Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Movimenti tellurici

Movimenti tellurici

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2013

Attenzione ai movimenti tellurici sotto il fragile scacchiere internazionale.

di Raúl Zibechi, Santiago Alba Rico, Jesus Juaristi e David Lazkanoiturburu Gara

Testo inviato dal prezioso “Mininotiziario America Latina dal basso”, curato da Aldo Zanchetta, n.1/2013 del 9.01.2013. www.kanankil.it/ Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . La traduzione è di Gaia Capogna.

In politica internazionale negli ultimi anni niente è come sembra. Le vecchie certezze hanno lasciato il posto a un'instabilità che permette d'intravedere futuri scossoni. Dove meno li si aspetta.

Al contrario di quello che può simulare il farraginoso gioco della diplomazia, negli ultimi anni il sottosuolo di quello che si conosce come scacchiere internazionale si sta muovendo in maniera decisiva. Questo movimento tellurico di fondo ha inghiottito all'improvviso alcuni protagonisti della storia che sembravano eterni (è il caso dell'egiziano Mubarak e del libico Gheddafi e tutto fa pensare che sarà così anche per il siriano Al-Assad) provocando forti squilibri regionali e nuove alleanze che tarderanno anni a solidificarsi.

In linea generale si tratta di un movimento lento ma ininterrotto che fa ipotizzare un riassestamento della mappa geostrategica mondiale come non lo si era mai visto negli ultimi cento anni.

La crisi globale ha provocato uno spostamento del Nord ricco verso sud, disegnando una Europa nella quale i paesi mediterranei sembrano condannati a somigliare sempre più a quelli dell'est, che 25 anni dopo la caduta dell'URSS continuano a fare da fanalino di coda.

Gli Stati Uniti cercano un nuovo modello che gli permetta di mantenere la propria supremazia mondiale e, dimenticata la Guerra Fredda e usciti spelacchiati dal loro ultimo decennio di guerra all'islam, rivolgono lo sguardo verso quello che è sempre stato il loro obiettivo geostrategico, il Pacifico.

Contano, per questo, con la competenza crescente di una Cina che ha smesso di essere una potenza emergente per diventare la seconda potenza economica mondiale e la principale fabbrica del Pianeta.

L'ASSE DEL PACIFICO

Il mondo è cosa di due

Le complesse relazioni tra Stati Uniti e Cina marcheranno, senza dubbio, gli accadimenti del nuovo anno e dei seguenti. E bisogna rimarcare questa complessità ogni volta che, al di là della teatralizzazione periodica dei conflitti – sul cambio dello yuan o su altre questioni commerciali – entrambe le potenze hanno bisogno l'una dell'altra. A Pechino non interessa un indebolimento degli Stati Uniti oltre un certo limite e Washington ha nella Cina uno dei principali acquirenti del suo immenso deficit.

Altrettanto succede riguardo alla questione militare. Gli Stati Uniti denunciano periodicamente l'incremento certamente esponenziale delle spese per la difesa dei dirigenti cinesi, ma questi ricordano che loro continuano ad impiegare proporzionalmente una parte inferiore del PIL del paese per questo tipo di spese rispetto a quanto fanno gli Stati Uniti. E, in cifre assolute, il Pentagono si porta via più 500 miliardi di dollari l'anno mentre l'Esercito Popolare Cinese, il più numeroso del mondo, non supera gli 80 miliardi.

In questo gioco di accuse demagogiche, non c'è dubbio che gli Stati Uniti approfitteranno dell'inquietudine che provocano le rivendicazioni territoriali della Cina in molti dei suoi vicini – alcuni dei quali alleati strategici degli Stati Uniti – come il Giappone, la Corea del Sud, il Vietnam e le Filippine, per cercare di consolidare il suo dominio nel Pacifico.

Pechino cercherà di far valere il dialogo bilaterale per dare una soluzione a queste dispute, mentre gli Stati Uniti si appelleranno a soluzioni regionali nelle quali il peso della Cina si diluisca e la loro posizione definisca la direzione da seguire.

AMERICA LATINA

Intensificazione delle tensioni

La disputa per l'egemonia regionale fra tre grandi potenze, Stati Uniti, Cina e Brasile, delinea all'orizzonte un'intensificazione dei conflitti. Per il 2013 possiamo aspettarci un'attività maggiore da parte delle principali forze destabilizzanti, le destre alleate di Washington, per lo meno in Venezuela e Argentina, che sono diventati gli scenari di maggior confronto.

