimestre del 2012, 700.000 disoccupati/e di lunga data sono già senza reddito.

Nel 2013, si profilano rilevanti licenziamenti. La riorganizzazione del settore bancario (fusioni e chiusure) approderà a circa 20.000 licenziamenti su un totale di 56.000 lavoratori/lavoratrici. Il processo dovrebbe innescarsi già a partire da aprile 2013. Le somme stanziate come indennità o risarcimenti verranno, d’ora in poi, gravate da un’imposta massicciamente aumentata. Ad esempio, le somme di 60.000 euro erano esenti da imposta. Ora, su un indennizzo di 48.000 euro graverà un’imposta del 30% e del 45% sopra i 60.000 (prima, del 10%).

Società importanti depositano i loro bilanci e il movimento si accelererà nei prossimi mesi. Così, la maggiore azienda produttrice e venditrice di mobili, NEOSET, ha visto la sua cifra d’affari scendere in Grecia di oltre il 60%. Il 13 novembre, si registra il fallimento. “Occupa” in Grecia 1.014 dipendenti. Attiva in vari paesi (Russia, Romania, Bulgaria, Canada, ecc.), si era giocata, negli ultimi mesi, la carta: “Comprate greco”. Non è bastato. L’altra rinomata ditta dello stesso settore, la SATO, è fallita in ottobre.

Nel settore pubblico è in atto il procedimento per creare una “riserva di lavoro”. In altri termini, impiegati/e dell’amministrazione pubblica centrale e dei comuni saranno riversati in una “riserva”, per un anno, con un salario ridotto del 25%. Se nell’anno, non sarà disponibile alcun nuovo posto, saranno licenziati/e senza compenso!

 

Questa operazione “riserva di lavoro” è, dapprima, incentrata su circa 2.000 impiegati/e che sono entrati nel settore pubblico trasferendone lo statuto da “personale munito di un contratto privato” a quello di membro del settore pubblico, senza passare per la selezione ufficiale dell’ASEP (Consiglio superiore della selezione del personale). In questo modo sono presi di mira quanti/e hanno ottenuto un posto a partire da “legami politici”. Il che spiega le reticenze di tante istanze comunali a inviare al ministro Antonis Manitakis l’elenco di chi deve cominciare a riempire “la riserva”. La scelta di questo primo bersaglio tende a legittimare i licenziamenti nel settore.

Così si stende un velo sulla ristrutturazione del settore pubblico (soppressione di vari servizi, istituzioni, dipartimenti, ecc.) che interverrà nel 2013 in seguito ai piani di riforme amministrative imposte dalla trojka. La cifra di 20.000 nuovi “riservisti”, per il 2013, è già citata, senza tener conto del blocco generalizzato delle nuove assunzioni. L’applicazione di questo piano è un elemento di tensione in seno alla coalizione governativa tra Nuova Democrazia, PASOK e Sinistra democratica. I futuri “riservisti” costituiscono tra l’altro un “serbatoio” di voti. Il ministro insiste per il momento su chi non sarà interessato, ad esempio coloro le cui mogli sono andate in pensione anticipata. L’elenco di queste eccezioni rientra nelle abituali manovre di divisione e di confusione in materia.

Si fa così menzione del fatto che i/le dipendenti delle aziende pubbliche dell’acqua, della luce, delle ferrovie non sono coinvolti in questa “riforma”. Ma queste imprese sono nell’elenco delle privatizzazioni che sfoceranno in una drastica purga del numero dei lavoratori e delle lavoratrici.

Per disporre di una visione più completa del “mercato del lavoro”, bisogna capire la dichiarazione del segretario del sindacato degli ispettori del lavoro, Michalis Salaris. Diceva, a settembre del 2012, che più di 40.000 lavoratori/lavoratrici erano stati pagati, nel 2011, con almeno tre mesi di ritardo. Il numero deve essere esploso nel 2012, Inoltre, la prassi di pagare solo parte del salario – di fronte alla minaccia di un imminente fallimento – si diffonde.

Quanto agli “autonomi” (o auto-assunti), secondo il responsabile della loro organizzazione. Antonis Kurkulis, il 40% circa di essi si trova nell’impossibilità di versare i contributi ai fondi pensione e assicurazione-malattia. Questo prelude a future catastrofi sociali.

