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Warschawski: l'impunità di Israele

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Michel Warschawski: “È antiisraeliano lasciare Israele nell’impunità”

Discorso di Michel Warshawski in occasione della consegna al Centro d’Informazione Alternativa del premio Diritti dell’uomo 2012 della Repubblica Francese. Ne abbiamo già dato notizia in:Un ebreo a fianco dei palestinesi.

 

 

Signora ministro della Giustizia, signore e signori membri della Giuria,

 

permettetemi, a nome dei miei colleghi e amici/amiche del Centro di Informazione Alternativa, ebrei e arabi, israeliani e palestinesi,  di ringraziarvi caldamente per aver voluto premiare la nostra battaglia contro l’impunità.

Se è per questa azione specifica che avete voluto assegnarci questo premio, noi lo riceviamo anche come un segno di incoraggiamento al nostro impegno per la convivenza, e per la nostra volontà di costruire tra i popoli ponti piuttosto che muri.

Ne siamo tanto più onorati in quanto riceviamo questo premio dalle vostre mani, signora ministro della Giustizia, di cui conosciamo la lotta perché siano riconosciuti come crimini contro l’umanità e quindi imprescrittibili la tratta negriera transatlantica e la conseguente schiavitù,  riconoscimento avvenuto tramite la legge che porta il suo nome e che onora la Francia; l’impunità può durare dei secoli, ma non bisogna smettere mai di combatterla.

Non ci inganniamo: la lotta contro l’impunità (nei confronti della schiavitù, del genocidio degli ebrei d’Europa, dell’apartheid o della occupazione coloniale della Palestina) è una sola, e non può essere gerarchizzata. Questa lotta si fonda sulle lezioni ricavate dal giudeocidio nazista da tutta la comunità internazionale: MAI PIÚ QUESTO!, aveva proclamato dopo la scoperta dei grandi cimiteri di Treblinka e Auschwitz.

E perché i figli dei sopravvissuti ai campi della morte non conoscessero più una simile barbarie, questa comunità di nazioni ci ha armato del Diritto internazionale, a partire alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Vedere tra noi Christiane e Stéphane Hessel[i] è anche un modo per sottolineare questa battaglia per il diritto internazionale. Sono due amici stretti del Centro di Informazione Alternativa, sono i nostri padrini: la loro vita, l’azione e i valori che difendono ci ispirano e ci guidano nella nostra lotta. Stéphane Hessel ci ha trasmesso la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, il dovere della comunità internazionale di giudicare i criminali di guerra e l’imprescrittibilità dei crimini contro l’umanità. Il trattato di Roma e la costituzione della Corte Penale Internazionale hanno completato quest’opera pioneristica.

Sessantacinque anni più tardi noi, loro figli spirituali, siamo onorati dalla Repubblica francese per la battaglia condotta contro l’impunità degli uomini politici e dei militari israeliani sospettati di aver commesso questi crimini a Gaza, a Jenin o nel Libano.

Signora ministro della Giustizia, signore e signori membri della Giuria,

perché è inaccettabile l’impunità assicurata a simili crimini? Perché ne abbiamo fatto una delle nostre lotte prioritarie? Per tre ragioni essenziali.

·        Prima di tutto per una questione di igiene internazionale: un mondo in cui i criminali di guerra possono vivere normalmente e circolare liberamente sarebbe un mondo malato, in cui non esisterebbe una frontiera tra il bene e il male.

·        Inoltre perché la penalizzazione dei crimini dell’occupazione coloniale della Cisgiordania, della striscia di Gaza e del Libano, è un mezzo per rendere giustizia, o almeno un po’ di giustizia, alle vittime palestinesi e libanesi. Questo riconoscimento dei crimini e la loro penalizzazione sono ugualmente la condizione preliminare di qualsiasi eventuale riconciliazione. L’hanno capito i nostri compagni sud-africani quando hanno avviato il processo di “Verità e Riconciliazione”: verità prima della riconciliazione, verità perché possa esserci riconciliazione.

·        Ma si tratta anche, e questa è forse la ragione più importante, di un atto liberatorio per le mie stesse concittadine e concittadini.  In effetti, per le società come per gli individui, l’impunità è suicida. Nulla sembra potere più fermare il criminale, che corre così verso la sua perdizione. Chi ama bene, punisce bene, ci dicevano alla scuola dei nostri genitori, e questa formula, che pure è un po’ arcaica, è certo valida tanto per gli Stati che per le società.

Denunciando i crimini dell’occupazione coloniale, trattando come criminali di guerra gli uomini politici, gli ufficiali e i soldati implicati in crimini di guerra, e rifiutando loro l’impunità, noi, in Israele come in tutto il mondo, poniamo delle barriere all’arroganza, a questo delirio di onnipotenza che minaccia quelli che credono, per malvagità o stupidità, nell’uso illimitato della forza.

È in questo spirito che il Centro di Informazione alternativa è pienamente coinvolto nella campagna BDS – Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni – lanciata dalla società civile palestinese e ripresa da decine di migliaia di individui, di organizzazioni, di sindacati e di partiti politici nel mondo. Colpire con le sanzioni il colonialismo israeliano significa anche aiutare a far capire ai miei concittadini che per il loro stesso bene devono mettergli fine.

Io amo il mio paese, è là che vivono i miei figli e crescono i miei nipoti, di cui alcuni sono presenti tra noi oggi. È proprio perché li amo, che mi batto perché la comunità internazionale ci aiuti a mettere fine a questa condizione di impunità. Perché quello che è profondamente anti-israeliano è lo spingerlo alla colpa e alla fuga in avanti, lasciando il nostro paese nell’impunità…

(a.m.20/1/13) http://www.ujfp.org/spip.php?articl...



[i] Stéphane Hessel, diplomatico e scrittore francese, di origine tedesca, nato nel 1917, è l’autore del fortunato pamphletIndignatevi, e Christiane, sua moglie, ne ha completato l’opera con un libro dedicato a Gaza, dove i due si sono recati spesso. Stéphane è stato uno degli estensori del testo della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

 



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