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Lotta all’austerità e indipendenza sindacale

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Lotta all’austerità e indipendenza sindacale

Martedì 22 Gennaio 2013

L'esecutivo nazionale della Rete 28 Aprile esprime queste valutazioni sul prossimo appuntamento elettorale e sul ruolo del sindacato.

La campagna elettorale finora ha messo in secondo piano il disastro delle politiche di austerità, con il dramma della disoccupazione di massa, della precarietà, dello sfruttamento del lavoro e del diffuso impoverimento. Questo anche per gravi responsabilità sindacali, della CISL e della UIL che hanno sempre condiviso e accettato tutto, e della CGIL, che anche quando era contraria alle decisioni del governo, non si è mobilitata davvero. Così controriforme terribili come quella delle pensioni e dell'articolo 18 sono state approvate dalla destra e dal centrosinistra senza un’adeguata risposta e così oggi il lavoro e le sue condizioni sono ai margini della contesa elettorale. (...)
Per affrontare la crisi con giustizia ed eguaglianza sono necessarie scelte ben  diverse dalle differenti varianti delle stesse politiche di austerità che propongono centrosinistra, centro e destra.
La piattaforma necessaria per affrontare dal punto di vista del lavoro la più grave crisi economica da settanta anni è totalmente alternativa alle scelte ed ai programmi di governo degli ultimi trenta anni e alla politica della concertazione sindacale che li ha accompagnati.
Ben altre sono le priorità da assumere rispetto a quelle degli schieramenti che hanno sostenuto il governo Monti e anche rispetto a quelle fatte proprie dalla maggioranza del movimento sindacale.
Esse sono:

1) Basta con l'austerità.
Dopo anni di attacco al lavoro la crisi e la politica di austerità del governo Monti hanno provocato un massacro sociale senza precedenti nella storia della repubblica. La disoccupazione di massa, la distruzione delle pensioni e del contratto nazionale, l'attacco ai diritti e alle libertà delle lavoratrici e dei lavoratori, la distruzione della scuola e della sanità pubbliche, la privatizzazione dei beni comuni, la precarietà ,la povertà e il supersfruttamento non sono danni collaterali dell'austerità, sono l'austerità.
Dunque il primo compito del movimento sindacale oggi è combattere e rovesciare le politiche di austerità, non invece assecondarle o sperare di attenuarne i danni.

2) No al fiscal compact.
Le politiche di austerità sono assunte in Italia dalle classi dominanti e dalle principali forze politiche anche sulla base dei vincoli e delle imposizioni di una Unione Europea ove comandano le banche, la finanza, le multinazionali e la tecnocrazia liberista. Per lottare contro l'austerità bisogna rifiutare patti che, come il fiscal compact, in Italia sono stai approvati da tutti i leader dei tre principali schieramenti e che sono stati voluti in primo luogo dal governo tedesco. Questi patti impongono decenni di politica di austerità e sono insostenibili socialmente, né possono essere cambiati con formulette inutili come l’aggiunta della crescita al rigore. Frasi vuote da campagna elettorale che lasciano le cose come stanno.
Per rovesciare l'austerità bisogna rifiutare il fiscal compact e il suo corollario italiano: l'obbligo costituzionale introdotto quasi all'unanimità dal parlamento del pareggio di bilancio. Questi due vincoli combinati comportano una nuova valanga di tagli alla spesa sociale a partire dalla sanità, licenziamenti di massa e svendita del patrimonio pubblico. La campagna elettorale li ignora ma un giorno dopo il voto presenteranno il loro conto al nuovo governo.
Dunque no al fiscal compact e al pareggio di bilancio costituzionale.

3) La lotta alla disoccupazione di massa deve essere al primo posto.
Questo significa interventi immediati per il blocco dei licenziamenti e delle delocalizzazioni. Un programma di nazionalizzazioni e interventi pubblici che difendano e creino lavoro. Opere pubbliche di risanamento ambientale in alternativa alla Tav e alle grandi opere. Un grande piano di rilancio della scuola pubblica. La riduzione dell'orario di lavoro. Il reddito garantito ai disoccupati.
Questo piano va finanziato con tre scelte di fondo:
- mettendo in discussione il debito e i guadagni della finanza e nazionalizzando le banche,
- tassando la vera ricchezza patrimoniale, e colpendo la corruzione, i profitti criminali e l'evasione fiscale, prima di tutto quella dalle multinazionali e dei paradisi fiscali,
- riconvertendo in spesa sociale la spesa militare che va drasticamente tagliata, abolendo il finanziamento pubblico alla scuola privata e cancellando sprechi e ruberie di danaro pubblico.