La disoccupazione, e le minacce di disoccupazione, eserciteranno un’enorme pressione sui lavoratori. Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici e monetari, si compiace del “successo” di una diminuzione del 15% in 18 mesi dei costi unitari del lavoro. Torneremo sulle conseguenze insignificanti, proprio dal punto di vista del commissario, di una riduzione del genere per il presunto rilancio della “competitività” della Grecia, in cui la percentuale dell’occupazione manifatturiera sul totale dell’occupazione è passata dal 13% nel 2002 al 9% nel 2012.

Per il momento, è più utile disporre di un’“immagine” più concreta. Il nuovo “pacchetto d’austerità” fissa a 510,95 euro lordi mensili il salario minimo per un lavoratore sotto i 25 anni.  Supponiamo che questo giovane trovi un lavoro. Avrà diritto a un aumento del 10% ogni tre anni. Dopo nove anni di lavoro percepirebbe un salario lordo di 660 euro). Il salario minimo di chi ha più di 25 anni sarebbe di 586,08 euro. Ogni tre anni, ugualmente, “avrebbero diritto” a un aumento del 10%. Dopo nove anni, raggiungerebbero 761 euro lordi al mese.

Un calcolo elementare: 510 euro per quattro settimane di 40 ore, fa 3,187 euro l’ora. Ora, nell’attuale congiuntura, i datori di lavoro privilegiano le assunzioni a part-time per non versare contributi sociali. Quanto agli occupati a part-time, non hanno speranza di ottenere un assegno di disoccupazione. Il salario minimo viene fissato dal ministero del Lavoro e questa “regola” dovrebbe rimanere in vigore finché la disoccupazione non scenda al 10%.

L’ELSTAT, in una nota pubblicata il 2 novembre 2012, valutava il numero delle persone che vivono sotto la “soglia di povertà” a 2,34 milioni nel 2010, soglia stabilita al 60% del salario medio, che d’altra parte è diminuito rispetto a quella data di riferimento. Per il solo 2010, il 5% della popolazione ha visto i propri redditi reali scendere al di sotto della soglia di povertà del 2009, raggiungendo quel 20% che vi si trovavano già rinchiusi. È quindi certo che nel 2012 il numero di persone che sopravvivono sotto la soglia – spesso ampiamente al di sotto di questa cosiddetta soglia – deve raggiungere 3,3 milioni di persone. La povertà colpisce con maggior forza i bambini da 0 a 15 anni (reddito delle famiglie, monoparentali tra le altre) e le persone al di sopra dei 65 anni.[2]

È in atto a distruzione della “fabbrica sociale”. Per il momento, le mobilitazioni politico-sociali fanno argine all’esplosione di tensioni esacerbate (che già esistono) tra diversi “frammenti” della società e alla paura dell’“ignoto” che si impossessa di frange della popolazione.

(Segue)

Charles-André Udry



[1]Questo sabato 17 novembre 2012 è stato contrassegnato dalla commemorazione del 39° anniversario della sollevazione studentesca del 15-17 novembre 1973, al Politecnico di Atene, contro il potere della dittatura; e soprattutto della sua sanguinosa repressione dopo l’ingresso dei carri armati dell’esercito nel recinto del Politecnico: 24 morti e oltre 886 arresti con l’utilizzazione della tortura. Quella rivolta costituì un momento importante nel crollo della dittatura, nel 1974. Uno slogan unificante era: “Pane, istruzione e libertà”.

Svariate migliaia di persone, tra cui studenti, hanno manifestato questo 17 novembre 2012 ad Atene, gridando anche la propria solidarietà con la popolazione di Gaza.

I nazisti di Alba Dorata negano, nonostante i numerosi saggi storici usciti da allora (tra l’altro, quelli dell’Istituto del Centro nazionale di ricerche) che i carri armati e la dittatura abbiano assassinato studenti. Il negazionismo fa parte della loro identità politica.

Parte della stampa di destra veicola il messaggio secondo cui alcuni studenti impegnati nella rivolta di allora hanno, poi, fatto parte del PASOK. Quelli di destra hanno semplicemente continuato la loro carriera nei vagoni di Konstantinos Karamanlis, che ridiventa Primo ministro nel luglio 1974.

[2]Si veda il saggio di Manos Matsaganis, Chrysa Leventi, ETUI Policy Biref. n. 5, settembre 2011.

Traduzione di Titti Pierini



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