Un'eventuale uscita di scena di Hugo Chàvez metterà alla prova la solidità del processo bolivariano.

Malgrado il Brasile e la Cina abbiano stabilito solide alleanze strategiche con il Venezuela, la destra e gli Stati Uniti mantengono la loro capacità destabilizzante. In Argentina il governo di Cristina Fernández dovrà dimostrare che può gestire la situazione economica e finanziaria per frenare la escalation sociale e politica delle classi medie e alte contro il suo governo.

Nel resto della regione sudamericana predomina la stabilità anche se rimane da sistemare la situazione paraguayana post golpe costituzionale contro Fernando Lugo. Tramite la Unión de Naciones Suramericanas (UNASUR), il Brasile sta dimostrando la sua capacità stabilizzatrice nella regione, che sta optando per risolvere le sue faccende senza l'ingerenza statunitense. Il Mercosur, che ora comprende anche il Venezuela, continuerà a crescere con l'incorporazione di Bolivia ed Ecuador.

Più a nord, nei Caraibi, Centro America e Messico, il rapporto di forze è completamente diverso. La mano militare del Pentagono e del Comando Sud continua a marcare il ritmo con scarse interferenze. Il nucleo della conflittualità interstatale e sociale seguirà a focalizzarsi in Sud America, e in particolare nella regione andina del Perù, dove si scontrano egemonie decadenti ed emergenti.

IL MONDO ARABO

Progressi e scontri

Dopo due anni, possiamo enumerare alcune delle conseguenze negative della “primavera araba”: il confronto militare (Siria) e quello politico (Tunisia, Egitto, Libia, Yemen) hanno dato una nuova opportunità ai gruppi associati all'affiliazione Al Qaeda, hanno aumentato l'influenza delle potenze reazionarie del Golfo (Arabia Saudita e Qatar) e spostato la battaglia per la democratizzazione verso una “guerra fredda” tra sunnismo e sciismo, hanno portato al governo (Tunisia e Egitto) partiti islamici compiacenti con il capitalismo, hanno reso più fragili le frontiere nazionali e hanno prodotto una frattura nella sinistra araba e internazionale. Il bilancio è, quindi, disastroso?

Tutti questi effetti si sarebbero potuti evitare solo mantenendo in vita dittature feroci che aver messo in questione ha reso possibile, invece, il sorgere di una gamma di possibili trasformazioni.

Dal punto di vista geostrategico possiamo segnalarne alcune: Israele è più isolata e dequalificata che mai mentre la Palestina rafforza il suo ruolo simbolico di capitale e garanzia del antimperialismo regionale, gli Stati Uniti retrocedono nella zona davanti a una nuova promiscuità di alleanze incrociate tra vecchie potenze e potenze emergenti e si mette il punto finale, con vent'anni di ritardo, alla Guerra Fredda e al XX° secolo.

Ma dal punto di vista politico, un processo che può solo essere lungo, produce già da tre anni cambiamenti impensabili: popoli che si mobilitano e si organizzano e che minacciano per la prima volta il cuore della bestia (i paesi del Golfo e la Giordania), donne e minoranze linguistiche e nazionali che lottano per i propri diritti, una sinistra che si scrolla di dosso schemi atavici e rincontra la strada, in primo piano l'emergenza di una gioventù repressa e umiliata, la rifondazione di una cultura che si inchinava, affascinata o terrorizzata, davanti al potere personale e che, attraverso il mito di Bouazizi, si allinea con i perdenti e rifiuta i dispotismi.

Il bilancio sarà provvisorio ancora per decadi. Ma bisognerebbe essere pazzi – o essere imperialisti – per preferire che non fosse accaduto.

ASIA E EURASIA

Afghanistan e Iran

Il 2013 sarà contraddistinto dagli accelerati piani di ritirata occidentale dal Afghanistan, cosa che senza dubbio provocherà un cataclisma in una regione, l'Asia Centrale, che si mantiene in equilibrio sugli spilli.