4) Rovesciare la controriforma contrattuale e sociale.
Berlusconi, Marchionne e Monti in questi ultimi anni hanno operato in comune per la controriforma sociale e del diritto del lavoro. Tutte le loro scelte, decisioni, leggi vanno messe in discussione per ricostruire benessere e dignità del lavoro. Vanno abolite le leggi a favore della precarietà e che smantellano il contratto nazionale con le deroghe e la flessibilità. Va ripristinato ed esteso l'articolo 18. Vanno cancellate la controriforma delle pensioni e quella degli ammortizzatori sociali. I costi della crisi devono essere pagati dai ricchi e non dal mondo del lavoro.
Dunque tutte le controriforme sociali di questi anni vanno abolite altrimenti per il lavoro sarà sempre e solo peggio.

5) Ripartire contro lo sfruttamento.
Bisogna invertire la rotta rispetto al percorso di distruzione del contratto nazionale e del salario e dell'orario sicuri. Vanno cancellati gli accordi del febbraio 2009, del 28 giugno 2011 e del dicembre 2012 che assieme hanno portato alla cancellazione dl ruolo cardine del contratto nazionale. Il rifiuto del patto sulla produttività è condizione per mettere in discussione quella flessibilità del salario, della prestazione e dello stesso posto di lavoro che sta portando le lavoratrici e i lavoratori ad uno sfruttamento ottocentesco.
Il sindacato deve ribaltare la trentennale linea della compatibilità e della concertazione e dire basta alla subordinazione dei diritti e delle condizioni dei lavoratori alla competitività.
La dignità, il salario e le condizioni di lavoro prima di tutto.

Questi temi, che dovrebbero essere al centro del confronto sindacale e dei giudizi sugli schieramenti elettorali, sono invece sinora sostanzialmente estranei alla campagna elettorale.
Da un lato i tre schieramenti di cui fanno parte le principali forze che hanno sostenuto il governo Monti si comportano come se non lo avessero fatto e se non avessero sottoscritto impegni pesantissimi per continuare quella politica.
Dall'altro le principali forze del sindacalismo confederale sono coinvolte in vere e proprie forme di collateralismo con gli schieramenti elettorali.
La CISL è sostanzialmente parte costituente dello schieramento Monti e ne sostiene la famigerata agenda. Il gruppo dirigente della CGIL investe moltissimo sul centrosinistra sperando di ricavare dalla sua vittoria il ritorno ad un ruolo perduto sul piano del confronto sociale. Lo stesso, con qualche distinzione, fa la maggioranza della FIOM.
La Rete 28 aprile non condivide questo affidarsi del sindacato agli schieramenti politici.
Non è in discussione il sacrosanto diritto di ogni militante sindacale di compiere le scelte politiche che ritiene più giuste. Neppure quello di candidarsi, anche se i dirigenti sindacali dovrebbero evitare ogni conflitto di ruoli. Non ci sono dirigenti sindacali in parlamento, ma persone che hanno scelto legittimamente di lasciare il sindacato per agire in altre sedi.
Il sindacato deve sempre essere indipendente dagli schieramenti politici e non delegare ad essi la propria iniziativa e le proprie scelte.
Questo a maggior ragione in queste elezioni nelle quali i principali contendenti hanno votato decisioni che hanno massacrato il lavoro.
Se, come è molto probabile, il prossimo governo continuerà nella politica di austerità a cui si sono sono vincolati i principali schieramenti, si dovrà lottare. È questo sarà ben più difficile dopo che i gruppi dirigenti si sono spesi in politica.
L'indipendenza del sindacato dagli schieramenti politici è oggi più che mai necessaria e vitale, mentre la delega agli schieramenti e ai governi amici è paralizzante e dannosa per le lavoratrici e i lavoratori.
Non ci sono governi amici per un sindacato indipendente e pienamente democratico.
La Rete 28 aprile rifiuta ogni consenso e appoggio a chi ha approvato le controriforme di Monti, il pareggio di bilancio, il fiscal compact.
La Rete 28 aprile si organizza sin d'ora per costruire, assieme a tutte le forze sindacali e ai movimenti che condividono il rifiuto dell'austerità, l'opposizione sociale e la lotta contro qualsiasi prossimo governo che intenda continuare nella politica del massacro sociale.


L'esecutivo nazionale R28a

 

 

 

Giorgio Cremaschi: “Conferenza CGIL o spot elettorale?”

Lunedì 21 Gennaio 2013

Nel direttivo della Cgil  ho espresso profondo dissenso(...) sulle modalità della conferenza sul lavoro della CGIL prevista per il fine settimana.
Abbiamo infatti appreso in direttivo che un ruolo centrale nella conferenza l'avranno Bersani e Vendola. Alla richiesta di estendere gli inviti a tutti i candidati premier della sinistra e di garantire una maggiore indipendenza della conferenza dalla campagna elettorale del centrosinistra, la segreteria ha evitato il confronto e la presidenza si è rifiutata di far votare su questa scelta.
Se a questo si aggiunge il ruolo nella conferenza di Giuliano Amato, autore del disastroso accordo del 92', pensionato di platino e candidato di settori del PD alla presidenza della repubblica, ne vien fuori uno sfacciato spot elettorale che danneggia profondamente ruolo ed immagine della CGIL nel mondo del lavoro.

21.1.2013

 

 

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