La Russia sta già valutando il futuro di una zona in cui tutto fa presagire un ritorno con forza del potere talebano e, nel peggiore dei casi, una guerra civile che potrebbe rianimare i latenti movimenti islamici, particolarmente forti nella strategica valle di Fergana, e che mettono in discussione lo status quo che la Russia riuscì a mantenere in repubbliche come l'Uzbekistan e il Tagikistan mantenendo al potere dei dittatori.

Infine, bisognerà stare ugualmente molto attenti all'anno cruciale che vivrà l'Iran, con delle elezioni nelle quali si annuncia il ritorno delle vecchie fazioni del establishment rivoluzionario – dopo un accordo tra l'ayatollah Jomanele Akbar Hashemi Rafsanjani – sul ritiro del presidente Mahmud Ahmedinejad – e non si esclude che l'Occidente riprovi a minare il potere di Teheran con la ripetizione di rivoluzioni colorate come quella che fallì durante le presidenziali del 2009. Tutto questo come alternativa a una guerra contro l'Iran per via del suo programma nucleare che compare solo nell'agenda d'Israele. Il problema è Tel Aviv e il suo crescente unilateralismo.

 

UNIONE EUROPEA

Hello 2013”

In ambito europeo e dell'Unione Europea, sarà un anno contrassegnato dalle elezioni tedesche in autunno. E non perché la rielezione della Merkel o il ritorno al potere del SPD cambieranno di molto la relazione di questo paese con l'Unione Europea, ma perché buona parte dello sviluppo e il ritmo del tentennante processo integratore comunitario passa a “modo invierno” ogni volta che un “grande” vota.

Il 2013, l'anno dell'ingresso della Croazia nell'Unione, comincia con un cambio della presidenza semestrale di alcuni dei consigli di ministri dell'Unione. L'Irlanda sostituirà Cipro. Ma, soprattutto, inizia con la negoziazione insoluta del quadro budgetario pluriennale (2014 – 2020), in cui l'Unione appare più spaccata che divisa in due parti: i contribuenti netti che vogliono ridurre il budget e i disperati, convertiti in europeisti convinti nei loro reclami per una maggior cassa comune. La negoziazione contraddistinguerà il divenire dell'Unione Europea a partire dal 2014 e condizionerà altri aspetti della discussione, messa da parte a dicembre, sullo sviluppo dell'Unione Economica e Monetaria.

Due temi dovrebbero essere prioritari: come riattivare l'economia e come invertire il brutale deterioramento del tanto celebre come quasi inesistente modello di benessere sociale europeo (ce n'è più di uno, ovviamente).

In ambito più sociale, forse la cosa più importante sarà osservare l'evoluzione dell'iniziativa dell'Unione Europea nella lotta al tabacco. I riconoscimenti dei titoli per lavorare in un altro stato membro sarà un altro punto rilevante dell'agenda europea 2013.

 

AFRICA

Il ritorno di Al Qaeda?

La decolonizzazione africana con righello e squadra e l'oblio al quale il mondo ha sottoposto il Continente Nero lo converte in uno scenario perfetto per l'instabilità e il suo corollario, la sua emergenza in quanto rifugio di movimenti che hanno perso i loro santuari originali, tanto per i propri errori che per pressioni esterne.

È il caso della affiliazione Al Qaeda e di gruppi situati nell'orbita del jihadismo transnazionale. Il Mali e la vasta regione di Azawad (equiparabile per dimensione alla Francia) saranno sicuramente notizia nel 2013. Rivendicato come loro territorio dai tuareg, l'instabilità dopo il colpo di stato in Mali è stata usata per poter occupare-liberare il territorio, dove Al Qaeda del Maghreb e altri gruppi hanno ottenuto una posizione di vantaggio. Non finisce qui la lista dei paesi con gravi problemi armati legati a un'interpretazione rigorosa della jihad. È il caso del nord della Nigeria, con il movimento Boko Haram (i talebani nigeriani), e può essere quello del Niger, un vasto territorio che ha una frontiera in comune - è un modo di dire – con l'instabile Libia.

Tutta l'Africa è un continente in cui la povertà estrema e l'instabilità coincidono con un processo crescente di urbanizzazione (con metropoli come Lagos e Kinshasa) che rappresenta una bomba a orologeria nel contesto di società senza la minima articolazione sociale ed economica. Speriamo d'esagerare.

 



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